la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

VI domenica di Pasqua – anno A -2020

img_8269At 8,5-8.14-17; Sal 65; 1Pt 3,15-18; Gv 14,15-21

“Filippo, sceso in una città della Samaria, cominciò a predicare loro il Cristo… Frattanto gli apostoli seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e vi inviarono Pietro e Giovanni… imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo”.

Nel cammino di Filippo sono da cogliere alcuni aspetti. Innanzitutto il luogo: la Samaria era una regione considerata eretica, abitata da un popolo che si era separato dalla tradizione religiosa giudaica con il suo centro a Gerusalemme. I giudei nutrivano nei confronti di samaritani sentimenti di ostilità (Sir 50,25-26; cfr. Gv 4,9.20). In Samaria infatti si erano spostati cinque popoli pagani con il loro culto idolatrico (cfr. 2 Re 17,24-41; cfr. Gv 4,18). Proprio in Samaria, il territorio pagano ed eretico, la Parola è accolta: ‘imponevano loro le mani e ricevevano lo Spirito Santo’. Il primo messaggio di questa pagina riguarda la libertà dello Spirito, l’abbattimento di ogni barriera di tipo culturale e religioso.

Un secondo elemento: l’agire di Filippo è descritto come un parlare di Gesù: ‘cominciò a predicare loro il Cristo’ (cfr. At 18,5). I primi apostoli parlano di Gesù: è il messia atteso, il liberatore. Filippo indica una via e riprende lo stile di Gesù di farsi accanto e di spiegare la Parola. Segue la spinta dello Spirito quando scenderà sulla strada, salirà sul carro del funzionario etiope, ascolterà le sue domande e lo aiuterà a comprendere quello che leggeva (cfr. At 8,26-40). In Samaria Filippo ‘recava la buona novella del regno di Dio e del nome di Gesù Cristo’. Il vangelo è dono che fa scoprire l’azione dello Spirito già presente nei cuori.

Un terzo elemento: la presenza dello Spirito viene riconosciuta con l’imposizione delle mani, e genera un’esperienza di gioia. ‘E vi fu grande gioia in quella città’ (At 8,8). La predicazione di Filippo e degli altri apostoli apre ad una esperienza ‘gioiosa’. Proprio nei momenti di prova e delusione i discepoli vivevano la paradossale esperienza della gioia e dello Spirito santo (At 13,52; cfr. 1Cor 1,23). Il regno di Dio è infatti ‘pace e gioia nello Spirito Santo’ (Rom 14,17) e la gioia stessa è uno dei frutti dello Spirito (Gal 5,22).

Nella pagina del vangelo Gesù promette lo Spirito e lo indica con due nomi. Egli sarà un altro ‘paraclito’ (consolatore), e lo Spirito di verità. Lo Spirito è presenza che sta accanto e prende le difese, colui che nel tempo della storia guida la comunità all’incontro con Gesù. Lo Spirito è il ‘grande suggeritore’ che ricorda e mantiene la memoria su quanto Gesù ci ha comunicato. La promessa dello Spirito è indicata insieme al dono di uno stare accanto: ‘non vi lascerò orfani’. E’ promessa che apre una speranza. La presenza dello Spirito è un nuovo modo di rimanere accanto di Gesù risorto.

Lo Spirito poi introduce a tutta la verità e glorifica Gesù come Figlio. L’azione dello Spirito sta nel guidare al Figlio come presenza che rivela il Padre e fa spazio ad una comunione nuova. Lo Spirito di verità richiama alla verità vivente che non è un deposito di nozioni ma Gesù stesso. Ma lo Spirito non è solo ripetitore perché guida verso una verità ancora non incontrata pienamente. Con la sua forza interiore accompagna ad attualizzare quanto Gesù ha insegnato. Fa scoprire i modi concreti per tradurre il suo vangelo nel tempo e nei diversi contesti della vita e della storia.

Alessandro Cortesi op

img_8240Soffi dello Spirito

Nello scorrere dei giorni anche nelle nostre Samarie è possibile riscontrare come lo Spirito soffia ancora. Ma è un soffio leggero, il cui alito spesso viene ostacolato e compresso da ben altri soffi, da arie mefitiche che inquinano il presente.

