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Nel tempo della corruzione

E’ appena uscito per i tipi della casa editrice Nerbini (Firenze) il volume Nel tempo della corruzione globale. Idee per un cambiamento, a cura di Giuseppe Alibrandi e Alessandro Cortesi

promosso dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ Pistoia.

img_2177Qui di seguito l’Indice del volume

INDICE

Giuseppe Alibrandi – Alessandro Cortesi Introduzione.
 La corruzione, male del nostro tempo p.5

Pietro Domenico Giovannoni Note sulle radici storiche della corruzione in Italia p. 21

Giuseppe Alibrandi I fenomeni corruttivi: 
indicazioni per una definizione  p.37

Cecilia Turco Il sistema punitivo dei fenomeni corruttivi:
 un approccio giuridico  p.49

Filippo Buccarelli Habitus e corruzione:
 la tortuosa via italiana alla legalità  p.57

Sebastiano Nerozzi, Vito Pipitone Giorgio Ricchiuti Corruzione, istituzioni e sviluppo economico  p.67

Graziano Bernabei La cifra che cambia la vita,
ma la cambia davvero?  p.107

Vincenzo Caprara Contrasto alla corruzione responsabilità di tutti: buone pratiche e istanze etiche  p.115

Alessandro Cortesi Corruzione e religiosità:
un approccio teologico  p.127

 

Chi desidera riceverne copia può richiederlo all’indirizzo: info@domenicanipistoia.it

Corruzione: incontri per riflettere

Centro Espaces “G. La Pira”

NEL TEMPO DELLA CORRUZIONE GLOBALE. IDEE PER UN CAMBIAMENTO

corruzione

Saletta Marie-Dominique Chenu – Piazza San Domenico 1 – 51100 Pistoia

venerdì 6-13-20-27 marzo 2015 alle ore 21

La corruzione ha a che fare con l’uso del potere e del suo abuso. Quando un giudice vende una sentenza, quando un agente di polizia agisce come malfattore o ladro, quando un insegnante attua una promozione in cambio di un compenso, quando un funzionario pubblico promuove un impiegato per complicità in vantaggi personali, quando un dirigente pubblico accoglie l’appalto di una ditta in cambio di tangenti, quando un medico privilegia un paziente in cambio di denaro, quando capi di stato vendono le risorse del proprio paese in cambio di un sostegno al loro potere e appropriandosene di una parte, quando vescovi e preti difendono e coprono responsabili di abusi sui minori perché non venga posta in discussione la struttura del potere ecclesiale, in tutti questi casi si può parlare di fenomeni diversificati di corruzione.

Ma anche a livelli più vicini al quotidiano vi sono situazioni talvolta difficilmente definibili, ma qualificabili come episodi di “corruzione a bassa inten-sità” che segnano la vita ordinaria: sono le racco-mandazioni, la richiesta e concessione di favori su base di amicizia e di qualche piccolo vantaggio, le forme dell’illegalità e dell’indifferenza davanti ad esse, le raccomandazioni di sostegno familistico.

La corruzione ha il volto di un sistema in cui vige un sottile meccanismo di omertà per certi aspetti simile a quello della mafia: le persone divengono complici di interessi che possono essere intrecciati ma in questo processo si attua sfruttamento, imposizione e asservimento del più debole.

Non si tratta solo di comportamenti di singoli, ma anche di agenti sociali all’interno di una rete.

Gli effetti della corruzione sono disgreganti i legami sociali, pesano maggiormente sui poveri, incidono fortemente sugli assetti economici gene-rando danni incalcolabili. Ma le loro conseguenze si riflettono anche nell’ambito della vita sociale e politica.

Attività di corruzione minano il riferimento ad una legge comune e generano un venir meno dei rapporti di fiducia e di solidarietà tra le persone. Non si tratta peraltro solamente di un fenomeno che segna la vita delle persone e dei popoli. A livello mondiale sempre più appare come l’ambiente sia una tra le principali vittime della corruzione e insieme ad esso la qualità della vita delle generazioni future.

Le leggi anticorruzione sono un mezzo importante di lotta a tali fenomeni ma la legge da sola non è sufficiente se manca una presa di consapevolezza diffusa, una vigilanza che corrisponde ad una maturazione di un ethos civile condiviso e vissuto nella quotidianità.

La corruzione a livello politico e nei settori nevralgici dell’economia e della vita sociale è uno dei dati del nostro tempo. Ciò provoca l’interrogativo riguardo all’individuazione e all’analisi delle cause, relativamente ad una definizione per coglierne caratteri ed espressioni, e soprattutto riguardo alla formulazione di una strategia per combattere o per lo meno arginare e tentare di curare tale fenomeno che si connota come malattia mortale che disgrega in profondità i legami sociali, produce disuguaglianza e genera un uso del potere svincolato dalla partecipa-zione e dal controllo democratico. (a.c.)

