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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

I domenica tempo ordinario – Battesimo di Gesù – anno B – 2021

Antifonario C di Scriptorium padovano XIV -XV sec.

Is 55,1-11; 1Gv 5,1-9; Mc 1,7-11

Il vangelo di Marco inizia con la presentazione del Battista e subito dopo narra il battesimo di Gesù. La voce dal cielo ‘Tu sei il mio Figlio prediletto, in te mi sono compiaciuto’ è spiegazione dell’evento e proclamazione di fede dell’identità di Gesù stesso. Il gesto di immergersi nelle acque, proposto da Giovanni, era un segno che indicava penitenza e attesa di un imminente venuta di Dio come giudizio. Esprimeva impegno a cambiare vita confessando il proprio peccato. Indicava un rinnovamento radicale in attesa del giorno del Signore.

Giovanni Battista stesso è presentato con le caratteristiche di un predicatore profetico che chiama tutti a conversione. Il luogo dove Giovanni battezzava, il deserto, faceva tornare all’esperienza dell’esodo, fondante per la fede d’Israele. Si trattava ora di camminare in un nuovo esodo riscoprendo l’affidamento al Dio vicino. La predicazione di Giovanni si accentrava sull’indicazione di qualcuno ‘più forte di me… Io vi ho battezzati con acqua ma egli vi battezzerà con lo Spirito Santo’.’Il ‘forte’, nella tradizione profetica, è il liberatore dalla schiavitù ed è messia (Is 49,24-25). Gesù, nella prima catechesi cristiana, viene presentato come ‘il più forte’ che scaccia il male, personificato in Satana il divisore, e opera gesti di liberazione.

Marco presenta Gesù come uno dei tanti in cammino verso il deserto per ricevere ‘un battesimo di conversione per il perdono dei peccati’. Gesù si presenta così solidale con tutti coloro che sentono il peso del peccato e si aprono ad una salvezza donata. Marco descrive l’immergersi di Gesù e ne offre elementi per interpretare questo suo gesto: ‘Uscendo dall’acqua vide aprirsi i cieli e lo Spirito discendere su di lui come una colomba’. I cieli si aprono e discende lo Spirito. E si ode la voce del Padre ‘Tu sei il Figlio mio prediletto, in te mi sono compiaciuto’. Sono questi elementi delle manifestazioni di Dio.

I cieli si aprono secondo l’invocazione del profeta : “Se tu squarciassi i cieli e scendessi ‘ (Is 63,16-19). Un primo squarciarsi che rinvia allo squarciarsi del velo del tempio al momento della morte di Gesù (Mc 15.39). La colomba richiama alla creazione, quando lo Spirito ‘covava’ come colomba sulle acque (Gen 1,2). Come Isaia aveva visto posarsi sul messia lo spirito del Signore (Is 11,2) così ora la colomba si posa su colui che viene indicato da Marco come il primo uomo di una nuova creazione: ‘lo spirito del Signore è su di me’ (Is 61,1-2). La voce dal cielo richiama il salmo 2,7, un salmo ora riferito al messia. Gesù è proclamato come il Figlio in un rapporto unico con il Padre: è il prediletto, l’unico, come Isacco, il figlio ‘unico’, che passa attraverso la sofferenza e la prova.

Gesù nel battesimo si presenta con il profilo del figlio/servo di Dio: il suo volto reca i tratti del servo sofferente presentato da Isaia: ‘Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto in cui mi compiaccio. Ho posto il mio spirito su di lui’ (Is 42,1). La voce del Padre riassume così un’espressione della fede della comunità di Marco. Gesù solidale con il cammino dei poveri e dei peccatori è il servo sofferente: uscendo dalle acque, come Mosè e come Giosuè, apre la via della salvezza. Sarà una via non di possesso e di dominio, ma di dono. Il suo cammino si compirà in un battesimo/immersione nella morte donando la sua vita fino alla fine per la salvezza (Mc 10,38).

