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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXIV domenica tempo ordinario – anno C – 2022

Es 32,7-11.13-14; 1Tim 1,12-17; Lc 15,1-32

E’ questo un periodo di ripresa, dopo l’estate. Ripresa delle scuole, del lavoro, delle attività sociali. Quest’anno la ripresa si situa in un momento di particolare preoccupazione e crisi da tanti punti di vista. Crisi climatica ed ecologica evidenziata  dalla siccità e dai tanti fenomeni atmosferici devastanti in Italia e varie parti del mondo. Crisi della guerra in Ucraina con le conseguenze sul piano economico e alimentare: è una crisi che ha riportato in auge la mentalità della violenza e della guerra. Crisi sociale che segue alla diffusione della pandemia con tante conseguenze sulle vite soprattutto dei più fragili. L’incertezza a livello politico generale genera tanti motivi di inquietudine. E veramente la preghiera in questo tempo di ripresa potrebbe essere quella essenziale del salmo di oggi: “Crea in me, o Dio, un cuore puro, rinnova in me uno spirito saldo”. Il cuore, centro di decisioni e orientamenti della vita è il luogo per ascoltare quanto il Signore indica nella storia difficile, nelle prove. E solo un cuore nuovo, fatto nuovo da Lui, può aprirsi a scoprire il dono dello Spirito che invia. Dalle letture di oggi possiamo ascoltare alcuni messaggi per la nostra vita.

La pagina dell’esodo ricorda la nostalgia sempre presente di farsi un idolo a cui sacrificare la libertà. Il vitello d’oro è simbolo della ricerca di soluzioni facili e immediate a bisogni immediati e richiusi in orizzonti ristretti. E’ il desiderio anche di una divinità a misura, strumentalizzabile e a portata di mano. E’ la storia di sempre della ricerca di una religione che non apre al rischio della fede:  “Non hanno tardato ad allontanarsi dalla via che io avevo loro indicato! Si sono fatti un vitello di metallo fuso, poi gli si sono prostrati dinanzi…”

L’esodo è cammino di uscita, di liberazione, che richiama a ritornare al ricordo della promessa, a vivere il rischio della fede in una relazione impegnativa con il Dio che si è compromesso nell’alleanza: “Ricòrdati di Abramo, di Isacco, di Israele, tuoi servi, ai quali hai giurato per te stesso e hai detto: “Renderò la vostra posterità numerosa come le stelle del cielo…”

La prima lettera a Timoteo esprime la consapevolezza che ogni forza proviene dal Signore Gesù, motivo di gratitudine da coltivare nel cuore: “rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù Signore nostro”. Non c’è quindi spazio per presunzione o vanto per chi ha sperimentato sulla sua vita uno sguardo di misericordia: “Cristo Gesù è venuto nel mondo per salvare i peccatori, il primo dei quali sono io. Ma appunto per questo ho ottenuto misericordia, perché Cristo Gesù ha voluto in me, per primo, dimostrare tutta quanta la sua magnanimità, e io fossi di esempio a quelli che avrebbero creduto in lui per avere la vita eterna”.

Nelle parabole del cap. 15 di Luca si può scorgere l’indicazione di un movimento di perdita, di ricerca e di ritrovamento. Dio, identificato con figure della vita, un pastore, una donna, un padre, si prende cura di ritrovare, accoglie il perduto, vive la gioia senza limiti della condivisione. “Rallegratevi con me, perché ho trovato la moneta che avevo perduto”.

In questo tempo di crisi ogni gesto di cura, di ricerca, di attesa, di festa ospitale è nell’orizzonte della promessa di Dio che ha cura di non perdere nessuno.

Alessandro Cortesi op

Non perdere

La guerra in atto in Ucraina ha condotto nel dibattito pubblico al venir meno del senso della complessità delle questioni: nella drammaticità della situazione, nella situazione di violazione del diritto internazionale, negli orrori perpetrati nell’uso della violenza è arduo assumere un’attitudine di approfondimento e di comprensione problematica di quanto accade. Per fermare la guerra, per ricondurre alla ragionevolezza, per non alimentare la spirale di un conflitto senza fine. E’ difficile ma è indispensabile assumere la fatica di leggere contesti culturali, religiosi e sociali senza lasciarsi sommergere dalla logica binaria di contrapposizioni frontali, di lotta del bene contro il male. L’attenzione da coltivare alla ricerca di cause, di contesti, di posizioni diverse all’interno dei popoli può essere percorso da compiere per non perdere tutte le risorse che possono nel dramma del presente far individuare aperture di pace.

