la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

IV domenica tempo ordinario – anno B – 2021

Deut 18,15-20; 1Cor 7,32-35; Mc 1,21-28

“Il Signore disse: Io susciterò loro un profeta e gli porrò in bocca le mie parole ed egli dirà loro quanto io gli comanderò” (Deut 18,16)

Il profeta nella Bibbia non è una sorta di ‘lettore del futuro’ che prevede e risponde alle curiosità su ciò che avverrà. E’ piuttosto l’uomo della Parola, la cui vita è stata segnata e trasformata dalla parola di Dio. Contesta i falsi volti di Dio e la religiosità che si allea con il potere e diviene funzione per sostenere e legittimare le subdole logiche del dominio. La parola del profeta richiama ad un culto che si attua nella vita, al volto di Dio protettore dello straniero, dell’orfano, della vedova (Is 1,16-17). Il profeta si contrappone spesso in polemica con il re e denuncia la tentazione continua di ridurre il rapporto con Dio ad una giustificazione dello sfrutatmento e dell’ingiustizia (cfr. Am 5,14-15).

La pagina del vangelo di Marco presenta Gesù stesso come ‘uomo della parola’. Il verbo ‘insegnare’ ritorna più volte in questo brano: “A Cafarnao, entrato proprio di sabato nella sinagoga, Gesù si mise ad insegnare. … insegnava loro come uno che ha autorità e non come gli scribi”. Il tempo è il giorno di sabato, memoria del riposo di Dio nella creazione e dell’alleanza nel dono della legge. Gesù insegna nella sinagoga, luogo della comunità e luogo della Parola. Molto probabilmente un insegnamento pacato, non gridato, né imposto con prepotenza, una parola che incontrava la vita di chi ascoltava e che faceva leggere le Scritture come parola viva, significativa. Un insegnamento che attira ed affascina perché espressione di un ascolto profondo e di  autenticità, di chi dice una parola ‘vera’, dall’interiorità della sua esistenza. E si manifesta come testimonianza.

Marco sottolinea la contrapposizione tra questo insegnamento di Gesù – visto come esempio di ogni maestro autentico, che non s’impone, ma attrae e coinvolge – e il grido dell’uomo posseduto da uno spirito immondo – proprio lì, posto al centro del luogo religioso, della sinagoga. Nel mezzo del luogo religioso si rende presente la forza del male che indica anche gli esiti negativi di una religione che non guarda all’uomo e non è liberante. Gesù impone di tacere ad una voce che grida la sua identità in modo prepotente. Invita al silenzio: si manifesta come colui che libera l’uomo da ciò che lo porta a gridare e non gli permette di maturare una capacità di ascolto. Il suo insegnamento si fa gesto di liberazione. L’ascolto è l’attitudine fondamentale del credente. La sua è una parola che apre la possibilità di vivere.

Nel grido di quell’uomo compare il riferimento all’identità di Gesù come ‘il santo di Dio’. Eppure Gesù sgrida quell’uomo che gridava a lui e ‘lo minacciò’. Gesù si contrappone ad una fede ‘gridata’, strumento di un potere che divide (satana) e tiene schiavi.

Con la sua parola Gesù restituisce quell’uomo a se stesso. Marco delinea in Gesù il modello di un educatore che lascia spazio alla crescita di ognuno liberandolo da oppressione. Dice infatti che Gesù insegnava ‘con autorità’. Marco accenna anche alla meraviglia perché il suo insegnamento era ‘nuovo’ e si poneva come parola significativa, capace di comunicare. La parola di Gesù ha i toni della parola del profeta: non si tratta di una ‘dottrina’ ma un ‘insegnamento che tocca la vita, capace di aprire un rapporto di libertà.

E’ invito a seguire e condividere. Il dono di essere profeti nel popolo di Dio è dono di ascolto di questa parola che può coinvolgere e trasformare l’esistenza.

Alessandro Cortesi op

Insegnava con autorità…

David Almond ne La storia di Mina (ed. Salani) presenta il profilo di una adolescente: “Mina è stramba”, “Mina è pazza” le dicono i suoi compagni di classe. Anche la sua maestra la considera pazza e per questo Mina non si trova bene a scuola e ne viene allontanata.  Inizia così a rimanere a casa e studia con l’aiuto della sua mamma. I suoi amici sono un gatto e un uccellino. E si affida ad un diario personale per raccontare giorno dopo giorno la sua storia. Siede per ore e ore sopra ad un albero e guarda attorno a  sé il mondo, osserva le strade del suo quartiere e i nuovi vicini: “A volte guardo il mondo e mi stupisco per il fatto stesso che ci sia qualcosa”. Mina guarda gli uccelli e pensa al tempo, alla vita, al dolore che porta nel cuore per  la perdita del babbo, riflette su Dio e pensa agli strudelini ai fichi, la merenda particolare che la mamma le prepara e di cui va ghiotta!  Un filo costante del suo riflettere riporta Mina continuamente al pensiero di tornare a scuola e al ricordo del suo papà che vorrebbe in qualche modo raggiungere. “Sotto il cono di luce brilliamo come stelle, come mosche, come granelli di polvere”. Matura consapevolezza della piccolezza della sua vita eppure anche del fatto che nell’oscurità, se toccati dalla luce, si può scorgere la “la bellissima bellezza del mondo”.  Solo al termine del libro Mina prende il coraggio per andare a presentarsi al suo vicino dicendogli ‘Mi chiamo Mina’. dopo il tempo di un lungo isolamento Mina si apre ad un incontro liberandosi – con il coraggio maturato nell’osservare il volo degli uccelli – da pesi inesprimibili interiori, impedimenti difficili a superare come una montagna.

La storia di Mina può essere un interessante lettura per scorgere le fatiche e le opportunità che questo tempo presenta per tanti bambini, bambine e adolescenti. L’esperienza dell’insegnamento a distanza nella scuola con i suoi limiti, ma anche con i suoi pregi per continuare un rapporto nel tempo della pandemia, costituisce un ambito di grande dibattito nella scuola.

E’ un tempo in cui sono aumentate le disuguaglianze e  si sono resi più evidenti le difficoltà soprattutto per gli adolescenti che non hanno sostegni familiari e strumenti. D’altra parte la situazione nuova generata dalla pandemia ha portato ad emergere domande sopite come quella riguardante la possibilità di una scuola che possa effettivamente raggiungere tutti e che costituisca luogo in rapporto con la vita e con l’esperienza e i passaggi di crescita dei ragazzi.

E’ un tempo che ha posto in risalto l’importanza della relazione ed ha evidenziato il grande sforzo di tanti insegnanti per non fare venir meno la relazione pur con i mezzi disponibili e con le limitazioni. Mantenere una relazione educativa a distanza è sfida che ha generato impegno e dedizione. Certamente tale orizzonte non può essere pensato come obiettivo di una scuola futura senza l’incontro in presenza, senza la relazione fatta di sguardi, di corporeità e dinamiche interpersonali, e vissuta nei suoi momenti diversi.

Ma questo tempo ha portato a considerare nuovi strumenti per mantenere connessioni anche quando vi sono ostacoli, per far  sì che la scuola sia vicina nella sua indispensabile funzione educativa e relazionale per tutti e oltre le difficoltà e le esclusioni. La fatica e la generosità di molti sta mostrando quanto sia importante resistere perché non vengano meno le relazioni e l’accompagnamento personale che sono ingredienti essenziali di una crescita anche nei momenti di difficoltà.

Alessandro Cortesi op

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