la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

Archivio per la categoria “Riflessioni attualità”

L’importanza dell’Europa

elezioni europa giovaniEUROPA: QUALE FUTURO?

INCONTRI DI APPROFONDIMENTO SULLE QUESTIONI EUROPEE

promossi da Giustizia pace e custodia creato – Provincia domenicana di s.Caterina e Centro Espaces Giorgio La PIra – Pistoia

presso Convento san Domenico – ingresso via delle Logge 6 – 51100 Pistoia

MERCOLEDI’ 15 MAGGIO 2019 ORE 21.00 Una lettura dal punto di vista economico GIORGIO RICCHIUTI, Professore associato – Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa – Università di Firenze

MERCOLEDI’ 22 MAGGIO 2019 ORE 21.00 Una lettura dal punto di vista costituzionale  GIOVANNI TARLI BARBIERI, Professore ordinario – Dipartimento di studi giuridici – Università di Firenze

La scadenza delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, domenica 26 maggio, giunge in un momento di crisi. 

Da un lato sono proposti modelli che tendono a ridurre l’Europa ad un semplice mercato economico, in cui gli Stati nazionali dovrebbero occupare spazi di potere guardando ai propri interessi particolari. È la linea propria delle forze sovraniste che pur in modi diversi pensano un’Europa di nazioni, dove i singoli Stati decidono in autonomia sulla politica estera e di sicurezza.  

Dall’altro lato chi si situa in senso europeista intende confermare il progetto europeo ma guarda anche ad un miglioramento e ad un cambiamento dell’attuale assetto istituzionale. Nel rispetto delle diversità dei vari popoli dell’Unione, si auspica una nuova centralità del Parlamento ed un ampliamento delle competenze delle Istituzioni comunitarie, per rendere l’Europa un soggetto politico solidale capace di situarsi con autorevolezza nello scenario mondiale e di orientare alla pace e alla giustizia.  

In questa crisi stanno venendo meno quei principi di riferimento che sono stati riconosciuti ed affermati alla base dei trattati e convenzioni che hanno configurato il progetto europeo soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza e la protezione dei migranti e richiedenti asilo, il diritto al lavoro e l’effettivo rispetto dei diritti umani.  

La crisi che l’Unione sta attraversando può essere oggi un’opportunità per ripensare in modo rinnovato un progetto politico che dopo gli orrori delle guerre e delle dittature del secolo scorso ha garantito anni di pace e attuazione di processi democratici. Peraltro in anni recenti la guerra è scoppiata con i suoi orrori al cuore dell’Europa nella ex Jugoslavia negli anni ’90 e tanti scenari di guerra sono presenti nel mondo oggi e nell’area mediterranea anche con responsabilità dei governi europei.

Il quadro internazionale attuale risente dell’assenza di soggetti politici in grado di favorire una gestione pacifica dei conflitti e processi di incontro tra i popoli. La crisi ambientale e le disuguaglianze economiche manifestano l’insostenibilità di un modello economico mondiale che genera iniquità.

Si avverte l’urgenza di umanizzare i rapporti economici e quelli sociali. I padri fondatori dell’Europa coltivavano un sogno di convivenza nella diversità fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona umana e dei diritti inalienabili, sulla democrazia rappresentativa, sulla responsabilità e sull’equilibrio tra diversi poteri. Solo la costruzione di una convivenza solidale tra popoli e cittadini può aprire un futuro possibile nella pace.

Oggi percepiamo come il senso di appartenenza ad una medesima famiglia umana e la solidarietà fraterna siano orizzonti da riscoprire e porre al centro di un progetto in cui insieme al riconoscimento dei diritti di libertà e uguaglianza, possa crescere la democrazia in un quadro di responsabilità comune.

In questo contesto è urgente approfondire consapevolezza di cittadinanza responsabile per contribuire a far avanzare il progetto europeo di fronte alle sfide concrete del presente. (ac)

**********

Riporto qui di seguito un testo di Paolo Rumiz: Un’Europa migliore per i figli

È tempo di dire forte che l’Europa è un’anomalia democratica che intralcia assolutismi, mafie, fondamentalismi e le economie di rapina che saccheggiano il Pianeta.

Per mesi ho discusso di Europa con tante persone, in Italia e all’estero. Sul treno, per strada, in incontri pubblici, con gli amici più intimi, persino con bambini. Ovunque sentivo nella gente lo stesso bisogno che la parola fosse pronunciata diversamente, che ritrovasse il suo senso pieno di patria comune, e venisse strappata dalla nebbia in cui è caduta da anni.

Ne è nato un manifesto, che in parte ha preso spunto da un mio libro su Benedetto, il patrono del Continente, ma che vede la mia firma solo per scrupolo notarile. Perché l’abbiamo costruito in molti, e in molti lo abbiamo rivisto, limato e infine tradotto in più lingue perché fosse letto e sottoscritto un po’ ovunque, alla vigilia di un’elezione che segnerà il futuro dei nostri figli.

Esiste un’Europa di cui poco si parla. Un’Europa giovane e appassionata, che sogna, viaggia, lavora, resiste, combatte. Un’Europa che si fa carico del proprio destino e non scarica sugli Ultimi le colpe della crisi.

È venuto il tempo di darle voce e farla suonare con tutti i suoi strumenti per costruire una rete fra lingue e culture. Dai mari del Nord al Mediterraneo, dalle steppe all’Atlantico, che squilli una musica nuova. Una musica che dica davvero chi siamo, che esprima la forza di una storia comune e l’appartenenza a uno spazio unico al mondo, fertile e misurabile, ricco di storia, lingue, piazze, culture, paesaggi.

