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I domenica di Quaresima – anno B – 2015

Pencils-circle-660x493-e1423498044298Gen 9,8-15; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Tre immagini possono essere raccolte dalle letture quali indicazioni di un cammino nel tempo della Quaresima, in preparazione alla Pasqua.

La prima immagine è quella dell’arcobaleno: “Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà distrutto nessun vivente dalle acque del diluvio né più il diluvio devasterà la terra… Il mio arco pongo sulle nubi ed esso sarà il segno dell’alleanza tra me e la terra”.

L’arco è arma di guerra, di opposizione: Dio lo ripone, appendendolo tra le nubi, per sempre. E’ forte immagine poetica. Da segno di guerra l’arco viene trasformato nella sua funzione e reso promessa di una pace che unisce cielo e terra. Ancor prima del patto offerto ad Abramo, c’è un legame, un patto per sempre che coinvolge non solo un popolo ma tutte le genti e l’intera creazione. E’ un disgno di pace come orientamento dell’esistenza che unisce umanità alla terra e al cielo, disegno di Dio e desiderio umano. Tutta l’umanità reca in sé una promessa di pace: uomini e donne di ogni lingua popolo, razza e religione… Ed anche le piante, le creature della terra e gli animali sono coinvolti in questo orizzonte di vita, di pace, di sintonia che unisce cielo e terra. Appare qui un volto di Dio che reca pace alla terra e il volto di una umanità e di una creazione destinate ad un compimento di pace. L’alleanza con Noè ci parla di un disegno di incontro che coinvolge ogni persona e tutta la ‘realtà bella’ uscita dalle mani di Dio nell’evento della creazione.

La seconda immagine è quella di una discesa. La prima lettera di Pietro legge la vicenda di Noè e il diluvio come figura del battesimo, segno di inserimento della nostra vita nella vita di Cristo e della chiesa. Il battesimo, segno della Pasqua unisce inizio e fine. E nel battesimo una immersione in quella discesa vissuta da Gesù. “e nello spirito (Cristo) andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere…”. E’ un’immagine che racconta la Pasqua. Proprio all’inizio di Quaresima è suggerito uno sguardo al punto finale. Nella tradizione occidentale la Pasqua è vista come una salita: la risurrezione (‘rialzamento’) vede Gesù che sale ed è innalzato come signore alla destra del Padre. Ma c’è un altro modo di pensare alla Pasqua, proprio della tradizione dell’Oriente. È quello della discesa: Gesù risorto, passato attraverso il buio della morte scende agli inferi per prendere per mano e per liberare una umanità in attesa. Adamo ed Eva sono le figure che simboleggiano in affreschi, mosaici e dipinti, l’umanità che attende liberazione. Così la Pasqua assume i caratteri di una discesa fin negli abissi più profondi, fin nelle prigioni più nascoste, fin nelle oscurità più impenetrabili, per liberare.

Una terza immagine: il deserto. Nel deserto, luogo inospitale, Gesù vive l’esperienza di un’armonia nuova. E’ la vicinanza di Dio. Anche nel luogo della prova ci sono presenze di Dio vicine: gli animali del deserto, gli angeli lo servivano. Il deserto, luogo dell’aridità e della prova, è anche luogo della solitudine davanti a Dio, dell’alleanza, nuovo giardino della creazione. Gesù è così presentato come nuovo Adamo che vive in una sintonia nuova con la natura e il mondo animale: le fiere e gli angeli. Qualcosa di nuovo sta iniziando con la sua vita e coinvolge tutto il cosmo. Marco descrive una breve scena ma tutta la vicenda di Gesù è cammino nella prova. In tutta la sua vita egli si è dovuto confrontare con la prova, tentazione, fondamentale: come intendere la chiamata ricevuta e accolta nel battesimo? essere il messia in ascolto del Padre o seguire i progetti di dominio, di prepotenza e di successo? Essere il Figlio che risponde alle attese di miracoli, di dominio, di affermazione religiosa come potere, o vivere come il ‘servo’ che dona la sua vita?

