la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Archivi per il mese di “giugno, 2020”

XIII domenica tempo ordinario – anno A – 2020

IMG_85172Re 4,8-16a; Rom 6,3-4.8-11; Mt 10,37-42

E’ il tema dell’accoglienza la linea che percorre le letture di questa domenica.

La prima lettura narra una scena che riporta alla quotidianità della casa. Eliseo, uomo di Dio, riceve l’invito a fermarsi a tavola da una donna di Sunem, una straniera. Riceve poi accoglienza in quella casa dove viveva una coppia senza figli. Questo gesto di ospitalità e apertura nei confronti si apre alla sorpresa di un dono inatteso: un figlio diviene il segno della vita che nasce nuova proprio dall’esperienza dell’accoglienza.

La pagina del vangelo riporta alcuni insegnamenti di Gesù sulla missione. Gesù chiede una dedizione di fondo a seguirlo non mettendo null’altro al di sopra del riferimento a lui. Chiede innanzitutto un’accoglienza della sua parola e del suo invito: ‘chi ama figlio o figlia più di me non è degno di me’. La sua proposta è un cammino in cui il discepolo segue il maestro. La vita di Gesù si è posta nell’orizzonte dell’amore e del dono, e così chiede sia la vita del discepolo.

Prendere la croce e seguirlo è un’espressione che spesso è stata letta come appello a sopportare la sofferenza o addirittura a subirla come volontà di Dio stesso. Ma Gesù non chiede ai suoi di scegliere la sofferenza: piuttosto propone la via dell’amore. La via della croce per Gesù non è stata scelta di sofferenza e dolore, ma è stato il luogo in cui ha manifestato che anche lì, nel momento più disumano, è stato possibile vivere un amore più forte della violenza, dell’ingiustizia. Prendere la croce per Gesù significa restare fino in fondo fedele all’annuncio del regno come nuovo modo di intendere la vita e i rapporti nell’accoglienza degli altri, nella tenerezza, nella convivialità.

In questo quadro Gesù invita i suoi ad intendere la vita non come percorso di possesso, di rincorsa di affermazione di se stessi, ma come luogo di condivisione, di discesa, di perdita: perdersi per ritrovarsi. La vita può essere trattenuta in un movimento di ripiegamento, di concentrazione su di sé e diviene arida senza frutto. Ma può anche divenire esperienza di apertura, di dono, di condivisione. E si apre allora ad una fecondità nuova, Gesù indica che solo nell’accoglienza si può scoprire il senso profondo della vita come comunione. Comunione con gli altri, comunione con Dio stesso che si da ad incontrare nel volto dei poveri.

Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Accogliere gli altri è esperienza che apre ad accogliere la presenza di Dio stesso che viene ad abitare in noi, ci dona la sua vita, ci fa scoprire che noi siamo amati innanzitutto e accolti.

Tutto questo si attua non in ambiti particolari nell’eccezionalità di luoghi o esperienze di tipo religioso, ma nella quotidianità della vita, nei piccoli gesti ordinari che sono alla portata di tutti e che dicono come la presenza di Dio vada oltre le nostre barriere ed esclusioni. Nel dare un bicchier d’acqua si compie l’esperienza accoglienza luogo di manifestazione dell’umanità e di Dio stesso: ‘chi avrà dato anche un solo bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, non perderà la sua ricompensa’.

Solo passando attraverso il rapporto con l’altro ci apriamo a scoprire l’Altro che ci rivolge la sua parola e che chiama a intendere la vita nei termini di comunione.

Alessandro Cortesi op

EbB6vdOWAAAZAdn

Rifugiati

Pochi giorni fa, il 20 giugno, vi è stata la Giornata mondiale del rifugiato. In questa data l’Alto Commissariato dell’Onu per i rifugiati (Unhcr/Acnur) presenta il suo Rapporto sui rifugiati nel mondo.

E’ stata un’occasione per ricordare come oggi nel mondo i rifugiati, ossia le persone che hanno dovuto abbandonare la propria casa e la propria terra sono circa 80 milioni. Rispetto a dieci anni fa vi è stato un aumento che è quasi un raddoppio della popolazione rifugiata nel mondo. Una persona su 100 circa è nella condizione di rifugiato.

