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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Archivio per la categoria “Riflessioni attualità”

‘Per costruire la pace in Europa e nel mondo’ – Un appello al Presidente della Repubblica

Invito a sottoscrivere la Lettera appello al Presidente Sergio Mattarella promossa da ‘Costruttori di pace’ che gli sarà consegnata in occasione della Giornata internazionale della pace ONU (ac)

Per aderire all’Appello cliccare a questo link.

Giustizia riparativa: un incontro

L’incontro sulla giustizia riparativa in programma il prossimo 1 luglio 2022 alle ore 15.30 presso l’Antico Refettorio del convento san Domenico a Pistoia si inserisce in una serie di proposte promosse in collaborazione dall’ Ordine degli Avvocati di Pistoia, Associazione Il Delfino e Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’. Si tratta di momenti di confronto e riflessione per sensibilizzare sui temi della giustizia, del carcere e delle pene alternative.

‘Giustizia riparativa’ – come indica il termine – suggerisce una modalità di orientare il ‘fare giustizia’ non nella linea della vendetta o della mera punizione di un reato. L’articolo 27 della Costituzione italiana, nell’affermare che “Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanita’ e devono tendere alla rieducazione del condannato” offre una chiara guida per orientare l’opera di giustizia.

L’espressione ‘giustizia riparativa’ sottolinea come sia possibile e doveroso ricercare modalità di restaurare la vita sia di chi ha compiuto un reato, sia di chi ha subito offesa e danno, ponendo attenzione al ristabilimento di relazioni e della vita sociale in termini di reintegrazione. Si tratta di restaurare rapporti nella società orientando l’attuazione della pena verso finalità di rieducazione e crescita. E’ processo complesso che esige attento accompagnamento ed il servizio di competenze diverse. Ciò implica anche una nuova comprensione del reato come offesa che ferisce le relazioni sociali e l’intera collettività e comporta, nei percorsi di attuazione della pena, un coinvolgimento dell’intera comunità nell’offrire opportunità di riabilitazione e umanizzazione. L’opera di faticosa tessitura e riparazione a livello sociale richiede l’indispensabile apporto di molti e diversi soggetti – non solo di quanti sono direttamente coinvolti – ed una sensibilità condivisa.

Nella tavola rotonda in programma il tema sarà quindi affrontato da diversi punti di vista. Vi sarà innanzitutto una considerazione della questione nel quadro della proposta di legge di riforma della giustizia a livello italiano. Sarà poi offerto uno sguardo più ampio a livello internazionale sulle esperienze di giustizia riparativa attuate nei processi di riconciliazione nazionale in diversi Paesi del mondo segnati da profondi conflitti. Alcune voci poi approfondiranno il tema con considerazioni di taglio giuridico e filosofico mentre in altri interventi saranno comunicate esperienze derivanti dal contatto diretto con il mondo del carcere. Infine sarà presentata una testimonianza particolarmente significativa di giustizia riparativa vissuta nel segno della riconciliazione e del perdono.

Nel volantino invito in filigrana è raffigurata l’immagine di un vaso rotto e riparato con la tecnica giapponese del kintsugi, tecnica che riesce a portare a nuova vita tazze da tè in ceramica frantumate e inservibili: i cocci vengono riuniti insieme con polvere dorata e le linee di rottura divengono intrecci di linee dorate che non solo riparano gli oggetti ma li rendono irripetibili opere d’arte dove le linee di rottura sono trasformate in linee di riparazione. La giustizia riparativa si delinea come orientamento ad attuare tale opera – tenendo conto di complessità e difficoltà – anche nelle relazioni umane e nella vita sociale.

L’auspicio degli organizzatori è che l’occasione di questo incontro, insieme agli altri già attuati e in programma, oltre ad essere momento di formazione per coloro che in vari modi operano nell’ambito della giustizia, possa suscitare un’attenzione nella cittadinanza per promuovere una responsabilità diffusa nel prendersi cura delle ferite e di tutti coloro che sono tenuti ai margini o esclusi dalla vita della città.

Un appuntamento per pensare la pace

La pace del Risorto: dono e promessa

Riporto qui di seguito il testo di una meditazione presentata ad un recente incontro del Segretariato Attività Ecumeniche lunedì 13 aprile us sul tema La pace del Risorto: dono e promessa.

Pasqua è mistero di passione morte e risurrezione. Al centro della Pasqua sta qualcuno, ed è presenza in modo nuovo e interiore del crocifisso incontrato come risorto, il Vivente. Al cuore dei nostri cammini è una presenza, una presenza comunicata, testimoniata: Gesù che ha vissuto la sua esistenza nel senso del servizio, della cura, dell’ospitalità. Ha annunciato un modo diverso di impostare i rapporti, condividendo i beni, accogliendo l’altro come fratello e sorella. Ha spiegato la sua vita nel gesto dello spezzare il pane e del lavare i piedi. Ha reagito alla violenza con il silenzio e nella attiva resistenza contro l’ingiustizia con l’amore e il perdono fino in fondo.

E’ lui che riconosciamo Risorto al centro delle nostre vite.

“La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». (Gv 20,19)

Pace è la prima parola del Risorto che viene in mezzo ai suoi. Ma questa parola è detta non in un quadro di luce dirompente o di manifestazione come in altri momenti. No. Il suo stare in mezzo – stette in mezzo – è nel quadro della paura e della chiusura. Le porte sono chiuse, i cuori sono serrati. La paura blocca e rinserra coloro che in quel luogo sono riuniti.

Porte chiuse, paura, aggiungerei anche buio – anche se non esplicitato: un buio dentro e un buio fuori.

E’ immediato collegare questi elementi alla nostra condizione di oggi, alla guerra in Ucraina. Porte chiuse di chi ha chiuso la porta alle sue spalle, fuggendo dai bombardamenti in una fuga colma di paura e angoscia. Porte chiuse di chi si è rifugiato in scantinati, sotterranei di scuole e condomini trascorrendo un tempo lunghissimo senza cibo sufficiente, senz’acqua e servizi igienici.

Paura e terrore dei bambini svegliati di notte dalle sirene, portati in braccio, avvolti da coperte da madri trovatesi improvvisamente sole, le famiglie spezzate, a lasciarsi condurre spinte dalla paura verso un futuro ignoto, nell’interruzione improvvisa e tragica di una vita normale. 

Ma anche porte chiuse delle menti di chi ha deciso la guerra, di chi l’ha preparata, di chi non ha lavorato per evitarla, di chi ha schierato le truppe, di chi punta le armi, di chi spinge innocenti a luoghi di tortura, di chi progetta piani per radere al suolo le città.

E la guerra in Ucraina così presente ai nostri occhi per le immagini terribili delle atrocità ci riconduce alle tante guerre, alle tante situazioni di violazioni di diritti umani, dimenticate o su cui è sceso negli anni il velo dell’abitudine e dell’indifferenza. Da otto anni perdurava un conflitto terribile e devastante guerra che ha fatto 15.000 morti nel Donbass: non era stato oggetto di attenzione, come cosa lontana. E abbiamo anche dimenticato che la guerra in Europa non si è ripresentata oggi dopo 80 anni, ma trent’anni fa ha devastato il cuore dei Balcani. E al di fuori dell’Europa la disseminazione delle atrocità delle guerre sono continuate…

Le porte chiuse sono anche tutta questa indifferenza e chiusura che attraversa anche i nostri cuori.

La reseda sa d’acqua, / e l’amore di mela, / ma noi abbiamo appreso per sempre / che il sangue sa solo di sangue…  (Anna Achmatova, Il giunco 1933)

Gesù stette in mezzo: il Risorto si pone nel mezzo, in questo contesto di paura e di chiusura. In mezzo perché al centro e raccoglie attorno a sé. Nonostante tutto la sua è presenza di chi raccoglie i frammenti, le vite spezzate, i sentieri segnati dalla paura e dall’abbandono. Stette in mezzo a coloro che poco prima l’avevano abbandonato fuggendo via tutti. Nel suo stare in mezzo raccoglie attorno a sé: è attorno a Lui che si può ritrovare il senso di un cammino, non per altri percorsi esito di strategie o di costruzioni nostre.

E nel mezzo dice ‘Pace a voi’. La pace è il primo dono del risorto. Non chiede nulla a coloro a cui avrebbe avuto molte cose da chiedere e chiarire. Non presenta a loro un rimprovero e non li fa sentire colpevoli e chiusi.  Offre la pace come dono, dice Pace a voi.

