la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Santa famiglia – anno C – 2018

Salterio-inizio-del-XIII-secolo-British-Library(Salterio sec. XIII – British Library)

Sir 3,2-6.12-14; Col 3,12-21; Lc 2,41-52

“voi mogli state sottomesse ai mariti come si conviene nel Signore. Voi mariti amate le vostre mogli e non inaspritevi con esse. Voi figli obbedite ai genitori in tutto…”

La Scrittura è Parola di Dio scritta da mani d’uomo e porta con sé i tratti della cultura in cui i vari testi sono nati. Questo testo reca in sè il condizionamento del modo di concepire i rapporti in una società fortemente maschilista come quella ebraica del I secolo d.C., una cultura distante dal modo attuale di concepire i rapporti tra uomo e donna, tra genitori e figli.

Nel tentativo di cogliere il messaggio centrale della Parola di Dio oltre i condizionamenti culturali c’è un’espressione che offre uno squarcio importante: “come il Signore vi ha perdonato, così fate anche voi” (Col 3,13). Pur rimanendo condizionato dalla mentalità del proprio tempo l’autore di questa lettera individua un criterio di riferimento per intendere i rapporti nel contesto familiare e lo ritrova nel rinvio a Gesù, nel movimento di dono e perdono che ha guidato la sua esistenza.

Così nella lettera agli Efesini si legge: “Come la chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano sottomesse ai loro mariti. E voi, mariti, amate le vostre mogli come Cristo ha amato la Chiesa” (Ef 5,24-25).

Gesù nel radunare una comunità attorno a sé indicava nuovi orizzonti per la vita di una famiglia nova, fatta di sorelle e fratelli. Ciò si poneva quale critica radicale rispetto ai rapporti di potere presenti nella società e contestava le forme patriarcali: ‘nessuno tra voi si chiami padre…’. I rapporti dovevano essere di fratelli e sorelle: una comunità di uguali quindi, ma in cui sono da riconoscere le diversità di ognuna e ognuno con il proprio nome, nella differenza.

Il riferimento a Cristo, al centro allora dell’esortazione della lettera paolina, conduce ad intendere i rapporti come Cristo ha vissuto la sua vita e le relazioni. Ha dato se stesso per coloro che ha amato, per tutti coloro che ha chiamato a seguirlo, vivendo la cura per gli altri e non sottomettendosi ad alcun potere umano, fino al dono totale della sua vita. Questa è la radice di una attitudine di incontro e di dialogo reciproco.

Il criterio di riferimento fondamentale da cui trae vita l’esperienza della fede è quindi: ‘come Cristo ha amato la chiesa’. L’esortazione a ‘sottomettersi’ viene così ad essere trasformata dall’interno, a significare tutt’altro che accettazione di un dominio. Essa esprime invece l’orientamento a vivere la propria vita in libertà e nella fedeltà alla chiamata all’amore. E forse dovrebbe in tale senso essere addirittura cambiata nelle traduzioni per non suscitare ambiguità cariche di conseguenze negative. Sappiamo infatti che queste, come altre espressioni analoghe, hanno generato nella vita delle comunità cristiane attitudini e stili di rapporti tra uomo e donna e tra genitori e figli ben lontane dal vangelo e la Scrittura è diventata strumento per mantenere strutture di dominio legate alla mentalità patriarcale presenti non solo al tempo di Paolo, ma tutt’oggi persistenti.

Al cuore del vangelo sta l’indicazione di rapporti segnati dalla gratuità e dal dono. Tutt’altro che dominio e sottomissione. Il modo per vivere fedeltà a Cristo e vivere in lui è accogliere l’altro, l’altra, da pari, e secondo una logica di fraternità e sororità. Nell’uguaglianza e riconoscendo le differenze.

La pagina di Luca parla della famiglia di Nazaret, ma non certo per offrire un esempio di vita familiare. Tutto è orientato a far risaltare le parole di Gesù: ‘Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?’ Espressione che può essere anche tradotta: “Non sapevate che io devo stare nella casa del Padre mio?”. Al cuore della pagine sta la scoperta del cuore dell’esperienza di Gesù nel rapporto con il Padre suo.

