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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Archivio per la categoria “Liturgia”

Proposta di sussidio per celebrazione della domenica della Ss.Trinità – 7 giugno 2020

A questo link nel sito http://www.insiemesullastessabarca.it è possibile scaricare la proposta di una celebrazione domestica della solennità della Ss. Trinità 7 giugno 2020

Sussidio per celebrazione della Pentecoste

img_8367Nel sito http://www.insiemesullastessabarca.it è possibile scaricare un sussidio, curato da un gruppo ecumenico, con due proposte di preghiera per una celebrazione domestica della Pentecoste sia per famiglie e piccoli gruppi, sia per bambini.

Il sussidio può essere scaricato anche cliccando qui.

Proposta di una celebrazione domestica domenicale – VII domenica di Pasqua – Ascensione del Signore

IMG_8362A questo link nel sito http://www.insiemesullastessabarca.it è possibile scaricare la proposta di una celebrazione domestica della domenica VII di Pasqua – festa dell’Ascensione del Signore – 24 maggio 2020

 

Proposta di una celebrazione domestica domenicale – V domenica di Pasqua

img_8168A questo link nel sito http://www.insiemesullastessabarca.it è possibile scaricare la proposta di una celebrazione domestica della V domenica di Pasqua 10 maggio 2020

Proposta di celebrazione domestica – IV domenica di Pasqua

Per la celebrazione domestica della IV domenica di Pasqua si possono scaricare i seguenti sussidi per celebrazioni di persone singole, famiglie e con bambini scaricabili a questo link: 3 maggio 2020 celebrazione domestica.

Ravenna_Mausoleo_Galla_Placidia_Buon_Pastore-1536x989Ravenna – Mausoleo di Galla Placidia – mosaico buon pastore

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 42

IMG_8132Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 42 – pianto

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 41

IMG_8093Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 41 – lavoro

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 40

IMG_8100Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 40 – cammino

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 39

img_8083Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 39 – piccoli

santa Caterina da SienaFesta di s.Caterina da Siena

“… E così rimarrete in perfettissima letizia, credendo, come aviamo detto, che Dio non vuole altro che il nostro bene. Confortatevi in Cristo crocifisso, e non temete. Altro non vi dico, se non che tutte le vostre operazioni siano fatte con amore e timore di Dio…” (Lett. 31 a donna Mitarella)

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 38

IMG_8020Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 38 – profeti

Con riferimento alla Nota della Conferenza Episcopale Italiana del 26.04.20 ripropongo per riflessione quattro testi:

– un post del 27-4-2020 di Giovanni Ferretti, filosofo, teologo, presbitero torinese già rettore dell’Università di Macerata (1995-98) autore de Il criterio misericordia, ed.Queriniana,

– alcuni brani di una sua intervista rilasciata a “La Repubblica”,

– una riflessione di Rocco D’Ambrosio, ordinario di filosofia politica alla Pontificia Università Gregoriana 

– brani dall’intervista a mons. Derio Olivero, vescovo di Pinerolo (La Repubblica 28.04.20) che è stato malato di coronavirus ed è stato ricoverato in terapia intensiva

