la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica tempo ordinario – anno B – 2021

Caravaggio, Vocazione di Pietro e Andrea (1603-1606) – Hampton Court Londra

Gn 3,1-5,10; 1Cor 7,29-31; Mc 1,14-20

Il tempo ordinario dell’anno liturgico guida a ripercorrere i passi di coloro che hanno accolto una chiamata che ha cambiato la loro vita ponendoli in un cammino nuovo di ascolto, di cambiamento, di scoperta: è la storia di Giona che ascolta la parola ‘Alzati, va’ a Ninive la grande città’ E’ la storia di Simone e Andrea , di Giacomo e Giovanni, chiamati lungo il mare da Gesù che andarono dietro a lui.

‘Il tempo è compiuto, il regno di Dio è vicino, convertitevi e credete al vangelo’. Due imperativi e due indicativi in riferimento al tempo e al ‘regno di Dio’. Gesù indica un tempo unico, un’occasione che richiama ad una urgenza di cambiamento e di risposta. E’ invito a cambiare in radice il modo di pensare l’intera esistenza.

Nel suo vangelo Marco indica che Gesù inizia la sua predicazione in un preciso momento: ‘dopo che Giovanni fu arrestato’. Sulla sua vicenda quindi si staglia la figura di Giovanni. E è già indicazione della via di rifiuto e ostilità fino alla morte che anche Gesù dovrà affrontare. A differenza di Giovanni, profeta del deserto e della minaccia di un giudizio imminente, Gesù intraprende il suo annuncio dalla Galilea, regione dei pagani (Is 8,23). Ciò che Giovanni annunciava come esigenza e radicalità è da Gesù presentato come dono gratuito di salvezza per tutti che genera una vita rapporti nuovi con Dio e con gli altri.

Il suo annuncio richiama al tempo: ‘Il tempo è compiuto’. L’uso del verbo al passivo indica che si tratta di una pienezza di cui Dio stesso è protagonista: è Dio stesso che sta compiendo un disegno di salvezza nel tempo. Gesù richiama così a tutto il tempo precedente, a quanto Dio stesso ha operato in tutta la storia di Israele e dell’umanità ed insieme annuncia qualcosa di nuovo: il tempo ora, con la sua presenza, acquista uno spessore particolare. E’ tempo in cui Dio visita ed offre salvezza. La presenza di Gesù offre senso a tutto ciò che sta prima di lui e a tutto ciò che verrà dopo.

Il regno di Dio era attesa presente in Israele: indicava la speranza di un re giusto, discendente di Davide, portavoce di Dio su Israele (Is 6,1-3; 43,15). Era anche attesa di un grande profeta come Mosè (Dt 18,15). Dopo l’esilio  si era fatta strada l’attesa di un intervento glorioso di Dio stesso per tutti i popoli (Mi 2,13; 4,7; Sof 3,15; Ger 3,17; 8,19; Zac 14,9). L’annuncio di Gesù accoglie queste attese e dice che il regno si è reso vicino, ha fatto irruzione nella storia. Nelle sue parole e nelle sue opere presenta la pretesa di esprimere lo stile di Dio che sta dalla parte dei poveri e chiama a rapporti nuovi di fraternità. In Gesù già il regno è presente è vicino, e tuttavia è come un piccolo seme.

Da questo annuncio sgorga il duplice imperativo ‘convertitevi e credete al vangelo’: il regno è dono ed è chiamata aperta che chiede coinvolgimento responsabile. Convertirsi è mutamento interiore e radicale della vita, richiede scelta di orizzonti nuovi su cui impegnare energie e tempo. Accogliere il regno significa rivedere i criteri di valutazione della nostra esistenza e affidarsi alla bella notizia del vangelo.

Dopo questo annuncio Gesù chiama a seguirlo. Non chiama ad apprendere un quadro di insegnamenti, né a particolari gesti religiosi: ciò che richiede è stare don lui e dietro a lui: seguirlo sulla sua strada. Chiama Simone e Andrea mentre gettavano le reti in mare. La sua chiamata giunge nella quotidianità, mentre gettavano le reti nel loro quotidiano impegno di pescatori.  ‘Venite dietro a me’ è l’invito che implica rottura con il passato e trasformazione radicale della vita: ‘vi farò diventare pescatori di uomini’. Marco nel suo racconto annota una immediatezza della risposta: ‘Subito, lasciate le reti, lo seguirono’. Seguire Gesù, rendersi disponibile per il regno che è vicino ha carattere di urgenza, richiede disponibilità senza riserve e compromessi.

Saranno ancora ‘pescatori’, ma in modo nuovo, in rapporto ad altri. Così pure ‘vide Giacomo, figlio di Zebedeo e Giovanni suo fratello’. Lo sguardo di Gesù si fissa su ciascuno nella sua unicità. La sua chiamata comporta una rottura, un abbandono, ma anche una disponibilità ad andare dietro a lui venuto per dre la sua vita per tutti (Mc 10,45). L’intero vangelo di Marco presenterà Gesù che cammina lungo la via predicando il regno e aprendo faticosamente ai suoi  discepoli la strada su cui seguirlo fino alla croce.

Alessandro Cortesi op

Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani (18-25 gennaio 2021)

La settimana di preghiera tenutasi per la prima volta nel 1908 come Ottava per l’unità della Chiesa dagli anni ’30 su iniziativa dell’abbé Paul Couturier di Lione si è allargata a tutti i cristiani. Dal 1966 la commissione Fede e Costituzione del Consiglio ecumenico delle chiese e il Pontificio Consiglio per la promozione dell’unità dei cristiani organizzano la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. E’ un momento di preghiera per favorire l’incontro e i dialogo dei cristiani in tutto il mondo e per camminare insieme ad accogliere la preghiera di Gesù: “che tutti siano uno, perché il mondo creda” (Gv 17,21). Ogni anno un gruppo ecumenico diverso prepara il materiale.

Quest’anno la preparazione del materiale per la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani è stata affidata ad una comunità monastica, la comunità di Grandchamp nel cantone di Neuchâtel in Svizzera. E’ importante scorgere l’importanza di questa scelta: la comunità di Grandchamp vede le sue radici in una esperienza particolare sorta negli anni ’30 del secolo scorso da una associazione di donne sposate protestanti denominate “Dames de Morges” di cui animtarice era Geneviève Micheli (1883 – 1961). Nel 1936 una di esse Marguerite de Beaumont (1895 – 1986) iniziò una vita stabile e ad essa seguirono altre nel 1940 tra cui la stessa Geneviève. Nel 1952 le prime suore s’impegnarono in modo definitivo pronunciando i voti di povertà castità obbedienza ed assunsero la regola e l’ufficio liturgico di Taizé.

Il radicamento nell’ascolto della Parola, l’attenzione alla tradizione della chiesa, la ricerca di una vita comune sono i tratti caratterizzanti di questa comunità. Nei contatti con comunità anglicane cattoliche e ortodosse si attuò una riscoperta della vita monastica e l’impegno a portare la sofferenza per la divisione dei cristiani ponendo la preghiera di Gesù per l’unità a radice della propria esistenza. L’incontro di Paul Couturier e con Roger Schutz e l’esperienza di Taizé divennero determinanti per il cammino.

La comunità di Grandchamp costituisce così un’esperienza originale nel quadro del cristianesimo riformato che sulla base delle critiche di Lutero aveva rinunciato ai voti monastici. A partire dal priorato di suor Minke De Vries priora a Grandchamp dal 1970 al 1999 la professione delle suore è compiuta nelle mani della priora e con la presenza di pastori. La comunità ha una struttura indipendente e pur intrattendo ottime relazioni non dipende dalla Chiesa Riformata evangelica del Cantone di Neuchâtel.   

Attualmente la comunità di Grandchamp è una comunità monastica di suore di diverse chiese e provenienti da diversi paesi. Caratterizzante è la vocazione ecumenica che impegna in un cammino di riconciliazione tra cristiani e nella famiglia umana in rapporto a tutta la creazione. Sin dalle origini la comunità monastica vede il suo fondamento in tre elementi: la preghiera, la vita in comune e l’ospitalità. La maggior parte delle suore attualmente vive a Grandchamp, a Areuse nella Svizzera romanda e alcune di loro a  Sonnenhof en Bâle-Campagne. Altre sono una presenza di amicizia e preghiera  in Svizzera e Paesi Bassi.

Uno degli impegni della loro professione è così espresso: “Vuoi con le tue sorelle celebrare la novità di vita che Cristo dona con il suo Spirito e lasciarla vivere in te tra di noi, nella chiesa e nel mondo, in tutta la creazione, compiendo così il servizio nella nostra comunità?” (secondo impegno della professione). Sin dagli inizi la comunità di Grandchamp, per la spiritualità ecumenica che costituiva uno dei suoi tratti principali, nutrì un rapporto di vicinanza e amicizia con l’abbé Paul Couturier di Lione (1881-1953), uno dei pionieri dell’ecumenismo che promosse la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani negli anni ’30. 

I testi proposti per la settimana quest’anno riflettono un lavoro di preparazione che ha visto una condivisione dell’esperienza contemplativa propria della comunità. “I testi riflettono e testimoniano la nostra vita di comunità e di preghiera. Esprimono la nostra vocazione alla preghiera alla riconciliazione e all’unità nella chiesa e nella famiglia umana” ha detto suor Svenja, una delle quattro religiose di Grandchamp che insieme all’attuale priora suor Anne-Emmanuelle ha partecipato alla redazione.

Il testo scelto come guida per la preghiera “Amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi” (Gv 15,1-17) sugge-risce che per incarnare l’amore di Dio è necessario accostarsi reciprocamente gli uni agli altri. E’ un’idea presente nei padri del deserto come testimonia i riferimento a Doroteo di Gaza (500-565/580) che ha ispirato la celebrazione ecumenica.

In questo periodo, purtroppo, a causa della pandemia, proprio nei giorni della celebrazione della  settimana di preghiera la comunità delle suore di Grandchamp sta vivendo una quarantena perché alcune tra le suore sono state contagiate e per la prima volta nella sua storia non può celebrare la preghiera quotidiana in comune e partecipare alle iniziative di preghiera previste in questa settimana.

La proposta di preghiera vede la struttura di tre veglie che riflettono il metodo di preghiera della comunità di Grandchamp. Esse riprendono le celebrazioni delle “veglie” o “notturni” nella tradizione benedettina solitamente svolte nella notte, unendole in una sola celebrazione vespertina. Ogni veglia presenta alcune letture dalla Scrittura, un responsorio cantato, un momento di silenzio e alcune preghiere d’intercessione e aggiunge anche la proposta di un’azione concreta La prima veglia è centrata sull’unità della persona in se stessa e sul dimorare in Cristo a partire dalla parola “Io sono la vite. Voi siete i tralci Se uno rimane unito a me e io a lui, egli produce molto frutto; senza di me non potete far nulla” (Gv 15,5). La seconda veglia esprime il desiderio di riscoprire l’unità visibile tra i cristiani. La terza veglia si apre all’unità di tutte le genti, di tutto il creato, ispirandosi ad un testo di Doroteo di Gaza che parla della sfida di avvicinarsi agli altri.

“Immaginate un cerchio disegnato per terra, cioè una linea tracciata come un cerchio, con un compasso e un centro. Immaginate che il cerchio sia il mondo, il centro sia Dio e i raggi siano le diverse strade che le persone percorrono. Quando i santi, desiderando avvicinarsi a Dio, camminano verso il centro del cerchio, nella misura in cui penetrano al suo interno, si avvicinano l’un l’altro e più si avvicinano l’uno all’altro più si avvicinano a Dio. Comprendete che la stessa cosa accade al contrario, quando ci allontaniamo da Dio e ci dirigiamo verso l’esterno. Appare chiaro, quindi, che più ci allontaniamo da Dio, più ci allontaniamo gli uni dagli altri e che più ci allontaniamo gli uni dagli altri, più ci allontaniamo da Dio” (Doroteo di Gaza, Palestina VI secolo).

Il sussidio offre poi suggerimento di letture con breve commento per ognuno degli otto giorni e l’indicazione di alcuni canti ecumenici come parte integrante della preghiera.

Con queste parole le sorelle di Grandchamp pregano ogni giorno: “Prega e opera affinché Dio possa regnare. Durante tutta la giornata, lascia che la parola di Dio dia vita nel lavoro e nel riposo. Mantieni il silenzio interiore in tutte le cose per dimorare in Cristo. Sii colmo dello spirito delle beatitudini: gioia, semplicità, misericordia.”

Alessandro Cortesi op

Qui si può scaricare il sussidio

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