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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Corpo e sangue di Cristo – anno A – 2020

 

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Dt 8,2-3.14b-16a; 1Cor 10,16-17; Gv 6,51-58

‘Questo è il mio corpo dato per voi’: l’Eucaristia è il segno della consegna di Gesù. Gesù indica un amore che segue vie altre e diverse rispetto a quelle del possesso e del dominio sull’altro. Vive la vulnerabilità di chi si affida e si lascia prendere.

Queste parole accompagnano i gesti dell’ultima cena, il, gesto dello spezzare il pane e dare il vino, il gesto del lavare i piedi (secondo il IV vangelo). In queste parole e gesti è racchiuso il senso profondo della sua vita, l’orizzonte che lo spingeva ad incontrare le persone senza giudizi ed esclusioni, attorno alla tavola, nel condividere ciò che vi era da mangiare: Gesù intende la sua vita come un dono e vive la fedeltà all’amore che si dona anche nel buio della prova e dell’ostilità. E affronta questo momento nella fede totale.

Gesù ci lascia nell’Eucaristia l’indicazione di un cammino: non è nel segno della privazione ma nella linea di un compimento di ciò a cui siamo chiamati: diventare dono e non possessori o consumatori delle cose e degli altri.

Nell’Eucaristia il corpo di Gesù è ‘dato per tutti’: intende la sua vita non in rapporto ad una ristretta cerchia ma in apertura a tutti e così ci ha resi partecipi del suo rapporto con il Padre: ‘io ho fatto conoscere loro il tuo nome e lo farò conoscere perché l’amore con il quale mi hai amato sia in essi e io in loro’ (Gv 17,26).

L’Eucaristia è connessa al desiderio di Gesù di stare con i suoi e di rimanere di continuare la relazione iniziata nel tempo della sua vita. E’ un desiderio che si allarga alla storia dell’umanità.

Imparare ad amare, prendendo l’Eucaristia a riferimento, è un cammino che dura tutta la vita: esige di incontrare i volti di quelli che ci stanno davanti come Gesù non è rimasto indifferente e distaccato.

E’ anche un cammino in cui aprirsi all’amore, ad uscir fuori guardando lontano oltre orizzonti vconsueti e per condividere, non accettando che la vita rimanga chiusa in mondi ristretti di ripiegamento in piccoli egoismi. L’amore di Gesù si mostra a noi quando prende il pane e lo spezza perché possa essere condiviso. E ci dice che là dove il pane è condiviso si fa autentica eucaristia. 

E’ indicazione di un’esperienza esistenziale che non può limitarsi in un rito da ripetere ma è chiamata ad un cammino da attuare nella prassi in scelte che aprano cammini di liberazione per gli altri. Ogni amore è chiamato ad aprire spazi di libertà.

Alessandro Cortesi op

Il corpo di Gesù e i corpi

E’ giorno oggi per pensare ai corpi. Il corpo di George Floyd mentre stava immobile e nell’impossibilità di respirare sotto il ginocchio e la presa di un poliziotto a Minneapolis supplicando: ‘Amico non riesco a respirare’.

I corpi di tutti coloro che sono disprezzati e discriminati per il colore della pelle, per la loro provenienza, per la religione.

Il corpo torturato di Giulio Regeni, per cui i suoi genitori da anni stanno chiedendo verità e giustizia mentre proprio in questi giorni il governo italiano conclude la vendita di navi da guerra con il governo egiziano. 

I corpi dei bambini presenti nelle barche dei migranti che il 6 giugno cercavano di attraversare il Mediterraneo recuperati dalla Guardia costiera di Tripoli, composta da trafficanti di uomini, sotto il controllo di un aereo dell’agenzia europea Frontex, e riportati nei luoghi di detenzione della Libia dov’è attuata una sistematica violazione di diritti umani con torture, uccisioni e privazioni di ogni genere.

I corpi dei profughi che sono fuggiti dalle violenze e dalla guerra in Siria e si trovano ora rinchiusi a migliaia dietro il filo spinato nelle isole greche di Lesbos e Samos costretti in condizioni disumane nel tempo della pandemia

I corpi di tutte le vittime di violenza, le donne in particolare, spesso tra le pareti di casa, dei bambini vittime di abusi da parte di coloro che dovevano custodirli e difenderli in ambienti di educazione e delle comunità religiose.

I corpi di tutte le vittime della violenza mafiosa i cui nomi, in una lista senza fine, sono ricordati in Italia nella giornata di memoria delle vittime innocenti di mafia.

I corpi di lavoratori e lavoratrici piegati in lavori in cui sono sottoposti a sfruttamento e ricatti.

I corpi devastati dei torturati nelle carceri del mondo in cui si attuano pratiche di violenza fisica e psicologica.

I corpi degli anziani vittime del Covid-19, non difesi e trascurati nelle case di riposo.

I corpi senza forze di coloro che si stanno lasciando andare in questo momento di crisi sociale diffusa per la mancanza di solidarietà e di attenzione ai più deboli.

I corpi delle vittime di ogni ingiustizia e delle conseguenze della devastazione dell’ambiente e dell’inquinamento.

Il corpo Cristo è la sua vita spezzata per essere solidale a tutti i crocifissi della storia. Il corpo di Cristo s’incontra nei corpi di coloro che subiscono oggi violenza, ingiusta condanna, disprezzo.

Il corpo di Cristo si incontra in tutti coloro che come lui resistono e lottano attuando fino alla fine la nonviolenza attiva dell’amore. “Questo è il mio corpo dato per voi”…

Alessandro Cortesi op

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