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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Nella novena di Natale…

IMG_2303.JPGDalla prima lettera ai Corinzi (1 Cor 1, 7b-9)

Aspettiamo la manifestazione del Signore nostro Gesù Cristo. Egli ci confermerà sino alla fine, irreprensibili nel giorno del Signore nostro Gesù Cristo: fedele è Dio, dal quale siamo stati chiamati alla comunione del Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro.

Paolo richiama la comunità di Corinto all’atteggiamento proprio dei credenti: è quello di aspettare. Aspettiamo è verbo del credente, al plurale, insieme. E’ il movimento che segna la vita dei discepoli e discepole di Gesù, è verbo di chiesa.

E’ attesa che raccoglie tutte le attese umane. Ma è attesa di un manifestarsi, di un rendersi presente che svela e apre.

Viviamo la fede nella assenza del Signore e il nostro credere è sospeso nell’attesa. Il Signore nostro Gesù Cristo. E’ Lui il soggetto di una attesa. E ci pone nella tensione verso il suo darsi ad incontrare. E’ questo al cuore della fede, da coltivare, da preparare. Siamo coinvolti a mantenere vivo l’orientamento a questo incontro nei giorni e nelle opere del nostro vivere. Aspettiamo.

E aspettiamo la sua manifestazione, il suo darsi ad incontrare, il suo aprirci tutto ciò che per noi è difficile e impossibile da scorgere e intendere.

Paolo dice che il tenerci fermi viene da lui, la possibilità di essere fedeli è dono: Egli ci confermerà sino alla fine. Siamo consapevoli che la possibilità di mantenere viva questa attesa non viene da nostre forze o capacità umane, ma unicamente dalla sua grazia.

Per questo celebrare Natale è stare in accoglienza di questo dono che trasforma, cambia e ci apre a rimanere aperti nell’attesa. Verso il giorno del Signore Gesù: attendiamo quindi il suo giorno. Quel giorno che è venuta ed è presenza. Quel giorno che non è giorno da temere ma giorno di luce e manifestazione.

Ed è in riferimento al giorno del suo venire nel nascere come bambino all’interno della storia umana. Il suo giorno sarà ultima venuta e incontro come il suo nascere nell’umanità è stato venire in questa storia.

Fedele è Dio. Sta in queste parole il fondamento di quanto possiamo sperare. La fedeltà su cui contare non è nostra ma quella di Dio.

La chiamata che si fa sentire ora per noi è quella alla comunione. Il Signore è venuto, il Signore verrà. E’ lui che ci dà forza che conferma. La nostra fiducia può contare sulla fedeltà di Dio che è il fedele.

Ma tra la sua venuta nella storia di cui facciamo memoria e la sua ultima venuta, il Signore viene, ci viene incontro in ogni volto e in ogni tempo, e viene per chiamarci alla comunione. Comunione è nome della vita di Dio, è incontro e amicizia. Siamo chiamati a tessere comunione a vivere l’esperienza della comunione del Figlio suo. Ed essere piccolo segno di amicizia nel nostro quotidiano.

Alessandro Cortesi op – san Domenico di Fiesole  – 20 dicembre – novena Natale

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