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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Battesimo del Signore – anno C – 2019

IMG_2460.JPGIs 40,1-11; Tt 2,11-14; 3,4-7; Lc 3,15-16.21-22

“Io vi battezzo con acqua, ma viene uno che è più forte di me, al quale io non sono degno di sciogliere neppure il legaccio dei sandali: costui vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”

Giovanni il Battista presenta colui che deve venire come ‘il forte’ e si fa eco delle parole con cui Isaia parlava della figura del messia, ‘forte, potente come Dio’ (Is 9,5). E nel dire ‘viene uno che è più forte di me’ richiama anche le benedizioni rivolte al messia: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore’ (Sal 118; cfr. Zac 9,9: ‘Ecco Sion, a te viene il tuo re…’).

I quattro vangeli canonici riportano un fatto agli inizi della vita pubblica di Gesù: il battesimo al Giordano per opera di Giovanni il battezzatore. La predicazione di Giovanni e la sua scelta di ritirarsi in una zona desertica per proporre un gesto di penitenza e di cambiamento di vita s situano nell’atmosfera di attesa di un messia liberatore. In Israele era viva l’attesa di un rinnovamento religioso e di un regno di giustizia e di pace e di una presenza.

Per le prime comunità cristiane questo ricordo di Gesù che si associa al gesto di purificazione proposto da Giovanni, è motivo di profonda difficoltà. Eppure esso rimane ricordato perché momento vissuto con una particolare importanza nella vita di Gesù.

Per Luca questo passaggio che apre l’attività pubblica segna un momento di manifestazione dell’identità e della missione di Gesù. Per esprimere questo opera un lettura teologica esprimendo il significato del battesimo di Gesù. Tre elementi racchiudono il messaggio di questo momento: il cielo aperto, la colomba, la voce dal cielo. Luca sottolinea che ‘tutto il popolo veniva battezzato’: Gesù entra in una storia di una comunità partecipando ad una vicenda di popolo. Gesù sceglie di stare in mezzo ad una folla che riconosce la condizione di peccato e vive l’attesa.

Gesù è presentato da Luca mentre prega. E nella preghiera si attua l’incontro con lo Spirito Santo. Nella preghiera Gesù si lascia condurre dallo Spirito.

Il cielo aperto indica un passaggio, una apertura appunto tra due mondi lontani e senza comunicazione. Dio sta in cielo e gli uomini la terra. E la preghiera di Israele era nutrita dell’invocazione: ‘se tu squarciassi i cieli e scendessi…’. La colomba è indicata da Luca come rinvio alla presenza dello Spirito di Dio effuso sul messia. Anche qui c’è un richiamo alla profezia di Isaia: “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Is 11,2) E la colomba indicava anche l’intero popolo d’Israele (Sal 68,14; Os 7,11). Luca vede in Gesù la vicenda di tutto un popolo.

La voce divina rinvia al salmo 2,7: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato”. Nel salmo il riferimento era alla cerimonia di intronizzazione del re in Israele. Dio interviene ponendo sul trono il re-messia visto come figlio adottivo. Ora in Gesù Luca indica che si può incontrare colui che è Figlio. La voce che viene dall’alto propone un testo di Isaia che indica il servo del Signore: “Ecco il mio servo che io sostengo, ecco il mio eletto in cui pongo la mia compiacenza” (Is 42).

Nei simboli del cielo, della colomba e della voce in una sapiente tessitura di testi del Primo testamento, pone la vicenda di Gesù in rapporto alla alleanza mai revocata, alle promesse di Dio, ed offre anche i tratti della sua identità. E’ il Figlio, servo. La sua vita è in rapporto con un popolo e in lui si attua la speranza presente in Israele di un Messia. Si uniscono le linee dell’attesa del re messia secondo la promessa fatta a Davide (2Sam 7), e di quella del profeta servo, figura evocata da Isaia, segnato dalla sofferenza, e capace di liberazione per gli altri offrendo se stesso. Il servo di Jahwè opera infatti liberazione:.

Per tre volte nel vangelo di Luca tornerà il riferimento alla voce dall’alto. la prima volta al momento del battesimo al Giordano, poi nella trasfigurazione ed al calvario, quando Gesù si rivolge al Padre e a lui si affida.

Gesù immergendosi nelle acque del Giordano riceve l’invio per la sua missione ad essere il messia servo che dà la vita per gli altri. Questo momento è letto da Luca come la sua presentazione al mondo: una epifania. Il centurione romano, pagano, lo riconoscerà sotto la croce: ‘egli era veramente un uomo giusto’ (Lc 23,47).

Alessandro Cortesi op

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Epifanie

“Oggi, come abbiamo ascoltato quando si leggeva la lettura divina, il Signore e Salvatore nostro è stato battezzato da Giovanni nel Giordano; e non è una piccola solennità: è grande, anzi grandissima. Quando il nostro Signore si è degnato di farsi battezzare, lo Spirito Santo è sceso su di lui in forma di colomba, e si è udita la voce del Padre che diceva: «Questi è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto» (Mt 3, 17)”.

Così inizia una sua predica Cromazio di Aquileia, che divenne vescovo di Aquileia nel 388. Aquileia era una chiesa che aveva vissuto profondamente la persecuzione al tempo degli imperatori Decio Valeriano e Diocleziano, tra III e IV secolo ed era stata scossa anche dalla eresia ariana come tante chiese di quel periodo.

Cromazio è partecipe di quella chiesa che aveva vissuto un tempo di fioritura negli ultimi decenni del IV secolo al punto che Girolamo nelle sue Cronache la descrive come un coro dei beati. E Girolamo parla anche della famiglia in cui Cromazio era cresciuto e dove erano presenti profondi ideali condivisi dai fratelli e sorelle.

Cromazio era nato nel 345 e ordinato presbitero, poi ricevette la ordinazione episcopale da Ambrogio. Fu responsabile di una regione amplissima che andava dal Nordest italiano all’Ungheria, la decima regione. Morì al tempo della discesa dei Goti e degli Unni nei primi anni del V secolo.

Nelle sue prediche si avverte un’eco della spiritualità che animava la chiesa di Aquileia. Così nel sermone 34 sull’epifania (SCh 154), egli legge nell’evento del battesimo di Gesù un momento di rivelazione del volto di Dio trinitario, Padre Figlio e Spirito. E il battesimo del Signore è interpretato come apertura dei cieli, possibilità di nascita nuova nel dono dello Spirito che viene dato a tutti i credenti.

“Oh, che grande mistero in questo battesimo celeste! Il Padre si fa udire dal cielo, il Figlio era visto in terra, lo Spirito Santo appariva in forma di colomba. Non esiste, infatti, battesimo né remissione dei peccati, dove non c’è la verità della Trinità; e non c’è remissione dei peccati se non si crede la perfetta Trinità. Il battesimo della Chiesa è unico e vero; viene amministrato una sola volta, quando uno viene immerso una sola volta e diventa puro e nuovo; puro perché depone la sozzura del peccato; nuovo perché risorge a nuova vita dopo aver deposto la vecchiezza del peccato. Il lavacro di questo battesimo rende l’uomo più bianco della neve, non nella pelle del corpo, ma nello splendore della mente e nella purezza dell’anima. Nel battesimo del Signore si sono aperti i cieli, affinché mediante il lavacro della rigenerazione si aprisse ai credenti il regno dei cieli, secondo la sentenza del Signore: «Se uno non nasce di nuovo dall’acqua e dallo Spirito Santo, non entrerà nel regno dei cieli» (Gv 3, 5). Entra dunque chi nasce di nuovo e chi non trascura di custodire il battesimo; e così non entra chi non nasce di nuovo”

Parla così del battesimo di Gesù come dono di salvezza perché l’umanità possa rinascere:

“Il nostro Signore, essendo venuto per dare un nuovo battesimo per la salvezza del genere umano e per la remissione di tutti i peccati, prima si è degnato di sottoporsi al battesimo non tanto per liberare sé stesso dai peccati, poiché non aveva commesso alcun peccato, bensì per santificare le acque del battesimo, affinché cancellasse i peccati di tutti i credenti che erano nati di nuovo mediante il battesimo di rigenerazione. Perciò egli è stato battezzato nell’acqua, affinché noi fossimo purificati da tutti i peccati. Egli è sceso nell’acqua perché noi fossimo purificati dalla macchia delle colpe. Egli ha ricevuto il lavacro della rigenerazione, perché noi rinascessimo dall’acqua e dallo Spirito Santo…”

