la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XIX domenica tempo ordinario – anno B – 2021

1 Re 19,4-8; Ef 4,30-5,2; Gv 6,41-51

“Elia, impaurito … si inoltrò nel deserto per una giornata di cammino e andò a sedersi sotto un ginepro. Desideroso di morire disse: ‘ora basta, Signore! Prendi la mia vita…”

Elia è profeta che ha risposto alla chiamata di Dio e per questo si è scontrato non solo con i poteri religiosi, i profeti di Baal (1Re 18,40) ma anche con il potere politico: la regina Gezabele infatti lo fa ricercare per ucciderlo.

In fuga nel deserto Elia vive la solitudine fino a dire ‘basta Signore, ora è troppo’: in lui si riflette  l’esperienza di chi ha posto la sua vita nelle mani di Dio e si scontra con le difficoltà e le persecuzioni. Il cammino di Elia ripercorre quello di Mosè che aveva vissuto nel deserto n solitudine nella sua fuga , poi alla guida del popolo aveva attraversato ancora un altro deserto. Ora Elia, nel deserto e nella solitudine, ripercorre i passi di quel cammino.

Proprio in questo momento scopre che un messaggero, un angelo, lo invita a prendere e mangiare: pane e acqua. Sono i segni di una vicinanza di Dio che non abbandona mai i suoi servi. Ed è nutrimento che permette di andare avanti. E’ così accompagnato, lui profeta, a scoprire la presenza di Dio vicino in modo nuovo. Elia potrà fare questo cammino solamente con la forza di quel pane e acqua, doni inattesi.

Nel capitolo 6 del IV vangelo strutturato attorno al segno del pane sono descritte due reazioni. I ‘giudei’ (nel IV vangelo figura simbolica di chi si pone di fronte a Gesù nel rifiuto) mormorano perché conoscono Gesù e la sua provenienza e così dicono la loro ostilità perché ha detto  “io sono il pane disceso dal cielo”.

L’atteggiamento di Gesù è diverso, parla del Padre ed invita a credere. I giudei  non accettano che Dio possa esser vicino. Gesù propone loro di lasciarsi attirare dal Padre e di aprirsi ad accogliere un volto di Dio sorprendente, che scardina i nostri schemi. L’incontro con Dio si rende possibile nell’incontro con lui, nel lasciarsi nutrire da lui: “Io sono il pane vivo”. Pane vivente è un’esistenza spezzata e condivisa che esprime la vita di Dio. Gesù propone non un nutrimento materiale ma il pane quale segno della sua stessa vita per la vita di tutti. “I vostri padri hanno mangiato la manna nel deserto e sono morti; questo è il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo”.

E’ qui utilizzato il termine ‘carne’ (sarx) che faceva riferimento alla carne degli animali macellati, alla dimensione più fragile del corpo umano. Nel IV vangelo questo termine è presente nel prologo: ‘e il Verbo si fece carne e pose la sua tenda in mezzo a noi’. Indica la presenza di Dio vicino, capace di condividere la totalità della vita in tutte le sue dimensioni. Gesù rivela il volto di un Dio che prende su di sé tutto l’umano. Il dono del pane, carne di Cristo consegnata per la vita del mondo,  è continuazione del mistero dell’incontro tra Dio e l’uomo (l’incarnazione) ed è vita donata di Gesù, uomo per gli altri.

Alessandro Cortesi op

Un pane per vivere

C’è una contrapposizione tra il mangiare la manna e poi morire e mangiare il pane della vita per vivere. Il messaggio di Gesù e la sua vita sono per la vita di tutti.

In tempo di pandemia si è sviluppato un dibattito che vede poste a tema le questioni della libertà, della vita, della responsabilità verso se stessi e verso gli altri. C’è chi ha sottovalutato e addirittura negato la letalità del virus che dal dicembre 2019 si è peraltro diffuso in tutta la popolazione mondiale producendo sofferenze e morti, impoverimento e difficoltà economiche ed in certe aree del mondo situazioni disastrose per la mancanza di adeguata assistenza sanitaria e per decisioni politiche che non hanno provveduto a misure di contenimento del contagio ed hanno causato milioni di morti: si pensi al caso dell’Amazzonia e del Brasile e dell’India.