Tra di esse la grande maggioranza è costituita da sfollati interni ai Paesi. Ciò significa da un lato che chi fugge dal proprio luogo di vita lo fa per lo più con il desiderio di poter rientrare e quindi fermandosi nel medesimo Paese oppure in zone vicine.

In secondo luogo questo fa riflettere sul fatto che i Paesi con maggior numero di rifugiati sono Paesi del Sud del mondo che si trovano nella condizione di provvedere alle necessità di tantissime persone senza avere le ricchezze dei Paesi del Nord del pianeta. Circa 34 milioni di rifugiati trova accoglienza in Paesi in via di sviluppo. Molto spesso sono Paesi che devono affrontare situazioni di carestie e malnutrizione. Già questi dati dovrebbero far riflettere.

Ma il Rapporto offre una fotografia della situazione in cui emerge un altro aspetto su cui porre attenzione: benché la maggior parte dei rifugiati si allontani con la speranza di un ritorno, si stanno sempre meno realizzando le condizioni perché ciò possa avvenire. Infatti mentre alcuni decenni fa circa un milione e mezzo di persone riuscivano ogni anno a rientrare nei luoghi di origine, oggi questa cifra è diminuita paurosamente: solo 400 mila persone riescono a ritornare. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei rifugiati vive ormai da anni nella condizione dei campi profughi in condizioni di vita estremamente difficili, nella precarietà e nell’impossibilità di pensare ad un futuro per sé e per i propri figli. Un altro numero infatti che fa riflettere è che 30 milioni di rifugiati sono minorenni.

Questi pochi dati sono da leggere come numeri che racchiudono le sofferenze, le speranze, le attese di milioni di persone, uomini donne e bambini. Essi manifestano quanto sia grande la cecità del mondo occidentale delle società del Nord, della nostra Italia, a fronte di questo dramma che segna la vita di così tante persone. Si pensa a queste persone come a presenze che minacciano un benessere inteso come privilegio da difendere senza farsi carico delle sofferenze degli altri.

Camillo Ripamonti, presidente del Centro Astalli scrive: “È come se noi ci stessimo abituando a vedere una fotografia sempre più sfocata di una barca in mezzo al mare, in cui non si distinguono volti, storie personali e tragedie umane. Stiamo mettendo in atto una sorta di strategia dell’anonimato. Meno sappiamo delle persone che cercano di arrivare, più facile è lasciarle in un centro di detenzione o riportarle in Libia, lasciarle in un campo in Grecia o vederle morire in mare senza sentirsi complici o responsabili”.

E tuttavia ci ricorda anche che “le storie belle nascono e si diffondono dove trovano spazio e condizioni per farlo. Tutti coloro che operano in prima linea nell’accoglienza sono consapevoli dei dolori da lenire e delle ingiustizie da sanare, ma anche testimoni privilegiati della bellezza che ci portano i rifugiati. Nonostante le mille difficoltà e gli ostacoli che si moltiplicano nel cammino in Italia, loro rimangono portatori di speranza e buoni compagni di viaggio lungo la strada della vita” (“Avvenire” 20 giugno 220).

Portatori di bellezza e speranza e buoni compagni di viaggio: portano speranza ad un mondo malato e asfittico, ripiegato in una incapacità a guardare all’altro. E sono compagni di viaggio perché aiutano a scoprire che tutti siamo in viaggio e improvvisamente per tutti si può aprire nella vita una condizione nuova in cui scoprire la propria fragilità e l’essenziale importanza dell’essere accolti.

Questo tempo della pandemia che ha attraversato tutto il mondo potrebbe essere occasione di scoperta di questi orizzonti di accoglienza e solidarietà che avevano dimenticato o posto ai margini della nostra vita.