Ci possiamo chiedere cos’è pace. E questo termine ‘pace’ assume valenze nuove laddove vediamo la manifestazione della guerra nella sua dimensione così disumana di catastrofe, di devastazione, di lutto e dolore senza fine, che tocca la povera gente, gli innocenti, i bambini. Pace è dono del Risorto che offre una realtà nuova proprio nella chiusura e nella condizione di chi è bloccato dentro la propria paura. Paura che non permette di pensare, paura che immobilizza e rende aggressivi, paura che rende succubi e incapaci di scorgere una nuova logica della vita.

Il Risorto dona la pace e mostra le sue ferite. Dice ai suoi che solo toccando quelle ferite può venire pace. Sostare su quelle ferite, guardarle, toccarle: quelle ferite sono il segno che rimane della ingiusta condanna, della violenza subita. Sono rinvio a tutte le ferite delle vittime, le devastazioni dei corpi, ma anche le ferite interiori dei cuori, della psiche di chi ha vissuto la violenza (in modo diverso, ma ugualmente devastante di umanità, di aggrediti e aggressori: le ferite delle vittime innocenti, i loro cuori spezzati, e le ferite che segnano le vite di chi uccide e devasta.

Nella nostra preghiera non possiamo non lasciare spazio a sostare sulle ferite al grido silenzioso che da esse proviene. Il grido delle vittime: chi ha trovato la morte nei bombardamenti, nelle torture e nelle esecuzioni e i sopravvissuti che hanno visto l’orrore con i propri occhi.

Le ferite che segnano il corpo del Risorto rinviano all’intero percorso della vita di Gesù. Anche nel momento più buio della violenza e della solitudine ha continuato a porre gesti di fedeltà di dono e servizio. Le ferite sono l’esito di quel cammino.

Sono luoghi attraverso cui passa il dono della pace. In sé recano un annuncio: il volto di Dio che Gesù ha raccontato è Dio che accoglie le ferite: è un Dio ferito, dalla sofferenza umana, dal pianto e dalla desolazione. E quelle ferite recano anche un paradosso: indicano la croce come salvezza, parlano di una sofferenza che non è vinta dalla morte e dal buio ma è segnata dall’amore. In quelle ferite sta il segreto dell’ultima parola dell’amore presente anche nella morte, nell’assurdo, dell’amore che fende la malvagità umana e reca luce nuova. 

La pace che Gesù dona, la pace dono del Risorto è pace che proviene da quelle ferite, dall’aver condiviso la condizione delle vittime e rinvia a toccare le ferite per accoglierla. Nessuna pace è possibile se non a partire dall’ascolto, dal toccare le sofferenze delle vittime.

E’ una pace che parla di coinvolgimento nella propria vita. E’ benedizione di Dio, parola di bene che non viene meno, e che si ri-dice nella vita di coloro che erano confusi, delusi, incapaci forse di perdonarsi.

Gesù manda come lui è mandato: a dare vita, a ricevere quella vita e quel soffio che fa nuovi, che ri-crea, che apre a vedere la vita e la storia in modo nuovo. Il suo soffio, l’alito che è condiviso con quella comunità di impauriti è soffio di un’esperienza nuova. Ricevere vita per dare vita, per condividere vita. Questo è il mandato che essi ricevono, continuare l’invio di Gesù: “Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza”. 

E’ questo il passaggio che si apre nella Pasqua. Il risorto fa passare da immobilità, dal blocco ad un uscire per portare, per recare la pace ricevuta. Ma anche per scoprire che quel soffio di vita e di pace sta attraversando la storia, il cosmo e va inseguito, custodito nei piccoli segni in cui respira.

Un cammino nuovo si apre: è la promessa che ha segnato l’esistenza di chi ha accolto questo primo brusio della presenza del Risorto incontrato il primo giorno della settimana, in quella prima sera. Ed è un dono fragile, bisognoso di sempre nuova scoperta, accoglienza: incontra fatiche e chiusure, nuove durezze. Otto giorni dopo le porte sono ancora chiuse…

Ed è promessa anche per chi vive nel dubbio, nell’interrogarsi, nella fatica del credere: non viene escluso, ma accolto, con le sue domande, con la sua fatica, con le sue resistenze. La prima comunità raccolta è mandata fuori a portare la pace ricevuta: “in qualunque casa entriate prima dite ‘Pace’ a questa casa” (Lc 10,5). Da quella casa con le porte chiuse sono inviati ad uscire per dire pace nelle case.

Certo oggi, come sempre nella vita di chi segue Gesù siamo di fronte al dilemma di come costruire la pace nelle concrete situazioni di violenza, di guerra, di ingiuste aggressioni: è difficile tenere insieme riferimento alla Parola del Signore e senso della responsabilità storica e situata nell’assumere la fatica e il dubbio di scelte sempre limitate e parziali come ritroviamo nelle parole di Dietrich Bonhoeffer “Ci sono uomini che ritengono poco serio, e cristiani che ritengono poco pio, sperare in un futuro terreno migliore e prepararsi ad esso. Essi credono che il senso dei presenti accadimenti sia il caos, il disordine, la catastrofe, e si sottraggono, nella rassegnazione o in una pia fuga dal mondo, alla responsabilità per la continuazione della vita, per la ricostruzione, per le generazioni future. Può darsi che domani spunti l’alba dell’ultimo giorno: allora, non prima, noi interromperemo volentieri il lavoro per un futuro migliore”. (Dietrich Bonhoeffer, Bilancio sulla soglia del 1943. Dieci anni dopo, in Id., Resistenza e resa, OBD 8, 38).

Solo in questa cura possiamo ritrovare un inizio nuovo: una nuova creazione è sorta dalla Pasqua. proprio la grande tradizione della Chiese orientali ci ricorda la potenza trasfigurante della luce pasquale nel buio di una notte che avvolge il cosmo e l’umanità: Christos aneste… alethos aneste

Dalla casa con le porte chiuse la prima comunità che ha vissuto la sorpresa dello stare in mezzo del suo maestro e Signore si trova mandata fuori alle case, a quelle case che sono anche le macerie… da disorientati e stanchi con gli occhi appesantiti dal male e dalla morte uomini e donne di quella casa sono inviati a portare una promessa nel cuore accogliendola innanzitutto in se stessi per essere costruttori di case in rovina, riparatori di brecce… .

Non è vero che non possiamo fare nulla per costruire la pace anche quando tutto sembra dover inseguire le logiche della guerra nella rinuncia ad ogni ragionevolezza, nella rincorsa al riarmo.

Ognuna e ognuno nel suo piccolo può farsi artigiano di quella pace da accogliere come dono ma anche da vivere come promessa affidata alle nostre povere mani.

… Nel coltivare i gesti della cura e dell’accoglienza… Nel non lasciarsi condizionare da una mentalità di guerra che conduce a disumanizzare l’altro, anche chi sta compiendo il male in modo atroce, e impedisce così di individuare le vie per fermare la mano dell’aggressore e individuare la possibilità di una parola che ponga fine all’uso delle armi… Nell’opporsi all’uso del nome di Dio per giustificare la guerra per farla diventare guerra giusta e santa dopo che la storia ci ha dimostrato che nessuna guerra conduce alla giustizia e alla pace ma porta solo devastazione e odio, dolore e altra violenza… Nel continuare la scelta di Gesù di opporsi alla violenza con la scelta di fare della sua vita un pane spezzato. E il gesto dell’eucaristia proprio in questo momento appare come gesto sorgivo da condividere tra cristiani nel riconoscere che Gesù si dà ad incontrare nelle vittime e nei crocifissi della storia.

La promessa che viene dal Risorto è promessa di pace e nell’orrore si presenta come flebile luce. Le sue ferite sono dono e promessa che la pace passa attraverso un coinvolgimento personale ed un impegno ad attuare scelte e gesti che non cedano all’odio, alla logica della guerra.

Vorrei concludere con alcune parole della grande poetessa russa Olga Sedakova che nella grande domenica del perdono ha espresso la sua parola per “chiedere perdono a quelli che vengono bombardati, cacciati dalle loro case e dai loro luoghi natali, a quanti vengono diffamati e calunniati a morte. Chiedere perdono per quello che è impossibile perdonare”.