In particolare da quando sono stati resi possibili i vaccini un dibattito si è acceso tra coloro che nutrono opposizioni e dubbi sull’obbligo di vaccinarsi e coloro che per contro ritengono sia grave responsabilità comune assumere il vaccino in vista di difendere la salute propria e quella degli altri.

Un autorevole filosofo italiano Giorgio Agamben da quando è scoppiata la pandemia ha espresso una riflessione che egli collega al suo approfondimento sulla nuda vita:

in un intervento del 16 aprile 2021 (nel suo blog Quodlibet) scriveva: “Più volte nei miei interventi precedenti ho evocato la figura della nuda vita. Mi sembra infatti che l’epidemia mostri al di là di ogni possibile dubbio che l’umanità non crede più in nulla se non nella nuda esistenza da preservare come tale a qualsiasi prezzo. La religione cristiana con le sue opere di amore e di misericordia e con la sua fede fino al martirio, l’ideologia politica con la sua incondizionata solidarietà, perfino la fiducia nel lavoro e nel denaro sembrano passare in second’ordine non appena la nuda vita viene minacciata, seppure nella forma di un rischio la cui entità statistica è labile e volutamente indeterminata”. Tali valutazioni basate su un giudizio di un rischio labile e indeterminato si sono rivelate assai deboli. Più recentemente ha espresso posizioni estremamente critiche sull’obbligo di vaccinare le persone delineando il rischio di una dittatura sanitaria: egli scorge come lo stato d’eccezione con cui è stata affrontata dai governi la pandemia ha costituito il momento di privazione di libertà fondamentali e quindi di sospensione della vita democratica (A che punto siamo? Pandemia e politica, Quodlibet 2020). A queste tesi ha manifestato il suo assenso Massimo Cacciari in recenti interventi sottoscrivendo un comune appello dal titolo A proposito del decreto sul green pass in cui criticando l’introduzione del certificato di vaccinazione per consentire l’accesso ad ambienti di vita pubblica e ai luoghi di lavoro scrivono: “Guai se il vaccino si trasforma in una sorta di simbolo politico-religioso. Ciò non solo rappresenterebbe una deriva anti-democratica intollerabile, ma contrasterebbe con la stessa evidenza scientifica”.

La preoccupazione alla base di tali posizioni – che pur risentono di una insufficiente considerazione di quanto proviene da una verifica della comunità scientifica – sta nel venir meno di garanzie democratiche e di non discriminazione dei cittadini che sono proprie dei sistemi democratici: la loro presa di parola è orientata a contrastare fenomeni di tipo dittatoriale nella realtà attuale.

Queste prese di posizione hanno suscitato un dibattito in cui anche altri filosofi sono intervenuti in modo critico e con tesi diverse: ricordo la lucida sottolineatura di Donatella Di Cesare su L’Espresso di domenica 1 agosto (Cari Agamben e Cacciari pensiamo a chi non è protetto, “L’Espresso”, 1 agosto 2021): “Dove sarebbe la discriminazione? In che modo si produrrebbero cittadini di seconda classe? Lo spazio pubblico è attraversato oggi da gravi discriminazioni; sono molte e molti coloro che, condannati a non avere voce, a restare ai margini, sono consegnati all’invisibilità. Verso questi ultimi, senza protezione, esposti a tutto, privi di vaccino, dovrebbe rivolgersi la nostra attenzione. Non a chi dallo spazio pubblico si autoesclude rispondendo con un “no” riottoso a quel richiamo alla responsabilità che è il green pass”.

Nel suo intervento in un rapido accenno pone a confronto le due posizioni che oggi si confrontano spesso senza assumere un atteggiamento di ricerca e di consapevolezza della complessità, ma nell’opposizione di tesi avverse e contraddittorie: “sono deleterie le due derive opposte: quella del complottista credulone che scorge ovunque il piano di Bigpharma, e quella dello scientista saccente e altezzoso, convinto di avere in tasca la verità assoluta”.