L’abbiamo sperimentato in questi giorni nella gioia provata per la libertà riacquistata da Silvia Romano, giovane cooperante internazionale rapita in Kenia e tenuta in ostaggio in Somalia per un anno e mezzo. La gioia dell’incontro di una donna liberata con la sua famiglia che pensava di averla perduta è stato un soffio di libertà. Ma su questo evento e sulla sua persona si sono riversate parole e gesti irripetibili, espressioni di ignoranza senza limiti, di odio e rancori, di disprezzo che pongono in risalto il grave problema di una barbarie presente in mezzo a noi che pervade gli animi.

Bene ha osservato Annalisa Camilli (Avremmo dovuto fermarci sulla soglia di quell’abbraccio, “Internazionale” 13 maggio 2020):

“Avremmo dovuto fermarci lì, sulla soglia di quell’abbraccio tra una madre e una figlia che si ritrovano, dopo aver temuto per lungo tempo di essersi perdute. (…) Invece comincia un linciaggio ai danni dell’ostaggio liberato: le autorità forniscono ai mezzi d’informazione particolari che non avrebbero dovuto essere resi pubblici, come il colloquio tra la ragazza e la psicologa nel volo del ritorno, e la sua conversione all’islam (…) Il suo velo diventa l’insopportabile simbolo di uno scontro di civiltà che va in scena ancora una volta sul corpo di una donna, trasformato in un terreno di battaglia, con tutto l’armamentario ideologico, ormai quasi prevedibile, della peggiore islamofobia (…) Sono i meccanismi tradizionali di colpevolizzazione delle vittime, spesso accusate di aver causato o favorito l’abuso e la violenza subita. C’è sempre quello sguardo feroce che le mette sotto esame alla ricerca di un pretesto per dire: “Te la sei cercata” (…) È già successo a molti ostaggi, soprattutto alle donne, di subire questa colpevolizzazione”.

Questa è la contraddizione che viviamo: il percepire soffi dello Spirito che aprono spazi di libertà, che fanno scorgere nell’oppressione la forza della vita e dell’amore, che decentrano e conducono a scorgere bellezza e profondità dell’esistenza umana, e d’altra parte forze che soffocano e spengono aperture e luci presenti.

In questi giorni una testimonianza toccante è stata quella di Pietro Ichino, giuslavorista di Milano, che in una sua lettera in memoria della moglie che l’ha lasciato dopo lunga malattia ha così scritto (“www.pietroichino.it” del 9 maggio 2020):

“In questi due ultimi anni nei quali la mia vita è stata legata a quella di Costanza ancor più di quanto non fosse stata nei precedenti, per tutte le svariate necessità dell’assistenza diurna e soprattutto notturna, in molti mi hanno chiesto come facessi a sopportare questo grande sacrificio. (…) Mi ero impegnato a essere per Costanza le gambe che aveva perduto, gli occhi al posto dei suoi che non funzionavano più, e nell’ultimo periodo anche le braccia e le mani per lavarsi, pettinarsi, vestirsi, portare il cibo alla bocca; questo ben presto ha creato tra me e lei, dopo 45 anni di matrimonio, un’intimità che non avevamo mai vissuto. (…)

Riguardando indietro a questi ultimi due anni nei quali la malattia ha infierito più duramente su Costanza, e di riflesso su chi la assisteva, non ho solo una memoria di sofferenza: è stato forse il periodo più ricco e intenso di tutto il nostro matrimonio, che pure, nell’arco dei quasi cinquant’anni della sua durata, è stato straordinariamente ricco di vita e di lavoro comune. (…)

Così quella regola del cercare il bene nascosto in tutte le pieghe della vita, che in questo nostro ultimo caso pareva subire una evidente eccezione, o pareva addirittura non poter essere menzionata senza assumere il significato di un’irrisione alla sofferenza, si è invece rivelata ancora una volta tangibilmente vera. Se mi è consentito utilizzare una parola grossa, la “fede” in quel bene nascosto si è rivelata non solo frutto di speranza, non solo immaginazione di una consolazione promessa altrove, ma conoscenza – nel senso più profondo del termine – di qualche cosa di molto concretamente tangibile”.

Soffi dello Spirito che aprono sentieri di libertà e di intensità di vita, da scorgere con gratitudine e custodire perché in essi è racchiuso un tesoro prezioso. La loro è una forza serena, che pur non toglie la preoccupazione e l’angoscia per le correnti di populismo, di odio, di volgarità che attraversano il nostro presente.

Alessandro Cortesi op

 

 

 

 

 

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