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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Ascensione del Signore – 2022

ms Egerton 608; XI sec. f.134r.

At 1,1-11; Eb 9,24-28; 10,19-23; Lc 24,46-53

Il cammino di Gesù è una salita verso Gerusalemme. Così Luca indica un movimento che segna la vicenda di Gesù: Gerusalemme sorge sull’altura  di Sion, ad essa i pellegrini si recavano provenendo da lontano, da terre di deserto e scorgendola da lontano sul monte, cantavano i salmi delle salite: ”Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore”.

Gesù in un passaggio decisivo della sua esistenza “si diresse decisamente verso Gerusalemme” (Lc 9,51). E Luca osserva che ciò avvenne: “Mentre stavano per compiersi i giorni della sua ascensione…”. Gesù sale alla città santa e da lì al Calvario e poi fin sulla croce. Tutto è salita. Luca legge questo movimento come un esodo: nel dialogo tra Mosè e Elia sul monte della trasfigurazione si dice che “parlavano dell’esodo che Gesù avrebbe portato a compimento a Gerusalemme” (9,31).

Dopo la sua morte il suo ‘alzarsi’ – la risurrezione – è ancora presentato come salita, questa volta alla destra del Padre: “li condusse fuori verso Betània e, alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e veniva portato su, in cielo” (Lc 24,52).

Ascendere è movimento di salita, simbolo che racchiude l’intera vita di Cristo. Dalle strade della Palestina Gesù sale fino a stare accanto al Padre. Dalla terra, luogo della condivisione con la vita di chi cammina al cielo luogo di Dio che non dimentica la terra: Gesù è il ‘vivente’ che ha vinto la morte. Il suo ‘salire’ è percorso di tutta la sua esistenza e trova compimento nel portare tutto il suo cammino al Padre, tutta la terra al cielo. Nel suo salire Gesù benedice. D’ora in poi la sua assenza apre alla missione di coloro che sono investiti della forza dello Spirito Santo e sono chiamati a vivere in un’attesa colma di impegno: è la speranza del ritorno di Gesù.

La vita di Gesù è nella comunione con il Padre e la forza che viene dall’alto è il dono dello Spirito che accompagna ad incontrarlo in modo nuovo, a seguire le sue tracce, a percorrere la storia come cammino di ascolto verso la comunione con Lui.

Il cielo in cui Gesù sta alla destra del Padre è orizzonte ultimo di questa terra ma non toglie l’attenzione a questa terra in cui percorrere i passi che Gesù ha percorso. Passi di pace, passi di ospitalità, passi di cura, passi di affidamento e di consegna al Padre e agli altri.

La vita dei discepoli di Gesù trova il suo orientamento nella responsabilità a saldare insieme la terra con il cielo e a vivere la gioia del cammino: nella durezza di ogni salita c’è la vicinanza di Gesù e il soffio dello Spirito.

Alessandro Cortesi op

Sulle strade…

Nei giorni scorsi ci ha lasciati fr. Giacomo Grasso, domenicano della Provincia san Domenico in Italia. Docente di teologia sacramentaria, attento ai rapporti tra teologia e architettura (oltre ad altri suo è il testo Come costruire una chiesa. Teologia, metodo, architettura, Borla 2000), vivace predicatore, dinamico ed estroverso nel suo viaggiare attraverso l’Italia facendo sempre riferimento alla sua Genova. Infaticabile assistente nelle tante routes e campi a cui partecipava, è stato una figura di rilievo nella storia dello scoutismo in Italia. Univa fermezza e stabilità di pensiero con sincera apertura all’incontro e all’ascolto. E’ stato primo Baloo d’Italia dell’AGESCI, assistente della Branca RS dal 1974 al 1980 e della formazione capi dal 1979 fino al 1981. E’ stato poi Assistente nazionale del Movimento Adulti Scout Italiani (MASCI) dal 1980 al 1992. Cappellano CICS dal 1977 al 1981 per il suo servizio internazionale è stato insignito dell’onorificenza della “Fraternità internazionale” nel 1992. Autore di tanti saggi di spiritualità scout (da ricordare Sulle strade. Spiritualità per chi cammina, Gribaudi 1988) ha collaborato a lungo con la redazione della rivista “R/S Servire”, rivista di formazione e di approfondimento su temi educativi e culturali.

