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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Novena di Natale

Una riflessione nella novena di Natale a partire da Mt 1,18-24:

migranti muro

Il vangelo di Matteo narra la nascita di Gesù scegliendo il punto di vista di Giuseppe. E’ questa una scelta importante perché pone in risalto una presenza che rimane per tanti aspetti nascosta e discreta.

Questa sera possiamo sostare su alcuni tratti del profilo di Giuseppe, uomo che amava Maria e che fu suo compagno in una vera storia di amore e di disponibilità ad accogliere la chiamata di Dio nella loro vita.

Così don Tonino Bello scriveva in una sua lettera a Giuseppe:

“Dimmi, Giuseppe, quand’è che hai conosciuto Maria? Forse un mattino di primavera, mentre tornava dalla fontana del villaggio con l’anfora sul capo e con la mano sul fianco, snello come lo stelo di un fiordaliso?
O forse un giorno di sabato, mentre con le fanciulle di Nazareth conversava in disparte, sotto l’arco della sinagoga? O forse un meriggio d’estate, in un campo di grano, mentre abbassando gli occhi splendidi, per non rivelare il pudore della povertà, si adattava all’umiliante mestiere di spigolatrice?
Quando ti ha ricambiato il sorriso e ti ha sfiorato il capo con la prima carezza, che forse era la sua prima benedizione e tu non lo sapevi?”

Con questo sguardo di meraviglia di fronte all’amore suggerisco di cogliere in Giuseppe tre atteggiamenti che la pagina del vangelo pone in risalto.

Giuseppe è innanzitutto indicato come uomo giusto, un uomo capace di avere uno sguardo di affetto e fiducia anche quando incontra la difficoltà, quando si frappone nel rapporto con Maria la possibilità di un sospetto, di un’ombra che intacca la trasparenza di un affetto.

Questo sguardo positivo, capace di fedeltà nel rapporto è un atteggiamento di cui fare tesoro oggi in cui viviamo una realtà sociale in cui è tanto presente il sospetto continuo verso l’altro, il rancore, e l’ostilità che conduce a chiudersi. Giuseppe è uomo giusto, capace di quella fedeltà che è la caratteristica dello stile di Dio che non viene meno alle sue promesse, che non smette di amare. Giuseppe è un cuore nonviolento, capace di tenerezza.

Giuseppe è poi indicato in questo racconto di Matteo come uomo capace di sognare: il sonno è esperienza che nella Bibbia nasconde il riferimento ad una chiamata che proviene da Dio e che raggiunge qualcuno nel momento in cui si è inermi e abbandonati. E il sogno indica un momento di comunicazione. Giuseppe si rende disponibile ad accogliere la chiamata che a lui giunge nel sogno. E’ uomo capace di sognare, cioè di comprendere il cammino della sua vita alla luce non tanto di suoi progetti, ma dalla parola che proviene dai messaggeri di Dio, dalle chiamate della vita. Oggi viviamo con difficoltà questa attenzione e questa apertura propria di Giuseppe, presi come siamo da una frenesia a volte nel progettare e impostare la nostra vita senza ascoltare le chiamate di Dio che sono il suo sogno sulla storia e sulle persone e che ci giungono dai messaggeri quotidiani, dalle persone e situazioni della vita.

Infine Giuseppe è indicato più volte come uomo che prende con sé… è inviato a prendere con sé Maria e Gesù, è invitato a dare il nome a Gesù prendendolo con sé… è questa forse la sintesi più bella della vita nel seguire Gesù. Gesù per primo ci prende con sé: il suo nome significa che Dio è vicino e prende con sé la nostra storia, per liberare i poveri. E noi siamo chiamati a prendere con sé coloro che Dio ci affida nella vita, negli incontri e nelle situazioni di una storia che fa incontrare oggi persone diverse, popoli diversi. Siamo ancora chiamati a prendere con noi gli altri…

Alessandro Cortesi op – San Domenico di Fiesole – 18.12.2019

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