Alessandro Cortesi op

XII domenica tempo ordinario – anno A – 2020

img_8355Ger 20,10-13; Rom 5,12-15; Mt 10,26-33

Il testo di Geremia risuona di echi personali. E’ una confessione del profeta che parla di se stesso. La sua storia è stata segnata da una chiamata dalla parola di Jahwè che si è posata sulle sue labbra.

Questo incontro l’ha spinto a vivere situazioni che mai avrebbe immaginato. Strappato ad una condizione di tranquillità ha dovuto affrontare pericoli minacce, conflitti e crisi. Più volte confessa di aver pensato di abbandonare tutto e non pensare più all’impegno di testimoniare la parola di Dio.

Tuttavia continua a sentire nel suo cuore un fuoco ardente. Nonostante la minaccia e l’oppressione dei nemici sa che Dio è al suo fianco come presenza che gli dà forza e i nemici non potranno prevalere. E’ un testo di profonda fiducia pur in una situazione di prova.

Il Signore scruta i cuori e il profeta gli ha affidato la vita: “cantate inni al Signore, lodate il Signore perché ha liberato la vita del povero dalle mani dei malfattori”. Non nasconde la crisi, anche la sua rivolta interiore, ma sa che la sua vita è segno vivente dell’incontro con il Dio fedele e liberatore.

Matteo raccoglie gli insegnamenti di Gesù sulla missione in alcune pagine del suo vangelo (capp. 9-10). Il filo rosso è l’invito alla fiducia e all’abbandono. Gesù parla dei passeri, che si potevano mangiare ed erano venduti per uno spicciolo di rame. E parla di Dio, il Padre come di qualcuno attento alle piccole cose, a ciò che non ha valore riconosciuto, ai passeri appunto. Gesù racconta il volto di un Dio attento alle pieghe nascoste e ai particolari a cui non si dà peso, che si prende cura dei suoi figli, anche e soprattutto di coloro che non sono considerati, degli invisibili e dei dimenticati. E’ preoccupato dei volti, delle relazioni.

“non abbiate paura di quelli che uccidono il corpo, ma non hanno potere di uccidere l’anima”. Questa fiducia serena in Dio vicino non sottrae ai discepoli la fatica della testimonianza. Nella prova si dovrà ricordare la testimonianza stessa di Gesù: il discepolo è chiamato a percorrere la medesima strada del maestro, non le vie del successo e del potere.

Gesù non propone ai suoi una prospettiva di affermazioni e di gloria e non nasconde che il suo cammino sarà anche quello dei discepoli. La vita del discepolo è segnata dal legame con Cristo e dal sereno affidamento alla cura del Padre: ‘non temete voi valete più di molti passeri’.

Alessandro Cortesi op

IMG_8501

Proposta di preghiera

E’ veramente bello, dà senso alla nostra vita

dire il nostro grazie

a Te Dio padre e madre, sorgente dell’amore

in ogni situazione gioiosa o triste

dei nostri giorni

a Te che sei il Dio dei passeri

che non lasci che nulla vada perduto.

Abbiamo visto il riflesso del tuo volto

nei gesti e nelle parole di Gesù tuo Figlio

che ha preso su di sé la nostra fragilità.

E’ lui l’Adamo ultimo, tratto dalla terra

che ci ha manifestato un modo di vivere

nel dono, nell’ospitalità, nel servizio, costruendo pace.

In Lui scopriamo che la nostra vita

come fiore sboccia

ad una speranza nuova

aperta a tutti.

La speranza di un mondo nella fraternità e nella pace

in cui vi è attenzione per i più piccoli e deboli.

Come gli uccelli del cielo quando cantano

sono voce di dialogo e armonia

così anche le nostre voci si uniscono

al respiro di tutto il creato per cantare la tua gloria…

Alessandro Cortesi op

 

 

Corpo e sangue di Cristo – anno A – 2020

 

img_8475

Dt 8,2-3.14b-16a; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

‘Questo è il mio corpo dato per voi’: l’Eucaristia è il segno della consegna di Gesù. Gesù indica un amore che segue vie altre e diverse rispetto a quelle del possesso e del dominio sull’altro. Vive la vulnerabilità di chi si affida e si lascia prendere.