All’età di dodici anni, Gesù è prsentato da Luca nel momento di passaggio alla maturità: è la casa del Padre il luogo in cui Gesù, e con lui ogni discepolo e discepola, deve stare. Maria ritrova Gesù giovinetto nel tempio e ascolta questa parola in riferimento alla casa del Padre: è una indicazione già rivolta alla risurrezione. Luca presenta la risurrezione come salita di Cristo alla casa del Padre e tutto il vangelo si conclude nel tempio come nel tempio era iniziato. La casa del Padre, è la missione del Padre, il rapporto con Lui che implica un rapporto nuovo con gli altri. La casa del Padre apre ogni casa umana ad un orizzonte nuovo di rapporti, spalancando ogni ristretto confine di chiusura e di appartenenza.

Alessandro Cortesi op

Fitzwilliam Museum Cambridge, Book of Hours, Ms 69, 15° sec.

Fitzwilliam Museum Cambridge, Book of Hours, Ms 69, 15° secolo

Cambiare prospettiva

Questa immagine insolita della natività apre a considerare come spesso il nostro modo di leggere la Scrittura e di riflettere sulla fede è segnata da pregiudizi che suddividono i ruoli e inseriscono ogni persona nei quadri di una precomprensione determinata da pensieri di genere.

E’ infatti un’immagine che capovolge l’immaginario consueto di pensare alla natività, e i modelli in cui questo momento è stato raffigurato nella storia dell’arte. E’ una miniatura tratta da un libro d’ore (Fitzwilliam Museum Cambridge, Book of Hours, Ms 69, 15° secolo): si chiamavano così libri che si diffusero soprattutto dopo l’invenzione della stampa e che raccoglievano preghiere insieme ai salmi e all’ufficio della beata vergine Maria. Erano arricchiti con miniature talvolta di grande raffinatezza artistica e videro grande diffusione non come libri liturgici ufficiali, ma quali testi che alimentavano la preghiera.

In questa miniatura il bambino Gesù è presentato in fasce in braccio a Giuseppe che lo culla con tenerezza e affetto tra le sue mani. E Maria, seduta con sulle gambe un’ampia coperta rossa che viene a scendere occupando ampio spazio è raffigurata seduta in atteggiamento di lettura, con un libro in mano: è il libro della Torah e sono i testi dei profeti. E’ ripresa del motivo dell’ascolto di Maria ad una chiamata che le giunge dall’ascolto della Parola di Dio accolta nella Scrittura.

L’attività del leggere e del meditare è quindi appropriata a Maria e a Giuseppe uomo è attribuita la attitudine della cura e dello sguardo a Gesù bambino.

Ma forse altri particolari possono essere evidenziati nella composizione, quali i movimenti del bue e dell’asino. Il primo, con una campana al collo, tutto rivolto verso Maria dal recinto in cui è posto a pascolare e il secondo che si affaccia quasi ad afferrare con il suo morso l’aureola di Giuseppe nel tentativo di assaggiarla. C’è la partecipazione di questi animali che rinviano alla reinterpretazione della versetto di Isaia che parlava della durezza del cuore nel riconoscere Dio come Signore: “Il bue conosce il suo proprietario e l’asino la greppia del suo padrone, ma Israele non conosce, il mio popolo non comprende” (Is 1,3).

In un tempo in cui alla fine del XV secolo le donne accedevano sempre più al contatto con la Scrittura soprattutto per mezzo dei Libri delle ore in cui trovavano stampati i testi e potevano pregare con le parole dei salmi, questa immagine richiama a quel rapporto tra le donne la Bibbia e la profezia che da questo rapporto è sgorgato nella vita della testimonianza cristiana nei secoli.

Su questo un bel libro da leggere, raccolta di saggi presentati ad un convegno tenutosi l’anno scorso in occasione dei 500 anni della Riforma, è Bibbia, donne profezia. A partire dalla Riforma (a cura di A.Valerio e L.Tomassone, Nerbini 2018). E richiama anche oggi al rapporto tra donne e Scrittura e all’esigenza di una rilettura delle Scritture superando gli stereotipi di genere ancora così presenti.

Alessandro Cortesi op

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