la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

III domenica tempo ordinario – anno C – 2022

Disegno di Shamsia Hassani – artista Afghanistan

Ne 8,2-10; 1Cor 12,12-30; Lc 1,1-4; 4,14-21

Due libri aperti sono al cuore della liturgia: il rotolo della Bibbia che il sacerdote Esdra apre nello spazio del Tempio con sullo sfondo Gerusalemme ricostruita dopo il ritorno dall’esilio (forse attorno al 444 a.C.) letto davanti a tutto il popolo e il rotolo aperto da Gesù nella sinagoga di Nazaret.

Questa domenica, dedicata alla Parola di Dio, si situa nella settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Ritornare alla Parola di Dio è  l’orizzonte di un cammino che richiede conversione insieme per scoprirsi non dominatori ma a servizio della Parola.

“Esdra aprì il libro in presenza di tutto il popolo”. Esdra lo scriba pone la lettura del libro al centro della convocazione di tutto il popolo. Si può cogliere in questa descrizione una divisione molto clericale (sacerdoti e leviti davanti al popolo che deve solo ascoltare) ma si può anche cogliere il messaggio che proviene da questa lettura in cui al centro è il libro che rinvia alla presenza del Signore quel guida del popolo: «Questo giorno è consacrato al Signore, vostro Dio; non fate lutto e non piangete!». L’ascolto del libro della Legge, segno della Parola di benedizione di Dio costituisce l’orizzonte di speranza per tutto il popolo. Il pentimento del popolo tornato dall’esilio è solo una tappa di un cammino nell’ascolto della parola di Dio che trasforma i cuori e li rende capaci di gioia

A Nazaret tra i suoi, Gesù, il figlio di Giuseppe e di Maria, legge parole che indicano una missione di liberazione e di pace “Venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto: «Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio…”

Anche Gesù nella sinagoga legge il libro delle Scritture. La parola di Isaia è accolta come indicazione del dono dello Spirito per portare una bella notizia ai poveri. Si tratta di un brano del terzo Isaia (61,1-2), ma rispetto al testo originale vi sono piccole ma rilevanti modifiche: è infatti tralasciato ogni riferimento al ‘giorno di vendetta del Signore’, e sono riprese invece tutte le espressioni indicanti vita nuova, libertà, salvezza, gioia, sconfitta di ogni male. Al termine di questa lettura Gesù non commenta questo testo ma dice solamente ‘Oggi si è adempiuta questa Scrittura che voi avete udita con i vostri orecchi’. Gesù intende tutta la sua vita in questa direzione e si lascia guidare dal dono dello Spirito scorgendo nei poveri il riferimento fondamentale della sua vita, ad essi orientata, “a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”. La Scrittura si compie nella sua vita. E Gesù indica anche che la Scrittura accolta suscita percorsi nello Spirito di novità e di speranza.

“Ora voi siete corpo di Cristo e, ognuno secondo la propria parte, sue membra”. La riflessione di Paolo sulla vita della comunità lo conduce a scorgere un legame particolare tra Gesù Cristo e tutti coloro che vivono in lui. C’è una dimensione comunitaria fondamentale della vita al seguito di Gesù. Essere membra di Gesù significa da un lato vivere nello Spirito che lo ha spinto ad annunciare ai poveri l’annuncio di salvezza. E’ anche apertura a scorgere come essere membra gli uni degli altri comporta un modo di intendere la vita mai senza l’altro.

In questa giornata della Parola di Dio e del pensiero all’unità dei cristiani, è motivo di forza accogliere l’invito a leggere il libro delle Scritture in rapporto con la vita, per lasciarsi spingere a prendere il largo dallo Spirito e scoprire in modo nuovo l’essere comunità con tutti coloro che seguono Gesù, come membra che si appartengono reciprocamente.

Il 25 marzo 2017 papa Francesco rispondendo ad una domanda in un incontro con i presbiteri di Milano ha detto:  “Ho ascoltato la tua domanda, … mi sono venute in mente due cose. Una, “prendere i pesci”. Tu sai che l’evangelizzazione non sempre è sinonimo di “prendere i pesci”: è andare, prendere il largo, dare testimonianza… e poi il Signore, Lui “prende i pesci”. Quando, come e dove, noi non lo sappiamo. E questo è molto importante. E anche partire da quella realtà, che noi siamo strumenti, strumenti inutili. Un’altra cosa che tu hai detto, quella preoccupazione che hai espresso che è la preoccupazione di tutti voi: non perdere la gioia di evangelizzare. Perché evangelizzare è una gioia”.

A partire da questa sollecitazione penso che vivere la provocazione del cammino ecumenico oggi come dono Spirito sia sfida a cambiare orizzonte: dall’idea di prendere pesci alla disponibilità a prendere il largo… vivendo la gioia della testimonianza della Parola.

Alessandro Cortesi op 

… portare ai poveri il lieto annuncio

Pope Francis embraces Lutheran Archbishop of Uppsala Antje Jackelen during a ecumenical mass in the cathedral in Lund, Sweden, October 31, 2016. REUTERS/Max Rossi

Con gratitudine riconosciamo che la Riforma ha contribuito a dare maggiore centralità alla Sacra Scrittura nella vita della Chiesa“. Papa Francesco ha parlato così nella cattedrale luterana di Lund nell’omelia durante l’incontro ecumenico di preghiera in occasione dell’avvio della commemorazione dei 500 anni della Riforma protestante (1517-2017). E’ stato un momento in cui si è affermato un definitivo superamento della attitudine delle scomuniche reciproche e l’impegno a coltivare un’attitudine nuova “verso la fede che gli altri professano con un accento e un linguaggio diversi“.