Queste parole accompagnano i gesti dell’ultima cena, il, gesto dello spezzare il pane e dare il vino, il gesto del lavare i piedi (secondo il IV vangelo). In queste parole e gesti è racchiuso il senso profondo della sua vita, l’orizzonte che lo spingeva ad incontrare le persone senza giudizi ed esclusioni, attorno alla tavola, nel condividere ciò che vi era da mangiare: Gesù intende la sua vita come un dono e vive la fedeltà all’amore che si dona anche nel buio della prova e dell’ostilità. E affronta questo momento nella fede totale.

Gesù ci lascia nell’Eucaristia l’indicazione di un cammino: non è nel segno della privazione ma nella linea di un compimento di ciò a cui siamo chiamati: diventare dono e non possessori o consumatori delle cose e degli altri.

Nell’Eucaristia il corpo di Gesù è ‘dato per tutti’: intende la sua vita non in rapporto ad una ristretta cerchia ma in apertura a tutti e così ci ha resi partecipi del suo rapporto con il Padre: ‘io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro’ (Gv 17,26).

L’Eucaristia è connessa al desiderio di Gesù di stare con i suoi e di rimanere di continuare la relazione iniziata nel tempo della sua vita. E’ un desiderio che si allarga alla storia dell’umanità.

Imparare ad amare, prendendo l’Eucaristia a riferimento, è un cammino che dura tutta la vita: esige di incontrare i volti di quelli che ci stanno davanti come Gesù non è rimasto indifferente e distaccato.

E’ anche un cammino in cui aprirsi all’amore, ad uscir fuori guardando lontano oltre orizzonti vconsueti e per condividere, non accettando che la vita rimanga chiusa in mondi ristretti di ripiegamento in piccoli egoismi. L’amore di Gesù si mostra a noi quando prende il pane e lo spezza perché possa essere condiviso. E ci dice che là dove il pane è condiviso si fa autentica eucaristia. 

E’ indicazione di un’esperienza esistenziale che non può limitarsi in un rito da ripetere ma è chiamata ad un cammino da attuare nella prassi in scelte che aprano cammini di liberazione per gli altri. Ogni amore è chiamato ad aprire spazi di libertà.

Alessandro Cortesi op

Il corpo di Gesù e i corpi

E’ giorno oggi per pensare ai corpi. Il corpo di George Floyd mentre stava immobile e nell’impossibilità di respirare sotto il ginocchio e la presa di un poliziotto a Minneapolis supplicando: ‘Amico non riesco a respirare’.

I corpi di tutti coloro che sono disprezzati e discriminati per il colore della pelle, per la loro provenienza, per la religione.

Il corpo torturato di Giulio Regeni, per cui i suoi genitori da anni stanno chiedendo verità e giustizia mentre proprio in questi giorni il governo italiano conclude la vendita di navi da guerra con il governo egiziano. 

I corpi dei bambini presenti nelle barche dei migranti che il 6 giugno cercavano di attraversare il Mediterraneo recuperati dalla Guardia costiera di Tripoli, composta da trafficanti di uomini, sotto il controllo di un aereo dell’agenzia europea Frontex, e riportati nei luoghi di detenzione della Libia dov’è attuata una sistematica violazione di diritti umani con torture, uccisioni e privazioni di ogni genere.

I corpi dei profughi che sono fuggiti dalle violenze e dalla guerra in Siria e si trovano ora rinchiusi a migliaia dietro il filo spinato nelle isole greche di Lesbos e Samos costretti in condizioni disumane nel tempo della pandemia

I corpi di tutte le vittime di violenza, le donne in particolare, spesso tra le pareti di casa, dei bambini vittime di abusi da parte di coloro che dovevano custodirli e difenderli in ambienti di educazione e delle comunità religiose.

I corpi di tutte le vittime della violenza mafiosa i cui nomi, in una lista senza fine, sono ricordati in Italia nella giornata di memoria delle vittime innocenti di mafia.

I corpi di lavoratori e lavoratrici piegati in lavori in cui sono sottoposti a sfruttamento e ricatti.

I corpi devastati dei torturati nelle carceri del mondo in cui si attuano pratiche di violenza fisica e psicologica.

I corpi degli anziani vittime del Covid-19, non difesi e trascurati nelle case di riposo.

I corpi senza forze di coloro che si stanno lasciando andare in questo momento di crisi sociale diffusa per la mancanza di solidarietà e di attenzione ai più deboli.

I corpi delle vittime di ogni ingiustizia e delle conseguenze della devastazione dell’ambiente e dell’inquinamento.

Il corpo Cristo è la sua vita spezzata per essere solidale a tutti i crocifissi della storia. Il corpo di Cristo s’incontra nei corpi di coloro che subiscono oggi violenza, ingiusta condanna, disprezzo.

Il corpo di Cristo si incontra in tutti coloro che come lui resistono e lottano attuando fino alla fine la nonviolenza attiva dell’amore. “Questo è il mio corpo dato per voi”…

Alessandro Cortesi op

Ciclo di videoconferenze

Il Centro Espaces Giorgio La Pira e la Biblioteca dei domenicani di Pistoia invitano ad un ciclo di videoconferenze dal titolo Leggere il presente: tra esperienza del credere e ascolto della storia

Per partecipare si deve inviare una mail a info@bibliotecadeidomenicani.it. Vi verrà poi inviato il link per il collegamento all’incontro sulla piattafroma zoom. Qui di seguito il programma completo

Martedì 9 giugno 2020 ore 21.00 Fabrizio Mandreoli

Giuseppe Dossetti e Giorgio La Pira: sguardi sul Mediterraneo

Martedì 16 giugno 2020 ore 21.00 Mariangela Maraviglia

David Maria Turoldo: vita e poesia

Venerdì 19 giugno 2020 ore 21.00 Pietro Domenico Giovannoni

Ernesto Balducci: scrutare un cambiamento d’epoca

Venerdì 26 giugno 2020 ore 21.00 Silvia Scatena

La storia di Taizé: una parabola di comunione

Le videoconferenze saranno tenute sulla piattaforma zoom. Per partecipare si prega di inviare una mail di richiesta a info@bibliotecadeidomenicani.it.

Sarà inviato prima della conferenza un invito con indicazione del link a cui collegarsi. Per informazioni contattare la Biblioteca dei domenicani: 346.6176464

Proposta di sussidio per celebrazione della domenica della Ss.Trinità – 7 giugno 2020

A questo link nel sito http://www.insiemesullastessabarca.it è possibile scaricare la proposta di una celebrazione domestica della solennità della Ss. Trinità 7 giugno 2020

Solennità della ss.Trinità – anno A – 2020

img_8393Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-28

Nel colloquio con Nicodemo, un uomo saggio in sincera ricerca, Gesù parla di Dio come un volto amante: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.”

Al cuore di Dio sta un movimento di donare, di consegnare: così anche è indicato il ‘consegnarsi’ di Cristo. C’è un dono del Padre e il dono del Figlio e tutti sono per la vita e la salvezza dell’uomo. Vivere questo incontro, dice Gesù a Nicodemo, non è questione di capacità o di sapienza umana, ma è una nascita ‘di nuovo’ e ‘dall’alto’. Non è esito di uno sforzo umano ma frutto dello Spirito da accogliere con gratitudine.

Gesù dice anche ‘io e il Padre siamo una sola cosa’ (Gv 10,30): tutta la vita di Gesù sta sotto il segno del dono per farci entrare nella comunione di amicizia con il Padre.

Il quarto vangelo parla così del ‘Figlio’, colui che da sempre sta in rapporto di accoglienza e di dono nei confronti di Dio, il Padre, sorgente della vita e dell’amore.

Gesù ha vissuto la sua esistenza come dono e servizio agli altri: il IV vangelo espriem tuto questo con un gesto, il lavare i piedi. La sua vita è umanizzazione del Dio vicino e compassionevole, affonda le sue radici nel mistero dell’amore di Dio il Padre che nessuno ha mai visto. Gesù è così presentato come il Figlio, l’interprete del Padre per noi, colui che nella sua vita ha raccontato il Padre: ‘Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere’ (Gv 1,18).