Coraggio e cuore, dunque. Come i monaci che rifondarono l’Europa sotto l’urto delle invasioni barbariche. Come i padri fondatori dell’Unione che dopo due guerre mondiali ridiedero dignità e ricchezza a un continente in ginocchio. Essi sapevano che l’Europa non è un dono gratuito, ma una conquista, e spesso un sogno che nasce dalla disperazione per la sua mancanza. Osarono sognarla nel momento in cui tutto sembrava perduto.

Essi stesero dei fili. Tesserono trame e relazioni. Imitiamoli. Costruiamo una rete di città in città con i fratelli degli altri Paesi per far sentire meno solo chi non si rassegna a un ritorno dei muri e al linguaggio della violenza.

Non importa quanti gomitoli, quanta pazienza e quanto ostinato lavoro servirà per smuovere il potere e abbattere le ruspe dell’intolleranza.

È tempo di dire forte che l’Europa è un’anomalia democratica che intralcia assolutismi, mafie, fondamentalismi e le economie di rapina che saccheggiano il Pianeta. Si dica che, di fronte a tutto questo, dividersi è follia, che smantellare le nostre conquiste farebbe il gioco di chi non ci ama.

Non possiamo permettere che il nostro mondo si sottometta ancora al delirio nazionalista, in nome del quale milioni di giovani furono mandati al fronte a spararsi tra loro.

Stendere un filo è un atto femminile. Come quello di Arianna, che mostrò a un greco la via d’uscita da un labirinto. Come il filo della rotta di Europa, la figlia di un re che per prima passò il Mediterraneo e diede il suo nome a questa terra.

La nostra dea-madre sbarcata dall’Asia ci ricorda che siamo sempre stati capolinea di popoli migranti e ci spinge a sciogliere altre matasse in silenzio, in un gesto d’amore e disobbedienza civile. Tante altre mani, ne siamo certi, sapranno ripeterlo.

Paolo Rumiz – 9 maggio 2019 (anniversario della dichiarazione di Robert Schuman al parlamento Francese)

Annunci

Riflessione e preghiera per l’Europa in vista delle prossime elezioni europee

EPSON MFP image

A questo link una lettera del Maestro dell’Ordine fr. Bruno Cadoré e una iniziativa di preghiera per l’Europa con santa Caterina in vista delle elezioni europee del prossimo 26 maggio p.v.

Qui di seguito la lettera dei promotori di Giustizia, pace e salvaguardia del creato in vista delle elezioni europee.

Lettera alla Famiglia Domenicana in vista delle elezioni europee del 26 maggio 2019

In una recente riunione dei Promotori europei di ‘giustizia, pace e salvaguardia del creato’, abbiamo discusso insieme – come altre commissioni di Giustizia e Pace di Europa – sull’importanza delle prossime elezioni del Parlamento europeo. Abbiamo deciso di condividere la nostra preoccupazione con tutti i promotori di Giustizia Pace e Salvaguardia del Creato della nostra regione. Per questo abbiamo scritto un testo che è stato inviato a tutti per raccogliere opinioni: il risultato finale è questa lettera che raccoglie le sfide indicate dalla maggioranza dei promotori.

Le circostanze del tempo presente richiamano la nostra Famiglia Domenicana alla responsabilità di leggere i segni dei tempi in vista della costruzione del bene comune. Desideriamo indicare alcuni temi fondamentali, sui quali avviare una ricerca e un confronto nelle nostre comunità e nel nostro apostolato. Li presentiamo brevemente secondo la metodologia “vedere – giudicare – agire” e suggerendo infine il riferimento ad alcuni testimoni della Famiglia Domenicana.

Migrazioni, xenofobia e razzismo

Le migrazioni costituiscono un fenomeno epocale complesso. Esso ci invita innanzitutto ad una presa di coscienza riguardo alle cause profonde che ne stanno alla radice: le ingiustizie, la violenza e lo sfruttamento economico dei paesi di provenienza. La migrazione volontaria, sicura, regolare e ben gestita contribuisce allo sviluppo e all’arricchimento culturale.

Il fenomeno delle migrazioni richiama ad accogliere il messaggio evangelico di ospitalità, responsabilità verso i più vulnerabili e di apertura all’incontro.

La fedeltà al Vangelo esige un cambiamento di mentalità e stili di vita rifuggendo xenofobia, ostilità e varie forme di razzismo che individuano nei migranti il capro espiatorio dei malesseri delle società europee.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di Dominique Pire.

Diseguaglianze socio-economiche e giusta distribuzione dei beni

Anche nelle società europee sta crescendo la disuguaglianza a livello sociale ed economico e l’esclusione. Il dominio del capitalismo finanziario neoliberista fondato sull’idolatria del denaro (cfr. Evangelii Gaudium 55) favorisce la cultura dello scarto e genera condizioni precarie di vita e mancanza di lavoro dignitoso. La condizione delle donne è segnata da sfruttamento, discriminazioni e violenza.

Tale situazione ci richiama ad accogliere la predicazione dei profeti raccolta nell’insegnamento sociale della chiesa riguardo a rapporti giusti e a condizioni di lavoro dignitose per ogni persona.

Siamo perciò invitati ad essere solidali con chi soffre, a proporre modelli alternativi di economia e lavoro che salvaguardino i diritti sociali, e a promuovere riconoscimenti legislativi di tali diritti.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di Giorgio La Pira.

Politiche familiari e cura della vita

Riscontriamo una generale insufficienza nelle politiche familiari riguardo alla promozione della natalità, all’educazione dei bambini, all’assistenza dei malati e degli anziani, alla possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

Tale situazione ci richiama allo stile di Gesù che ha guardato ogni persona non come “oggetto” ma come “soggetto” e ha saputo accogliere e donarsi.

Invita a promuovere politiche orientate alla cura, al dono, alla solidarietà e alla promozione della vita in tutte le sue fasi.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di tante comunità di suore domenicane nel mondo impegnate nella cura dei più deboli.

Crisi della democrazia e populismi

Constatiamo una crisi generale della democrazia costituzionale. I populismi promuovono forme di nazionalismo escludenti, talvolta strumentalizzando la fede cristiana o i diritti umani, e propongono soluzioni semplicistiche per problemi complessi.

Tale situazione ci richiama a porre in atto l’appello di Gesù alla fraternità universale.

Invita ad affrontare i conflitti in verità nella ricerca di vie di riconciliazione, a vivere la misericordia, a scoprire l’identità non contrapposta all’altro.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza del beato Pierre Claverie.

Emergenza ecologica

Siamo consapevoli di vivere una emergenza ecologica che minaccia il futuro del pianeta e delle prossime generazioni. L’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali hanno conseguenze profonde sulla salute delle popolazioni e l’integrità del creato.

Tale situazione ci richiama ad accogliere il messaggio biblico sulla creazione e ad approfondire le sollecitazioni dell’enciclica Laudato si’, in particolare la chiamata ad una conversione ecologica ed alla cura della casa comune.

Essa ci invita a rivedere modalità di consumo e ad attuare pratiche concrete in relazione ai temi dell’Agenda 2030 dell’ONU (17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile).

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza della delegazione dalla Famiglia domenicana presso l’ONU a Ginevra e New York e dal lavoro dei nostri fratelli e sorelle in Amazzonia e in altre regioni del mondo.

Invitiamo ad approfondire le riflessioni su questi punti, per il rinnovamento di “un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare” (Papa Francesco, Discorso al conferimento del premio Carlomagno, 6 maggio 2016).

Fr. Xabier Gómez op, Promotore Regionale di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato-Europa

Fr. Alessandro Cortesi op, Promotore di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato, Provincia Romana di S. Caterina da Siena (Italia)

Fr. Ivan Attard op, Promotore di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato, Provincia di Malta

Madrid, 1 febbraio 2019

02_IT Prayer OUTSIDE PAGESFinal

02_IT Prayer INSIDE PAGESFinal

Un convegno su accoglienza a Pistoia

Fronte Versione definitiva jpg

Retro Versione definitiva jpg

Quali vie per l’accoglienza nel tempo dell’esclusione?

Serata partecipata, mercoledì 27 febbraio a san Domenico di Pistoia dalle ore 21 alle 23.30 alla tavola rotonda su Quali ricadute del ‘decreto sicurezza’ (legge 132 del 1.12.2018) sul territorio di Pistoia? Quali vie per nuovi modi di accoglienza di migranti e richiedenti protezione?

Incontro di formazionepromosso da:

Giustizia e pace Provincia romana di s. Caterina – Centro Espaces Giorgio La Pira

Hanno partecipato: Claudio Curreli magistrato, capo scout AGESCI; Marco Rimediotti coordinatore area migranti coop. Arkè; Camilla Reggiannini operatrice sociale; Emiliano Corvino operatore sociale; Rawaz Shally richiedente asilo ospite CAS san Domenico.

IMG_3356.JPG

 

Una lettera sulla responsabilità politica

santa-caterina-da-siena-907083E’ stata diffusa in questi giorni una lettera aperta firmata da 52 docenti dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose della Toscana s.Caterina da Siena. Come ha detto mons. Filippini vescovo di Pescia e moderatore dell’ISSR “è una denunica politica in senso alto, che indica i valori e le prospettive dell’agire nella polis, nella società, in maniera coerente con i valori cristiani”. Qui di seguito il testo della lettera con le firme di coloro che hanno dato adesione. (ac)

Lettera aperta di alcuni docenti dell’ISSR Toscana s.Caterina da Siena

In qualità di docenti dell’Istituto Superiore di Scienze religiose s.Caterina da Siena della Toscana desideriamo esprimere la nostra viva preoccupazione per la gravità di una situazione che si connota come crisi di umanità ed emergenza democratica nel nostro Paese.

Il nostro compito di docenti che vivono l’impegno della ricerca e dell’insegnamento in discipline bibliche, teologiche, morali, storiche, filosofiche, pedagogiche e sociali ci spinge a sentirci responsabili per il cammino dell’intera comunità civile e umana verso orizzonti di giustizia e di pace.

Recenti misure di legge su sicurezza e politiche d’asilo cancellano di fatto i diritti fondamentali degli stranieri e sono profondamente discriminatorie di diritti inalienabili di uomini e donne. La ‘declamata’ chiusura dei porti e il rifiuto nei confronti di migranti che fuggono da guerre e miseria incrementano la percezione che i rifugiati siano una minaccia per la sicurezza dei cittadini italiani, e non persone da proteggere. Molti di essi sono anche sorelle e fratelli in Cristo. Determinazioni politiche che impediscono il soccorso in mare di naufraghi sono in contrasto con norme di diritto internazionale e profondamente disumane. L’attuazione di respingimenti verso paesi come la Libia in cui i migranti sono tenuti in condizione di schiavitù e tortura sistematica costituiscono una violazione ai principi riconosciuti al cuore del progetto europeo sorto sulle rovine e tragedie della seconda guerra mondiale e della Shoah con il grido ‘mai più’. L’accettazione dell’idea che possano esserci diversi livelli di cittadinanza senza garantire il riconoscimento della dignità di ogni persona non è accettabile e ci spinge ad unire la nostra voce accanto a quella di tanti altri per un risveglio di responsabilità democratica e di umanità.

Siamo particolarmente preoccupati per la diffusione di un clima di paura dell’altro che individua negli stranieri il capro espiatorio dei malesseri della nostra società, per l’affermarsi di modi di intendere la vita centrati sui propri interessi senza compassione per le sofferenze dei più fragili e degli impoveriti, per l’estendersi di nazionalismi che si oppongono a orizzonti di fraternità e solidarietà tra i popoli. Pensiamo che il silenzio e l’indifferenza in questa congiuntura storica siano terreno di coltura dell’intolleranza, del razzismo e della xenofobia che conducono al dissolvimento di ogni convivenza possibile.

Desideriamo unirci al messaggio che con insistenza papa Francesco ha espresso: “In molti Paesi di destinazione si è largamente diffusa una retorica che enfatizza i rischi per la sicurezza nazionale o l’onere dell’accoglienza dei nuovi arrivati, disprezzando così la dignità umana che si deve riconoscere a tutti, in quanto figli e figlie di Dio. Quanti fomentano la paura nei confronti dei migranti, magari a fini politici, anziché costruire la pace, seminano violenza, discriminazione razziale e xenofobia, che sono fonte di grande preoccupazione per tutti coloro che hanno a cuore la tutela di ogni essere umano” (Messaggio per la giornata della pace, 1 gennaio 2018)

Invitiamo le nostre comunità ad ascoltare le parole di Gesù “ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto” (Mt 25,35) a farne criterio di orientamento per scelte concrete di accoglienza e vicinanza in un momento in cui sta per essere smantellato il sistema di accoglienza e protezione per i richiedenti asilo.

Siamo con i pastori delle nostre chiese che esprimono parole chiare, capaci di orientare le coscienze secondo il messaggio del vangelo che chiama a riconoscerci stranieri in cammino, responsabili – come diceva santa Caterina ai governanti – di una ‘città prestata’, solidali con l’umanità ferita nella ricerca della giustizia e della pace.

Come insegnanti sentiamo la responsabilità politica che deriva dal nostro servizio teologico al popolo di Dio. Nutriamo la speranza che la nostra voce contribuisca ad una presa di consapevolezza della deriva di barbarie in atto e della gravità di orientamenti che si pongono in contrasto con il vangelo e con principi fondamentali della Costituzione italiana.

Auspichiamo condivisione di impegno per far sì che vi sia apertura di canali legali di accesso al nostro paese, soccorso ai naufraghi nel mare Mediterraneo, promozione di corridoi umanitari, una nuova solidarietà dei paesi europei sulle politiche migratorie con sguardo lungo sul futuro, capacità di scorgere nell’immigrazione una risorsa per le società, creatività nel trovare forme di accoglienza, protezione, accompagnamento ed inclusione dei migranti. Il fenomeno migratorio è legato alle guerre, all’iniqua distribuzione delle risorse della terra, all’emergenza ecologica. Solo una comunità internazionale che agisce sulla base del diritto e con metodo multilaterale può affrontarlo alla radice. Ogni uomo e ogni donna, infatti, nasce in una terra e da esse deve essere libero di partire, ma anche di restare.

Ci impegniamo nell’esercizio quotidiano di docenza, nell’articolazione dei programmi di studio del nostro Istituto, nell’approfondimento delle singole discipline a coltivare una fedeltà al vangelo che ci rende responsabili nella costruzione di una convivenza sociale e politica fondata sul riconoscimento dei diritti umani fondamentali.

Il riferimento alla Parola di Dio segna il nostro impegno di studio nell’orizzonte dell’ospitalità, del dialogo, dell’amicizia. Al cuore dell’annuncio cristiano sta il fare spazio all’Altro che ci raggiunge nei volti dei poveri, degli oppressi e ci spinge a fare memoria delle vittime, a condividere e accompagnare le attese di liberazione dei sofferenti, ad intraprendere cammini di comprensione e dialogo con uomini e donne di altre culture e religioni.

In tale direzione confermiamo il nostro impegno per la formazione di coscienze capaci di assunzione di responsabilità in questo momento così difficile e buio per la nostra società.

****

A questo link l’articolo di La Repubblica del 13 febbraio 2019 che ha ripreso la lettera dei docenti

Hanno aderito (in ordine alfabetico)

  1. Sergio Angori
  2. Alberto Ara
  3. Luca Basetti
  4. Andrea Bigalli
  5. Annalisa Bini
  6. Massimo Bini
  7. Angelo Biscardi
  8. Francesco Carensi
  9. Marco Cerruti
  10. Giovanna Cheli
  11. Piero Ciardella
  12. Alessandro Cortesi
  13. Lamberto Crociani
  14. Bryan Dal Canto
  15. Luca M. De Felice
  16. Pietro L. Di Giorgi
  17. Sabina Falconi
  18. Matteo Ferrari
  19. Roberto Fornaciari
  20. Federico Franchi
  21. Francesco Gaiffi
  22. Giovanni Gardini
  23. Vittorio Gepponi
  24. Marco P. Giovannoni
  25. Pietro D. Giovannoni
  26. Salvatore Glorioso
  27. Stefano Grossi
  28. Anselmo Grotti
  29. Giovanni Ibba
  30. Maria Incandela
  31. Mariano Inghilesi
  32. Alfredo Jacopozzi
  33. Joseph Heimpel
  34. Fabrizio Lelli
  35. Marcello Marino
  36. Claudio Monge
  37. Paolo Morelli
  38. Paolo Nepi
  39. Ariele Niccoli
  40. Serena Noceti
  41. Donatella Pagliacci
  42. Marco Pierazzi
  43. Alessandro Previato
  44. Elvis Ragusa
  45. Lisa Renieri
  46. Eugenia Romano
  47. Stefano Sodi
  48. Luciano Tomek
  49. Nadia Toschi
  50. Paolo Trianni
  51. Giovanni Vezzosi
  52. Gian Paolo Violi

6086547586_d9d60f8177_b

IMG_3172

IMG_3173.jpg

 

 

Testimoni di una profezia di amicizia: la luce di Orano

IMG_1962In una giornata luminosa, piena della luce che il Mediterraneo sa donare nella limpidezza di un inizio di inverno tiepido, in questo 8 dicembre, festa di Maria, a Orano, in Algeria, si è svolta la Messa in cui i 19 martiri di Algeria sono stati dichiarati beati.

Dal momento della loro morte, tra il 1993 e il 1996 il loro ricordo e la loro presenza sono stati punti di riferimento e di benedizione per  la piccola chiesa di Algeria, ma non solo  per essa. La loro scelta di restare a fianco del popolo algerino che stava vivendo uno dei periodi più tragici della sua storia, segnato da una violenza inaudita condotta contro tutti coloro che percorrevano le vie del dialogo, che credevano all’incontro delle diversità, che affermavano la possibilità di una convivenza pacifica tra uomini e donne di diverse religioni e culture, nel riconoscimento della diversità, è stata una scelta coraggiosa, faticosa, a prezzo della vita, ma che ha seminato semi che non potranno andare perduti di pace e riconciliazione.

IMG_1948Uno dei momenti più intensi della celebrazione è stato quando il vescovo di Orano Jean-Paul Vesco ha abbracciato al momento della pace la mamma di Mohamed Bouchikhi, l’autista musulmano di Pierre Claverie che fu ucciso con lui nell’attentato del 1 agosto 1996. Vicino alla mamma di Mohamed stava la sorella di Pierre.

IMG_1969E’ lei che ha custodito la memoria del fratello domenicano, con l’affetto indicibile di una sorella che con lui ha condiviso ore e momenti della vita d’infanzia e della giovinezza, che con lui è cresciuta in una famiglia serena e ricca di legami, e che quando parla di lui lo descrive nei tratti di ragazzo del sud che amava il sole, la vita, l’amicizia, che era aperto all’incontro, capace di tenerezza e di innamorarsi per tutte le cose belle della vita.

Nelle preghiere dei fedeli durante la messa è stata ricordata la testimonianza dei tanti imam musulmani, più di cento, uccisi in quel periodo e dei giornalisti e intellettuali, come anche degli operai croati trucidati nei pressi del monastero di Tibhirine. Una schiera di uomini e donne che nel tempo della devastazione, insieme ai 19 martiri, hanno mescolato il loro sangue a quello di coloro che vivevano il mistero della visitazione in terra algerina rimanendo aacanto ad un popolo che soffriva come tenendo la mano di un amico al suo capezzale, nella sofferenza.

IMG_1989La messa si è svolta sulla spianata del santuario che sovrasta Orano, con una vista che si allargava sul complesso della città da un lato e sul porto e il mare dall’altro lato. Un panorama largo e luminoso che richiamava al senso delle vite spese in terre lontane nella scoperta della debolezza di una presenza che si apriva a scorgere il volto di Dio nell’incontro e nella apertura a lasciarsi cambiare dall’altro. Il senso di vite leggere come quelle di uccelli che possono partire e d’altra parte esili come i rami che offrono appoggio e sicurezza nella tempesta. “Nessuno può prenderci la vita perché l’abbiamo già donata”: una sintesi della spiritualità di semplicità e di compagnia che animava il quotidiano di questi uomni e donne non eccezionali, ma immersi profondamente nel mistero dell’incarnazione e della ricerca di Dio, spossessati di se stessi per seguire le vie di un amore che chiama all’amicizia aperta a tutti.

IMG_1976Sullo sfondo del presbiterio un pannello raccoglieva insieme i volti dei 19 testimoni. tra di essi il profilo esile e smagrito di Christian De Chergé, uno dei sette monaci trappisti di Tibhirine. Era lui che riflettendo sul mistero della visitazione di Maria a Elisabetta diceva: “La mia chiesa non mi dice qual è il legame tra il Cristo e l’islam. E vado verso i musulmani senza sapere qual è questo legame. Ed ecco, che quando Maria arriva, è Elisabetta che parla per prima. Ma non è completamente esatto perché Maria ha detto ‘As salam alaikum!’. E questa è una cosa che possiamo fare! Diciamo la pace : la pace sia con voi! E questo semplice saluto ha fatto vibrare qualcosa, qualcuno in Elisabetta. E nella sua vibrazione, qualcosa si è detto.. che era la buona novella….”

IMG_1974Jean-Paul Vesco ha regalato al cardinale Becciu che ha presieduto la celebrazione una stola banca con una scritta in rosso ricamata. Ha spiegato che era il simbolo tessuto su una stola che stava particolarmente a cuore a Pierre Claverie, dove stava scritto in arabo ‘Allah u merkhaba’, cioè, Dio è amore.

IMG_1977Christian ancrora parlando della visitazione pensava alla chiesa e al cuore della chiamata evamgelica all’ospitalità: “Questo mistero (della visitazione) è quello della più completa ospitalità reciproca. E’ bene che la Chiesa lo metta sempre più nel cuore della ‘premura’ che la porta verso l’altro. Essa scopre allora la sua ‘missione’, quella che spiegava il nostro fratello e nostro padre Jean-Marie Rimbaud vescovo del Sahara (…): ‘La missione sotto l’azione dello Spirito santo è la confluenza di due grazie, una data all’inviato, l’altra al chiamato (…). Il cristiano si sforza di leggere quello che Dio gli dice mediante la persona (…) del non cristiano; si sforza anche di essere lui stesso con la sua comunità un segno visibile, una parola la più chiara possibile di Dio, Padre, Figlio e Spirito’”.

E Pierre richiamava il cuore del suo percorso interiore che lo condusse fino alla fine a restare, contro ogni logica e calcolo umano, rimanendo fedele a quell’amicizia che costituiva l’intuizione centrale della sua esistenza: “La parola chiave della mia fede (…) è dunque il dialogo. Non per tattica od opportunità, ma perché il dialogo è costitutivo della relazione di Dio con l’umanità e degli uomini tra di loro. Apprendo con Gesù che Dio stesso, per farsi conoscere e per manifestare la sua volontà, ha preso in prestito dall’umanità le sue parole, fino alla sua carne…”.

“Noi siamo lì (in terra di Algeria) a causa di questo Messia crocifisso (…) Noi non siamo spinti da chissà quale perversioen masochista o suicida (…) A causa di Gesù perché è lui che soffre l’, in questa violenza che non risparmia nessuno, crocifisso di nuovo nella carne di migliaia di innocenti”.

IMG_1981Nella Messa a Orano i canti sono stati animati da una corale formata da giovani donne e uomini provenienti dalla zona del Sahara del Sud: è stato cantato l’Alleluia di Haendel con la direzione di una direttrice di coro europea. Un incontro di pluralità capaci di accordare voci e suoni sotto il cielo di Orano, in una giornata di luce.

IMG_1938Una luce che segnava i volti dei parenti di coloro che sono state vittime della violenza ma che in primo luogo sono testimoni di vite donate e spese nell’incontro e nel servizio. Quei volti lasciavano scorgere la gioia sofferta di sapere che quelle vite donate sono seme di pace e  profezia di un cammino che oggi si fa riferiemnto oltre i confini dell’Algeria, per la chiesa, additando uno stile e una spiritualità di semplicità e di povertà, e per il mondo indicando le vie della pace.

IMG_1991Un clima di amicizia: questo è quanto si è respirato nei gesti, nei canti, nell’essere insieme di musulmani e cristiani nella memoria dei 19 testimoni di Algeria. Quel respiro di incontro a cui diede voce una testimonianza Oum El Kheir il giorno dei funerali di Pierre: “Amici miei sto per farvi una confifdenza: mio padre, mio fratello, il mio amico Pierre mi ha insegnato ad amare l’islam, mi ha insegnato ad essere musulmana, amica dei cristiani di Algeria. Ho imparato con Pierre che l’amicizia è prima di tutto la credenza in Dio, è l’amore dell’altro, è la solidarietà umana. Essere cristiano o musulmano veniva dopo, il problema non si poneva alla scuola di Claverie, inq uesta scuola dove s’imparava ad ascoltarsi, a dialogare, molto semplicemente ad amare…”

IMG_1993Ad Orano, in una giornata di luce, perdendo lo sguardo verso il mare, nella luce calda del Mediterraneo, inseguendo un sogno di amicizia e di convivenza dei popoli nella pluralità e nel dialogo, nella memoria di chi ha donato la sua vita come seme di amicizia e semplicità.

Alessandro Cortesi op

* le citazioni sono tratte dal libro di C.Monge, G.Routhier, Il martirio dell’ospitalità. La testimonianza di Christian de Chergé e Pierre Claverie, EDB, Bologna 2018.

IMG_1955

IMG_1986

IMG_1994

La presenza dei cattolici in politica oggi

IMG_1188

Segnalo un numero monografico della rivista “Oikonomia” in cui viene trattato con diversi contributi il tema della ‘presenza dei cattolici in politica oggi’. Anch’io ho potuto collaborare pur nutrendo seri dubbi su cosa si possa intendere quando si parla di ‘cattolici’ oggi in Italia: sono coloro che agitano vangelo e rosario tra le mani nei comizi e poi danno prova di razzismo e disumanità nel loro agire politico? Sono coloro che a forza di definirsi cattolici si sono dimenticati di essere cristiani? Sono coloro che manifestano una esplicita appartenenza per difendere una identità culturale esclusiva e discriminante nella società plurale? Sono coloro che si limitano ad affermare alcuni principi indiscutibili di una dottrina senza pensare alla complessità della traduzione concreta e possibile propria della politica? Sono coloro danno testimonianza concreta di un agire secondo il vangelo senza preoccupazione di definirsi e magari distanti da appartenenze di chiesa? Con tutti questi dubbi in mente ho cercato anch’io di proporre  alcune riflessioni…  (ac)

Il numero della rivista è consultabile all’indirizzo: https://www.oikonomia.it/index.php/it/

Giorgio La Pira venerabile

IMG_7676

“Nessuno ha il diritto di ascoltare La Pira ed accontentarsi di applaudirlo. L’unico omaggio che gli si può rendere consiste nel non risparmiarsi, nel rischiare, nell’adoperarsi perché la giustizia e l’amore aprano la strada alla pace… Colui che non vuole uscire dall’egoismo, dal perbenismo, dalla viltà non ha diritto di ascoltare La Pira!»

Queste parole di dom Helder Camara possono essere chiave di lettura del riconoscimento avvenuto in questi giorni delle virtù eroiche di Giorgio La Pira (1904-1977) da parte della chiesa in modo ufficiale al termine di una procedimento che ha avuto il suo inizio nel 1986. La Pira è riconosciuto venerabile.

E’ un richiamo a considerare la testimonianza di un uomo, docente di diritto, profondamente credente, sensibile alla vita dei poveri, impegnatosi nella vita politica nell’essere uno dei protagonisti dell’elaborazione della Costituzione italiana e come sindaco della città di Firenze. Ha condotto un impegno e servizio nella vita sociale lungo tutta la sua esistenza con coerenza e umiltà. In particolare è stato tessitore di sentieri di dialogo e di pace con uno sguardo ai Paesi del Mediterraneo – che egli indicava come ‘nuovo lago di Tiberiade’ – terre di incrocio di culture e religioni e alle relazioni internazionali.

Il suo modo di intendere l’impegno politico costituisce un riferimento che oggi risulta per lo meno originale e strano. Siamo orami abituati ad una diffusa riduzione della politica all’inseguimento dei sondaggi elettorali o al perseguimento di interessi particolari e malaffare. Per La Pira “Bisogna entrare in politica con due soldi e uscirne con uno solo”, e, citando Rostand, amava dire: “È durante la notte che è bello credere nella luce: bisogna forzare la nascita dell’aurora”.

maxresdefault_1530791859Guardava alla primavera e alle rondini e così pensava ai giovani trovando in essi i segni una di novità nell’orizzonte della giustizia e della pace. “Le generazioni nuove sono, appunto, come gli uccelli migratori: come le rondini: sentono il tempo, sentono la stagione: quando viene la primavera essi si muovono ordinatamente, sospinti da un invincibile istinto vitale – che indica loro la rotta e i porti!- verso la terra ove la primavera è in fiore!
” (Conferenza internazionale della gioventù per la pace e il disarmo 26 febbraio 1964).

Fare la giustizia, ossia attuare scelte di rapporti di giustizia tra le persone, offrendo a ciascuno pari opportunità e i diritti fondamentali di pane, casa, lavoro, salute ed anche preghiera, era per lui essenziale attuazione del vangelo e modo di essere cristiano nel tempo. Così rispondeva ai consiglieri che gli avevano tolto la fiducia nel 1954: “Signori consiglieri, ve lo dico con fermezza fraterna, ma dura, voi avete nei miei confronti un solo diritto: quello di negarmi la fiducia, ma non anche il diritto di dirmi – signor sindaco, non si interessi delle creature senza lavoro, senza casa, senza assistenza – c’è un mio dovere fondamentale che non ammette discriminazioni, che mi deriva dalla mia posizione di responsabile della città e dalla mia coscienza di cristiano; c’è qui in gioco la sostanza stessa della grazia dell’Evangelo” (22 settembre 1954).

“Abbattere i muri e costruire i ponti” era la linea guida della sua visione e della sua azione: “ecco il problema – unico – di oggi: unificarlo facendo ovunque ponti ed abbattendo ovunque muri” (Lettera a Paolo VI 27 febbraio 1970)

E guardava alle città come ambito in cui è presente un seme di resistenza contro la distruzione, una voce di reazione alla possibilità reale di distruzione totale, un grido verso un legame che è nostalgia e che si fa per La Pira realismo dell’utopia della pace in spe contra spem.

“Sono due, in sostanza, queste questioni: la prima concerne la «scoperta», per così dire, del valore e del destino delle città; la seconda concerne le responsabilità nuove, immense, che pesano sugli uomini politici -gli uomini guida- della presente generazione. 
Parlo di «scoperta», perché il valore delle persone e delle cose si scopre sino in fondo proprio quando appare per la prima volta, nella nostra mente, il pensiero della loro possibile scomparsa. 
La minaccia della guerra atomica ha appunto operato questo effetto: fece scoprire -a quanti ne hanno la responsabilità e l’amore- il valore misterioso ed in certo modo infinito della città umana. 
Che cosa essa sia, che cosa valga a quale destino -temporale ed eterno- essa possieda è un problema che ciascuno di voi, signori Sindaci delle capitali, può prontamente risolvere nel suo spirito appena pensa alla storia delle città di cui è capo” (Discorso Le città non possono morire).

Ecco perché oggi non ci si deve accontentare di applaudirlo e l’unico omaggio che gli si può rendere consiste nel non risparmiarsi anche durante la notte per affrettare il venire della luce.

Alessandro Cortesi op

*****

morolapira

Qui di seguito una mia scheda su Giorgio La Pira (per la mostra S.Sabina 2016)

“Ho conosciuto bene un professore siciliano che portava gli occhiali e i calzerotti bianchi dei domenicani, e che qualcuno chiamava ‘il bolscevico del vangelo’, e fu spesso oggetto di critiche aspre e di ironia e della scarsa considerazione dei benpensanti: a me sembrava un saggio dall’animo puro (…) Pensava che la cosa più urgente era ridare al popolo la speranza: vedeva nel povero un oppresso e nel ricco uno che non è libero, dentro. Capiva i tempi e intravedeva il futuro” Così descriveva il profilo di La Pira un grande giornalista italiano Enzo Biagi (L’albero dai fiori bianchi, BUR 1996)

Giorgio La Pira nacque il 9 gennaio 1904 a Pozzallo, paese della costa meridionale della Sicilia che si affaccia sul mare Mediterraneo. Di origini modeste si trasferì nel 1913 presso la famiglia di uno zio a Messina per poter continuare gli studi all’Istituto tecnico commerciale; poi, conseguita la maturità classica, si iscrisse alla facoltà di giurisprudenza.

Un momento di svolta decisiva della sua vita fu la Pasqua del 1924: culmine di un percorso di conversione, momento di incontro con Gesù risorto e di unione con lui che segnò tutta la sua esistenza. Egli lo appuntò nel libro del Digesto su cui studiava: fu momento iniziale di una vita vissuta come dedizione totale a Dio nelle varie fasi, nell’insegnamento come giurista e poi nell’impegno politico e per la pace.

Nel 1925 si traferisce a Firenze al seguito del suo professore Emilio Betti e lì giovanissimo si laurea e inizia ad insegnare ottenendo nel 1934 la cattedra di diritto romano.

L’incontro con Firenze è decisivo per La Pira che abita a san Marco presso il convento domenicano. Da lì matura la sua visione di Firenze come città chiamata ad una missione di pace e di umanesimo nel mondo. A Firenze maturerà anche la sua convinzione della vocazione storica delle città che espresse in un famoso discorso alla Croce Rossa a Ginevra nel 1954: ‘Ogni città è una luce e una bellezza destinata a illuminare…le città hanno una loro anima e un loro destino… sono abitazioni di uomini e ancor più misteriosamente abitazioni di Dio’.

Avvertiva nei poveri la presenza che lo aiutava a scoprire il vangelo e inaugura la messa di san Procolo, aperta ai poveri della città per attuare una concreta condivisione dei beni.

Nel 1939 mentre in Italia domina il fascismo, inizia la pubblicazione della rivista ‘Principi’ in chiara opposizione al regime e propone una riflessione sulla centralità della persona umana, sulla pace e sulla libertà. La rivista poté continuare solamente per pochi mesi. Nel 1943 sfugge all’arresto e si rifugia a Roma dove è accolto anche a casa di mons. Montini. Rientra nel 1944 a Firenze liberata e inizia il suo impegno politico.

E’ eletto all’Assemblea Costituente nelle file della Democrazia Cristiana e il suo lavoro delinea gli articoli fondamentali che costituiranno i testi fondamentali della Costituzione della Repubblica italiana . Nel 1945 pubblica La nostra vocazione sociale affermando la tesi che la socialità umana è una vocazione comune. Diviene sottosegretario al lavoro nel governo De Gasperi. Nel 1950 nel suo testo L’attesa della povera gente presenta una visione economica in contrasto con l’idea di stato liberista nel quadro di una ricerca della pace e della giustizia a livello mondiale.

Dal 1951 è eletto sindaco di Firenze e con alterne vicende lo sarà fino al 1965. Fu una seconda conversione nella sua vita, un passaggio alla vita di fede attuata nell’impegno politico. La sua azione fu oggetto di molte critiche anche all’interno della chiesa. Punti fondamentali del suo agire erano l’attenzione alla dignità delle persone, alle necessità della casa, del lavoro, ai luoghi della scuola, dell’ospedale e per pregare. La sua visione della città di Firenze in relazione alle città del mondo lo ispira nell’organizzare prima i Convegni per la pace e la civiltà cristiana (1952-1956), l’incontro dei sindaci delle città nel 1955, poi i Colloqui mediterranei (1958-1964) con attenzione all’incontro dei popoli e delle religioni per la pace. Si oppone alla guerra, favorisce l’obiezione di coscienza, si schiera nel 1976 contro la legge sull’aborto.

Intese l’impegno politico come dedizione quotidiana al prossimo, con uno sguardo rivolto alla costruzione della pace a livello internazionale: si recò a Gerusalemme nel 1956, in Russia al Cremlino nel 1959, in Vietnam ad incontrare Ho Chi Minh nel 1965 suggerendo l’ipotesi di un accordo di pace per porre fine alla guerra in Vietnam, promosse relazioni di incontro e di dialogo.

Intuizione guida del suo pensiero era ciò che egli indicava come ‘il sentiero di Isaia’: la storia del mondo è paragonabile al corso di un fiume che sotto la spinta della grazia va verso la sua foce, la pace e l’unità dei popoli. L’utopia della pace richiede l’impegno storico concreto in questa navigazione.

Morì a Firenze il 5 novembre 1977. E’ in corso la causa di beatificazione, dopo la conclusione della fase diocesana.

Alessandro Cortesi op – direttore Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ – socio fondatore della Fondazione ‘Giorgio La Pira’ di Firenze

Per approfondire ved. il sito della Fondazione Giorgio La Pira – Firenze

 

Navigazione articolo