“Gesù ci ricorda: «Senza di me non potete far nulla» (Gv 15,5). Egli è colui che ci sostiene e ci incoraggia a cercare i modi per rendere l’unità una realtà sempre più evidente. Indubbiamente la separazione è stata un’immensa fonte di sofferenze e di incomprensioni; ma al tempo stesso ci ha portato a prendere coscienza sinceramente che senza di lui non possiamo fare nulla, dandoci la possibilità di capire meglio alcuni aspetti della nostra fede” (Omelia Lund 31 ottobre 2016).

L’immagine del papa che abbraccia l’arcivescovo luterana di Upsala, Antje Jackelen, è un’immagine che indica un cammino e già prefigura un orizzonte di essere chiesa nell’accogliere modalità diverse di professare la medesima fede con accenti propri e di attuare il servizio ministeriale nelle comunità nella condivisione tra uomini e donne come voleva Gesù per una fraternità e sororità di uguali e diversi nel seguire la sua Parola.

Una seconda immagine non può lasciare indifferenti. Proviene da Kabul ed è stata postata da Francesca  Mannocchi sul suo profilo Instagram in questi giorni in cui è tornata nella capitale afghana con il fotografo Alessio Romenzi e sta curando una serie di inchieste sulla situazione del Paese dopo l’abbandono da parte degli occidentali nell’agosto del 2021. E’ un’immagine che non s’impone per la sua drammaticità, ma coinvolge chi la guarda nel senso di povertà, desolazione e tristezza di fronte a questi bambini. Nel suo silenzio parla della fatica della vita quotidiana, del senso di abbandono di un popolo che sta vivendo una crisi umanitaria senza precedenti proprio in questi giorni. I sandali di quella bimba sulla neve sporca di un inverno rigidissimo esprimono, ben più di mille parole, la sofferenza di un intero popolo.

La foto genera sofferenza anche se rapportata alle notizie che giungono sulla situazione mondiale e sulla spesa dedicata agli armamenti. In Italia secondo l’osservatorio Mil€x nel 2022 il governo ha stanziato oltre 25 miliardi di euro per destinarli alle spese militari: 8,3 miliardi di euro saranno destinati a nuovi armamenti  con un incremento di spesa per la difesa rispetto all’anno precedente di oltre un miliardo di euro e del 20% in tre anni. Cifre esorbitanti che generano interrogativi e scandalo per tale impiego di risorse destinate a strumenti di guerra e non indirizzate a progetti di pace (cfr. https://www.fanpage.it/politica/spesa-militare-record-di-oltre-25-miliardi-di-euro-per-il-2022-i-dati-dellosservatorio-milex/)

In questi giorni l’agenzia Oxfam ha pubblicato i risultati dell’analisi sulla condizione della povertà a  livello internazionale indicando che nei primi due anni di pandemia i dieci uomini più ricchi del mondo hanno più che raddoppiato i loro patrimoni, passati da 700 a 1.500 miliardi di dollari. Nel medesimo periodo si stima che 163 milioni di persone siano cadute in povertà a causa della pandemia. E’ in questi numeri la sintesi più sconvolgente del rapporto “La pandemia della disuguaglianza”, pubblicato da Oxfam il 17 gennaio 2022, in occasione dell’apertura del World Economic Forum di Davos (quest’anno in modalità virtuale).

Elisa Bacciotti, responsabile Campagne di Oxfam Italia ha offerto uno sguardo analitico della situazione italiana: “Il quadro sociale avrebbe potuto essere ancor più grave, se il Governo non avesse potenziato le misure di tutela esistenti e messo in campo strumenti emergenziali nuovi di supporto al reddito. I massicci trasferimenti hanno anche attenuato le disuguaglianze retributive e reddituali, ma le prospettive a breve restano incerte, data la temporaneità degli interventi e i rischi, tutt’altro che scongiurati, di un ritorno allo status quo pre-pandemico. In primis, per quanto riguarda il nostro mercato del lavoro profondamente disuguale e che genera, in modo strutturale, povertà da decenni (…) Sono diversi i motivi, non rimossi dalla pandemia, che rendono oggi il lavoro insufficiente a condurre una vita dignitosa per tante persone: l’espansione di lungo corso di occupazioni in settori a bassa produttività e con salari insufficienti, la prevalenza nel tessuto produttivo di piccole e micro imprese con propensione all’innovazione mediamente molto debole e sottoutilizzo del capitale umano, le strategie competitive delle imprese italiane basate sulla compressione del costo del lavoro, la deregulation contrattuale, la diffusione del part-time in prevalenza involontario”

E’ tale situazione di disuguaglianza e di sofferenza dei poveri ad interrogare profondamente le chiese insieme su cosa significa oggi ascoltare la Parola di Dio che invia a portare una bella notizia ai poveri…

Alessandro Cortesi op

 

Navigazione ad articolo singolo

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: