la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Maria ss. madre di Dio – giornata mondiale della pace

Nm 6,22-27; Gal 4,4-7; Lc 2,16-21

E’ giorno oggi per ringraziare e per benedire.

Inizia un nuovo anno dopo un tempo che ha segnato fortemente le vite di tutti ad ogni latitudine. Un tempo segnato dallo smarrimento, dal venir meno di idee di sviluppo e  di grandezza: un tempo che ha portato ovunque – anche nelle aree del mondo in cui tutto sta sotto la cifra della sicurezza – il senso profondo dell’incertezza, la possibilità della morte vicina, la percezione di essere impreparati, la percezione di non sapere. Moltissimi hanno sperimentato la crisi dovendo interrompere il lavoro, o perdendolo del tutto ed hanno dovuto affrontare la difficoltà che rende i giorni precari e senza visione del domani. La pandemia ha poi evidenziato anche la durezza e l’incapacità ad apprendere ciò che starebbe sotto gli occhi di tutti: l’urgenza di cambiamenti nei consumi, negli stili di vita, nel modo di impostare l’economia, nei rapporti tra i popoli. Ha manifestato egoismi e chiusure inaspettate che si celavano sotto l’aura del perbenismo e della raffinatezza intellettuale, ha fatto emergere forme di irrazionalità e di mancanza di responsabilità  svelando le chiusure a condividere e a vivere solidarietà. Ma anche ha fatto sorgere tante piccole forme di resistenza, personali e collettive, all’imbarbarimento. Ha manifestato tante possibilità offerte dai mezzi che abbiamo a disposizione per alleviare solitudini, per vivere relazioni più autentiche, per soccorrere chi è nella sofferenza. Innumerevoli percorsi ed esperienze spesso nascosti e senza ricerca di visibilità, ma non per questo meno preziosi per la vita di quella comunità che cresce ogniqualvolta si assume il carico per la vita degli altri e si condivide un dono ricevuto.

Ad inizio di un anno nuovo possiamo accogliere il tempo come dono per ringraziare dei doni e della luce che sinora la vita ci ha portato, e per benedire. Benedire anche nella condizione dell’insicurezza e della precarietà. Le parole della benedizione di Mosè ad Aronne e ai suoi figli possono essere guida: “Ti benedica il Signore e ti custodisca. Il Signore faccia risplendere per te il suo volto e ti faccia grazia”.

Stiamo scoprendo in questo tempo in modo particolare come essere custoditi e custodire siano due esperienze fondamentali della nostra esistenza. Nell’incertezza del presente possiamo scoprire la custodia del Signore verso ogni volto e l’importanza della custodia di chi in modi diversi si prende cura della nostra esistenza.  E da qui anche imparare a custodire chi ci è vicino e lontano. Le parole di augurio che ci scambiamo in questi giorni siano impegno di custodia dell’altro.

Custodire è anche l’attitudine di Maria, descritta nei termini di colei che tiene insieme, che custodisce: è questo l’atteggiamento di chi si apre a leggere in profondità le cose e gli avvenimenti. Dio non è da cercare in territori lontani o in esperienze eccezionali, ma nel profondo della vita e nella storia di ogni giorno. In ogni cosa si può scorgere un segno, una chiamata, un’occasione offerta per  incontrare il Dio della custodia che si è fatto piccolo. Lo sguardo di Maria è attento a comporre insieme, come di chi, di fronte alle fratture, alle rotture ed alle ferite, cerca di porre rimedio, di mettere insieme e di recuperare ciò che appare perduto. Comporre insieme e custodire sono gli atteggiamenti che questo tempo richiede. Si è per un momento fermato un mondo lanciato a gran velocità verso un progresso illusorio e distruttivo dominato dal profitto dei pochi; illusorie promesse di ripartenze che riproducono insopportabili disuguaglianze e iniquità sono distribuite a piene mani. Custodire può significare tenere stretto nel cuore un tesoro ed una scoperta che dal tempo vissuto proviene, le promesse nuove che sono state svelate. E custodire con esse la promessa di Dio sulla storia perché sia luogo di incontro, di comunione. Custodire è anche impegno per comporre insieme tutto ciò che è distrutto e smembrato dalla disumanità di questi giorni. E’, questa, del comprre insieme pezzo a pezzo recuperando ciò che facilmente potrebe essere scarato, opera di artigiani, di paziente attenzione e silenziosa tessitura quotidiana. E’ in fondo testimonianza di quella custodia che è lo sguardo di Dio sulla vita dell’umanità: “Il Signore rivolga a te il suo volto e ti conceda pace”.   

Alessandro Cortesi op

Dal messaggio di papa Francesco per la giornata della pace 1 gennaio 2022

“Nonostante i molteplici sforzi mirati al dialogo costruttivo tra le nazioni, si amplifica l’assordante rumore di guerre e conflitti, mentre avanzano malattie di proporzioni pandemiche, peggiorano gli effetti del cambiamento climatico e del degrado ambientale, si aggrava il dramma della fame e della sete e continua a dominare un modello economico basato sull’individualismo più che sulla condivisione solidale. (…)

In ogni epoca, la pace è insieme dono dall’alto e frutto di un impegno condiviso. C’è, infatti, una “architettura” della pace, dove intervengono le diverse istituzioni della società, e c’è un “artigianato” della pace che coinvolge ognuno di noi in prima persona. (…)

Vorrei qui proporre tre vie per la costruzione di una pace duratura. Anzitutto, il dialogo tra le generazioni, quale base per la realizzazione di progetti condivisi. In secondo luogo, l’educazione, come fattore di libertà, responsabilità e sviluppo. Infine, il lavoro per una piena realizzazione della dignità umana. (…)

In un mondo ancora stretto dalla morsa della pandemia, che troppi problemi ha causato, «alcuni provano a fuggire dalla realtà rifugiandosi in mondi privati e altri la affrontano con violenza distruttiva, ma tra l’indifferenza egoista e la protesta violenta c’è un’opzione sempre possibile: il dialogo. Il dialogo tra le generazioni»

Se, nelle difficoltà, sapremo praticare questo dialogo intergenerazionale «potremo essere ben radicati nel presente e, da questa posizione, frequentare il passato e il futuro: frequentare il passato, per imparare dalla storia e per guarire le ferite che a volte ci condizionano; frequentare il futuro, per alimentare l’entusiasmo, far germogliare i sogni, suscitare profezie, far fiorire le speranze. In questo modo, uniti, potremo imparare gli uni dagli altri» (…)

Negli ultimi anni è sensibilmente diminuito, a livello mondiale, il bilancio per l’istruzione e l’educazione, considerate spese piuttosto che investimenti. (…)

Le spese militari, invece, sono aumentate , superando il livello registrato al termine della “guerra fredda”, e sembrano destinate a crescere in modo esorbitante.

È dunque opportuno e urgente che quanti hanno responsabilità di governo elaborino politiche economiche che prevedano un’inversione del rapporto tra gli investimenti pubblici nell’educazione e i fondi destinati agli armamenti. D’altronde, il perseguimento di un reale processo di disarmo internazionale non può che arrecare grandi benefici allo sviluppo di popoli e nazioni, liberando risorse finanziarie da impiegare in maniera più appropriata per la salute, la scuola, le infrastrutture, la cura del territorio e così via. Auspico che all’investimento sull’educazione si accompagni un più consistente impegno per promuovere la cultura della cura.

Il lavoro è un fattore indispensabile per costruire e preservare la pace. Esso è espressione di sé e dei propri doni, ma anche impegno, fatica, collaborazione con altri, perché si lavora sempre con o per qualcuno. In questa prospettiva marcatamente sociale, il lavoro è il luogo dove impariamo a dare il nostro contributo per un mondo più vivibile e bello.

La pandemia da Covid-19 ha aggravato la situazione del mondo del lavoro, che stava già affrontando molteplici sfide. (…)

l’impatto della crisi sull’economia informale, che spesso coinvolge i lavoratori migranti, è stato devastante. Molti di loro non sono riconosciuti dalle leggi nazionali, come se non esistessero; vivono in condizioni molto precarie per sé e per le loro famiglie, esposti a varie forme di schiavitù e privi di un sistema di welfare che li protegga. A ciò si aggiunga che attualmente solo un terzo della popolazione mondiale in età lavorativa gode di un sistema di protezione sociale, o può usufruirne solo in forme limitate (…)

È più che mai urgente promuovere in tutto il mondo condizioni lavorative decenti e dignitose, orientate al bene comune e alla salvaguardia del creato. Occorre assicurare e sostenere la libertà delle iniziative imprenditoriali e, nello stesso tempo, far crescere una rinnovata responsabilità sociale, perché il profitto non sia l’unico criterio-guida. (…)

camminiamo su queste tre strade: il dialogo tra le generazioni, l’educazione e il lavoro. Con coraggio e creatività. E che siano sempre più numerosi coloro che, senza far rumore, con umiltà e tenacia, si fanno giorno per giorno artigiani di pace”.

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: