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Memoria del Concilio Vaticano II 8 dicembre 1965 – 2015

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“Oggi, qui a Roma e in tutte le diocesi del mondo, varcando la Porta Santa vogliamo anche ricordare un’altra porta che, cinquant’anni fa, i Padri del Concilio Vaticano II spalancarono verso il mondo.

Questa scadenza non può essere ricordata solo per la ricchezza dei documenti prodotti, che fino ai nostri giorni permettono di verificare il grande progresso compiuto nella fede. In primo luogo, però, il Concilio è stato un incontro. Un vero incontro tra la Chiesa e gli uomini del nostro tempo.

Un incontro segnato dalla forza dello Spirito che spingeva la sua Chiesa ad uscire dalle secche che per molti anni l’avevano rinchiusa in sé stessa, per riprendere con entusiasmo il cammino missionario.

Era la ripresa di un percorso per andare incontro ad ogni uomo là dove vive: nella sua città, nella sua casa, nel luogo di lavoro… dovunque c’è una persona, là la Chiesa è chiamata a raggiungerla per portare la gioia del Vangelo e portare la misericordia e il perdono di Dio.

Una spinta missionaria, dunque, che dopo questi decenni riprendiamo con la stessa forza e lo stesso entusiasmo. Il Giubileo ci provoca a questa apertura e ci obbliga a non trascurare lo spirito emerso dal Vaticano II, quello del Samaritano, come ricordò il beato Paolo VI a conclusione del Concilio.

Attraversare oggi la Porta Santa ci impegni a fare nostra la misericordia del buon samaritano”

(Francesco, Omelia 8 dicembre 2015)

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 (Giacomo Manzù, porta della morte. san Pietro)

Una preghiera in tempo di memoria del Concilio Vaticano II

Preghiera a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II è una preghiera scritta da Marco Campedelli, co-parroco della Comunità di S. Nicolò a Verona. Egli stesso dice come questo testo è sorto: “Ecco la preghiera come mi è venuta pensando al Concilio e alla morte del cardinale Martini. Spero possa essere un piccolo seme da mettere nella buona terra del Concilio, che nonostante i rigidi inverni, non rinuncia a far germogliare la speranza….”.

E’ una preghiera per pensare in questi giorni al Concilio Vaticano II – l’11 ottobre è anniversario della apertura avvenuta l’11 ottobre 1962 – non come episodio storico dietro a noi, ma come evento che sta ancora davanti a noi, come dono, inizio e promessa di un cammino che nonostante difficoltà e inverni procede nelle testimonianze di tanti,  e chiede di essere condiviso e coltivato con gratitudine e speranza (a.c.)


Sei tornato per le strade, Gesù,
le strade del Ventesimo secolo.
Hai camminato dentro i campi di sterminio nel silenzio di
Auschwitz…
nel fuoco atomico di Hiroshima.
Hai raccolto le macerie del mondo
sotto l’albero della croce,
hai chiamato a raccolta
tutte le figlie e figli della risurrezione

Tutti: Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Un altro Giovanni ti ha preparato la strada
perché tornassi a parlare.
Egli aprì la finestra
perché il vento dello Spirito
entrasse di nuovo nel cuore
del mondo nel popolo di Dio

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Il Concilio come una parabola del Vangelo
ci ha raccontato di nuovo Dio.
I nostri orecchi hanno finalmente risentito la sua voce
i nostri occhi hanno visto di nuovo le sue mani all’opera
per una nuova creazione

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Concilio: luogo della Parola,
concilio luogo della coscienza
dove tornare a pensare,
a progettare cammini di pace,
sogni di giustizia
concilio orecchio teso
verso le religioni del mondo,
per comprendere il Gesù ebreo,
il Cristo cosmico,
Concilio, abbraccio verso tutte le Chiese

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
Come nell’assemblea dell’Apocalisse
sono i martiri i primi ad avanzare:
sono loro: donne e uomini uccisi
i primi a stare in piedi, a resistere.
Sono loro il documento mai scritto,
ma fatto corpo, fatto volto,
del Concilio nel mondo.
Romero con le braccia aperte
croce e colomba di pace

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
Torniamo dopo cinquant’anni
con i piedi stanchi, Signore,
ma gli occhi pieni di luce.
Il Concilio è germogliato
nel cuore di donne e uomini
in cammino.
Noi abbiamo visto
lo Spirito all’opera

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
Ogni volta che i piccoli hanno trovato riscatto,
noi abbiamo gioito,
ogni volta che donne e uomini
per la forza della Parola,
non si sono più sentiti esclusi e traditi
noi abbiamo gioito.
La chiesa del Concilio è cresciuta
nelle coscienze delle donne
e degli uomini liberi

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
Continua a soffiare, Vento dello Spirito,
nuova Pentecoste sul mondo,
continua ad inventare lingue nuove,
alfabeti inediti,
capaci di tradurre le sorprese di Dio.
Non è la chiesa che vogliamo celebrare,
ma lo Spirito di Dio che soffia
in mezzo al mondo

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
Dopo cinquant’anni di cammino
muore, il vescovo della Parola,
l’amico di tutti i pensanti,
dei cercatori di luce;
muore come tutti i profeti,
indicando la strada.
Donaci di raccogliere questa pagina
di concilio vivente,
questo raggio di Pasqua
sul mondo.

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri

Continua a soffiare Spirito del Risorto,
soffia e apri nuovi cammini,
soffia sulle braci del Vangelo
perché un nuovo fuoco d’amore
bruci nel cuore di tutti,
perché l’amore
sia più forte della paura.

Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
E voi luna e stelle,
che quella sera foste
testimoni silenziose
di un miracolo nuovo,
raccontate
a tutti quelli che guarderanno in alto
questa storia,
raccontate la voce di papa Giovanni e la sua carezza
per i bambini, per i poveri del mondo.
E dite a coloro che camminano nella notte
che l’alba verrà, come quel terzo giorno,
e che sarà “appena l’aurora”
Chiesa di tutti, chiesa dei poveri
(Marco Campedelli)

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