In un suo articolo su Note di pastorale giovanile del 1978 in cui sintetizzava gli aspetti principali della spiritualità scout così scriveva sottolineando l’aspetto della strada, strumento fondamentale del metodo educativo scout insieme alla comunità e al servizio in vista di quella finalità che egli indicava come “la costruzione di una persona che sappia, come dice Baden-Powell, condurre da sé la propria barca. Con l’aiuto di Dio”:

“Con questa espressione si indica genericamente la vita all’aria aperta, e più propriamente il «far strada» a piedi (una eccezione è data unicamente dall’impresa in bicicletta, ma qui privilegio la strada a piedi). È la strada dei pellegrini, è la strada di chi si sa in Cristo (Gesù ha detto di sé: «Io sono la strada», Gv 14,6), è la strada che da Abramo all’ultimo dei credenti esprime un itinerario di fede, dall’esilio alla patria.
Far strada, da soli: sono momenti rari ma privilegiati, tecnicamente vengono chiamati «hyke», permettono il deserto, e in esso il silenzioso contemplare di quanto ci circonda, partendo dalla personale solitudine, dalla propria piccolezza, per arrivare alla grandezza e all’amore di chi ha immerso l’uomo in un clima di salvezza (la Creazione vista alla luce dell’Alleanza), fanno constatare tutti i limiti di cui uno è portatore: la stanchezza, il sonno, anche la paura; e i limiti della società che ci circonda: la diffidenza (non è facile trovare una casa nella quale essere ospitati per passare la notte), lo scherno. Ma anche la ricchezza che dà una situazione di povertà, di libertà; e gli incontri insospettati con gente semplice, piena di disponibilità. Far strada con la propria comunità: l’esempio più classico è la «route» che richiede una buona preparazione, e poi, nella fatica di un percorso, fa cadere le maschere, evidenzia le solidarietà, ma anche gli egoismi, permette il confronto reciproco e la lettura, fatta insieme, delle piccole e grandi realtà che uno, insieme agli altri, incontra. Un fiore al quale si riesce dare un nome, un paese da conoscere, una famiglia con la quale spartire la cena e la gioia che ne segue, un fuoco attorno al quale ritrovare il calore dell’amicizia e la profondità del silenzio. Un cielo stellato da contemplare durante una «veglia alle stelle» (si tratta di una lunga veglia, dal tramonto all’alba, durante la quale alla lettura – sia della Bibbia che di altri testi – si alternano i silenzi e la presentazione delle costellazioni, ciascuna delle quali assume un volto e un nome, permettendo ancora una volta la lode di Dio).
Tutti possono far strada (è abbastanza abituale per le comunità accogliere anche handicappati). Ma è indispensabile una preparazione talora minuziosa. Anche questa preparazione è momento di spiritualità, perché la vita in Cristo non s’improvvisa. Richiede, anche se è strada, anzi proprio perché è strada, «stabilità» e «fermezza»”.

E così concludeva: “La spiritualità scout, spiritualità da «monaci delle cose», da «contemplativi della realtà», passa attraverso il vissuto che diventa «segno», in qualche modo sacramento, della salvezza compiutasi in Gesù Cristo. La Parola annunciata, e poi concretizzata nella vita – e nei sacramenti –, rappresenta il riferimento indispensabile perché, nella Fede, il vissuto divenuto «segno», rimandi al suo significato profondo” (…) Ancora una volta non può che nascere l’invito. «Vieni con me, fratello». Solo così, dall’intreccio sperimentato di strada, comunità, servizio, può derivare un quadro vivo della spiritualità scout che, come si dice tra noi, «entra dagli scarponi»”.

Alessandro Cortesi op

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