Il gelo del mondo
qualcuno lo riscalderà.
Il cuore ch’è spento,
qualcuno lo solleverà.
Questi mostri
li prenderà qualcuno per mano
come un bambino scatenato:
– Andiamo, ti mostrerò qualcosa
che non hai veduto mai! (Olga Sedakova, Il gelo del mondo)

La promessa di pace del Risorto sta nel cuore che ha accolto il suo soffio di vita e sa prendere per mano come un bambino verso una novità non ancora vista …

alessandro cortesi op

Incontro sulla guerra in Ucraina

Incontro promosso da Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ e Giustizia e Pace – domenicani – provincia s.Caterina

SABATO 9 APRILE ORE 10-12.30

Link per collegarsi:

https://us02web.zoom.us/j/83238622784?pwd=anpxb3BzUHpqVGZ4NG9mS2M4azd5dz09

ID riunione: 832 3862 2784
Passcode: 885549

Leggere il presente: un incontro sulla guerra in Ucraina

Invito ad un incontro su: La guerra in Ucraina: le radici storiche, il ruolo delle chiese, le questioni aperte.

Dialogo con LUIGI SANDRI

(già inviato ANSA a Mosca e Tel Aviv, vaticanista rivista Confronti, quotidiani ‘Il Trentino’ e ‘L’Adige’)

VENERDI’ 1 APRILE ore 16-19.

L’incontro è promosso dal Centro Espaces Giorgio La Pira. e si terrà a distanza via zoom a questo link https://us02web.zoom.us/j/89833864389?pwd=SzZUOUdDUEFpa0ltcjNWc1RJbkh1UT09

ID riunione: 898 3386 4389
Passcode: 480850

Lettera di fr. Timothy Radcliffe alla famiglia domenicana in Ucraina

Riporto qui di seguito il testo di una lettera scritta da fr. Timothy Radcliffe ex Maestro dell’Ordine alla famiglia domenicana in Ucraina in una mia traduzione in italiano (originale in https://info.dominikanie.pl/2022/03/list-do-rodziny-dominikanskiej-w-ukrainie/) (ac)

Nella foto: fr.Timothy Radcliffe nel periodo del suo mandato come Maestro Generale dell’Ordine domenicano (1992-2001) in una visita in Ucraina

Lettera di Timothy Radcliffe op

Miei cari fratelli e sorelle di San Domenico,

il nostro fratello Jarosław Krawiec OP, Vicario Provinciale dell’Ucraina, mi ha chiesto di scrivere una lettera a tutti voi. Lo faccio con una profonda consapevolezza dell’inadeguatezza di tutto ciò che posso dire. Vi trovate di fronte ad una violenza brutale e insensata che supera qualsiasi cosa che io abbia mai sperimentato o possa anche solo immaginare, e quindi perdonate la povertà delle mie parole.

‘Io sarò con voi fino alla fine del mondo’ (Mt 28,20)

Milioni di persone sono fuggite dall’Ucraina e hanno trovato rifugio nei paesi vicini, specialmente in Polonia, che ha ispirato il mondo con la sua accoglienza generosa. Grazie a Dio hanno trovato sicurezza e protezione lontano dal conflitto. Ma ringraziamo anche Dio che siete rimasti, fratelli e sorelle ucraini e polacchi, religiosi e laici, quando questo è stato possibile. In tutto il mondo, la gente sta leggendo le lettere di Fra Jaroslaw, e tutti ci siamo commossi quando ha scritto: “Abbiamo deciso di rimanere insieme al popolo in Ucraina. Abbiamo lasciato Kharkiv solo quando la città, compresa la zona intorno alla nostra casa, ha iniziato ad essere bombardata”.

Il Signore risorto disse ai suoi discepoli: “Ecco io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). La vostra presenza fedele è un segno del Signore che rimane in Ucraina anche ora e per sempre. A volte la cosa più importante che possiamo fare è semplicemente stare accanto alle persone nell’ora del bisogno. Il Figlio dell’uomo disse: “Ero malato e mi avete visitato” (Mt 25,36). Rowan Williams, l’ex arcivescovo anglicano di Canterbury ha detto: “Non me ne vado” è una delle cose più importanti che possiamo sentire. Come vorrei essere con voi ora. Quando vorrete che ritorni, lo farò il più presto possibile!

