la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XI domenica del tempo ordinario – anno B – 2021

Ez 17,22-24; 2Cor 5,6-10; Mc 4,26-34

“Un ramoscello dalla cima del cedro… lo coglierò e lo pianterò sopra un monte alto imponente… metterà rami e farà frutti e diventerà un cedro magnifico. Sotto di lui tutti gli uccelli dimoreranno… Sapranno tutti gli alberi della foresta che io sono il Signore”.

Il profeta Ezechiele, nel tempo del disastro e della dispersione, cioè in quel passaggio devastante della storia d’Israele che fu l’esilio, indica con un’immagine vegetale la cura continua di Dio per il popolo dell’alleanza proprio nel momento in cui più si sperimenta la fragilità e la piccolezza. La dinastia di Davide è infatti il ramoscello di cedro che Dio stesso prenderà e pianterà sopra un monte alto. E l’agire del Dio che prende le parti di chi è piccolo e vittima genera una storia diversa, una crescita inaudita, una possibilità di accoglienza smisurata per tutti gli uccelli del cielo. Il messaggio che il profeta offre nella desolazione è in linea con l’intero percorso della storia della salvezza. Il Dio dell’alleanza è colui che ascolta il grido dell’oppresso, si è chinato su Israele non perché più forte o privilegiato tra i popoli, ma perché oppresso in Egitto, nella schiavitù, continua a prendersi cura scegliendo i piccoli e il suo rivelarsi è per un progetto di accoglienza e di vita. Così come l’immagine del ramoscello che diviene grande albero esprime. Mentre nessuna speranza appare dal punto di vista umano lo sguardo di Dio si posa sul più piccolo dei ramoscelli per aprire una storia nuova, dove sia possibile trovare dimora per tanti. E’ una promessa di una realtà nuova di ospitalità, di incontro, e in essa, di scoperta del volto di Dio che guarda non alle apparenze ma al cuore e sceglie i piccoli per accompagnare a scoprire che ‘Io sono il Signore’.

Anche Gesù usa riferimenti alla coltivazione per parlare del regno di Dio, cuore del suo annuncio. Le due parabole del vangelo offrono l’indicazione di immagini in cui scoprire da parte di chi ascolta che la propria vita è coinvolta. Innanzitutto l’immagine dell’uomo che getta un seme nel terreno. Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme… dorma o veglia, di notte o di giorno il seme germoglia e cresce”. Gesù esprime la forza dirompente di vita che sta dentro ad un piccolo seme: il gesto del seminare, ben conosciuto da chi l’ascoltava, indica innanzitutto che la presenza di Dio non è lontana ma vicina alla vita. In secondo luogo fa scorgere la sproporzione tra una piccolezza iniziale e l’ampiezza della mietitura. Quel gesto in perdita della semina si apre ad una crescita di vita che Gesù vede in atto nel suo annuncio, negli inizi di una fecondità di vita nuova.

La seconda parabola richiama l’immagine del granello di senapa, il più piccolo di tutti i semi. Questa estrema piccolezza fa da contrasto con ciò che diventa, “più grande di tutte le piante dell’orto”. E su questo albero ancora un’immagine di protezione e di accoglienza: gli uccelli del cielo possono fare il nodo alla sua ombra. Dal piccolo seme all’ombra del grande albero, dall’insignificanza di realtà trascurabile al dono di vita allargato. Con un particolare importante: Gesù indica l’albero che cresce dal granello di senapa come la pianta più grande dell’orto. Non si tratta di qualcosa di lontano ed estraneo alla vita, ma è lì, piccola cosa nell’orto di casa e può diventare grande: è l’appello al cuore della parabola. L’incontro con Dio vicino, la possibilità di entrare nel regno, il suo disegno di vita condivisa e nell’accoglienza ospitale non sta chissà dove, non è realtà di un aldilà che non ha che fare con la terra ma è alla portata di mano, nell’orto di casa, nella zolla di terra di un quotidiano in cui scoprire un dono che genera risposta e responsabilità.

Alessandro Cortesi op      

Foto Vatican Media/LaPresse03-02-2020 Città del Vaticano, VaticanoCronacaIl Papa ha ricevuto oggi in Udienza:- Em.mo Card. Reinhard Marx, Arcivescovo di München und Freising (Repubblica Federale di Germania), Coordinatore del Consiglio per l’economia.DISTRIBUTION FREE OF CHARGE – NOT FOR SALE

Crisi, catastrofe, riforma: alla ricerca del regno di Dio

La lettera di risposta del papa alle dimissioni presentate dal card. Reihnardt Marx è un testo di grande intensità umana e spirituale. Come del resto la lettera di presentazione di dimissioni di Marx costituisce un documento di grande rilevanza di sincerità, chiarezza e coraggio di fronte alla situazione della chiesa cattolica di questo tempo.

