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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

I domenica di Quaresima – anno B – 2021

Gn 9,8-15; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

“Pongo il mio arco sulle nubi, perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”. L’arcobaleno è segno dell’alleanza, dono di salvezza proveniente da Dio. L’arcobaleno che unisce insieme cielo e terra esprime due grandi messaggi. Il primo riguarda l’inizio di una storia di armonia e di pace. L‘arco da guerra appeso per sempre e che non verrà più usato significa che il disegno di Dio sulla creazione e sulla storia umana in quanto vicenda di tutti i popoli è un disegno di pace in cui la violenza sia eliminata per sempre. Il secondo grande messaggio è che questo progetto riguarda non solo l’umanità ma tutta la creazione nella sua interezza. Il diluvio aveva rappresentato il prevalere di forze disordinate, della violenza e del male. Ora l’arco da guerra, simbolo di ogni arma, viene appeso per sempre. Sorge un progetto di pace che chiede di porre attenzione al rapporto che lega tutti gli esseri, inconsiderazione di tutti gli animali, le piante, le creature inanimate, gli elementi della creazione. E’ una alleanza  che coinvolge tutta l’umanità prima ancora della alleanza con Abramo e con il popolo d’Israele: guarda infatti a tutti i popoli e all’umanità nella diversità dei popoli. Ed indica un rapporto da coltivare e custodire, il rapporto con la terra e con tutti gli esseri creati: l’arcobaleno è segno che annuncia un orizzonte di vita: Dio si lega all’umanità indicando vie di pace e si lega all’intera creazione in quanto luogo di una riconciliazione che coinvolge insieme umanità ed ogni realtà creata, dagli animali a tutte le cose più piccole.

Nella lettera di Pietro il diluvio è richiamato in riferimento al battesimo: l’intera quaresima è cammino battesimale per riscoprire come nelle acque del battesimo, vi è un dono da accogliere di rinascita per aprire la vita ad una novità: la chiamata al cuore del cammino cristiano è diventare nuove creature in Cristo, nostra Pasqua.

La pagina del vangelo di Marco indica il senso del cammino di quaresima racchiuso nella narrazione delle tentazioni di Gesù nel deserto e nel suo primo annuncio del regno che si è fatto vicino e della chiamata ad una conversione come cambiamento della vita. Il testo dice solamente che Gesù viene ‘spinto fuori’ dallo Spirito, nel deserto: in risalto appare l’azione dello Spirito nella vita di Gesù quasi come forza che costringe. Lo Spirito sceso su Gesù nel battesimo ora lo conduce nel deserto e Gesù lì ripercorre il tempo simbolico dei quaranta giorni di Mosè (Es 24,18). E’ il medesimo cammino di Elia (Re 19,8) e in Gesù è riflesso l’intero cammino del popolo d’Israele (Dt 8,2). Condivide la prova e la fatica dei tanti cammini nel deserto, momenti di prova e di durezza. Proprio nel deserto, nonostante la prova, Israele aveva incontrato Dio come liberatore e vicino (Os 2,16) e Gesù nel deserto manifesta la sua fedeltà al Padre che guida la sua esistenza.

Al centro di questa scena vi è infatti il confronto con Satana, il divisore, personificazione di ogni dominio di male, il grande avversario con cui Gesù si confronta non solo in un momento, ma  in tutta la sua vita: Gesù è il più forte, venuto per legare il suo nemico e per saccheggiarne la dimora. In tutta la sua vita conduce una lotta contro il male nelle diverse forme in cui si presenta. La tentazione, che inizia nel deserto e lo accompagna fino alla croce, riguarda la questione del suo orientamento di fondo, il modo di concepire la sua identità. La tentazione di Gesù è la possibilità di non affidarsi al Padre Abbà, di non percorrere la via del dono di sé e di annuncio del regno fino alla fine. Ma nella prova Marco nel suo vangelo presenta Gesù nel suo pregare: “Abbà Padre! Tutto è possibile a te, allontana da me questo calice! Però non ciò che io voglio, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36) … La tentazione di Gesù è quella dei discepoli quando rifiutano di seguire il messia che vive la via del dono di sè fino alla fine.

La scena presentata da Marco di Gesù nel deserto pone in risalto la presenza delle bestie selvatiche e degli angeli. Una nuova armonia è inaugurata. Gesù inizia una creazione nuova segnata dalla pace, dall’accogliere un dono di riconciliazione che viene da Dio; anche le fiere sono presentate come animali tranquilli: una pace inedita inizia con tutte le creature. Nel deserto Gesù è presentato come uomo nuovo, il Messia che vince Satana perché sceglie la via del figlio dell’uomo venuto per servire e dare la sua vita. In questo sta la novità dell’annuncio del regno che diviene chiamata ad un cambiamento, per un mondo nuovo che inizia sin da ora, di rapporti fraterni, di accoglienza della vicinanza di Dio misericordia, di accoglienza conviviale.

Alessandro Cortesi op

Conversione

Lo spiritualismo diffuso che comporta il ritorno nostalgico a forme di vita religiosa centrate sulla pratica individualistica e su ricerche di sacralità espone al rischio di confondere le esigenze di un cammino di fede con le tranquillizzanti pratiche di una religione che appaga e fa sentire sicuri e immuni rispetto agli altri. Si può così vivere la quaresima secondo modalità che conducono a ripiegarsi in forme individualistiche preoccupate di fuggire il peccato in modo difensivo, nell’indifferenza a concepire la propria vita legata ad altri, nella preoccupazione unicamente della ‘salvezza della propria anima’. Sono questi modi pur ancora diffusi che rivelano incapacità di scorgere come le esigenze stesse del tempo quaresimale, la preghiera, l’elemosina, il digiuno, non sono pratiche di devozione che rinchiudono la vita in una sorta di narcisismo e compiacimento delle proprie virtù ma sono forti provocazioni a quel digiuno e a quel culto autentico che i profeti richiamavano con forza: “Non è piuttosto questo il digiuno che voglio: sciogliere le catene inique, togliere i legami del giogo, rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo? Non consiste forse nel dividere il pane con l’affamato, nell’introdurre in casa i miseri, senza tetto, nel vestire uno che vedi nudo, senza trascurare i tuoi parenti? Allora la tua luce sorgerà come l’aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (Is 58,7-8).

Proprio l’immagine dell’arcobaleno che rinvia ad una alleanza con tutti i popoli e con la terra stessa ci può aiutare a scorgere esigenze di conversione non in termini di un individualismo ripiegato su di sè, egoista e indifferente, ma negli orizzonti di una risposta alle chiamate di Dio che si rendono vicine nei segni dei tempi. La crisi ecologica, l’emergenza ambientale, la situazione di degrado e  di devastazione delle risorse operata dall’umanità è un luogo di possibile risveglio di responsabilità per accogliere oggi un appello ad una conversione ecologica. E’ questa una autentica conversione a cui guardare e in cui porre in atto scelte concrete che non distolgono dal rapporto con gli altri, uomini e donne di una medesima famiglia umana. Tale conversione richiama a far proprio il cammino di Gesù in attenzione alle sofferenze della creazione e dei poveri. Sta qui un luogo di verifica del medesimo rapporto con il Dio di Gesù Cristo.

A tal riguardo  interessanti sono le sollecitazioni di Gaël Giraud, già professionista nel mondo della finanza e della banche, oggi gesuita e voce particolarmente attenta ad indicare percorsi di transizione ecologica: è questo infatti il titolo di una sua opera “Transizione ecologica” (ed. EMI 2015): “La transizione ecologica sta ai prossimi decenni come l’invenzione della stampa sta al XV secolo o la rivoluzione industriale al secolo XIX. O si riesce a innescare questa transizione e se ne parlerà nei libri di storia; o non si riesce, e forse se ne parlerà fra due generazioni, ma in termini ben diversi!”.

Egli ricorda alcuni tratti innanzitutto dell’emergenza ecologica che oggi stiamo vivendo: “a livello globale gli sconvolgimenti ecologici già iniziati sono molto importanti: l’estinzione della biodiversità (l’80% degli insetti sono scomparsi nelle aree naturali protette d’Europa), l’erosione del suolo e la diminuzione delle rese agricole (l’Italia ne è particolarmente colpita), la crescente scarsità di accesso all’acqua dolce (alcune regioni d’Italia potrebbero perdere fino all’80% di accesso all’acqua dolce entro il 2040, secondo i dati del World Resources Institute) a causa dello sconvolgimento del ciclo dell’acqua indotto dal cambiamento climatico. E il riscaldamento stesso causerà grandi trasformazioni: alcune zone d’Italia, calde e umide, diventeranno invivibili in estate già nella seconda metà di questo secolo. Tuttavia, non si tratterà di proteggerci con l’aria condizionata, perché l’aria condizionata è un grande emettitore di CO2.” (Gaël Giraud, autore del manifesto sulla Transizione ecologica: «L’Italia rinunci alla dipendenza dal petrolio»)