Ho ricordi veramente lieti delle mie visite in Ucraina quando ero Maestro dell’Ordine. Mi ha colpito la bellezza di Kiev, dove voi fate tanto bene, insegnando nell’istituto Aquinas, con la predicazione e le pubblicazioni.  Ricordo l’affollata città di Fastiv, la chiesa con il tetto di rame e il nostro modestissimo priorato composto da capanne di muratori che, a quanto pare, sono ancora in uso oggi e testimoniano la preoccupazione dei confratelli per la missione piuttosto che per le proprie comodità!  Poi c’era la tranquilla Chortkiv con i suoi ricordi dei domenicani martirizzati dal NKVD (servizi segreti di Stalin ndr) e più chierichetti in chiesa di quanti ne potessi contare! Ci sono state tante visite memorabili – per esempio, al palazzo vescovile nella storica Zhitomir dove, mi rattrista apprendere che i missili stanno ora distruggendo le case della gente. La presenza domenicana si è molto accresciuta dalla mia ultima visita e non posso immaginare come sia per chi vive oggi a Kharkiv, vicino al confine russo, città che è stata oggetto di così tanti attacchi missilistici.  So che ci sono domenicani anche a Khmelnytskyi e Lviv – che fino ai recenti attacchi missilistici sembravano abbastanza sicuri. Ovunque sono andato in Ucraina sono stato accolto da una calda cordialità e dalla tradizionale ospitalità slava.

Ricordo di aver visto Fastiv quando la chiesa era ancora in corso di riparazione e quando la Casa di San Martino, l’orfanotrofio, era ancora un edificio vuoto e un sogno nella mente del nostro incredibile fratello domenicano, Zygmunt Kozar, il cui cuore era sempre aperto per gli anziani e i poveri.  Il suo sogno è ora una realtà ed è meraviglioso vedere il nuovo ruolo che la casa di San Martino sta avendo come luogo di sosta per i rifugiati: alcuni di essi sono orfani in viaggio verso un luogo più sicuro in Polonia grazie ai vostri aiuti.

‘Fate questo in memoria di me’.

Ogni giorno siete uniti ai vostri fratelli e sorelle di tutto il mondo mentre celebrate l’Eucaristia. Di fronte alla violenza folle che sta tentando di distruggere la vostra bella nazione, ricordate l’Ultima Cena quando in quel momento davanti a Gesù sembrava esserci solo violenza e distruzione. La sua piccola e fragile comunità era sull’orlo del collasso e tutti i sogni per il futuro sembravano distrutti. In quel momento buio Gesù compì questo gesto di generosa speranza, donandosi ai suoi amici e a noi. Ogni eucaristia proclama la nostra speranza che la violenza, la distruzione e la morte non avranno l’ultima parola. Quando la sua vita stava per essergli tolta con la forza, si è fatto dono. È la medesima speranza e generosità eucaristica che la Famiglia Domenicana sta vivendo giorno per giorno in Ucraina. Quando si vive il Venerdì Santo, la Domenica di Pasqua si avvicina!

Questa guerra brutale contro i civili indifesi nelle città, nei paesi e anche nei piccoli villaggi dell’Ucraina è veramente scioccante.  Vediamo missili e granate deliberatamente puntati sulle case di persone comuni che non costituiscono minaccia per nessuno. Di fronte a questo l’Eucaristia incarna la nostra speranza che la pace del Signore trionferà.

‘Raccogliete i frammenti rimasti, perché nulla vada perduto’. (Gv 6,12)

Tutto il mondo domenicano si è commosso per i racconti di Fra Jaroslaw per la gentilezza e la compassione di tutta la famiglia domenicana in questo tempo terribile: la cura dei rifugiati, la visita ai malati, la preparazione del cibo, e il viaggio record di Suor Anastasia in auto a Fastiv con il forno per cuocere il pane! Penso che il suo angelo custode deve aver fatto gli straordinari!  Fra Jaroslaw ha scritto: “Sto imparando a conoscere questa nuova realtà e sto diventando più sicuro che, durante la guerra, ciò che è necessario non sono solo i soldati ma anche tutte le persone dietro le quinte. Consegnano cibo e medicine. E quando è necessario, evacuano le persone in luoghi sicuri”. Gli autisti, i farmacisti, gli insegnanti, gli infermieri e i medici e tanti altri che vanno avanti giorno per giorno sono un segno di speranza.