E’ deleteria questa contrapposizione tra una concezione positivista della scienza che non tiene conto del limite e dell’incertezza, e per contro di chi non da alcun credito alla competenza ed ai processi di verifica nella comunità scientifica e della comunità civile. Tale attitudine di tifoserie da stadio è un elemento da superare nel contesto attuale ma soprattutto penso sia indebita l’affermazione di una discriminazione nei confronti di chi non intende assumere responsabilità nei confronti della vita degli altri. Oggi sarebbe da porre peraltro attenzione a quelle derive in atto della tenuta democratica del Paese che sono presenti in modo assai evidente nella discriminazione nei confronti di tutti gli invisibili (migranti, lavoratori sfruttati, emarginati delle città…).

Peraltro la decisione di assumere il vaccino può essere vista come assunzione di responsabilità che tiene insieme esigenza di affermazione di una libertà che richiede di tener conto dell’esistenza degli altri  e quindi si attua nei termini di responsabilità. E’ questa forse una delle lezioni da accogliere dalla pandemia quale evento che ha coinvolto l’intera popolazione mondiale. E peraltro ritengo che le energie della società civile potrebbero e dovrebbero essere indirizzate in questo momento non tanto per rivendicare una libertà senza limiti, ma in una lotta di solidarietà perché siano tolti i brevetti dei vaccini da parte delle multinazionali farmaceutiche e siano forniti i vaccini soprattutto ai paesi poveri che non hanno ancora potuto fornire vaccinazioni a livello diffuso. 

In tal senso trovo puntuali le sottolineature di Nadia Urbinati (La nostra libertà non è assoluta: per avere senso ha bisogno degli altri, “Domani” 31 luglio 2021) che leggendo lo sviluppo di quella che è stata indicata come la civiltà dei diritti, in cui noi ci troviamo a vivere godendo di conquiste dovute alle sofferenze di tanti, evidenzia come la conquista progressiva di diritti ha aperto l’orizzonte di consapevolezza degli obblighi relativi alla pratica di ogni diritto e ha ricordato come in particolare la Costituzione italiana tenga ben presente nella sua articolazione tale dinamismo che pone limite al ‘fare quello che mi piace’:    “Coloro che identificano il green pass con il dispotismo securitario e la discriminazione nei confronti di coloro che sono contrari alla vaccinazione ci hanno come svegliato da un sonno dogmatico. Ci han fatto vedere quel che in condizione di ordinaria vita civile non vediamo: che la libertà non è mai una dichiarazione di assolutezza, anche quando proclamata nel nome di diritti fondamentali; che, infine, i diritti hanno un necessario contraltare di obblighi legali e di doveri morali. Riposano per la loro efficacia sulla nostra individuale responsabilità, per cui averli proclamati nei codici non è bastante a renderli forti ed efficaci.La pandemia ci fa comprendere quel che tendiamo a dimenticare: che chi sta fuori da ogni relazione umana non è né libero né non libero (non è giudicabile moralmente) e non ha quindi bisogno di diritti. La libertà vuole gli altri per essere e avere un senso”.

Il richiamo a alcuni principi costituzionali può essere occasione di riscoperta di quanto Dante esprimeva ponendo in bocca di Marco Lombardo l’espressione ‘Liberi soggiacete” (Purg XIII).  Non esiste una libertà illimitata e priva della considerazione del riferimento ad un’alterità che si fa sempre appello che chiede risposta e assunzione di un peso. Sarebbe un mangiare per morire, quando invece siamo chiamati a mangiare per vivere e vivere insieme. Ancora Nadia Urbinati:  

“Riandare ai principi ci aiuta a criticare atteggiamenti e idee a sostegno di una libertà assoluta e indifferente a quel che sta oltre il desiderio e il volere del singolo, secondo l’assunto che “fare quel che ci piace” sia un fare senza limiti. Ma la libertà assoluta è un ossimoro e il diritto che la protegge ne è la conferma. Il diritto si cura di dirci se e quando le nostre scelte sono dannose agli altri, e legittima lo stato a intervenire. Il green pass è questo intervento. Non discrimina, ma indica una condizione grazie alla quale possiamo scegliere di fare o non fare qualcosa.”

 Alessandro Cortesi op

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: