la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Cristo re – anno C – 2019

IMG_6115.JPG2Sam 5,1-3; Col 1,12-20; Lc 23,35-43

“Il Signore disse a Davide: tu pascerai Israele mio popolo, tu sarai capo in Israele. Vennero dunque tutti gli anziani d’Israele dal re in Ebron e il re Davide fece alleanza con loro davanti al Signore ed essi unsero Davide re sopra Israele”

Il 2 libro di Samuele, uno tra i libri storici del Primo testamento narra un passaggio critico nella storia di Israele. Si fa strada poco alla volta, tra le tribù stabilizzate nel sud della Palestina l’esigenza di avere un re, capace di comandare come negli altri popoli. Israele è popolo che ha le sue radici nella fede di Abramo chiamato a partire e ad andare seguendola chiamata di Dio; nell’esodo poi trova l’evento fondante della sua vita nel cammino di liberazione dall’Egitto. Ora in Canaan sorge un nuovo desiderio di avere un re. E’ un passaggio compiuto non senza polemiche e dibattiti. I popoli vicini conoscevano questa forma di governo: gli egiziani, gli hittiti, gli assiri, gli aramei, avevano occupato la scena del mondo medio orientale. Attorno al 1000 a.C. prima Saul poi Davide, in seguito alla sua opera di unificazione delle varie tribù e di organizzazione politica, furono scelti per essere re in Israele dando così inizio al periodo della monarchia.

Ma in Israele il re ha un profilo che lo distanzia dai modelli di capo politici e religiosi di altri popoli. L’unico re di Israele rimane Jahwè: il re non è perciò un capo che possa dominare e tanto meno una presenza divina da adorare e a cui rendere il culto come ad una divinità (si pensi alla figura dei faraoni nel mondo egiziano). Il re è pastore chiamato a guidare il popolo, in rapporto alla voce dell’unico Dio. Per questo il re è unto, investito di un mandato a procurare per tutti la pace e il benessere: in quanto portavoce di Dio dovrà porre innanzitutto attenzione al povero alla vedova e al forestiero, perché Dio si preoccupa dei più indifesi.

Alla figura del re si collega il movimento della speranza che il messia, l’unto che porterà liberazione e pace, sarà proprio un re. I profeti richiameranno contro i re infedeli a questo orizzonte denunciando tutte le situazioni in cui il regno viene inteso come dominio e allontanamento dalla fede in Jahwe.

Quando Gesù viene crocifisso l’accusa politica è quella di essersi fatto re: “i soldati lo schernivano e gli si accostavano per porgergli l’aceto e dicevano: se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso’. C’era anche una scritta sopra il suo capo: Questi è il re dei Giudei.” Al contrario dello scherno dei soldati il malfattore sulla croce accanto a Gesù gli presenta una preghiera: ‘Ricordati di me quando entrerai nel tuo regno’. Al termine della vita di Gesù, nell’ora della croce, Gesù stesso manifesta come compie in modo paradossale la attesa del regnare di Dio. Gesù sta vicino a persone che sono gli ultimi, due malfattori: tutta la sua vita è stata un andare incontro ad esclusi e marginali. Mentre viene sfidato a porre gesti di potenza spettacolare, Gesù accoglie la preghiera di chi gli chiede ‘ricordati…’. L’ultimo gesto della sua vita è accoglienza e liberazione. Luca fa scorgere come Gesù sia un re diverso: non spadroneggia, non manifesta onnipotenza e forza, ma è inerme. Regna dalla croce. Il suo trono regale è il luogo dell’umiliazione dove vivere la dedizione e il servizio fino alla fine. La sua parola di perdono è parola creatrice: ibera dalla morte e fa entrare nel paradiso, il giardino (termine di origine persiana) dell’incontro con Dio. Il suo regno è dono e va accolto nella responsabilità a scorgere nella storia i segni della sua presenza e del suo crescere.