Gesù ci ha reso vicino il volto di Dio comunione: il suo progetto non è giudicare il mondo, ma che il mondo si salvi. E’ un volto affascinante e nuovo: ha i caratteri dell’amore personale, della cura e della passione perché ogni persona, il mondo – quel ‘mondo’ che nel linguaggio del IV vangelo è la realtà segnata dal peccato e dal male – anch’esso trovi cambiamento, apertura, salvezza.

Gesù aveva annunciato un modo nuovo di essere presente e aveva parlato dello Spirito di verità che avrebbe guidato i suoi alla verità tutta intera, ad un incontro con lui, nuovo, nell’assenza. Nel dono di Gesù hanno potuto scorgere l’umanizzarsi di Dio amore che si dona.

Paolo esprime questo dicendo che lo Spirito è la presenza Dono che sta all’origine di ogni regalo, colui che suscita i servizi diversi nella comunità ed ogni gesto di fraternità e comunione. La pace è dono che ci raggiunge per mezzo di Gesù: per mezzo suo possiamo accostarci con la fede a Dio; “Dio ha messo il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci ha dato” (Rom 5,1-5).

Noi tutti siamo come bambini che sono stati adottati e sono autentici figli: “Dio ha inviato nei vostri cuori lo Spirito di suo Figlio che esclama. Abbà, Padre. Non siete più schiavi ma figli. E se siete figli siete anche eredi. Così vuole Dio” (Gal 4,6-7).

A conclusione della seconda lettera ai Corinzi, Paolo fa scorgere il profondo legame tra il volto del Dio trinitario e una vita aperta alla pace, a rapporti nuovi tra di noi:

“… vivete nella gioia, correggetevi, incoraggiatevi, andate d’accordo, vivete in pace. E Dio che dà amore e pace sarà con voi. Salutatevi tra di voi con un fraterno abbraccio. … La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con voi tutti” (2Cor 13,11-13).

Alessandro Cortesi op

img_8441Volto di Dio e ecologia

George Monbiot giornalista britannico in un recente articolo (Insegniamo l’ecologia a  scuola, “Internazionale” 31 maggio 2020) osserva come nelle teorie economiche convenzionali la considerazione dell’uomo al centro dell’universo sia fattore generativo di un modo di intendere i rapporti nel senso della competizione e del dominio sul pianeta e parla di una sua esperienza nel tempo del lockdown:

“Durante il lockdown ho fatto una cosa che sognavo da tempo: ho sperimentato l’educazione ecologica. Non è stato facile, e non penso di aver fatto tutto nel modo giusto. Ed è difficile convincere un bambino a vederti ora come genitore, ora come insegnante. Però, lavorando con una bambina di otto anni e una di nove (mia figlia piccola e la sua migliore amica) sto scoprendo che quel sogno non è ridicolo. Non parlo di ecologia come materia isolata, ma di una cosa ancor più sostanziale, cioè l’ecologia e le scienze della Terra messe al cuore dell’istruzione, visto che sono al cuore della vita. Abbiamo cominciato costruendo un quadro gigantesco formato da quindici pannelli formato A4. Ciascun pannello rappresenta un habitat, dalle montagne all’oceano profondo, e su ognuno abbiamo attaccato immagini della flora e della fauna che lo abitano. Il quadro diventa così la piattaforma da cui partiamo per esplorare i processi di ogni ecosistema e della Terra nel suo complesso. Gli ecosistemi a loro volta sono come chiavi per aprire altre porte. Un esempio: l’ecologia della foresta pluviale ti spinge ad approfondire la fotosintesi, la chimica organica, gli atomi e le molecole, e da qui il ciclo del carbonio, i combustibili fossili, l’energia e l’elettricità”.