Riprendere alcuni passaggi di questo dialogo può essere importante per cogliere come la crisi che attraversa la chiesa è oggi luogo che interpella profondamente a ripensare modi di annuncio del vangelo, la strutturazione della vita comunitaria, itinerari di formazione personale e comunitaria. Più profondamente è provocazione a cambiare e ripensare la forma dell’essere chiesa quale testimonianza del vangelo in questo tempo, riconoscendo errori, autentici reati e scandali, complicità e connivienze con situazioni di peccato, ed anche scorgendo le vie per lasciar crescere la realtà del regno presente già e all’opera. Le scandalose contraddizioni vanno denunciate e si deve fare di tutto per eliminarle, aprendosi ad una storia di salvezza che non si esaurisce entro i confini  stabiliti delle istituzioni ecclesiali riconoscibili.

Si deve ricordare che il sinodo tedesco è stato indetto al seguito di una situazione di profonda crisi generata dallo scandalo degli abusi perpetrati da chierici nei confronti dei minori. Lo scandalo vide il suo momento eclatante nel 2010, e da qui è maturata l’idea della convocazione di un sinodo. La conferenza episcopale ha affidato a ricercatori di tre diverse università un’inchiesta sugli abusi perpetrati in ambienti ecclesiali ed essa ha avuto quale esito la rilevazione di 3677 vittime e di 1670 abusatori preti o religiosi tra il 1996 e il 2014 equivalenti al 4,4% dei chierici (Vatican insider, Germania, uno studio rivela: oltre 3mila casi di abusi nella Chiesa in settant’anni, 12 settembre 2018 in: https://www.lastampa.it/vatican-insider/it/2018/09/12/news/germania-uno-studio-rivela-oltre-3mila-casi-di-abusi-nella-chiesa-in-settant-anni-1.34044482).

Ludwig Schick, dal 2002 arcivescovo di Bamberga, relatore alla prima assemblea sinodale sul tema degli abusi ha delineato la situazione del presente in questi termini: “La differenza fondamentale è su quali siano le cause della crisi. Alcuni dicono che la radice è interna alla Chiesa: il celibato, il non accesso delle donne al diaconato e al sacerdozio, lo scandalo degli abusi sessuali e finanziari. Altri invece affermano: no, le cause sono la secolarizzazione, il consumismo, l’individualismo, le scienze che mettono in discussione la nostra dottrina. Gli esponenti di questa opinione sostengono che quindi è necessaria una nuova evangelizzazione, un nuovo modo di annunciare il Vangelo, un nuovo dialogo con il mondo scientifico, forse una differente forma della Chiesa, ma in senso tradizionale, ottimizzando le strutture che ci sono. Gli altri invece ritengono che per uscire dalla crisi va introdotta una nuova forma della Chiesa con, ad esempio, il sacerdozio femminile, la democrazia nel governo della Chiesa con un maggior controllo del potere dei sacerdoti. Ci sono poi posizioni più sfumate, ma sostanzialmente sono queste le due dominanti, che propongono soluzioni differenti. E al momento non so come possiamo uscire da questa situazione” (intervista a Avvenire del 2 febbraio 2020 https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/non-siamo-rivoluzionari-vogliamo-vincere-la-crisi).

Il periodo della pandemia ha costretto a far procedere i lavori a distanza nella struttura<ione di quattro Forum tematici (potere e divisione dei poteri nella Chiesa; la vita del prete oggi; le donne nei ministeri e nelle funzioni della Chiesa; vivere in relazioni riuscite: vivere l’amore nella sessualità e nella vita di coppia) e nell’Assemblea plenaria. Vi è stata possibilità per manifestare e dare rappresentanza ad espressioni diverse talvolta conflittuali sui temi oggetto di discussione. Tra i Forum quello sul potere e la divisione dei poteri nella Chiesa ha già presentato un testo durante la Conferenza online dei delegati al Cammino Sinodale tenutasi nel mese di febbraio 2021 in sostituzione della prevista Assemblea plenaria spostata all’autunno. Ogni gruppo per quella data dovrà presentare un testo base su cui prendere decisioni condivise. Nella conferenza vi è stata la possibilità di ascoltare la voce dei rappresentanti del Consiglio delle vittime che accompagna la Conferenza episcopale tedesca nell’elaborazione dei casi di violenza e abuso, un contributo molto forte che ha suscitato grande impressione. Uno dei nodi in discussione è la proposta di introdurre procedure democratiche per la gestione del potere nella chiesa locale: su questo osserva il teologo Marcello Neri “la riserva va piuttosto cercata nella crisi contemporanea della democrazia, ossia nei suoi stessi limiti procedurali mediante i quali essa può arrivare a negarsi. In questo momento la democrazia potrebbe ancora offrire forme e regole per un esercizio non abusivo del potere, ma non ha più la forza per garantire tutto ciò – o, almeno, non sembra di essere in grado di farlo da sé a prescindere dalle persone che ne fanno uso” (Il cammino sinodale della chiesa tedesca, “Settimananews” 9 febbraio 2021 http://www.settimananews.it/chiesa/il-cammino-sinodale-della-chiesa-tedesca/).

I temi che vedono una apertura ed un consenso vasto riguardano il sacerdozio femminile, la introduzione di maggiore democrazia nel governo della Chiesa con forme di controllo del potere dei preti, la questione delle benedizioni alle coppie omosessuali, l’ospitalità eucaristica.

In tale quadro interessante è lo scambio delle lettere tra il cardinale Reinhardt Marx del 21 maggio 2021 (https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/germania-cardinale-marx-presenta-le-dimissioni-al-papa) e papa Francesco: Reinhardt Marx rileva una situazione di crisi che interpella e non può essere nascosta e coperta, ma esige scelte di riforma: scrive Marx:  Mi pare – e questa è la mia impressione – di essere giunti ad un ‘punto morto’ che, però, potrebbe diventare anche un punto di svolta secondo la mia speranza pasquale” E ancora: Sostanzialmente per me si tratta di assumersi la corresponsabilità relativa alla catastrofe dell’abuso sessuale perpetrato dai rappresentanti della Chiesa negli ultimi decenni. Le indagini e le perizie degli ultimi dieci anni mi dimostrano costantemente che ci sono sati sia dei fallimenti a livello personale che errori amministrativi, ma anche un fallimento istituzionale e ‘sistematico’. Le polemiche e discussioni più recenti hanno dimostrato che alcuni rappresentanti della Chiesa non vogliono accettare questa corresponsabilità e pertanto anche la co-colpa dell’Istituzione. Di conseguenza rifiutano qualsiasi tipo di riforma e innovazione per quanto riguarda la crisi legata all’abuso sessuale”.  Dopo aver detto che l’unica via per uscire dalla crisi è quella di tipo sinodale così scrive: “Personalmente avverto la mia colpa e la corresponsabilità anche attraverso il silenzio, le omissioni e al troppo peso dato al prestigio dell’Istituzione (…) A seguito del progetto scientifico (studio MHG) sull’abuso sessuale sui minori commissionato dalla Conferenza Episcopale Tedesca nel duomo di Monaco ho affermato che abbiamo fallito, ma chi è questo ‘noi’? Certamente vi faccio parte anch’io. E questo significa che devo trarre delle conseguenze personali”.

Nella sua risposta Francesco (testo della lettera in traduzione italiana in http://www.settimananews.it/chiesa/lettera-marx-dimissioni-rifiutate/) ha respinto questa rinuncia ma lo ha fatto con toni di profonda sintonia e percezione della crisi. Egli scrive: “grazie per il tuo coraggio. È un coraggio cristiano che non teme la croce (…) Sono d’accordo con te nel definire catastrofe la triste storia degli abusi sessuali e il modo di affrontarlo che ha adottato la Chiesa fino a poco tempo fa. Rendersi conto di questa ipocrisia nel modo di vivere la fede è una grazia, è un primo passo che dobbiamo compiere. Dobbiamo farci carico della storia, sia personalmente sia comunitariamente. Non si può rimanere indifferenti dinanzi a questo crimine. Accettarlo presuppone entrare in crisi”.

E continua richiamando al tema dell’esigenza ineludibile di una riforma e d’altra parte seguendo Gesù: “Ci viene chiesta una riforma, che – in questo caso – non consiste in parole, ma in atteggiamenti che abbiano il coraggio di entrare in crisi, di accettare la realtà qualunque sia la conseguenza. E ogni riforma comincia da sé stessi. La riforma nella Chiesa l’hanno fatto uomini e donne che non hanno avuto paura di entrare in crisi e lasciarsi riformare dal Signore. È l’unico cammino, altrimenti non saremo altro che “ideologi di riforme” che non mettono in gioco la propria carne. Il Signore non ha mai accettato di fare “la riforma” (mi si permetta l’espressione) né con il progetto fariseo, né con quello sadduceo o zelota o esseno. Ma l’ha fatta con la sua vita, con la sua storia, con la sua carne sulla croce. E questo è il cammino, quello che tu, caro fratello, accetti nel presentare la rinuncia”.

Nel testo originale in lingua spagnola (https://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2021/06/10/0372/00815.html) la parola ‘riforma’ risulta sottolineata. La conclusione della lettera è un appello peno di affetto a continuare nella sua difficile missione: “se ti viene la tentazione di pensare che, nel confermare la tua missione e nel non accettare la tua rinuncia, questo vescovo di Roma (fratello tuo che ti vuole bene) non ti capisce, pensa a quello che sentì Pietro davanti al Signore quando, a modo suo, gli presentò la rinuncia: “allontanati da me che sono un peccatore”, e ascolta la risposta: “Pasci i miei agnelli”.

Alessandro Cortesi op

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