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Libri per vincere l’indifferenza

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Quasi come finestre i libri si aprono in direzioni diverse e fanno scorgere panorami sui quali tendere lo sguardo. Occasioni per conoscere realtà e situazioni lontane e vicine. E le parole, soprattutto quando sgorgano quale doloroso distillato dell’esperienza, acquistano uno spessore unico e nuovo. Pesano e incidono, generano consapevolezza, suscitano attenzione, muovono a considerare come la sofferenza altrui non è cosa estranea. Insomma fanno usicre dall’indifferenza grave  malattia di giorni segnati dalla difficoltà di conoscere e dalla mancanza di contatti reali che rende insensibili. I libri possono così divenire occasioni per aprire sguardi, per apprendere notizie veicolate da testimonianze dirette che per altre vie faticano a giungere e a coinvolgere.

Un primo libro tra questi è scritto a quattro mani. E’ la storia di un viaggio. Un percorso drammatico, dalla Siria devastata dalla guerra sino all’Olanda. Il racconto si svolge come un diario, con i capitoli contrassegnati da date che sono l’altro ieri nel tempo che corre: agosto 2012-luglio 2015, fine luglio 2015, Grecia 5 agosto 2015… E’ questione di un tempo vicino.

In Solo la luna ci ha visti passare (ed. Mondadori, Strade blu) Francesca Ghirardelli, giornalista freelance ha raccolto i ricordi del viaggio in fuga dalla guerra di Maxima, ragazzina siriana di 14 anni incontrata nel parco della stazione di Belgrado. La sua vita, condotta sino al 2011 all’interno di una famiglia della borghesia siriana ad Aleppo, vede progressivamente e drammaticamente l’irrompere della guerra nel quotidiano delle sue giornate. Prima le notizie delle violenze che tacitano i movimenti di protesta iniziati nel corso del 2011, poi i segni della guerra che si avvicina piano piano, poco alla volta, rendendo la vita più difficile. I disordini impediscono la frequenza alla scuola e infine conducono alla drammatica scelta di fuggire quando i bombardamenti raggiungono la strada e le case vicine all’abitazione dove Maxima vive con la sua famiglia. Nel dicembre 2012 avviene la partenza da casa. Da qui prima in un villaggio lontano dalla città, poi in Turchia e ancora in Siria fino a quando la situazione diventa insostenibile. I passaggi alle frontiere sono faticosi e rischiosi. Dalla Turchia il trasferimento a Lesbo in Grecia avviene su un gommone affollato di persone e bagagli e nell’attraversare il mare solo la luna è silenziosa spettatrice. Il racconto si fa intenso e sofferto nel riferire le marce e i patimenti nella continua speranza di poter raggiungere l’Olanda attraverso quello che fino al 2015 era il corridoio balcanico. Grecia, Macedonia poi Serbia. E le pagine comunicano il senso di pesantezza nell’avvertire la condizione di profughi alla ricerca di rifugio, ma rifiutati e allontanati. L’ultimo passaggio, il più rischioso avviene all’interno di un camion fino ai Paesi Bassi dove Maxima trova accoglienza e può incontrare volti ospitali. E’ un libro che nella semplicità del racconto fa scorgere il passaggio graduale da una condizione di vita serena al ritrovarsi la guerra tra le case e e strade del proprio quotidiano.

Francesca Ghirardelli a conclusione nella riflessione dal titolo: Una storia fra milioni  rammenta come la storia di Maxima sia una tra le innumerevoli storie della crisi umanitaria in Siria, una tra le peggiori dei nostri giorni. Dei 22 milioni di siriani (abitanti prima del 2012) la metà circa ha dovuto abbandonare la propria casa, oltre quattro milioni e mezzo sono usciti dal paese. Il Libano che ha 5 milioni di abitanti ha accolto un milione di siriani. E ricorda le parole di Maxima: “bisogna a tuti i costi riuscire a compiere più azioni positive che gesti negativi, così alla fine, si potrà essere orgogliosi di appartenere al genere umano” (137).

Yeonmi Park

Un secondo libro è intitolato La mia lotta per la libertà (Bompiani Overlook, 2015). Autrice è Yeonmi Park, nata nel 1993. Le sue origini sono nella Corea del nord, a Hyesan, un paese vicino al confine con la Cina, da cui è separata dal corso di un fiume. Nel libro descrive la vita della famiglia, la situazione di fame, il controllo esercitato su tutti gli aspetti della vita dal regime che obbliga ad una devozione assoluta al leader del Paese. Dapprima è la sorella maggiore Eunmi a fuggire, poi Yeonmi insieme alla madre riescono ad attraversare il confine ma cadono preda di trafficanti che gestiscono la tratta di donne fuoriuscite. Insieme alla madre riesce a superare molte oscure e tristissime vicende di violenza e sfruttamento, ricatti e violazioni, attarversando il deserto dei Gobi fino in Mongolia, per poi da lì a giungere in Corea del Sud. Ma anche qui sperimenta come la condizione di esule costituisce motivo di difficoltà non immaginate, di discriminazione e disprezzo. Dopo anni riescono a rintracciare la sorella e ad avere contatti con lei sino a ricongiungersi.

Tali eventi così tragici sono narrati dalla giovane Yeonmi per poter continuare a vivere, per sopravvivere ad un passato di privazione di libertà e di sottomissione.

Shirin Ebadi - Iran Nobel 2003

Un terzo libro ha come autrice Shirin Ebadi, premio Nobel nel 2003 per la pace per il suo impegno a difesa dei diritti umani e a favore della democrazia. Il libro s’intitola Finché non saremo liberi (Bompiani Overlook, 2016) e può essere letto insieme ad una breve ma ricca intervista curata da Farian Sabahi, editorialista del Corriere della Sera (Il mio esilio. Shirin Ebadi con Farian Sabahi, Jouvence 2014).

E’ una autobiografia che conduce a ripercorrere i passaggi della sua vita e porta a conoscere la realtà dell’Iran, un paese in cui due terzi della popolazione universitaria è composta di donne e in cui peraltro le donne sono private dei più fondamentali diritti. Shirin Ebadi è stata la prima donna iraniana e musulmana ad essere insignita del riconoscimento del premio Nobel. Nata nella città di Hamedan l’antica Ecbatana, ha vissuto la sua giovinezza nell’Iran dello scià Reza Pahlevi e poi ha assistito con speranze alla rivoluzione khomeinista del 1979, rimanendone presto profondamente delusa.

Dopo aver svolto per anni la professione di giudice fu costretta a rinunciare a tale incarico perché la repubblica islamica non permette alle donne di svolgere tale professione. La sua lotta si accentra allora, in qualità di avvocato, nella difesa delle donne per affermarne i diritti e per dare voce a tutte le minoranze che subiscono i duri colpi della repressione e della violazione di diritti fondamentali. Si fa promotirce di campagne di solidarietà, fonda poi un Centro per la difesa dei diritti umani. Ma la sua azione è contrastata e intimidita in modi sempre più invasivi e opprimenti.

“Ho sempre lavorato per costruire qualcosa, nel mio paese, per trovare modi per diffondere il valore dei diritti umani, per persuadere la gente della loro importanza. E’ nel mio carattere farlo, molto semplicemente, e quasi sempre quando le cose vanno male ho la tendenza a insistere. Ma, quella sera, stando in strada davanti alla porta ufficialmente sigillata dell’unico Centro per la difesa dei diritti umani dell’Iran, mi concessi di pensare per un momento che era dura” (98-99).