Alessandro Cortesi op

Campo informale di migranti a Velika Kladusa, cantone di Una Sana, Bosnia Herzegovina (foto di Alessio Romenzi)

Perché spendete denaro per ciò che non è pane?

La domanda al cuore della pagina profetica è forte provocazione a interrogarsi dove si spende il denaro e perché lo si spende per ciò che non è pane cioè possibilità di vita per le persone… Il tempo della pandemia ci ha posto davanti alcune grandi provocazioni per un cambiamento di mentalità e di stili di vita. Su due situazioni tra altre si può porre attenzione. La prima riguarda la assurdità delle spese per la produzione e acquisto di armi e lo scandalo del commercio delle armi in un mondo segnato dalla mancanza delle cure minime e della assistenza sanitaria.

Una recente inchiesta della Fondazione The Bridge ha analizzato la situazione italiana riguardo alle politiche sanitarie. Tra il 2007 e il 2017 viene rilevata una diminuzione del 22% delle strutture di ricovero pubbliche e dell’11% delle private, con una parallela diminuzione dei posti letto in ospedale (-35.797). Da parte dello Stato nel periodo esaminato vi è stato un progressivo venir meno di investimenti nel Servizio Sanitario nazionale. Se nel 1969 vi erano 12 posti letto per 1000 abitanti, attualmente vi sono 3,5 posti letto per 1000 abitanti. Sono anche in calo continuo dal 2010 i finanziamenti ordinari da parte dello Stato al Servizio Sanitario Nazionale in rapporto al Pil dal 2010 è in continuo calo. Tale diminuzione di investimenti ha ampliato la distanza e disparità tra le regioni.

A fianco di questa situazione è da porre attenzione alla situazione del commercio delle armi in cui l’Italia è coinvolta ad esempio nel commercio di armi con Paesi in guerra e con Paesi che violano diritti umani fondamentali. (Rita Rapisardi, Armi sì, respiratori no: nel 2020 oltre 26 miliardi in spese militari per l’Italia, “L’Espresso” 20.05.20). La vendita di armi all’Egitto, ad esempio, un paese da cui si attende ancora risposte riguardo all’uccisione dopo tortura di Giulio Regeni e in cui molti giovani innocenti come Patrick Zaki sono detenuti per tempi illimitati senza alcuna motivazione. L’Italia commercia armi, tra gli altri Paesi, con l’Arabia saudita che bombarda lo Yemen con le bombe prodotte dalla tedesca Rwm in Sardegna. Il nostro Paese sta conducendo il progetto di acquisto degli aerei bombardieri F35 che dovrebbero portare bombe nucleari con un contratto che per 6 aerei ammonta a 368 milioni di dollari. (fonte Aresdifesa). La previsione è quella di una nuova flotta di aerei per la spesa complessiva di 14 miliardi di euro. Sono cifre sconvolgenti se si pensa alle urgenze sociali e assistenziali del nostro Paese evidenziate in particolare nel tempo della pandemia.

La domanda ‘perché spendete denaro per ciò che non è pane?’ interroga anche le modalità in cui si affronta la questione delle migrazioni causate da situazioni di ingiustizia. Non fanno più notizia le morti continue nel mare Mediterraneo che è divenuto il grande cimitero di vittime innumerevoli di naufragi ed è muto testimone delle politiche di respingimento e di tortura attuate dalle milizie libiche che formano la cosidetta Guardia costiera libica sostenuta e finanziata dal governo italiano (Nello Scavo, Amnesty International. Ecco le nuove prove: sui migranti in Libia “abusi di Stato”, Avvenire 20.09.20). Ma non è l’unica frontiera in cui i diritti umani sono calpestati mentre il Patto per le migrazioni in Europa è stato proposto soprattutto nella linea di difendere le frontiere e non secondo una lungimirante prospettiva di solidarietà, di protezione per chi cerca asilo, e di apertura di canali legali di immigrazione per garantire percorsi di integrazione e di inserimento nella vita sociale dei paesi di accoglienza.

Già da tempo inchieste giornalistiche e le voci di organizzazioni umanitarie hanno denunciato la scandalosa situazione dei respingimenti a catena che si sta attuando lungo il confine nordest italiano a cui giunge la cosiddetta rotta balcanica dei migranti. Il 23 dicembre è andato a fuoco un campo profughi a Lipa in Bosnia lasciando più di mille persone senza alcun riparo nell’inverno dei Balcani. La Caritas ha dichiarato una catastrofe umanitaria. Per i migranti la prospettiva è quella di tentare quello che chiamano il ‘Game’ – ossia il tentativo di attraversare Croazia e Slovenia per giungere in Italia – che viene ripetuto e ripetuto nonostante le indicibili difficoltà a passare. Ad attenderli infatti ai confini con la Croazia ci sono milizie in uniforme nera e con il volto coperto che agiscono per mandato e con assenso della polizia croata. Queste usano una violenza inaudita su persone inermi e in cerca di protezione e li respingono lasciandoli feriti e con fratture, privi di viveri, soldi, indumenti e telefonini nei boschi o in riva ai fiumi. Chi riesce, nonostante tutto, a raggiungere il confine italiano, viene trattenuto ai valichi dalle forze di polizia che non consente loro di presentare richiesta di asilo. Funzionari di polizia fanno firmare moduli per ricondurli in Slovenia e da qui in Croazia nuovamente al punto da cui sono partiti in Bosnia, fuori dei confini dell’Europa (F.Tonacci, I sogni spezzati di Osman. ‘Tradito a Trieste mi hanno respinto in Bosnia’, “La Repubblica” 5 gennaio 2021). Si tratta di respingimenti dai tratti totalmente illegali attuati dalla polizia italiana che gode del pieno appoggio politico da parte del governo.

Come in Libia si sta attuando la medesima politica di esternalizzazione delle frontiere: il controllo dei confini è consentito in qualunque forma anche in violazione dei diritti umani, pur di fermare i migranti e impedire loro l’ingresso in Europa. La rete “RiVolti ai Balcani” – composta da molte realtà e singoli in difesa dei diritti delle persone – ha rivolto un appello all’Unione europea e alle autorità internazionali  (https://www.asgi.it/asilo-e-protezione-internazionale/bosnia-si-fermi-disumanita/) per individuare soluzioni a lungo termine che dotino la Bosnia Erzegovina di un effettivo sistema di accoglienza e protezione dei rifugiati e per attivare un programma di evacuazione umanitaria e di ricollocamento dei migranti in tutti i paesi dell’Unione Europea.

“Sarebbe una situazione ampiamente gestibile se l’Europa avesse visione e capacità di investire a lungo termine trovando soluzioni strutturali” dice Francesca Mannocchi, giornalista “Parliamo di circa 6500 persone ospitate in strutture ufficiali in Bosnia Erzegovina, a fronte di altre 3000 che vivono al di fuori dei centri di accoglienza in campi improvvisati. Quindi, circa 10mila persone: una situazione ampiamente gestibile dall’Europa e anche dalla Bosnia stessa” (…) “La Bosnia, come la Turchia o la Libia o per certi aspetti gli hotspot sulle isole greche sono la cartina al tornasole di una grande ipocrisia da parte dell’Europa. Se le risposte non vengono date per anni si genera una crisi….”. (Antonella Palermo, Il ‘limbo’ balcanico e le cicatrici antiche di chi è in fuga, Vatican News 30.12.20)

Veramente la domanda del profeta “perché spendete denari per ciò che non è pane?” chiede oggi risposta e attenzione. Rimane domanda sospesa che invita a contrastare l’orrore compiuto vicino alle porte di casa nostra, a vincere l’indifferenza complice e spinge a lasciarsi immergere nella solidarietà con l’umanità sofferente di questo nostro tempo.

Alessandro Cortesi op

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