Talvolta può sorgere l’interrogativo su quale bene si stia realizzando. Come possono queste piccole azioni avere importanza di fronte al massiccio potere distruttivo di missili, carri armati e aerei? Ma il Signore del raccolto farà in modo che nessuna buona azione vada sprecata. Come tutti i frammenti sono stati raccolti dal pasto dei cinquemila, così nessun atto di gentilezza sarà sprecato. Egli produrrà frutti che non potremo mai immaginare.

Primo Levi, il chimico italiano, incontrò Lorenzo nel campo di concentramento di Auschwitz. Lorenzo gli dava ogni giorno parte della sua razione di pane. Scrisse: “Credo che sia davvero grazie a Lorenzo se oggi sono vivo; e non tanto per il suo aiuto materiale quanto per il fatto che mi ha costantemente ricordato con la sua presenza, con il suo modo naturale e semplice di essere buono….qualcosa difficile da definire, una remota possibilità di bene ma per cui valeva la pena sopravvivere. Grazie a Lorenzo sono riuscito a non dimenticare che io stesso ero un uomo.[1] Ogni atto di gentilezza e compassione è una testimonianza della possibilità del bene, della nostra umanità, che il male non potrà mai distruggere.

La verità vi farà liberi’ (Gv 8,32)

Si dice spesso che ‘la prima vittima della guerra è la verità’. Eppure la violenza che si sta consumando contro il vostro bel paese è il frutto avvelenato della menzogna. Noi domenicani, con il nostro motto ‘Veritas’, e il nostro amore per la verità, abbiamo una testimonianza speciale da dare oggi in un mondo che spesso non si cura della verità. Quando ho visitato Baghdad durante la sofferenza del popolo iracheno, mi sono commosso nel vedere l’Accademia di Scienze Umane di Baghdad, fondata dai nostri frati nel 2012. In tutto l’Iraq ci sono scuole gestite dalle nostre suore domenicane, segni che gli esseri umani possono fiorire solo se cerchiamo insieme la verità. Ogni scuola è un segno della nostra speranza per i nostri figli e il loro futuro.

Quindi è meraviglioso che nel mezzo di questa guerra insensata, i domenicani continuino a studiare e a insegnare. Ero presente all’inaugurazione dell’Istituto di Studi Religiosi di San Tommaso d’Aquino, gestito dai domenicani a Kiev negli ultimi 30 anni, e che continua il suo lavoro fino ad oggi. Fra Pietro continua a dare lezioni on-line sui Vangeli sinottici. Ogni ora di studio o di insegnamento è una proclamazione della nostra speranza che la violenza senza senso non avrà l’ultima parola.

La luce brilla nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta. (Gv 1,5)

Nessuna cultura della menzogna può durare perché distrugge le basi della comunità umana. Fra Pawel Krupa OP, è apparso recentemente in una clip su TikTok. Qualcuno gli chiede: “Hai qualche messaggio per i giovani?” Lui risponde: “Capita che questa domanda sia fatta a un prete, e ancora più specificamente a un prete della Chiesa cattolica. Ho qualcosa per i giovani e per gli anziani. Cercate la verità e la verità vi renderà liberi…”.  In due o tre giorni, ci sono state 5 milioni di visualizzazioni. Ora si contano più di 10 milioni di visualizzazioni e 1,7 milioni di like. Pochissime delle persone che hanno messo ‘mi piace’ sapevano che Pawel stava citando Gesù, ma quelle parole del Vangelo hanno toccato una fame profonda: “Cercate la verità e la verità vi farà liberi”. Rendo anche grazie a Dio per tutti gli insegnanti e gli studenti e per i giornalisti che rischiano la loro vita per condividere con il mondo la verità della vostra sofferenza.

Ricordiamo anche i vostri fratelli e sorelle russi che hanno il coraggio di protestare contro le menzogne del Cremlino, anche a rischio del carcere. Ci hanno commosso le parole del cattolico russo che sono state lette dal pulpito in cui esprime la sua vergogna per quello che sta facendo il suo paese. Che espressione di coraggio e di speranza!

Così, fratelli e sorelle, siete abbracciati nelle preghiere e nell’amore della Famiglia Domenicana in tutto il mondo. Vi ringraziamo di essere lì, in questo luogo di follia, una testimonianza visibile del Cristo che sarà con noi fino alla fine dei tempi. Ringraziamo con voi ogni giorno nella suprema espressione di gratitudine, l’Eucaristia, il sacramento della nostra speranza, che la guerra sarà sconfitta. Ringraziamo per le azioni di compassione e delicatezza che sono i semi del raccolto che il Signore porterà. Possa la vostra ricerca domenicana della verità essere un segno che la cultura della menzogna che alimenta questa violenza non durerà. Che il Signore mi conceda di essere con voi in Ucraina il più presto possibile! E perdoni le mie parole inadeguate.

vostro fratello in San Domenico

Fra Timothy Radcliffe OP, Blackfriars, Oxford, Regno Unito, 21 marzo 2022.

(1) ‘Survival in Auschwitz’ The Tablet 21 January 2006.

Leggere il tempo presente…

Webinar Giustizia e Pace – domenicani Europa

Al seguente link si può ascoltare l’intervento del presidente del Parlamento europeo David Sassoli, che in questi giorni è mancato, a Firenze in occasione Consiglio comunale straordinario su “L’eredità di Giorgio La Pira nell’Europa di Oggi”. 19.10.2019.

Dante a veglia – 2022

Dante a veglia è un’idea nata nel tempo della pandemia a fine anno 2020, da una necessità e da una speranza: dalla necessità di condivisione, che in un tempo inquieto e di distanziamento può costituire un corroborante per le nostre vite separate, e dalla speranza di creare un argine di resistenza alle nostre paure e alla nostra dispersione.

Leggere Dante insieme, tornare alla bellezza e alla forza della sua poesia, in modo spontaneo, crediamo che possa essere un’occasione per mettere “in rete” i nostri pensieri, per ritrovarsi nei dintorni di una parola che ci interroga, che ci impegna e che ci impone di guardare avanti con forza. La parola di Dante ci ha consentito di creare una comunità di veglia e di condivisione, di ascolto e di confronto. Con quello stesso spirito di amicizia l’iniziativa ha visto una continuazione in una seconda serie nella primavera del 2021 e nelle letture di ‘Dante in chiostro’, a san Domenico nei mesi estivi.

Nel ciclo che veniamo a proporre, per la diponibilità e la collaborazione di tanti docenti e amici, le letture dei canti della Commedia saranno affiancate dall’ascolto di altre voci, di poeti e letterati, in un collegamento tra Dante, gli antichi e i moderni, che allarga lo sguardo dal testo dantesco ai suoi riferimenti vicini e lontani.

Gli incontri si terranno nella modalità a distanza con inizio alle ore 21,15. Per partecipare inviare una mail di richiesta a info@bibliotecadeidomenicani.it e si riceverà prima delle serate il link a cui connettersi.

giovedì 16 dicembre     Filiberto Segatto «Voi qui, ser Brunetto?» (Inf XV)

venerdì 7 gennaio         Laura Diafani La poesia come immagine (Purg III)

giovedì 20 gennaio       Stefano Bindi Bassorilievi lessicali (Purg X)

giovedì 3 febbraio         Milva Maria Cappellini Ultimo viaggio di Ulisse di Giovanni Pascoli

giovedì 10 febbraio       Giovanni Capecchi «Nacque al mondo un sole»: San Francesco nel Paradiso di Dante (Par XI)

giovedì 17 febbraio       Mario Biagioni L’uomo nell’universo: Lucrezio (De rerum natura II 1-19) e Dante (Par XXII 100-154)

giovedì 3 marzo           Paolo Bucci Dopo Dante. Galileo filosofo e l’inesorabilità della Natura (Lettera a Castelli)

giovedì 17 marzo         Alessandro Cortesi «Spene», diss’io «è uno attender    certo…». Esilio e speranza (Par XXV)

 Gli ultimi due appuntamenti si terranno in presenza a s.Maria Novella (Firenze) alle ore 16.00

venerdì 25 marzo         Giampaolo Francesconi Dalla “radice” alla “fronda”. La nostalgia e l’etica della cittadinanza (Par. XV)

venerdì 8 aprile            Giovanna Frosini «Luce intellettual piena d’amore». La gloria della lingua in Paradiso XXX

Per info e prenotazioni: info@bibliotecadeidomenicani.it – 346.6176464

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