post facebook di Giovanni Ferretti 27.04.20: “Libertà di culto non è libertà di infettare la gente. La nota CEI dal titolo “Il disaccordo dei vescovi” mi ha profondamente amareggiato, come cittadino, come cattolico e come prete. Vi si accusa il Governo di “compromettere l’esercizio della libertà di culto” con il Decreto sulla “Fase 2” e si “esige” di poter riprendere le Messe con il popolo. Sia per il tono che per il contenuto mi pare un errore politico e pastorale.
Il tono è perentorio, di chi è sicuro del suo diritto e della evidenza delle proprie ragioni. Proprio in tempi in cui veramente c’è poco di certo sul modo di affrontare la pandemia e le restrizioni riguardano non solo un aspetto della libertà di culto (la Chiesa può continuare a diffondere per TV e nei media tutte le celebrazioni possibili…) ma la libertà di spostarsi, di riunirsi, di insegnare nelle scuole, di andare a teatro, a un concerto, di fare sport. ecc. Perché esigere eccezioni o privilegi e non accettare di dover contribuire con tutti a superare l’epidemia, condividendo la situazione comune della nostra gente?
Quanto al contenuto, mi chiedo: veramente abbiamo come Chiesa italiana un comitato tecnico-scientifico che ci dia valutazioni migliori di quello governativo? E’ nostra competenza una tale valutazione? D’altro lato, siamo veramente in grado oggi di assicurare nelle Messe con il popolo, che non vi sarà pericolo di contagio per i fedeli? Sapremo sanificare bene le chiese come richiesto alle fabbriche e ai negozi, con controlli delle ASL e relative sanzioni? Metteremo alle porte delle chiese il controllo della temperatura della gente, un puntuale conteggio del numero contingentato degli ingressi, lasciando fuori gli altri? Sapremo obbligare la gente a tenere in chiesa le distanze richieste, a portare le mascherine, con un servizio d’ordine che faccia uscire chi non si adegua? E il prete celebrerà con la mascherina e lascerà cadere l’ostia dall’alto sulle mani dei fedeli? Che Messe con il popolo sarebbero mai queste?
Una libertà senza responsabilità, lo abbiamo sempre predicato, non è vera libertà. Tanto più quando in gioco c’è la vita delle persone”

Brani dall’intervista a Giovanni Ferretti cura di Domenico Agasso jr – tratto da “La Stampa” 27 aprile 2020

(…) Don Ferretti, qual è stata la sua reazione alla dura nota della Cei che accusa il decreto Conte di violare la libertà di culto? «Sono rimasto amareggiato. Mi è parso un errore politico e pastorale; nel tono, perentorio, e nel contenuto, perché mi sembra non tenga nel debito conto la difficoltà e complessità della situazione».

Però le richieste dei fedeli di poter di nuovo partecipare alla messa appaiono sempre più numerose, e anche dure e disperate. Anzi, in molti sostengono che i vescovi siano stati fino a ieri troppo morbidi e accondiscendenti, soprattutto sulla Pasqua. Che cosa direbbe a un suo parrocchiano? «Direi che il dovere della carità verso il prossimo, da salvaguardare dal contagio in base al principio di precauzione e prevenzione, ha la precedenza sul pur giusto desiderio di celebrare assieme la Messa. Direi che dobbiamo riscoprire le altre forme del culto, quelle che san Paolo chiamava il “culto spirituale”: la preghiera, la meditazione delle Scritture, l’offerta della vita a favore del prossimo, anche con sacrifici. Quanto al passato comportamento dei vescovi, direi che non è stata condiscendenza, ma prudenza quella di accogliere le indicazioni del Governo, che andrebbero sollecitate come contributo indispensabile e non avversate. (…)

Libertà di culto e responsabilità civile: dove va cercato l’equilibrio tra questi due pilastri sociali e politici decisivi per ogni società, a maggior ragione in tempi di pandemia? «Libertà e responsabilità non possono mai essere disgiunti né contrapposti. Non siamo in una dittatura ma in un paese democratico, ove il Governo è l’espressione del libero volere dei cittadini. La Chiesa non ha uno statuto privilegiato nello stato democratico, che le dia il diritto di sottrarsi allenorme del vivere civile, soprattutto, come oggi, quando ne va della vita delle persone. Certo, la Chiesa è libera, come tutti i cittadini, di esprimere le proprie idee, ma deve anche accettare, in un campo così opinabile come questo, che esse siano criticate e non condivise del Governo come dagli stessi fedeli».

