la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Tre movimenti e un nome

In quei giorni Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda. Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo. Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto» (Lc 1,39-45)

Tre movimenti e un nome possono esssere colti in questa breve scena della visita di Maria a Elisabetta.

Maria si alzò e andò in fretta… E’ un primo movimento: alzarsi è verbo di risurrezione. Dopo aver accolto l’annuncio dell’angelo, una parola proveniente da Dio nella sua vita, Maria si alza e va incontro all’altro. Si muove al di fuori, si dirige verso… in un movimento che la conduce a rendersi disponibile, ad aiutare. Esce per incontrare: dalla Parola accolta sorge in lei una spinta di apertura all’altro. Ed è già questo un movimento di risurrezione che si fa servizio.

Fu colmata di Spirito santo... è questo il secondo movimento: è indicazione di quanto si muove nel mistero della visita. Nell’andare incontro e nel salutare – che è abbraccio di accoglienza senza difese – scende lo Spirito. Lo Spirito santo è il nascosto protagonista della vita di Gesù sin dai primi momenti ed è soffio e respiro del silenzio di Dio che pervade l’esistenza di ognuno. Lo Spirito è lasciato soffiare quando si attua il dialogo nell’incontro che apre a vita nuova.

Il bambino ha sussultato di gioia nel grembo… è un terzo movimento: Maria si reca a far visita ad Elisabetta, e questa visita come ogni visita racchiude un mistero di vita che nasce e cresce. Visitare è aprirsi al mistero racchiuso nella vita dell’altro e il sussulto del bambino rinvia ad un movimento di danza: la danza di Davide nudo davanti all’arca di Dio. C’è un mistero di vita e presenza di Dio stesso racchiuso nei volti umani e nella visita questa scoperta si apre alla gioia perché Egli viene non in modo sorprendente ma nell’ordinario di un ospitare che è anche essere sempre accolti.

Nel saluto di Elisabetta infine compare un nome che indica Maria: è infatti indicata come ‘colei che ha creduto’. Non un titolo altisonante e sovrumano, ma il nome di chi si è posta in cammino nel seguire Gesù. E’ il nome suo e può essere il nome nostro: colui/colei che vive un affidamento di fondo, radicale alla parola di Dio per andare, per incontrare, per inseguire lo Spirito che sempre precede, che fa attraversare i confini e pone in un cammino mai concluso.

Chiediamo che questo Natale sia per noi occasione per alzarsi e vivere l’esperienza di rinascere e risorgere nell’accogliere la Parola di Dio che ci raggiunge in tanti e diversi modi nella vita. Chiediamo che sia occasione per renderci disponibili allo Spirito, ospite silenzioso nei cuori. Chiediamo che sia occasione per assaporare la gioia di un venire di Dio che rende responsabili di visitare questo nostro tempo, chi soffre e chi è oppresso, ogni persona in ricerca.

Alessandro Cortesi op – san Domenico di Fiesole – novena del Natale 21.12.20

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