Da tempo è in atto una riflessione che sollecita a ripensare le modalità di impostare la didattica e con essa un’impostazione di fondo del nostro vivere il rapporto con la creazione. Queste osservazioni che richiamano ad un ripensamento dell’insegnamento partire dalla conoscenza della natura, suggerendo anche di sfruttare le possibilità della didattica all’aperto, si collegano ad un approfondimento dello stesso modo di pensare il volto di Dio.

“Noi… abbiamo incominciato a comprendere Dio, nella coscienza del suo spirito per amore di Cristo, come il Dio Uni-Trino, come quel Dio che rappresenta in se stesso la comunione singolare e perfetta di Padre, Figlio e Spirito santo. Ma se comprendiamo Dio non più in modo monoteistico come il soggetto unico e assoluto, bensì in modo trinitario, come l’unità del Padre, Figlio e Spirito, il suo rapporto con il mondo da Lui creato verrà concepito non più come unilateralmente basato sulla signoria, bensì come rapporto, variegato e complesso, di comunione. E’ appunto questa l’idea di fondo che troviamo in una teologia non-gerarchica, decentralizzata, comunionale (J.Moltmann, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Queriniana Brescia 1992 2 ed., 13)

Così scrive Jürgen Moltmann uno tra i più grandi teologi contemporanei che ha approfondito il tema del rapporto tra volto di Dio comunicato da Gesù e creazione.

E’ un’impostazione che implica un cambiamento radicale nel considerare il rapporto tra esseri umani e creazione.

“Stando alle tradizioni bibliche tutto l’agire divino, nei suoi effetti, è pneumatico. E’ lo Spirito Colui che porta a compimento l’opera del Padre e del Figlio. Per cui il Dio Uno e Trino ispira incessantemente anche la sua creazione. Tutto ciò che è, esiste e vive per il continuo afflusso di energie e possibilità derivanti dallo spirito cosmico. (…) egli non si oppone ad essa in modo soltanto trascendentale, ma le è anche immanente. Il fondamento biblico su cui poggia questo modo di intendere la creazione nello Spirto ci è dato dal Salmo 104,29-30: Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito sono creati e rinnovi la faccia della terra” (ibid. 21-22)

“ (…) La dottrina trinitaria della creazione non parte quindi da una contrapposizione tra Dio e mondo, per definire poi Dio e mondo, Dio come non mondano e il mondo come non divino. Parte invece da una tensione immanente in Dio stesso: Dio crea il mondo e al tempo stesso lo compenetra. Lo chiama all’esistenza e al tempo stesso, mediante il mondo, manifesta la propria esistenza. Il mondo vive della e nella forza creatrice di Dio” (ibid 26-27).

E’ una linea di pensiero che ha portato ad un approfondmento nella teologia e nella vita delle chiese e ha visto un momento fondamentale la riflessione dell’enciclica Laudato sì, pubblicata cinque anni fa. Questo documento unisce insieme la considerazione della ingiustizia e l’emergenza ecologica come due facce di una medesima fondamentale sfida che l’umanità oggi si trova ad affrontare nell’ascolto del grido della terra insieme al grido dei poveri provocati dall’ingiustizia globale.

E viene altresì sottolineato come la stessa spiritualità cristiana dovrebbe respirare di una nuova apertura relazionale proprio a partire da un rapporto nuovo con la creazione in cui scorgere la presenza stessa di Dio che è relazione (LS 240):

“Le Persone divine sono relazioni sussistenti, e il mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di relazioni. Le creature tendono verso Dio, e a sua volta è proprio di ogni essere vivente tendere verso un’altra cosa, in modo tale che in seno all’universo possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano segretamente (Cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae I, q. 11, art. 3; q. 21, art. 1, ad 3; q. 47, art. 3). Questo non solo ci invita ad ammirare i molteplici legami che esistono tra le creature, ma ci porta anche a scoprire una chiave della nostra propria realizzazione. Infatti la persona umana tanto più cresce, matura e si santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature. Così assume nella propria esistenza quel dinamismo trinitario che Dio ha impresso in lei fin dalla sua creazione. Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità”.

Alessandro Cortesi op

Navigazione articolo