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venerdì 6 marzo ore 21.00

Italia paese corrotto: radici storiche e aspetti economici

Pietro Giovannoni, Docente di Storia contemporanea – Firenze

Sebastiano Nerozzi, Docente di Storia dell’economia – Università di Palermo

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venerdì 13 marzo ore 21.00

I fenomeni corruttivi: indicazioni per una definizione e implicazioni sociali

Giuseppe Alibrandi, Avvocato – Pistoia

Filippo Buccarelli, Docente di Sociologia – Università di Firenze

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venerdì 20 marzo ore 21.00

Il sistema punitivo: evoluzione e risposte possibili

Cecilia Turco, Avvocato – Pistoia

Luigi Boccia, Sostituto Procuratore della Repubblica – Pistoia

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venerdì 27 marzo ore 21.00

Contrasto alla corruzione, responsabilità di tutti: buone pratiche e istanze etiche

Graziano Bernabei, Centro studi sociali contro le mafie ‘progetto san Francesco’ – FIBA-CISL Toscana

Vincenzo Caprara, Centro Espaces ‘G. La Pira’ – Fiesole

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Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’, Piazza san Domenico, 1 – 51100 PISTOIA

e-mail: info@domenicanipistoia.it; tel. 0573.30.77.83

http://espacespistoia.wordpress.com

Rischiare per ciò che ancora non c’è…

Certe voci provenienti dal mondo di chi vive con fatica situazioni di impegno e di lotta quotidiana per attuare onestà e servizio dicono tante cose che rendono più forte il contrasto con la situazione di corruzione diffusa e pervasiva che emerge e sommerge. E genera rabbia, indignazione, ma anche delusione e rassegnazione. Certe voci aiutano a scoprire le ragioni per continuare ad impegnarsi nonostante tutto… Ho trovato questa testimonianza tra le lettere al direttore pubblicate il 28.09.2012 su La Stampa. L’autrice ha 29 anni, si chiama Annalisa Lenti. E’ la voce di una persona sconosciuta, eppure racchiude una forza incredibile per questi giorni così bui. Fa pensare…  (a.c.)

“Sono una cittadina italiana di 29 anni volontariamente residente all’estero da 5 anni. Dico volontariamente perché non sono un cervello che ha dovuto cercare rifugio all’estero. Vivo all’estero perché ho scelto di impegnarmi nella cooperazione internazionale attraverso il difficile lavoro che quotidianamente svolgono le ong. Seguo quello che sta succedendo in Europa e in Italia attraverso i siti internet e la tv via cavo che mi permette di vedere un unico telegiornale italiano e alcuni talk show di approfondimento.

Nel pieno della bufera della politica italiana esplosa con il «Caso Lazio», io mi trovo ad affrontare un audit di un progetto finanziato da un donor istituzionale che vuole sapere per filo e per segno come si stanno spendendo le risorse economiche che, con fatica, ci sono state concesse per contribuire al miglioramento della situazione dell’infanzia locale.

Le difficoltà sono tante. E’ difficile poter ottenere una fattura fiscale eleggibile dalla contabilità locale e, quindi, dal donor, in una piccola comunità dove difficilmente si trova una strada asfaltata. E’ difficile poter rendicontare una corsa in taxi per arrivare all’istituto non raggiungibile con i mezzi pubblici quando i taxisti non rilasciano fattura.

E’ difficile, ma questa è la legge. Se non presento al donor la fattura, i soldi non me li rimborsa. Non è un discorso difficile da capire, semplicemente è un dato di fatto: a rimborso corrisponde fattura. Allo stesso modo, a un ladro corrisponde la galera. E’ troppo poco dire che ad un ladro corrisponde la non rappresentanza del cittadino. Se io non riesco a giustificare le spese che sostengo, molto semplicemente vengo licenziata. Perché questa conseguenza non vale anche per la classe dirigente del mio Paese?

Il sistema è marcio, è sbagliato. E’ tutto da rifare, non c’è più niente che funziona. Classe politica, come pensi di essere credibile quando il popolo che più o meno ti ha votato non riesce a mangiarsi una pizza mentre tu, senza dire niente a nessuno, sponsorizzi una cena da 30.000 euro? Classe politica, come pensi di essere un esempio quando i giovani italiani hanno smesso di perdere tempo a sognare il futuro che vogliono e tu, nel frattempo, te ne vai in vacanza e spendi 40.000 euro?

Ma poi, cos’è questa politica? Chi è che vuole questa politica? Politica, tu sei al mio servizio, tu sei una mia dipendente e io ti licenzio. E con me, tutta la parte onesta dell’Italia che c’è, che è forte, che resiste e che non ne può più di sentire tutte le schifezze che stai combinando.

Alla soglia dei trent’anni, avrei tanta voglia di tornare in Italia perché il mio Paese mi piace ed è dove vorrei vivere il mio futuro. Ma ho paura. Ho paura che tutte le esperienze e le competenze che ho acquisito in questi anni all’estero, in Italia non trovino sfogo. Non è giusto perché in un momento di vecchiaia mentale come quella che stanno vivendo i dirigenti italiani in questo momento, probabilmente la freschezza e l’entusiasmo che ho potuto conservare potrebbero essere utili. Il problema è che freschezza e entusiasmo non sono indicatori che vengono valorizzati. E allora che fare? Rimanere all’estero e vedere affondare da lontano e senza troppe ripercussioni personali l’Italia che fu? L’Italia della musica, dell’arte, della scienza, della poesia, del cinema? O rischiare insieme all’Italia che ancora è, che ancora c’è, che ancora resiste?

Sapete che vi dico? Io rischio.

Ci vediamo in Italia!”

Annalisa Lenti

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