La sua analisi non si ferma alla denuncia delle condizioni di degrado ed alla elencazione di danni in atto ma indica anche orizzonti concreti di impegno: “Ci sono quattro aree principali di lavoro su cui dobbiamo concentrarci. Anzitutto, la trasformazione del mix energetico italiano verso le energie rinnovabili: eolico, fotovoltaico (ora sappiamo come fare il fotovoltaico organico che dipende molto poco dai minerali), geotermia e marea. In seconda battuta, va perseguita l’efficienza energetica negli edifici: sappiamo come realizzare edifici ad energia positiva, che producono più energia di quella che consumano. Dobbiamo quindi rinnovare tutti i nostri edifici a livello termico, iniziando da quelli pubblici. In terzo luogo, dobbiamo ottenere un’autentica efficienza energetica nei trasporti. Questo significa, a breve termine, mettere fine all’utilizzo dell’automobile termica, quella che funziona con energia derivata da carbone fossile. Con cosa dovremmo sostituirla? Con l’auto elettrica ma, soprattutto, con il treno. (…) Infine, i due settori economici – agricoltura e industria – vanno rinnovati, perseguendo l’agroecologia e l’industria verde. Abbiamo bisogno di un’industria che conserva acqua, energia e minerali, costruita sul riciclaggio massiccio di tutto il materiale non rinnovabile (riescono a farlo in Cina, perché non possiamo farlo noi?), sulla vendita di funzionalità (e non più oggetti), con manufatti molto semplici, facili da riparare e riciclare. Attenzione, esiste una grande e buona notizia: tutto questo straordinariamente crea posti di lavoro”. (Gaël Giraud, autore del manifesto sulla Transizione ecologica: «L’Italia rinunci alla dipendenza dal petrolio»)

Potrebbe sembrare che questo tipo di indicazioni poco abbia a che fare con modi consueti di intendere la spiritualità confusa con pratiche devozionali che spesso celano la coltivazione di un egoismo e indifferenza alla sofferenza dell’altro. Una spiritualità ad occhi aperti che non rimanga indifferente al grido di sofferenza della terra e dei poveri è proprio la grande provocazione di un tempo che richiama ad una solidarietà nuova con i poveri e con il creato. Essa comprende sguardo agli altri, ai popoli, alla famiglia umana interrelata e legata in un’unica vicenda in cui superare i fattori di iniquità e ingiustizia e sguardo a quell’altro particolare costituito dalla realtà creata che è anch’essa vittima degli egoismi e della insaziabile avarizia umana. Come ricorda papa Francesco nella lettera enciclica Laudato sì (2015, nn. 218-220):

“Ricordiamo il modello di san Francesco d’Assisi, per proporre una sana relazione col creato come una dimensione della conversione integrale della persona. Questo esige anche di riconoscere i propri errori, peccati, vizi o negligenze, e pentirsi di cuore, cambiare dal di dentro. I Vescovi dell’Australia hanno saputo esprimere la conversione in termini di riconciliazione con il creato: «Per realizzare questa riconciliazione dobbiamo esaminare le nostre vite e riconoscere in che modo offendiamo la creazione di Dio con le nostre azioni e con la nostra incapacità di agire. Dobbiamo fare l’esperienza di una conversione, di una trasformazione del cuore». 219. Tuttavia, non basta che ognuno sia migliore per risolvere una situazione tanto complessa come quella che affronta il mondo attuale. I singoli individui possono perdere la capacità e la libertà di vincere la logica della ragione strumentale e finiscono per soccombere a un consumismo senza etica e senza senso sociale e ambientale. Ai problemi sociali si risponde con reti comunitarie, non con la mera somma di beni individuali: «Le esigenze di quest’opera saranno così immense che le possibilità delle iniziative individuali e la cooperazione dei singoli, individualisticamente formati, non saranno in grado di rispondervi. Sarà necessaria una unione di forze e una unità di contribuzioni”. La conversione ecologica che si richiede per creare un dinamismo di cambiamento duraturo è anche una conversione comunitaria. 220. Tale conversione comporta vari atteggiamenti che si coniugano per attivare una cura generosa e piena di tenerezza. In primo luogo implica gratitudine e gratuità, vale a dire un riconoscimento del mondo come dono ricevuto dall’amore del Padre, che provoca come conseguenza disposizioni gratuite di rinuncia e gesti generosi anche se nessuno li vede o li riconosce: «Non sappia la tua sinistra ciò che fa la tua destra […] e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà» (Mt 6,3-4). Implica pure l’amorevole consapevolezza di non essere separati dalle altre creature, ma di formare con gli altri esseri dell’universo una stupenda comunione universale. Per il credente, il mondo non si contempla dal di fuori ma dal di dentro, riconoscendo i legami con i quali il Padre ci ha unito a tutti gli esseri. Inoltre, facendo crescere le capacità peculiari che Dio ha dato a ciascun credente, la conversione ecologica lo conduce a sviluppare la sua creatività e il suo entusiasmo, al fine di risolvere i drammi del mondo, offrendosi a Dio «come sacrificio vivente, santo e gradito» (Rm 12,1). Non interpreta la propria superiorità come motivo di gloria personale o di dominio irresponsabile, ma come una diversa capacità che a sua volta gli impone una grave responsabilità che deriva dalla sua fede”.

Alessandro Cortesi op

       

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