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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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XXV domenica tempo ordinario – anno C – 2019

amministratore-disonestoAm 8,4-7; 1Tim 2,1-8; Lc 16,1-13

“Ascoltate questo, voi che calpestate il povero e dite: Quando sarà passato il novilunio e il sabato perché si possa smerciare il frumento, diminuendo le misure e … usando bilance false per comprare con denaro gli indigenti e il povero per un paio di sandali? Il Signore lo giura: Certo, non dimenticherò mai le loro opere”

Amos era coltivatore e pastore nella terra di Samaria nell’VIII secolo a.C.: la sua vita fu radicalmente cambiata, in modo imprevisto, da un irrompere improvviso della chiamata di Dio nella sua vita. Si sentì afferrato e spinto a portare la sua parola, come profeta, senza avere particolari capacità. Tale incontro lo spinse a recarsi di fronte ai potenti, a denunciare davanti ai ricchi ed agli spensierati una situazione di ingiustizia.

Amos smaschera il peccato davanti a Dio e ne delinea i caratteri: i poveri sono calpestati e i ricchi si affannano a guadagnare sulla pelle degli indigenti. Il rapporto con Dio esige rapporti giustizia e costruire giustizia a che fare con la fede. Le sue parole richiamano ad una fede che attua scelte di giustizia in rapporto al Dio vicino, che sostiene i più deboli. Il suo messaggio è richiamo ad abbandonare gli idoli della ricchezza della ricerca del denaro, la rincorsa agli affari che procurano profitto. Critica l’insensibilità e l’indifferenza al grido dei poveri, il disprezzo verso altri esseri umani considerati nulla. Amos richiama a volgersi al Dio che si china sull’orfano, sulla vedova sul forestiero, che non dimentica le sofferenze degli impoveriti.

La parabola di Gesù parte dal riferimento ad una concreta situazione del suo tempo: un amministratore di cui il padrone ha coperto la disonestà è minacciato di essere allontanato presto dal suo lavoro. S dà da fare allora con urgenza, in tutti i modi,e con fare disonesto per rendersi alcune persone amiche, per prepararsi un futuro in cui avere qualcuno riconoscente. E lo fa falsando i pagamenti e concedendo vantaggi ai debitori.

Il punto centrale della parabola non sta in una sorta di elogio della disonestà di questo amministratore maneggione. Gesù come spesso nelle parabole – che sono narrazioni che fanno riferimento alla vita e coinvolgono gli ascoltatori – legge invece una situazione che poteva essere conosciuta da chi lo ascoltava. E intende però accompagnare a scorgere le esigenze del regno di Dio.

Attira l’attenzione sul modo di comportarsi  di quell’amministratore disonesto e osserva che per guadagnare denaro, vantaggi, prestigio spesso ‘i figli di questo mondo’ pongono in atto una incredibile capacità creativa e sanno attuare scelte rischiose con coraggio e furbizia. E’ un modo di agire disonesto in rapporto ad una ‘ricchezza disonesta’.

Ma guardando a questo modo di comportarsi Gesù invita ‘i figli della luce’, cioè i suoi discepoli, a comprendere l’urgenza del momento presente perché l’annuncio del regno di Dio pone a vivere un impegno e una urgenza nuovi: c’è esigenza di risposta e di coinvolgimento della vita. E’ momento che richiede capacità di essere pronti, di decisioni attuate con coraggio e creatività.

Gesù guardando alla prontezza di quell’amministratore presenta per contro l’alternativa che i suoi discepoli hanno dinanzi: scegliere di servire Dio o Mammona, cioè la ricchezza. Non si può servire a due padroni così diversi. Mammona ha una assonanza con il termine ebraico che indica fede, ‘aman’ (da cui il nostro Amen) cioè indica un affidamento, una fiducia di una vita centrata sull’avere. E’ in gioco perciò l’orizzonte di fondo della vita: o ci si fida di Dio o ci si affida ad altri idoli pervasivi. Ci si può inchinare a Mammona oppure affidarsi a Dio che chiede solidarietà e condivisione. E’ come una scelta tra due amori che non possono stare insieme.

Essere fedeli al Dio a cui giunge il grido del povero, implica un rapporto nuovo con i beni, e porta a scegliere la condivisione. Essere fedeli a Dio si attua in rapporti di giustizia, in un rapporto nuovo con gli altri, perché chiede di ascoltare il grido e la sofferenza di chi è vittima dell’ingiustizia.

Alessandro Cortesi op

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Lo scandalo delle disuguaglianze

Il Rapporto annuale dell’Oxfam sulla povertà nel mondo pubblicato nel gennaio 2019 dal titolo ‘Bene pubblico o ricchezza privata’ presenta un quadro della situazione mondiale.

Il panorama presentato è complesso e preoccupante. Si riconosce che negli ultimi decenni si è giunti ad una rilevante riduzione del numero di persone che vivono in estrema povertà (la Banca Mondiale identifica questa soglia in 1,90 dollari pro-capite al giorno).

Tuttavia, proprio leggendo i dati forniti dalla Banca Mondiale si comprende che dal 2013 il tasso di riduzione della povertà si è dimezzato e che la povertà estrema sta aumentando nell’Africa sub-sahariana. Una grandissima parte dell’umanità vive ancora in condizioni di povertà: 3,4 miliardi di persone, pari a poco meno di metà della popolazione mondiale, sopravvivono con meno di 5,50 dollari al giorno. La ricchezza è concentrata nelle mani di pochi.

La disuguaglianza è scandalosa: l’uomo più ricco del mondo, Jeff Bezos, proprietario di Amazon, ha un patrimonio di 112 miliardi di dollari.L’1% di questa cifra corrisponde quasi all’intero budget sanitario di un Paese africano come l’Etiopia, che conta 105 milioni di abitanti.

La ricchezza è quindi sempre più concentrata e le disuguaglianze aumentano: nel 2018 soltanto 26 individui (contro i 43 dell’anno precedente) possedevano una ricchezza pari a quella posseduta dalla metà più povera dell’umanità, 3,8 miliardi di persone. E’ un dato spaventoso che fa riflettere sull’iniquità presente nel mondo in cui viviamo.

Da dieci anni circa la crisi finanziaria ha segnato la vita economica del mondo generando enormi sofferenze. In questo periodo tempo si è registrato un aumento della ricchezza dei più ricchi: il numero di miliardari è quasi raddoppiato.

Se la ricchezza di chi possiede ricchezze miliardarie fosse soggetta ad una tassazione più equa, si potrebbero ricavare risorse da destinare all’educazione dei bambini e per le cure mediche. I più ricchi infatti pagano sempre meno tasse mentre l’accesso ai servizi essenziali nel mondo è impedito a molti: 262 milioni di bambini non hanno accesso all’istruzione e intere fasce di popolazione non hanno possibilità accesso alle cure mediche.

La disuguaglianza a livello globale ha anche un aspetto di discriminazione di genere. Le donne guadagnano il 23% in meno degli uomini e gli uomini possiedono il 50% in più della ricchezza rispetto alle donne. Ma è da rilevare che la vita economica dei Paesi si basa sul lavoro delle donne che non è ufficialmente riconosciuto, poiché esse svolgono gran parte del lavoro di cura a livello sociale che non è retribuito.

C’è anche una conseguenza rilevante della disuguaglianza nell’ambito della vita politica dei Paesi. E’ in corso a livello globale una progressiva limitazione della libertà di parola ed una compressione di spazi democratici. La disuguaglianza si rivela essere l’esito di orientamenti politici e di scelte ben precise.

Il Rapporto Oxfam indica come uno tra gli strumenti per ridurre la disuguaglianza tra super-ricchi e persone comuni sia la scelta di fornire servizi pubblici universali e tutela sociale finanziati attraverso un sistema di tassazione equo.

“Tutti i governi devono stabilire obiettivi e piani d’azione concreti per ridurre i divari economici, soggetti a precise scadenze e incoerenza con quanto stabilito dall’Obiettivo di Sviluppo Sostenibile n. 10 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite sulla riduzione della disuguaglianza all’interno e tra i Paesi. Tali piani devono comprendere…

Erogare servizi sanitari ed educativi universali e gratuiti, mettendo fine alla privatizzazione dei servizi pubblici.(…)

Riconoscere l’enorme lavoro di cura svolto dalle donne supportandole con la messa a disposizione di servizi pubblici. (…)

Porre fine a sistemi fiscali che avvantaggiano ricchi individui e grandi corporation, tassando in maniera equa la ricchezza e il capitale, e arrestando la corsa al ribasso sulla tassazione dei redditi individuali e di impresa.”

Nel Rapporto è riportata la voce di Waangari Maathai, fondatrice del Green Belt Movement, premio Nobel per la pace nel 2004:

“Nel corso della storia giunge il momento in cui l’umanità è chiamata ad elevarsi ad un nuovo livello di coscienza… a raggiungere un piano morale più elevato. Il momento in cui dobbiamo abbandonare la paura e infonderci speranza l’un l’altro. Quel momento è ora”.

Alessandro Cortesi op

 

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