Natalino Valentini, profondo conoscitore della cultura e spiritulità russa, in uno studio dal titolo Il patrimonio da salvare (Il Regno attualità 14,2022, 463-472) offre un’approfondita analisi di quanto sta accadendo in questi mesi. E propone interrogativi che conducono ad indagare la storia sociale e religiosa della Russia, in particolare la questione del rapporto tra Russia ed Europa come grande problema storico e culturale e del rapporto tra Russia e Asia: dalla tradizione culturale russa emerge infatti la tensione irrisolta ad essere appartenente all’Europa e dall’altra parte al mantenersi in rapporto all’Asia, il suo permanere Eurasia.

E’ rilevato poi un elemento fondamentale riscontrabile nel legame tra fede  ortodossa e popolo russo, che vengono quasi a formare una cosa sola. Ma anche a tal proposito si apre la domanda: cosa oggi resta di quella grande tradizione spirituale? Quali cambiamenti ha vissuto la chiesa ortodossa russa passata attraverso la persecuzione sovietica?

“la critica antioccidentale rispolverata dal patriarca Cirillo in forte sintonia con una certa ideologia teologico-politica etnico-nazionalistica che gravita attorno a Putin (…) ha radici profonde nella cultura russa e ortodossa, che non ha dovuto attraversare le grandi sfide culturali della modernità. Così si è fatta strada un’idea politico-religiosa che ritrova la sua identità nella ‘santa Russia’, ma anche nel modello totalitario etno-filetico del Russkij mir, base giustificativa della stessa invasione”. E’ questa a giudizio di Valentini una distorsione ideologica che dal punto di vista religioso figura come un’autentica eresia in quanto tradimento della fede stessa denunciato da molteplici teologi ortodossi contemporanei.   

L’aggressione del 24 febbraio, violando il diritto interazionale, ha manifestato un fallimento della politica ma ha anche fatto emergere una profonda frattura che attraversa le chiese: la guerra insanguina le terre dell’antica Rus di Kiev che è cuore pulsante della tradizione spirituale dell’intera regione. A tal riguardo è richiamato l’insegnamento del grande teologo ortodosso Pavel Florenskij che indicava nella mancanza di ascolto la causa della frammentazione del mondo religioso cristiano.

Tra le conseguenze della guerra si può riscontrare il venir meno di ogni possibilità di discernimento e l’affermarsi della propaganda. In tale quadro inquinato si giunge ad identificare i capi politici e i dittatori con i popoli stessi che dominano. Anche all’interno dello stesso popolo russo, sottoposto ad un sistema oppressivo, è presente una opposizione alla guerra e con grandi difficoltà emergono segnali di resistenza.

Valentini annota come proprio la grande tradizione culturale russa, gli autori della tradizione spirituale e letteraria, il loro insegnamento e le loro opere custodiscono una ricchezza profonda di sapienza orientata alla pace. “Esemplari restano a riguardo gli scritti contro la guerra, la pena di morte, la violenza, la persecuzione e ogni forma di violazione della libertà e dignità umana  dei principali rappresentanti di questo pensiero cristiano che in molti casi hanno pagato con il gulag e con la vita, oppure con l’esilio, la loro coerenza e testimonianza”. Tra altri sono menzionati Pavel Florenskij, Sergei Bulgakov, Nikolai Berdjaev, Osip Mandel’stam, e i testimoni del dissenso tra cui Boris Pasternak, Vasilij Grossman, Aleksander Solzenicyn.

“Anche per queste ragioni avvertiamo con preoccupazione il rapido accrescersi e diffondersi delle diverse forme di ostilità, di ostracismo e persino di odio generalizzato e insulso nei confronti della ‘cultura russa’, che secondo alcuni andrebbe addirittura boicottata e persino ‘cancellata’” (ibid. 472).

La voce di questo studioso è un appello a non perdere quanto oggi è patrimonio di sapienza che nella barbarie del presente andrebbe custodito per ritrovare proprio in questo ascolto e ritrovamento le ragioni per orientare al cessare i combattimenti ed intraprendere una decisa ricerca della pace per le vie della pace.

Alessandro Cortesi op  

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