Alessandro Cortesi op

IMG_6117

Un regno diverso e alternativo

“La storia è, per definizione, tanto complessa, così ampiamente strutturata, così terrena da sembrare che possa fare poco rispetto ad essa la fede cristiana, la continuità della vita di un uomo come il Gesù storico. Se Egli finì nel fallimento della croce, per quanto attiene alla sua vita storica, la cosa migliore da fare sembra quella di rinunciare alla salvezza storica per rifugiarsi nella fede della risurrezione, nella salvezza spirituale ed individuale mediante la grazia e il sacramento che assicura una risurrezione, che solo alla fine rappresenterà una salvezza o una condanna della storia. Siffatta attitudine ignora il senso reale della risurrezione e fraintende la missione della Chiesa nei confronti della storia. La risurrezione, infatti, non è il trapianto del Gesù storico in un mondo posto al di là della storia. Non a caso, la risurrezione è espressa nel Nuovo Testamento come la riassunzione da parte di Gesù non tanto del suo corpo mortale quanto della sua vita trasformata; Gesù risorto prolunga la sua vita trasformata oltre la morte e le cose di questo mondo per convertirsi in Signore della storia, precisamente grazie all’incarnazione ed alla morte nella storia. Non abbandonerà mai più la sua carne e, con essa, il suo corpo storico, continuando ad essere vivo in esso affinché, una volta compiuto ciò che ancora manca alla propria passione, si compia anche ciò che manca alla sua risurrezione. Morte e risurrezione storica continuamente ripetendosi finché tornerà il Signore. Lo Spirito di Cristo continua ad essere vivo e ad animare il suo corpo storico come animò il suo corpo mortale e risorto”. (Ignacio Ellacuría, Conversione della Chiesa al Regno di Dio) 

Queste parole di Ignacio Ellacuria, uno dei martiri della UCA in Salvador, richiamano al senso profondo del regno di Dio nella predicazione e nella prassi di Gesù: il regno non è promessa di un aldilà che costituirebbe un altro mondo, da attendere dopo le pene di questa storia, con atteggiamento disilluso e passivo di fronte all’ingiustizia e al male presente. Il regno di Dio che Gesù ha annunciato inizia nei suoi gesti di liberazione e guarigione, si rende visibile nella condivisione di mensa con chi è escluso e tenuto lontano dai centri di potere, cresce nella scoperta del sogno di Dio di rapporti nuovi presentato nelle parabole, inizia nella fraternità e sororità di uguali che è la comunità che Gesù ha raccolto attorno a sè. E’ una comunità in cui non c’è dominio e superiorità, ma al centro sono posti i piccoli e la regola è il servizio.

E’ un mondo alternativo a quello pensato per i privilegiati e che esclude i poveri, al mondo in cui si fa la guerra per mantenere il dominio della ricchezza, è il sogno e la reale possibilità di una condivisione di tutti alla medesima tavola della vita per poter ricevere vita gli uni dagli altri, quella vita che proviene dal Dio che vuole la vita delle sue figlie e figli.

Un regno di giustizia e di pace che inizia laddove i rapporti ingiusti sono trasformati in rapporti nuovi, dove il pane distribuito si moltiplica, dove gesti di cura e di accoglienza divengono segni che quel seme sta crescendo ed è nascosto nel terreno quotidiano e ordinario della vita. Come il lievito nella pasta, come un seme nella, terra.

L’annuncio del regno di Dio rinvia quindi ad un aldiqua a cui essere fedeli cercando di lasciare spazio alla forza della risurrezione di colui che ha preso su di sé questa storia e la porta nelle sue ferite. Gesù s’identifica con i crocifissi di questa storia in cui continua la sua passione, presenza che provoca a conversione tutti. Accogliere il suo regno implica accogliere la propria chiamata e responsabilità per trasformare questo mondo scorgendo il volto del crocifisso negli oppressi che chiedono liberazione. Cieli nuovi e terre nuove iniziano ora e quello che sarà, il mondo della risurrezione, non sarà un altro mondo ma questo mondo trasformato nella pienezza di giustizia e di pace, di comunione con il Dio della vita. Orientarsi a questo esige la conversione della chiesa al regno di Dio.

Alessandro Cortesi op

 

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: