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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XIV domenica tempo ordinario – anno A – 2020

img_8551Zc 9,9-10; Rom 8,9.11-13; Mt 11,25-30

“… a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un asino”. Zaccaria, profeta del VI secolo invita a guardare al futuro di Israele. Dopo la drammatica esperienza dell’esilio si apre un tempo nuovo. Il suo sguardo si spinge ancor più lontano fondandosi sulle promesse di Dio. Il futuro sarà segnato da una presenza: il venire del messia. Il presente va letto allora quale tempo della benevolenza del Signore.

Il tempio sta per essere ricostruito, Gerusalemme ed altre città vengono riedificate: il popolo d’Israele disprezzato e oppresso può ora restaurare antiche rovine. Ma questo è segno di un’altra ricostruzione ancor più importante: una ricostruzione interiore, spirituale. Il tempo della prova apre una chiamata a scorgere che non sono da inseguire progetti di affermazione politica, ma la testimonianza della fede nel Dio dell’alleanza.

Zaccaria presenta l’urgenza di una rinascita spirituale a partire dai cuori e invita a gioire perché sta giungendo un re giusto e salvatore. La sua grandezza non sta nelle sue capacità ma nella fiducia solo in Dio. E’ un re mite: non viene con gli strumenti della violenza e della guerra ma disarmato, e così costruisce la pace. È a capo di una comunità di umili, i poveri di Jahweh, coloro che non hanno altre sicurezze, si appoggiano su Dio, in Lui ripongono la loro fiducia.

Il brano del vangelo riporta una preghiera di Gesù ed apre uno squarcio sulla preghiera di Gesù: per lui è innanzitutto dire grazie, è esperienza di gratitudine e gioia. E’ comunione con Dio l’Abbà. Gesù si lascia sorprendere ed è contento perché l’Abbà sceglie gli esclusi e quelli che non contano. Ringrazia così il Padre perché ha rivelato queste cose ai piccoli e ai poveri. Il vangelo che Gesù è venuto portare è bella notizia per i poveri. Sono loro che non hanno altri sostegni e scoprono che Dio prende le loro parti.

Gesù utilizza lo stile ebraico della preghiera: la benedizione, che è dire il bene e ringraziare Dioper come agisce; parla poi del suo rapporto come Figlio al Padre e della conoscenza tra il Padre e il Figlio; infine invita a seguirlo. E’ Gesù il messia mite e povero e chiede ai piccoli ‘prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore’.

E’ Gesù il ‘piccolo’ che vive nell’abbandono fiducioso al Padre. L’immagine del giogo era utilizzata dai maestri ebrei per parlare della legge (Sof 3,9); Gesù toglie ogni senso di pesantezza e di insopportabilità: ‘il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero’. Incoraggia dicendo: ‘venite a me voi tutti che siete affaticati e oppressi’ – propone una via di incontro con il Padre nell’affidamento.

“Lo Spirito di Dio abita in voi” è il messaggio di Paolo alla comunità di Roma. E’ un annuncio che cambia la vita. Lo Spirito stesso non solo è donato ma abita dentro i cuori. C’è una presenza di Dio da accogliere e da riconoscere in tutti, oltre ogni pretesa di essere in qualche modo detentori esclusivi, perché lo Spirito soffia oltre ogni confine. Opera dello Spirito è dare respiro di vita. Nella risurrezione di Gesù e nella vita nuova di chiunque scopre questa sorgente di vita nell’interiorità.

Alessandro Cortesi op

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Ricostruzione

“Non è una parentesi”. E’ titolo che incuriosisce quello di questo libro da poco uscito (Non è una parentesi. Una rete di complici per assetati di novità, ed. Effata 2020), una raccolta di riflessioni attuate a partire da una richiesta del vescovo di Pinerolo Derio Olivero.  Di origini cuneesi, prete a Fossano e dal 2017 vescovo di Pinerolo è stato contagiato dal Covid nel mese di marzo. la malattia si è aggravata fino a rendersi necessario il ricovero nel reparto di terapia intensiva. E’ rimasto sospeso per giorni tra la vita e la morte. E’ uscito da quel tunnel accompagnato dalle cure di medici e infermieri ed è guarito. Per altri, per molti, per la medesima malattia in questo tempo c’è stata la morte. Si può comprendere che chi ha vissuto concretamente tale esperienza di prova, di stare tra vita e morte, maturi una sensibilità nuova.

Derio Olivero è convinto che non stata una parentesi. Il tempo dell’epidemia Covid è per lui un’esperienza che ha parlato e continua a parlare, con richieste pressanti per un cambiamento della nostra vita sociale.

“La pandemia ci ha messo di fronte a due dimensioni: l’imprevedibile e il tragico. Noi ci pensavamo al sicuro. Il virus ci ha messo di fronte ad una situazione inedita: l’imprevedibile ovvero non sapere come muoversi e reagire, e il tragico, ovvero la possibilità di morire. Il limite, la fragilità sono sempre presenti e la morte è nostra compagna. Questa non è stata dunque una parentesi ma un invito a modificare profondamente il nostro vivere”. (Intervista Il Covid non è una parentesi, ma un invito a modificare il nostro vivere, “Il Corriere della sera” – Torino 15 giugno 2020)

Nelle sue prime testimonianze dopo essere uscito dall’ospedale ha ricordato di aver vissuto una inattesa serenità nei momenti dell’isolamento e della crisi. Ricorda di aver chiaramente percepito come in lui rimanevano solo l’affidamento a Dio e le relazioni (intervista a “La Repubblica” 27 aprile 2020). La pandemia parla e urla proprio riguardo alle relazioni e chiede un nuovo modo di ricostruire rapporti tra le persone e i popoli:

“Il virus ci ha insegnato che il fratello e la sorella sono la nostra fortuna, non un peso ma un dono. Stare chiusi in casa o lottare contro una malattia, ci ha fatto comprendere che senza l’altro non c’è vita. L’altro ci manca come l’aria. Noi siamo relazione, dialogo, incontro. Non solo le relazioni familiari, ma con tutti gli uomini e le donne del mondo. Oggi abbiamo bisogno di un abbraccio fisico, di una relazione che ritrovi la corporeità, per questo sono necessari tempo, spazio e gesti. La dimensione virtuale e digitale ci ha permesso di rimanere uniti, ma dobbiamo fare un passo avanti”

La sua analisi scorge anche come questo tempo pone anche provocazioni al modo di vivere la fede, a come si attua l’esperienza di chiesa. Invita a superare forme di linguaggioe e di proposta dell’esperienza cristiana che si sono allontanate dal vangelo e non ascoltano le domande del vivere umano:

“Anche la nostra fede è andata in crisi, ci siamo resi conto che le parole del cristianesimo erano diventate logore. Di fronte all’imprevedibile e al tragico, come Chiesa, con l’eccezione di papa Francesco, siamo entrati in crisi. Si è pensato di più al rispetto delle norme, soffermandoci troppo poco sulle risposte da dare alle grandi domande antropologiche e spirituali che la pandemia ci ha posto”.

E’ chiaro per Derio che di fronte quanto questo tempo di prova ci ha portato non è possibile pensare di tornare alla situazione di prima, alla società e alla chiesa di prima. C’è una ricostruzione da attuare, che deve partire dalle fondamenta. Per questo invita a ricostruire, anzi «costruire sognando», una nuova società e una nuova chiesa, a partire non da modelli precostituiti o normativi, ma nella relazione con le vite delle persone, attuando così un ascolto nuovo del vangelo in questo tempo.

“Credo che la questione più importante sia la capacità di parlare alla concretezza della vita e non per dottrine e norme. Il cristianesimo deve entrare nelle esistenze degli uomini di oggi. Tutto questo si può fare tornando al vangelo, ma non semplicemente per rileggerlo ma cogliendone la sua portata vitale. La sfida è dunque interrogare le coscienze di ogni persona sulle grandi domande della vita”.

Alessandro Cortesi op

 

 

 

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