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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XII domenica tempo ordinario – anno B – 2021

Jean Delacroix, Tempesta

Gb 38,1-8-11; 2Cor 5,14-17; Mc 4,35-40

Un breve brano del libro di Giobbe, testo difficile e scandaloso del Primo testamento, è tratto dal discorso di Dio a conclusione dei dibattiti di Giobbe con i suoi amici. Giobbe è giusto sofferente che ha il coraggio di alzare la sua protesta contro Dio sollevando domande difficili davanti al male e all’ingiustizia.  Suoi amici cercano di convincerlo che le sue proteste non sono valide ma devono riconoscere che tutto rientra in un quadro in cui il volto di Dio corrisponde alle costruzioni del pensiero umano. Ma Giobbe si ribella. Alla fine Dio interviene  riconoscendo a Giobbe la sua sincerità e accogliendo la sua sfida. Ma nello stesso tempo lo pone  davanti al limite anche del suo ragionare. Gli si presenta come creatore e gli pone davanti la sua grandezza che non può essere sondata dal pensiero umano:

Chi ha chiuso tra due porte il mare, / quando usciva impetuoso dal seno materno, / quando io lo vestivo di nubi / e lo fasciavo di una nuvola oscura…?     

Non dà risposte a Giobbe ma gli parla come Dio del bene e della vita e riconosce che Giobbe non si è accontentato di spiegazioni facili, ma ha veramente cercato il suo volto.

Il vangelo di Marco pone in luce in modo progressivo la domanda sull’identità di Gesù. A  Cafarnao quando, dopo la guarigione dell’indemoniato nella sinagoga, la gente dice: “Che è mai questo? Una dottrina nuova insegnata con autorità. Comanda persino agli spiriti immondi e gli obbediscono” (Mc 1,27). Poi al capitolo 4, Gesù è presentato nella sua capacità di dominare non solo gli spiriti immondi, ma le forze del vento e del mare.

Nella forza della tempesta in mare sta il simbolo di forze oscure di male non dominabili dall’uomo. Marco presenta Gesù come ‘il più forte’, anche della tempesta, e riporta ad obbedienza il vento ed dal mare. Nel racconto della tempesta calmata l’agire di Gesù richiama la potenza di Dio: “Egli parlò e scatenò un vento burrascoso che fece alzare le onde; salivano fino al cielo, scendevano negli abissi; si sentuvani venir meno nel pericolo…nell’angustia gridarono al Signore ed egli li fece uscire dalle loro angoscie. La tempesta fu ridotta al silenzio, tacquero le onde del mare” (Sal 107,25-29).

Ma Marco non solo sottolinea la potenza di un agire che vince le forze del male. Ricorda anche la debolezza e la fatica che lo opprime: il sonno profondo che lo prende sulla barca mentre si scatena la tempesta fa intuire il paradosso dell’identità di Cristo: debolezza e potenza sono in lui compresenti. Il Gesù sfinito è anche colui che ordina al mare di tacere. Proprio questo contrasto suscita ancora l’interrogativo: “Chi è dunque costui, al quale anche il vento e il mare obbediscono?” Nel vangelo questa domanda rimane aperta e si fa invito ai discepoli perché seguano Gesù.

Alessandro Cortesi op

Tempesta e fraternità

L’immagine della tempesta ci riporta a questo tempo di pandemia da leggere come un momento di tempesta. Questo periodo ha rivelato tante disfunzioni e malattie del nostro mondo e del sistema di vivere che ha  generato la devastazione ambientale e l’emergenza climatica che sperimentiamo. Una riflessione su tutto ciò dovrebbe condurre a pensare e ad agire in vista di un futuro diverso. E’ illusorio un ritorno alla normalità di prima pensado che non si debba cambiare stile di vita, scegliendo strade di attenzione nuova per la creazione, di giustizia sociale, di ascolto delle tante sofferenze ce sono emerse in modo particolare in questo periodo.

Dal consumismo alla fraternità: è questo il titolo del messaggio della Conferenza Episcopale Italiana per la giornata nazionale per la custodia del creato che si terrà il prossimo 1 settembre. https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/la-transizione-ecologica-chiede-un-nuovo-patto-sociale.

L’appello che i vescovi propongono vede al centro il motivo della transizione ecologica “una transizione che trasformi in profondità la nostra forma di vita, per realizzare a molti livelli quella conversione ecologica cui invita il VI capitolo dell’Enciclica Laudato si’ di papa Francesco. Si tratta di riprendere coraggiosamente il cammino, lasciandoci alle spalle una normalità con elementi contraddittori e insostenibili, per ricercare un diverso modo di essere, animato da amore per la terra e per le creature che la abitano. Con tale transizione diamo espressione alla cura per la casa comune e corrispondiamo così all’immagine del Dio che, come un Padre, si prende cura di ognuno/a”.

“Nella transizione ecologica, si deve abbandonare un modello di sviluppo consumistico che accresce le ingiustizie e le disuguaglianze, per adottarne uno incentrato sulla fraternità tra i popoli. Il grido della terra e il grido dei poveri ci interpellano, così come il grido di Israele schiavo in Egitto è salito fino al cielo (Es 3,9). La ricchezza che ha generato sprechi e scarti non deve far nascere nostalgie”.

Sono poi indicati vari ambiti in cui si rende necessario un cambiamento che deve trovare attuazioni pratiche. Soprattutto è sottolineato che si tratta di un processo che esige una nuova visione del ‘noi’ uscendo da orizzonti di individualismo: “Il cambiamento si attiva solo se sappiamo costruirlo nella speranza, se sappiamo ricercarlo assieme”. E’ infine ricordato di mantenere l’attenzione ecumenica. Trent’anni fa nel 1991 l’assemblea del Consiglio Ecumenico delle Chiese ebbe come titolo “Vieni Spirito Santo: rinnova tutta la creazione”. Successivamente nel 2001 fu sottoscritta in modo congiunto la Charta oecumenica con una presa di impegno condiviso per la custodia del creato insieme alla cura per la giustizia, quali luoghi in cui già sperimentare l’unità delle chiese per il bene della terra e la pace dei popoli.

Alessandro Cortesi op

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