Il primo annuncio di Gesù è la bella notizia del regno di Dio che si è fatto vicino. E’ una parola che dice la solidarietà di Dio con noi, con la storia. Da qui il richiamo, l’imperativo a convertirsi e a credere. La bella notizia si fa appello per essere accolta e per un affidamento. L’irrompere del regno è espressione che va tradotta nel modo di intendere non una nuova signoria, non la sottomissione ad un nuovo padrone, ma la vicinanza di un Tu amante, dal profilo di padre materno, che desidera vita e liberazione per ogni figlia e figlio, che apre ad un mondo in cui nessuno sia scartato o tenuto fuori, nessuno sia escluso.

CruciscoptiAlcune riflessioni per noi oggi

Un’alleanza che coinvolge cielo e terra diviene oggi una questione radicale per la vita presente e per le generazioni che verranno. “Il problema climatico è piuttosto semplice. Nel momento in cui l’attività umana produce la maggior quantità di gas a effetto serra, vengono distrutti (…) gli spazi naturali di assorbimento di tali gas: le foreste e gli oceani. Il risultato è che il pianeta ha perso la capacità di rigenerarsi e che ora avremmo bisogno di un pianeta e mezzo per ripristinare l’equilibrio della natura” (François Houtart, Un grido d’allarme, Adista 14 febbraio 2015,13). Le tre grandi aree mondiali di riserve forestali sono state o quasi interamente impoverite come la Malesia e Indonesia, o sono in pieno processo di devastazione come le aree del Congo e dell’Amazzonia. Si pone davanti a noi la questione di una trasformazione del modello di civlità passando dall’ideologia della crescita ad una ‘conversione ecologica’. E’ un tema che investe responsabilità dei governi e a livelli macro, ma anche richiede cambiamenti di stili di vita nel quotidiano. La terra è partecipe di un’alleanza e di un disegno di salvezza di Dio sulla creazione.

Viviamo un tempo in cui la barbarie avanza: le immagini di esecuzioni sommarie di persone innocenti hanno generato in questi giorni orrore e reazione. Segno di barbarie è anche il commercio delle armi, e l’uso di armi sofisticate che sta dietro all’affermarsi di forze che usano violenza. E ancora, la logica che si sta inoculando ancora è quella della guerra pensata come via di risoluzione dei conflitti e unica via per fermare gli assassini. Non scendere a compromessi con la violenza, rimanere forti contro la barbarie non implica necessariamente l’uso dello strumento della guerra. Al contrario la consapevolezza che ogni violenza genera altra violenza e che solo rompendo questa catena si può invertire l’aumento della barbarie può essere criterio guida per scoprire oggi una promessa di pace affidata alla nostra responsabilità. L’ultima relazione sull’export di armi italiane nel mondo afferma “che il conflitto, finché non bussa alle porte, fa bene all’Italia. Per quanto opaco e approssimativo, il documento certifica che nel 2013 non c’è stato alcun crollo nelle esportazioni di sistemi militari italiani come sovente sostenuto dalle imprese e da ambienti della Difesa: sono stati infatti spediti nel mondo armamenti made in Italy per oltre 2,7 miliardi di euro (€ 2.751.006.957) (…). E dunque l’Italia che vuole imporre la pace nel mondo continua ad armarlo alla guerra” (Thomas Mackinson, Libia, l’Italia fa affari su export armi. Ma il Parlamento non ne parla da 8 anni, “Il Fatto quotidiano” 18 febbraio 2015)

Come ha ricordato un documento elaborato da Rete della Pace, Campagna Sbilanciamoci e Rete Italiana per il Disarmo: ” riteniamo che sia necessario dispiegare una molteplicità di azioni, tra le quali: (…) Bloccare le fonti di finanziamento del terrorismo, la vendita delle armi e di petrolio, le complicità con i diversi gruppi di miliziani armati che imperversano nella regione. Un modo per non diventare complici in un conflitto che ci vede già molto responsabili, e per non essere “imprenditori di morte pronti a fornire armi a tutti” come ha ricordato oggi lo stesso Papa Francesco. (cfr. Reti Pacifiste e disarmiste: “Guerra e intervento militare non sono soluzione per la martoriata Libia”, “Il Manifesto” 19 febbraio 2015).

Gesù nel suo discendere fino alla morte si fa vicino a tutte le vittime e scende fin negli abissi più profondi del male per liberare ad una vita nuova. Chi lo accompagna nel suo discendere è oggi testimone martire, come i ventuno operai egiziani copti, uccisi in Libia solamente in ragione del loro essere cristiani: mentre venivano uccisi si affidavano al Signore Gesù pronunciando il suo nome. Insieme a loro Lui stesso discendeva per aprire, nella loro prigionia, la speranza di una vita oltre la morte. Il loro sangue testimonia la speranza di una pace nell’accoglienza e nella cura per l’altro.

Alessandro Cortesi op

I domenica Quaresima anno B – 2012

Gen 9,8-15; Sal 24; 1Pt 3,18-22; Mc 1,12-15

Quaresima inizia con il segno dell’arcobaleno: un arco in cielo. Meglio, un arco tra cielo e terra. Un segno di alleanza, un raccordo tra due mondi che possono essere pensati distanti, il mondo di Dio – il cielo – e il mondo dell’uomo – la terra -. Mantenere questi mondi separati ha generato e continua a suscitare modi di vivere e spiritualità della separazione, dell’opposizione, e ad alimentare così esistenze che non gustano le vie di un incontro possibile. L’arcobaleno invece è ponte che unisce diverse sponde, tutt’altro dall’essere muro che divide: è segno di alleanza, di incontro, di relazione che non viene meno. E’ segno di un impegno irrevocabile e offerto con libertà e gratuità da Dio, senza condizioni previe, all’umanità. “Pongo il mio arco sulle nubi perché sia il segno dell’alleanza tra me e la terra”: l’arco, strumento di offesa e di guerra, espressione della potenza di Dio, è appeso. E diviene così segno di incontro: è alleanza con l’umanità uscita dal diluvio, ma non solo. E’ alleanza che comprende animali, e tutti gli esseri viventi. E’ indicazione di qualcosa che sta all’inizio, un disegno di Dio, ma anche di qualcosa che sarà alla fine: una chiamata a costruire un mondo di relazioni nella pace: un sogno, un’utopia? Certamente una traccia del disegno di Dio.

Questa alleanza (parola ripetuta più volte in questa pagina) viene prima dell’alleanza con Abramo, è prima dell’alleanza con Mosè nell’esodo. Qui sottesa sta una intuizione ancora da scoprire fino in fondo. Dio ha stretto alleanza con l’umanità nell’atto stesso di creare e poi con l’umanità segnata dalle diversità. C’è un legame e c’è possibilità di incontro, di comunione tra questa umanità e Dio. E tutta la creazione, animali, piante terre e acque… è coinvolta in questa corrente di pace. Prima ancora dell’esperienza storica della liberazione dell’esodo, prima della legge. E forse i tanti cammini religiosi dell’umanità, quelli che cercano una armonia con la natura non hanno forse al loro cuore questa intuizione di un incontro con Dio che si apre in ogni ricerca di armonia che investe interiorità e corporeità, umanità, tutti gli esseri animati e inanimati? In tutto una medesima vita, una medesimo incontro, un medesimo amore (forza di Dio) che ha eliminato la violenza ed unisce?

C’è poi la grande immagine di una discesa  che apre la Quaresima. è quella discesa di cui parla la lettera di Pietro, la seconda lettura: “e nello spirito (Cristo) andò a portare l’annuncio anche alle anime prigioniere…”. E’ un’immagine che porta dritto alla Pasqua. All’inizio di Quaresima uno sguardo al punto finale. C’è un modo di pensare alla Pasqua, per certi aspetti proprio della tradizione occidentale la Pasqua è pensata come una salita: Gesù nella risurrezione (come ‘rialzamento’) sale ed è innalzato come signore alla destra del Padre. E’ una ascesa che è anche glorificazione. Ma c’è un altro modo di pensare alla Pasqua, questo sì proprio della tradizione dell’Oriente. Negli absidi delle chiese orientali e nelle icone la grande immagine per raccontare la Pasqua è una discesa: Gesù risorto che scende agli inferi per prendere per mano una umanità simboleggiata da Adamo ed Eva che lo attendeva da un tempo non calcolabile. Così la Pasqua assume i caratteri di una discesa fin negli abissi più profondi, fin nelle prigioni più nascoste, fin nelle oscurità più impenetrabili, per liberare. E’ liberazione e discesa per far risalire chi stava prigioniero, e per liberare tutti, con un abbraccio universale. Pasqua come autentica liberazione da schiavitù e da pesi insopportabili che tengono le persone in prigione.

All’inizio del vangelo la spinta dello Spirito: quasi un cacciare Gesù nel deserto. Le poche righe del brano di questa liturgia sono da leggere in continuità con quelle che immediatamente precedono, il momento del battesimo di Gesù. Marco è stringatissimo nel suo scrivere. Due rapidi colpi di penna, ma con pochi cenni offre un aprirsi di riferimenti di richiami, di evocazioni.  il deserto

Il deserto è il luogo che segna questo episodio scandaloso della vita di Gesù: le tentazioni. Deserto è il luogo del cammino dell’esodo. Deserto è più che un luogo fisico, è luogo interiore, di solitudine, di mancanza di sicurezze e di appoggi. Di Gesù si dice che  è sospinto con forza dallo Spirito nel deserto. Si delinea così la sua esperienza – che lo segue non solo in un momento ma in tutto il suo percorso umano – della fatica. La prova per lui si delinea come questione della fedeltà alla consapevolezza maturata del momento del suo battesimo: è il figlio con la missione di ‘servo di Jahwè’ in rapporto al Padre che lo ama ed è inviato a vivere il suo cammino di messia.

La grande prova riguarda per lui il modo di essere figlio e messia. C’è una prova che viene dall’esterno: le attese di un messia che stabilisce un regno di potere e di gloria con la forza, usando le armi della prevaricazione, del successo, dell’esibizione. Ci sono anche le prove che proverranno dai suoi: Pietro, che è della cerchia dei dodici, sarà chiamato Satana proprio da Gesù nel corso del vangelo (Mc 8,33) quando reagisce all’annuncio di Gesù che parla della sua via come via del figlio dell’uomo, una via di sofferenza e di servizio.

Marco delinea Gesù nel deserto: stava con le fiere e gli angeli lo servivano. Non solo compie il cammino di Israele nell’esodo in modo nuovo. Diviene figura singola che riassume il cammino di tutto un popolo. Vive quella fede che Israele nel deserto non aveva vissuto. Ripercorre il deserto in modo diverso rispetto a Israele. Ma egli ha anche il profilo di Adamo, che stava con le fiere, e che aveva dato un nome alle fiere. Gesù è colto nei tratti dell’uomo, nuovo Adamo, che compie il disegno di Dio, quell’immagine pensata sin dall’inizio. E compie il cammino di Adamo. Una vita in una sintonia tra fiere e angeli, terra e cielo. Marco la descrive quasi come una liturgia indicando l’azione degli angeli che lo servivano (con utilizzo di un verbo del servizio liturgico nel tempio). Il tempio è il mondo; Gesù compie i passi di un Adamo che realizza l’immagine autentica, la chiamata di Adamo. Sta in ascolto del Padre della voce di amore che lo aveva inviato nel battesimo. Vive il suo cammino di messia rifiutando la tentazione del potere e della violenza e vive invece l’obbedienza/ascolto del Figlio amato.

Queste letture ci aprono ad una comprensione profonda nuova della Quaresima. Non tanto il tempo della penitenza, della centratura su di sé nella ricerca di perfezione, ma il tempo in cui lasciarsi liberare. La Quaresima tutta orientata alla Pasqua prende senso da lì. Apre a scoprire la chiamata di una alleanza che investe umanità plurale e realtà create; apre ad uno sguardo nuovo sulla natura come creazione da custodire, da ascoltare, da coltivare e dei vari percorsi umani e religiosi dell’umanità in cui scorgere una parola efficace di Dio. Apre al dialogo, all’incontro, al domandarsi come essere fedeli all’alleanza di pace di Noè. Molteplici sono i luoghi, segnati dalla contraddizione, in cui costruire e lottare per il superamento dei conflitti, per rapporti di dialogo e di incontro, per scorgere il dono dell’arcobaleno della pace, alleanza di Dio che chiede di divenire alleanza di popoli, cammino di giustizia, custodia del creato. La Quaresima ci conduce a seguire Gesù nel suo cammino di uomo. Gesù propone un modo di vivere una umanità piena. Un modo di intendere la vita alternativo: segnato dal deserto, dall’essenzialità, dalla condivisione, segnato dall’essere ‘figlio’ in ascolto, teso a testimoniare il volto di Dio come Padre che dà e si offre e ama questa umanità, segnato dalla scelta del servire e dare la sua vita per gli altri.

Alessandro Cortesi op

 

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