R.D’Ambrosio, I riti religiosi e l’etica politica (tratto da https://formiche.net)

“(…) Certo l’Eucarestia è un dono grandissimo e comprendo il sacrifico dell’attuale “digiuno” eucaristico. Tuttavia sono molto sorpreso dal fatto che diversi che lamentano e quasi gridano allo scandalo per la mancanza di Messe non hanno mai ricordato che Cristo non è solo presente nell’Eucaristia ma anche nella sua Parola e nei poveri, affamati, stranieri, ammalati, carcerati e cosi via (Mt 25). Dimenticarlo è forse conseguenza di una fede intimistica, individualista, fuori del tempo e del mondo, che spesso papa Francesco stigmatizza. La nostra fede non andrà in crisi perché non abbiamo messe, se la perdessimo vuol dire che non l’abbiamo mai avuta. Al contrario, la nostra fede si potrà fortificare se ci ricordiamo che, come ammonisce Gesù, “Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). Viviamo un momento di privazione, sotto diversi punti di vista. Ci auguriamo che finisca presto e bene. Intanto è innegabile che il digiuno eucaristico forzato ha dato possibilità a tante famiglie di riscoprire la preghiera e la riflessione nella “chiesa domestica”; a tanti gruppi di inventare forme di comunicazioni meno scontate e, forse, più profonde. (…)

Il digiuno eucaristico forzato, tuttavia, pone anche in evidenza una frattura esistente nella Chiesa italiana da diversi anni e che emerge ogni qualvolta si toccano temi sociali, culturali, politici, economici. Si tratta di modelli di Chiesa diversi. Per questa distinzione qualcuno ha osato persino introdurre la categoria di scisma sommerso. Che sia tale o no, resta il dovere di aprire o continuare un dibattito che, nella sua profonda radice, riguarda la domanda su quale sia il modello di Chiesa più fedele alla missione affidataci da Gesù Cristo per i nostri tempi. Non ci sono dubbi che la discriminante, tra i due modelli, sia il concilio Vaticano II, vera e propria pietra angolare o, spesso, pietra di scandalo e, attualmente, il magistero di papa Francesco. Per farsi rinnovare dal Concilio, al di là delle esperienze personali e comunitarie, bisogna mettere in crisi quel modello di Chiesa che sembra avere molte certezze e pochi dubbi; che insiste solo su alcuni temi morali e trascura altri, che ricerca la maggioranza numerica e la preminenza culturale; che tende ad accrescere privilegi e sussidi statali; che non è molto vigile su degenerazioni del potere e corruzione; che si organizza in maniera molto gerarchizzata e clericalizzata; che forma male e promuove poco il laicato, che è più rituale e meno caritativa. È lo stesso modello di Chiesa che sembra essere poco attento ai temi cari a questo pontificato. L’accoglienza di questi temi richiede, in molti casi un cambiamento radicale, o, come ha spiegato il pontefice, un frantumare alcuni schemi consolidati. A tal proposito è illuminante un passo dell’Evangelii gaudium: “La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (cfr Mc 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi” (n. 22)”.

– Paolo Rodari, Il vescovo di Pinerolo: “Serve prudenza. Io per quel virus ho rischiato di morire”, “La Repubblica” 28.04.20

(…)  “Ai vescovi suggerisco prudenza. Non sapete fino in fondo cosa sia questa malattia. Non è finita ancora, non forzate la mano”.

Monsignor Derio Olivero, 59 anni, vescovo di Pinerolo, a fine marzo è risultato positivo al test per coronavirus. È stato gravissimo. Intubato e tracheostomizzato, ha rischiato di morire. Ora è guarito, seppure sia convalescente in ospedale. A Repubblica racconta la sua esperienza, spesso interrompendosi per piangere.

Come commenta lo scontro fra vescovi e governo?
“Credo non sia il momento di essere imprudenti, ma collaborativi. Il comunicato mi sembra abbia un po’ troppo il tono dell’autonomia. Non è questo il tempo di mostrare i denti bensì di collaborare”.

Si può vivere senza l’eucaristia?
“Abbiamo rinunciato al triduo pasquale. Perché non provare a pazientare? Credo che questa epidemia possa essere un kairòs, un’occasione da cogliere anche nel modo di fare pastorale. Molti vescovi si sono industriati per far pregare le persone nelle case. Molti sono tornati a pregare come non facevano prima. Perché non insistere sulla necessità di reimparare la fede nelle case? Altrimenti rischiamo di tornare a celebrare le messe lasciando però che poi la vita di tutti i giorni sia vuota. La messa può anche essere una parentesi in un vuoto quotidiano”.

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