Cromazio così unisce il battesimo di Gesù al battesimo dei cristiani richiamando alle parole di Paolo che legge il battesimo come inserimento della vita in Cristo:

“Il battesimo di Cristo ci lava dalle macchie dei peccati e ci rinnova per la vita della salvezza. Ascolta quanto dichiara l’apostolo: «Quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo» (Gal 3, 27). E aggiunge: «Per mezzo del battesimo siete stati sepolti in lui nella morte, affinché come Cristo è stato risuscitato da morte, così anche voi camminiate in novità di vita» (Rm 6, 4). Mediante il battesimo moriamo al peccato, però viviamo con Cristo; veniamo sepolti alla vita antica, però risorgiamo a vita nuova; ci spogliamo dell’uomo vecchio, però indossiamo l’abito dell’uomo nuovo. Il Signore nel battesimo ha voluto compiere ogni giustizia, perché ha voluto farsi battezzare perché anche noi ci facessimo battezzare; ha ricevuto il lavacro della rigenerazione, perché nascessimo di nuovo alla vita”.

Cromazio scorge come Gesù Cristo nel suo essere Figlio di Dio, santifica le acque e ne fa strumento di salvezza. E così è Giovanni il battezzatore ma è lui stesso ad essere battezzato cioè santificato. Nel battesimo Gesù riceve una immersione ma è egli stesso che battezza:

Giovanni ha battezzato il nostro Signore e Salvatore, però è stato battezzato anche lui da Cristo, perché questi ha santificato le acque, e da queste acque quello è stato santificato. Cristo ha dato la grazia, Giovanni l’ha ricevuta; questo ha deposto i peccati, quello li ha rimessi perché Giovanni era uomo, mentre Cristo era Dio. È proprio di Dio rimettere i peccati, come è stato scritto: «Chi può rimettere i peccati se non Dio soltanto? » (Mc 2, 7). Perciò Giovanni disse a Cristo: «Io devo essere battezzato da te e tu vieni da me?» (Mt 3, 14). Giovanni, infatti, aveva bisogno del battesimo, perché non poteva essere senza peccato; mentre Cristo non poteva avere bisogno del battesimo perché non aveva commesso peccati. Di conseguenza, in quel battesimo il Signore e Salvatore nostro aveva cancellato prima di tutto i peccati di Giovanni e poi quelli di tutto il mondo. E così disse: «Lascia fare! Conviene che noi adempiamo ogni giustizia» (Mt 3, 15)”.

Cromazio conclude la sua predica con un riferimento al Primo testamento e legge il rapporto tra il battesimo di Ges e il passaggio del Giordano da parte di Israele. Quel passaggio fu apertura per una libertà nuova. Ora nelle acque si apre una via per una nuova terra promessa e la guida è Gesù:

“Un tempo la grazia del battesimo è stata enunciata misticamente: appunto quando il popolo, guadando il Giordano, è stato introdotto nella terra promessa. Perciò come allora – prima che il Signore venisse – al popolo fu aperta una via nel Giordano per entrare nella terra promessa, così ora mediante le stesse acque del fiume Giordano è stato aperto per la prima volta il tracciato della via celeste, percorrendo la quale raggiungeremo quella beata terra promessa, cioè la promessa del regno celeste. Gesù figlio di Nave fu il loro condottiero nel Giordano, mentre per mezzo del battesimo è diventato per noi guida della salvezza eterna Gesù Cristo Signore, l’unigenito Figlio di Dio che è benedetto nei secoli dei secoli. Amen”.

In un tempo prossimo a quello di Cromazio Ambrogio a Milano (340-397, vescovo dal 374) scrive un inno che introduce a scorgere la liturgia della sua chiesa. Ambrogio rende in poesia i riferimenti alle Scritture e attraverso il canto propone un modo di entare nel mistero della fede. Nell’inno legge insieme il mistero dell’epifania di Gesù, del battesimo e delle nozze di Cana. L’inno si apre con una invocazione a Gesù verità, luce, vita, pace. E’ lui che fa risplendere nel cielo gli astri e le stelle. Ed è invocazione che evoca al preghiera dei salmi:

O Tu che illumini superno / i globi degli astri splendenti, / pace vita verità luce, / Gesù, ascolta chi t’invoca.

Viene poi ricordato il primo mistero del manifestarsi di Gesù nel suo discendere nelle acque al momento del battesimo: Col mistero del tuo battesimo / le acque del Giordano, a ritroso / per tre volte un tempo fluenti, / in questo giorno consacrasti.

La memoria della storia della salvezza si unisce al giorno in cui la liturgia si svolge: il giorno presente è tempo che unisce insieme l’evento di Gesù e la vita di coloro che sono riuniti per celebrare.

Poi Ambrogio si sofferma sulla stella che ha guidato i magi nel loro cammino e vede in quella luce l’annuncio e la guida opera di Cristo nella vita dei sapienti che si recano a Betlemme, e ancora vi è insistenza sull’oggi che unisce il presente con l’annuncio a Maria e il cammino dei magi:

Fulgente in cielo, con la stella / di Maria il parto nunziasti; / in questo giorno ad adorarti / i magi al presepe guidasti..

Nel suo Commento al vangelo di Luca Ambrogio scrive:  “Dove c’è Cristo, la stella si fa nuovamente vedere e indica la via. Questa stella è la via, e Cristo è la via, perché Cristo è la stella. Dove c’è Cristo, c’è anche la stella; egli, infatti, è la stella fulgida del mattino. Egli si manifesta con la sua stessa luce” (Comment. In Lc II 45).

Infine Ambrogio legge l’episodio delle nozze di Cana come terza manifestazione di Gesù Cristo, riprendendo così il testo del IV vangelo: “(A Cana) Gesù manifestò la sua gloria” (Gv 2, 11).

Nelle anfore di acqua ricolme / sapore di vino infondesti; / ne attinse il servo ben conscio / di non averle sì riempite. / Vedendo l’acqua imporporarsi / ed a tutti infondere ebbrezza, / stupì al mutar degli elementi / da una ad un’altra sostanza..

E subito dopo ricollega a questo momento la moltiplicazione dei pani:

Mentre a cinquemila persone / si dividono cinque pani,/ sotto i loro avidi denti / in bocca cresce il nutrimento. “Era moltiplicato il pane / a misura ch’era gustato; / chi, ciò vedendo, stupirà / del perenne fluir delle fonti?/ Fra le mani di chi lo spezza / a profusione scorre il pane; / tutti i frammenti non spezzati / di là si dileguano intatti”.

Come a Cana così nella moltiplicazione dei pani la distribuzione del vino e del pane è segno che esprime un dono che risponde a desideri e attese e dona vita.

Ambrogio quindi legge insieme le tre epifanie, manifestazioni di Gesù nella visita dei magi, nel battesimo, e nella festa di Cana. (Inni natalizi di Sant’Ambrogio, ed. Interlinea, 1996).

Le Epifanie del Signore

O Tu che illumini superno
i globi degli astri splendenti,
pace vita verità luce,
Gesù, ascolta chi t’invoca.

Col mistero del tuo battesimo
le acque del Giordano, a ritroso
per tre volte un tempo fluenti,
in questo giorno consacrasti.

Fulgente in cielo, con la stella
di Maria il parto nunziasti;
in questo giorno ad adorarti
i magi al presepe guidasti.

Nelle anfore di acqua ricolme
sapore di vino infondesti;
ne attinse il servo ben conscio
di non averle sì riempite.

Vedendo l’acqua imporporarsi
ed a tutti infondere ebbrezza,
stupì al mutar degli elementi
da una ad un’altra sostanza.

Mentre a cinquemila persone
si dividono cinque pani,
sotto i loro avidi denti
in bocca cresce il nutrimento.

Era moltiplicato il pane
a misura ch’era gustato;
chi, ciò vedendo, stupirà
del perenne fluir delle fonti?

Fra le mani di chi lo spezza
a profusione scorre il pane;
tutti i frammenti non spezzati
di là si dileguano intatti.

(sant’Ambrogio, Inni)

Alessandro Cortesi op

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