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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

IV domenica di Avvento – anno C – 2018

IMG_1565.JPGMi 5,1-4; Eb 10,5-10; Lc 1,39-48

“Così dice il Signore: E tu, Betlemme di Efrata, così piccola … da te mi uscirà colui che dev’essere il dominatore in Israele….

Il profeta Michea annuncia che da una piccola città della regione di Giuda, nel deserto, una donna incinta sta per dare alla luce un nuovo re Davide, colui che porterà la giustizia e la pace.

Questo annuncio di pace, allora come oggi, risuona ancora come sfida alla nostra responsabilità, e chiede di essere ripreso così come venne ripetuto nel vangelo di Matteo di fronte al potere di Erode: “E tu Betlemme così piccola… da te mi uscirà colui che dev’essere il dominatore d’Israele”. Dio interviene nella storia non con la potenza e la violenza ma nella piccolezza, scegliendo chi è inerme, ai margini. Questo annuncio apre ai poveri, agli esclusi, come i pastori, agli uomini in ricerca come i Magi, orizzonti di speranza e di cammino.

Due donne sono al centro della pagina di Luca che oggi ascoltiamo: Maria che porta Gesù e Elisabetta che porta Giovanni. Le parole di Elisabetta a Maria sono frammenti di un inno di benedizione: “benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! …. Beata colei che ha creduto all’adempimento delle parole del Signore”.

Maria è indicata come ‘colei che ha creduto’: non solo ha vissuto accoglienza della parola di Dio, ma ha continuato a credere nei giorni della sua vita. E’ beata perché porta Gesù ma più perché l’ha accolto nel suo cuore. Ed ha intrapreso il cammino di seguire lui lungo la sua strada. Maria è figura di chi si affida: ‘Beato chi teme il Signore e cammina nella sue vie’ (Sal 128,1-2). ha ascoltato la Parola e da lì si è alzata per recarsi a visitare, per camminare verso il servizio.

Quando Elisabetta dice a Maria ‘a che debbo che la madre del mio Signore venga a me?’ ricorda una vicenda della Bibbia. Davide, mentre veniva trasferita l’arca dell’alleanza, segno della presenza di Dio in mezzo al popolo, è intimorito e chiede: “come potrà venire da me l’arca del Signore?” (2Sam 6,9). Ma al passaggio dell’arca inizia a danzare con sfrenatezza per la gioia di accogliere la presenza di Dio che si faceva vicina. Luca legge così in Maria la nuova ‘arca’, luogo di un incontro tra Dio e l’umanità. Non più un segno ma una presenza vivente. E in un clima di gioia. Nell’incontro di Elisabetta e Maria ha luogo una danza nuova. Giovanni, nel grembo sussulta: “Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento delle parole del Signore”

La seconda lettura ci ricorda il senso profondo dell’incarnazione: “Tu non hai voluto né sacrificio né offerta, un corpo invece mi hai preparato… Allora io ho detto ecco io vengo… per fare o Dio la tua volontà”. Gesù è venuto per compiere la volontà del Padre di vita, salvezza, di incontro. Al cuore del Natale sta un mistero di visita.

Alessandro Cortesi op

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Visitare

Visitare come movimento che fa passare dall’ascolto all’azione; visitare come cammino che porta in fretta verso gli altri; visitare come passaggio dalla paura e dalla sfiducia all’apertura che coinvolge non solo la sfera persoanle ma interroga l’indirizzo politico di comunità e popoli. In un tempo di sdoganamneto della cattiveria, di rifiuto dell’altro, di chiusure egoistiche e meschine, alcune parole di Francesco offrono indicaizoni preziose:

“L’agire di Maria è una conseguenza della sua obbedienza alle parole dell’Angelo, ma unita alla carità: va da Elisabetta per rendersi utile; e in questo uscire dalla sua casa, da se stessa, per amore, porta quanto ha di più prezioso: Gesù; porta il suo Figlio. A volte, anche noi ci fermiamo all’ascolto, alla riflessione su ciò che dovremmo fare, forse abbiamo anche chiara la decisione che dobbiamo prendere, ma non facciamo il passaggio all’azione. E soprattutto non mettiamo in gioco noi stessi muovendoci “in fretta” verso gli altri per portare loro il nostro aiuto, la nostra comprensione, la nostra carità; per portare anche noi, come Maria, ciò che abbiamo di più prezioso e che abbiamo ricevuto, Gesù e il suo Vangelo, con la parola e soprattutto con la testimonianza concreta del nostro agire. Ascolto, decisione, azione.” (papa Francesco, meditazione 31 maggio 2013)

“… viviamo in questi tempi in un clima di sfiducia che si radica nella paura dell’altro o dell’estraneo, nell’ansia di perdere i propri vantaggi, e si manifesta purtroppo anche a livello politico, attraverso atteggiamenti di chiusura o nazionalismi che mettono in discussione quella fraternità di cui il nostro mondo globalizzato ha tanto bisogno. Oggi più che mai, le nostre società necessitano di “artigiani della pace” che possano essere messaggeri e testimoni autentici di Dio Padre che vuole il bene e la felicità della famiglia umana (…)

Tenere l’altro sotto minaccia vuol dire ridurlo allo stato di oggetto e negarne la dignità. È la ragione per la quale riaffermiamo che l’escalation in termini di intimidazione, così come la proliferazione incontrollata delle armi sono contrarie alla morale e alla ricerca di una vera concordia. Il terrore esercitato sulle persone più vulnerabili contribuisce all’esilio di intere popolazioni nella ricerca di una terra di pace. Non sono sostenibili i discorsi politici che tendono ad accusare i migranti di tutti i mali e a privare i poveri della speranza. Va invece ribadito che la pace si basa sul rispetto di ogni persona, qualunque sia la sua storia, sul rispetto del diritto e del bene comune, del creato che ci è stato affidato e della ricchezza morale trasmessa dalle generazioni passate.”.(Papa Francesco, Messaggio per la gionata della pace 1 gennaio 2019)

Alessandro Cortesi op

 

 

 

 

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Un pensiero su “IV domenica di Avvento – anno C – 2018

  1. Francesco ferro milone in ha detto:

    Caro Alessandro, grazie sempre per le tue “prediche”!che leggiamo con fede. BUON NATALE A TE E AI TUOI COLLABORATORI. Francesco e Silvana Ferro Milone

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