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Solennità della Ss. Trinità – anno B – 2021

William Congdon, Tre alberi

Dt 4,32-34.39-40; Rom 8,14-17; Mt 28,16-20

“Sappi dunque oggi e conserva bene nel tuo cuore che il Signore Dio è lassù nei cieli e quaggiù sulla terra; e non ve n’è altro”.

Il ‘lassù’, le altezze dei cieli, e il ‘quaggiù’, la terra, non sono luoghi abbandonati e vuoti ma sono abitati. Israele ha scoperto e incontrato la presenza di Dio lassù nei cieli e quaggiù sulla terra  come vivente, in ascolto, colui che dona liberazione e salvezza. Egli è lassù, altro da ogni cosa, e nel medesimo tempo è fonte di ogni vita, Dio nella creazione, coinvolto nella vita del popolo a cui rivolge la sua parola e la sua alleanza: “Interroga pure i tempi antichi, che furono prima di te: dal giorno in cui Dio creò l’uomo sulla terra … si udì mai cosa simile a questa? Che cioè un popolo abbia udito la voce di Dio parlare dal fuoco come l’hai udita tu, e che rimanesse vivo?”

Non è facile stare in ascolto di Dio, non si può mai pretendere di trattenerlo o rinchiuderlo in un possesso umano. L’intero Primo testamento è narrazione della storia di un’esperienza di incontro, non tanto di ricerca umana di Dio, ma del venire di Dio in cerca dell’uomo. Il Dio lontano e vicino chiama  e dona se stesso per una convocazione con orizzonti universali.

Gesù è presentato dai vangeli come testimone dell’Abbà, il Padre, a lui orientato in tutta la sua vita. Ha vissuto come chi si affida senza riserve, e i vangeli ne rivelano il profilo rivolto all’Abbà soprattutto nei momenti decisivi e drammatici della sua esistenza: nella quotidianità e nella prova, nei giorni di scelte importanti, fin nell’orto degli ulivi (Mc 14,36). C’è un’intimità unica che emerge dai racconti dei vangeli. Nella preghiera in particolare Gesù si affida al Dio Abbà  e così il grido sulla croce “Dio mio Dio mio perché mi hai abbandonato” (cfr. Sal 22) e le parole di affidamento ‘nelle tue mani padre affido il mio spirito’ manifestano un rapporto unico.

Dopo la sua morte e risurrezione Gesù è riconosciuto e indicato come il Figlio mandato dal Padre. In lui chi lo segue può vivere la scoperta di essere figlio del Padre e fratello suo. E’ l’esperienza della prima comunità dopo la pasqua, quando Gesù dona ai suoi di vivere la gioia di una sua presenza nuova nello Spirito. Paolo esprime tale consapevolezza quando scrive: “Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno Spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto uno Spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo Abbà, Padre. Lo Spirito stesso attesta al nostro Spirito che siamo figli di Dio”.

Nello Spirito, lasciando spazio a lui, il grande suggeritore, colui che ricorderà tutto quello che Gesù ha detto (cfr. Gv 14,26)  colui che consola (Gv 14,15), possiamo scoprirci innestati nella vita dell’Abbà, dono di amore e di comunione: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché rimanga con voi per sempre… in quel giorno voi saprete che io sono nel Padre e voi in me e io in voi” (cfr. Gv 14,20).

Alessandro Cortesi op

“tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio”.

Franco Battiato, musicista e artista dalle diverse competenze e sensibilità, è morto pochi giorni fa. Nelle sue canzoni ha lasciato tracce di una profonda ricerca spirituale che ha orientato la sua vita ed ha trovato espressione nelle sue opere di artista. Alcuni frammenti di questa ricerca possono essere colti nelle parole di alcune canzoni. Il testo di E ti vengo a cercare https://www.youtube.com/watch?v=eeo_iXWKB4I tratto dall’album Fisiognomica del 1988 presenta un movimento di apertura all’altro e di sguardo interiore, nella ricerca di un vedere e di un parlare che ha come riferimento un ‘tu’ indefinito ma vivo e presente:

E ti vengo a cercare
Anche solo per vederti o parlare
Perché ho bisogno della tua presenza
Per capire meglio la mia essenza

E’ una ricerca della propria identità più profonda non ridotta alle prospettive ristrette di un io isolato e con pretese di dominio, ma nei termini di una accoglienza di sé in cui forte è la percezione del limite e del bisogno dell’altro e per questo è vissuta nel rapporto con l’alterità:

Perché ho bisogno della tua presenza

Per capire meglio la mia essenza.

L’apertura all’altro si inserisce e trova il suo ambiente in un coinvolgimento nell’ambito più ampio della natura. Il rinvio alle radici che affondano nella terra dell’incontro non è solo metafora dell’ineludibile provenienza da altri e del rapporto su cui cresce la vita, ma è anche riferimento alla vita della natura che incrocia diverse radici e piante e frutti.

E ti vengo a cercare
Con la scusa di doverti parlare
Perché mi piace ciò che pensi e che dici
Perché in te vedo le mie radici

Tale movimento interpreta non una attitudine elitaria, ma una ricerca diffusa e presente anche se non sempre tematizzata: sentimento di popolo. L’accostamento di mistica e sensualità conduce a scorgere un superamento di divisioni spesso presenti nella percezione dell’esistenza. 

Questo sentimento popolare
Nasce da meccaniche divine
Un rapimento mistico e sensuale
Mi imprigiona a te

Si delinea così un dinamismo di nuova nascita che implica passaggi di distacco, ma anche scoperte di aspetti inauditi della propria vita e potenzialità che attendono di trovare espressione:

Fare come un eremita

Che rinuncia a sé

Mi spinge solo ad essere migliore

Con più volontà.

Si tratta di una ricerca che rimane aperta e indefinita: l’apertura all’altro passa infatti per gli incontri con tu personali che possono essere gli incontri di ogni giorno, ma può respirare anche di una attesa che rinvia oltre affacciandosi su dimensioni che oltrepassano la dimensione umana affondano in una realtà dai contorni divini.  

Emanciparmi dall’incubo delle passioni
Cercare l’Uno al di sopra del Bene e del Male
Essere un’immagine divina
Di questa realtà

La musica della canzone guida e accompagna questa tensione di ricerca, di dialogo, di apertura che nelle parole prende forma diversa e insieme alla musica si apre al suscitare emozione e coinvolgimento negli ascoltatori.

Il senso dell’attesa e di ricerca di protezione si rende vivo anche nelle parole della canzone L’ombra della luce https://www.youtube.com/watch?v=E8jo7DBxaos tratta dall’album “Come un cammello in una grondaia” del 1991:

Difendimi dalle forze contrarie
La notte, nel sonno, quando non sono cosciente
Quando il mio percorso si fa incerto
E non abbandonarmi mai
Non mi abbandonare mai

La percezione qui espressa rinvia alla bellezza e profondità dei sentimenti e dei movimenti del cuore e nel contempo apre a considerare una luce che si rende presente pur permanendo nascosta. L’ombra richiama infatti ad una oscurità e ad una negazione, ed insieme rinvia al contrasto con una luminosità che pur si rende presente e tuttavia non può mai essere definita, ma rimane sconosciuta e desiderata. 

Perché le gioie del più profondo affetto
O dei più lievi aneliti del cuore
Sono solo l’ombra della luce

La contrapposizione di ombra e luce genera un desiderio di ricerca e suscita invocazione ‘non abbandonarmi mai’, apertura che rimane sospesa e di cui non si esplicita il chi o che cosa a cui è rivolta. Ma proprio in questa sospensione offre il senso di un movimento che può accomunare diversi itinerari caratterizzati da religiosità esplicita o da apertura di pensiero e tensione umana. Battiato si fa così interprete della universale aspirazione ad una quiete auspicata come pace e del riscontro di infelicità che segna la dispersione nel tempo pur percepito come dono prezioso, risorsa limitata da non sprecare.

Ricordami, come sono infelice
lontano dalle tue leggi;
come non sprecare il tempo che mi rimane.
E non abbandonarmi mai…
Non mi abbandonare mai!
Perché la pace che ho sentito in certi monasteri,
o la vibrante intesa di tutti i sensi in festa,
sono solo l’ombra della luce

In ‘Oceano di silenzio’ https://www.youtube.com/watch?v=tfqwo73wjVU  è quasi suggerita l’immersione nel silenzio quale dimensione altra che pur pervade l’esistenza, indicando la via di una pace da ricercare negli spazi dell’interiorità:

Quanta pace trova l’anima dentro
Scorre lento il tempo di altre leggi
Di un’altra dimensione
E scendo dentro un Oceano di Silenzio

Anche nelle parole della canzone ‘Torneremo ancora’ https://www.youtube.com/watch?v=aBq3zRGn0aA che si armonizzano con suoni evocativi di tensione, attesa e speranza, risuonano echi di una spiritualità coltivata nella frequentazione di approfondimenti filosofici e teologici, nell’amicizia con filosofi e persone spirituali e ispirata a grandi pensatori (tra essi Georges Ivanovic Gurdjieff).

L’affermazione Nulla si crea, tutto si trasforma apre ad una meditazione sulla vita come immersione nella luce, accoglienza di luminosità che pervade il cosmo e accomuna, nel cammino umano che è ricerca senza confini. Il cammino della migrazione umana diviene cifra di percorsi di ricerca a dimensione universale e che nessuno vede esenti o esclusi. Ed apre a scorgere come nel tempo delle migrazioni si può scoprire una comune cittadinanza, di chi abita in cammino, alla ricerca di una terra e di una nascita nuova.

La luce sta nell’essere luminosi
Irraggia il cosmo intero
Cittadini del mondo
Cercano una terra senza confine

E’ così evocata la precarietà dell’esistenza e il motivo della morte legato alla nascita: sonno e risveglio ‘finché non saremo liberi’. La promessa o l’auspicio ‘e torneremo ancora’ si connette ad un desiderio di libertà, nella considerazione dei cammini umani segnati dal migrare e dai molti cammini esteriori e interiori nella tensione verso la luce e verso gli orizzonti della verità.   

la vita non finisce è come sonno
la nascita è come il risveglio

Finchè non saremo liberi torneremo ancora
ancora
e ancora

L’allusione ai migranti di Ganden rinvia alla grande università monastica del Tibet: perseguitati e costretti all’esilio giunsero a ricostruire un monastero a Karnataka nell’India meridionale. L’idea sviluppata in questa canzone scritta insieme al monaco Juri Camisasca indica il percorso di continua migrazione umana sin quando non si raggiunga l’ultima dimora.  

Come ha ben osservato Paolo Trianni (Spiritualità e musica: addio a Franco Battiato, in Settimananews 18.05.2021: “Battiato ha condiviso con i fan il proprio cammino esistenziale. Rimarrà uno dei suoi grandi meriti quello di aver portato nel cinema e nella canzone la spiritualità. Egli è riuscito a rendere popolari tematiche che prima non avevano mercato, inserendo nelle canzoni temi filosofici e teologici (…) Di sicuro, però, dalle sue canzoni promana una ricerca spirituale autentica, che testimonia l’universalità dello spirito al di là di ogni parzialità e confessionalità”.

Alessandro Cortesi op

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