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Battesimo del Signore – anno C – 2022

Is 42,1-4.6-7; At 10,34-38; Lc 3,15-16.21-22

Giovanni il battista è profeta che si ritira in una zona desertica e propone un gesto di cambiamento e conversione nel quadro di una profonda attesa di un messia, di un forte capace di liberare il popolo d’Israele e di rinnovarlo. Nella sua predicazione infatti presenta qualcuno che deve venire dopo di lui e lo indica come ‘il forte’. Nello stesso modo Isaia aveva parlato del messia, ‘forte, potente come Dio’ (Is 9,5). E la figura del forte e del re che viene è presente nei salmi: ‘Benedetto colui che viene nel nome del Signore’ (Sal 118; cfr. Zac 9,9).

Ad un certo punto della sua vita dopo molti anni vissuti nel lavoro, nella quotidianità nascosta di Nazareth, Gesù si reca da Giovanni e si associa al gesto di purificazione proposto dal Battista. E’ momento decisivo della sua vita. Da allora tutto cambia. Così viene ricordato come momento di svolta sin dagli inizi: “voi siete al corrente di quello che è accaduto in Galilea prima e in Giudea poi, dopo che Giovanni era venuto a predicare e a battezzare…” (At 10,37; cfr At 13,24-25).

Il fatto che Gesù si aggregò ai discepoli del Battista e lì maturò chiarezza sulla missione della sua vita è letto, a partire dalla Pasqua come momento di manifestazione (epifania) della sua identità. Nel momento del battesimo di Gesù si inizia a scorgere il suo cammino di messia.

Tre elementi sono ripresi per evidenziare questo: il cielo aperto, la colomba, la voce dal cielo.

Il cielo aperto indica una apertura nuova fra Dio e la terra: l’immagine richiama l’invocazione profetica ‘se tu squarciassi i cieli e scendessi…’. (Is 63,19). La colomba rinvia allo Spirito di Dio effuso sul messia, e richiama la profezia di Isaia: “Su di lui si poserà lo Spirito del Signore, Spirito di sapienza e di intelligenza, Spirito di consiglio e di fortezza, Spirito di conoscenza e di timore del Signore” (Is 11,2). La colomba è anche simbolo del popolo d’Israele (Sal 68,14; Os 7,11): in Cristo Luca vede l’inizio della comunità e del popolo di Dio che segue il messia.

La voce divina  rinvia al salmo 2, in cui era evocata la salita al trono del re in Israele: “Tu sei mio figlio, oggi ti ho generato” (Sal 2,7). In Gesù si manifesta il volto del Figlio. E la voce divina pronuncia un testo profetico sul profilo del servo del Signore: “Ecco il mio servo che io sostengo, il mio eletto di cui mi compiaccio” (Is 42,1).

Sin dall’inizio del vangelo Luca presenta Gesù come messia salvatore, che attua la speranza presente in Israele di un liberatore. In lui trova risposta l’attesa del re messia figlio di Davide (2Sam 7) ma Gesù ha i tratti del servo che coinvolge la sua vita e subisce rifiuto e sofferenza: libera gli altri offrendo se stesso.

La voce che ricorda l’identità di Gesù torna altre volte nel vangelo di Luca dopo il battesimo: alla trasfigurazione ed al calvario. Sotto la croce sarà un centurione romano a riconoscere che ‘veramente quest’uomo era giusto’ (Lc 23,47).

Il battesimo di Gesù è momento di manifestazione della sua chiamata, della sua via come liberatore e salvatore. E’ anche annuncio di speranza per coloro che possono trovare accoglienza nel rapporto con il Dio della misericordia.

Alessandro Cortesi op

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