Nel 2009 in concomitanza con le elezioni rubate con i brogli da Ahmadinejad, Shirin Ebadi, che in quei giorni si trovava all’estero, in Spagna, per una conferenza, comprende che il suo rientro in Iran avrebbe comportato il suo arresto e sceglie la via dell’esilio recando con sè solo il bagaglio a mano che aveva portato per il viaggio. Da allora non è più rientrata nel suo Paese. La dura repressione che seguì colpì il movimento verde che si era sviluppato in quel periodo – si può ricordare l’uccisione di Neda Agha Soltan giovane manifestante colpita nelle strade di Teheran durante le proteste seguite alle elezioni – tra cui anche strette collaboratrici di Ebadi e i suoi familiari. Nell’esilio si trovò a fianco migliaia di iraniani fuggiti dopo le proteste del 2009:

“Spesso queste persone venivano a cercarmi e mi chiedevano come avevo fatto a resistere. Dicevo loro, che come me, dovevano conncetrarsi sul lavoro e non soffermarsi sul dolore dell’esilio. Eravamo come persone salite a bordo di una nave che era affondata, obbligando tutti a nuotare tutti in acque profonde. Non avevano altra scelta che nuotare; cedere alla stanchezza semplicemete non era possibile, voleva dire annegare. Dicevo loro di non pensare alla costa e a quanto era lontana, addirittura invisibile, perché questo li avrebbe portati alla disperazione. Questa è la nostra situazione. Nuotiamo nell’oscurità, senza cedere al pessimismo e al pensiero della costa lontana” (160).

Le sue parole riportano a vicende di persecuzioni e richiamano i metodi di spionaggio, ricatto e oppressione fisica, psicologica e morale di un regime che attua discriminazioni e violenze sulla base di leggi ingiuste. La sua testimonianza ricorda vicende molteplici di persone perseguitate. Shirin Ebadi, il cui nome significa ‘dolcezza’, continua la sua lotta con una fermezza che non può non lasciare sorpresi: la linea del suo impegno si pone nell’orizzonte di “cambiare il sistema senza stravolgere il nostro credo di musulmani”. Nella sua visione unisce una fermo radicamento nel suo credo religioso insieme al lucido orientamento ad affermare i diritti umani nell’Iran dove un gran numero giornalisti, avvocati e attivisti sono tenuti in carcere e le donne continuano a subire forme diverse di discriminazione legale.

La sua visione del regime illiberale della Repubblcia islamica è disilluso e realista. Non crede a cambiamenti repentini di una situazione dura da sopportare, ma testimonia il suo impegno: “guarderò e aspetterò con ansia sperando che alla fine si apra una strada verso la libertà” (247).

Alcuni versi poetici a lei cari sono quelli scritti dal poeta iraniano Sa’di nel Golestan e scolpiti nella sede dell’ONU a New York:

I figli di Adamo sono membra dello stesso corpo / create dalle medesima essenza.

Quando la sventura getta un membro nel dolore, / alle altre membra non resta più riposo.

Oh tu che non ti curi del dolore altrui, / certo non meriti di essere chiamato uomo.

Alessandro Cortesi op

 

Domenicani e diritti umani – Congresso Salamanca 2016 – Dichiarazione finale

14212036_1248578908522237_7378358086190417939_n.jpegDOMINICANS IN THE PROMOTION AND DEFENCE OF HUMAN RIGHTS: PAST, PRESENT, FUTURE

Salamanca, Spain 1 – 5 September 2016

Final Statement

In this 800th Jubilee Year of the Dominican Order being entrusted by the Church to go forth and preach the Gospel, we, 200 Dominican friars, sisters, laity, nuns, priest associates and youth, ministering in 50 countries in all corners of the world, have gathered in Salamanca, Spain, from 1-5 September, 2016, to reflect on how our Dominican Family can renew its mission through the promotion and defence of human rights.

While the terminology of “human rights” is relatively recent, there is a growing consciousness in the Church that the focus on human rights touches and unifies every aspect of our work to respect and defend the inherent dignity and freedom of each and every person which is at the heart of the Good News that Jesus, the Incarnate Word, came to preach:

  • People and Creation. Respect for human dignity and the promotion of human rights are inseparable from respect and protection of Creation in all its integrity. There cannot be a flourishing human species, exercising human rights, if Earth’s eco-systems are depleted and unprotected. This broad respect for the whole of Creation gives flesh to the Church’s understanding of the “common good”.
  • Justice and Peace. Human rights enable us to translate the principle of justice into concrete, binding commitments. Human rights are recognized by the international community as constitutive of a peaceful and democratic order. All persons have rights, freedoms and responsibilities, which in turn enable each one to build a just world and nurture peace.
  • Multiple Dimensions of Rights and Responsibilities of Each Person. Human rights are now categorized into civil, political, economic, social and cultural rights. They are understood as universal, indivisible, and interdependent, while respecting cultural diversity. These principles, while not readily applied in our world, correspond to the emphasis of Catholic Social Teaching on the whole person.
  • Intellectual Life and Experience. Each of the human rights challenges us to reconsider the purpose of our study and research. They call us to direct our intellectual pursuits to exploring the meanings and structural roots of violations of dignity and freedom. This focus can only be accomplished if we continuously listen with respect and compassion to the testimonies of those who suffer.

Following Jesus and Dominic, we, therefore, are called to preach this Good News in a way that can touch the hearts of all people: those who suffer, those standing with them, those indifferent to them, those oppressing them, and those who abuse God’s gift of creation.

It is, therefore, no accident that we are meeting in Salamanca. We wish to breathe in the spirit that inspired our brothers, Pedro de Cordoba, Antonio de Montesinos, Bartolome de las Casas, Francisco de Vitoria and other Dominicans of the 16th century centered around the Salamanca School. In close collaboration, they expanded the meaning of human community. Emphasizing the need to recognize and protect the rights of indigenous peoples of the “new world”, Vitoria with his brothers laid the foundation of International Law and the need for global community and cooperation that has inspired the founders of the United Nations, today’s primary institution to promote global justice and peace.

Surveying the history of our Dominican Family, we recognize that often we have failed to promote and defend the rights of all. Nevertheless, throughout the ages, and even today, we acknowledge many brothers and sisters who are shining witnesses of compassion and defenders of the poor, the marginalized, the oppressed and the earth.

We recognize that we still have a long way to go to become true defenders of the rights of those who suffer, and so, gathered at this Congress, we commit ourselves to the following actions.

1.Embrace as an integral part of our Dominican charism the mission of justice and peace as constitutive to the preaching of the gospel.

2.Integrate Catholic Social Teaching and the defence of human rights into all aspects of the formation of the Dominican Family – brothers, sisters, nuns, laity, associates, priest fraternities, youth, and other movements and members of the family.

3. Promote the study of Laudato Si as a means for teaching an integral ecology that combines the well-being of humans with the whole of creation.

4. Adopt and promote the Salamanca Process which calls on Dominicans, our educational institutions, and ministerial programs to direct our study, research, analysis, and action towards addressing the challenges our world faces, thus creating a passionate synergy between our intellectual and apostolic lives.

5. Create and strengthen networks that enable collaboration at all levels of our mission.

6. Improve our structures of communication, using modern technologies effectively and seeking alternatives when necessary.

7. Develop and strengthen structures at all levels that facilitate the Dominican Family working together to address the root causes of injustice.

8. Strengthen the Dominican presence at the United Nations by ensuring that the voices of those suffering human rights abuses are heard at the highest levels through the sharing of the Dominican family on the ground and by increasing resources dedicated to that mission and concrete justice and peace projects.

9. Be in solidarity with our brothers and sisters whose mission experience is difficult and dangerous due to political, religious or economic factors.

10. Support those who take prophetic stands, like our early brothers and sisters, against sinful structures of power that oppress people and violate the whole of creation.

As we embark on this new stage of our history, we ask forgiveness for our many omissions, attitudes and actions against human rights, that have prevented the Good News being spread. We rely on the grace of God and the outpouring of the Holy Spirit so that, inspired only by the compassion of Jesus, we may become messengers of Truth and our preaching may bring hope to the millions of victims of violations of human rights and of the Earth that are crying out for Good News and for a new future.

Qui di seguito la versione spagnola e francese

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LOS DOMINICOS EN LA PROMOCIÓN Y DEFENSA DE LOS DERECHOS HUMANOS. PASADO, PRESENTE, FUTURO

Salamanca, España 1 – 5 de septiembre de 2016

Declaración final

En este año jubilar del octavo centenario de la Orden de Predicadores, a quien la Iglesia ha confiado la predicación del Evangelio, del 1 al 5 de septiembre, nos hemos reunido en Salamanca (España), 200 frailes, hermanas, laicos, monjas, sacerdotes asociados y jóvenes que ejercemos nuestro apostolado en 50 países de todos los rincones del mundo. Hemos reflexionado sobre cómo nuestra Familia Dominicana puede renovar su misión mediante la promoción y defensa de los derechos humanos.

Si bien la terminología “derechos humanos” es relativamente reciente, en la Iglesia hay una conciencia cada vez mayor de que centrarse en los derechos humanos unifica y afecta a cada uno de los aspectos de nuestro trabajo a favor del respeto y la defensa de la dignidad y la libertad inherentes a cada persona que están en el núcleo de la Buena Noticia que Jesús, la Palabra Encarnada, vino a predicar.

  • Las personas y la creación. El respeto de la dignidad humana y la promoción de los derechos humanos son inseparables del respeto y la protección de la Creación en toda su integridad. No puede haber una especie humana próspera, que ejerza los derechos humanos, si los ecosistemas de la Tierra están exhaustos y desprotegidos. Este respeto general por toda la Creación da cuerpo a la comprensión que la Iglesia tiene del “bien común”.
  • Justicia y Paz. Los derechos humanos nos permiten traducir el principio de la justicia en compromisos concretos y vinculantes. Los derechos humanos son reconocidos por la comunidad internacional como constitutivos de un orden democrático pacífico. Todas las personas tienen derechos, libertades y responsabilidades, que, a su vez, permiten a cada cual construir un mundo justo y promover la paz.
  • Las múltiples dimensiones de los derechos y responsabilidades de cada persona. Los derechos humanos se clasifican actualmente en derechos civiles, políticos, económicos, sociales y culturales. Se entienden como universales, indivisibles e interdependientes, dentro del respeto a la diversidad cultural. Aun cuando estos principios no se aplican fácilmente en nuestro mundo, se corresponden con el énfasis que la Doctrina Social de la Iglesia pone en la totalidad de la persona.
  • Vida intelectual y experiencia. Cada uno de los derechos humanos nos desafía a reconsiderar la finalidad de nuestro estudio y nuestra investigación. Nos llaman a dirigir nuestra actividad intelectual a abordar los significados y las raíces estructurales de las violaciones de la dignidad y la libertad. Solo lograremos centrarnos en esto si escuchamos continuamente, con respeto y compasión, los testimonios de la gente que sufre.

Siguiendo a Jesús y a Domingo, también nosotros somos llamados a predicar esta Buena Noticia de modo que pueda llegar a los corazones de todas las personas: las que sufren, las que están junto a ellas, las que permanecen indiferentes, aquellas que las oprimen y las que abusan del regalo de la creación que Dios nos ha dado.

Por eso, no es accidental que nos reunamos en Salamanca. Deseamos participar del espíritu que inspiró a nuestros hermanos, Pedro de Córdoba, Antonio de Montesinos, Bartolomé de las Casas, Francisco de Vitoria y demás frailes del siglo XVI que conformaron la Escuela de Salamanca. Colaborando estrechamente entre ellos, ampliaron el significado de la comunidad humana. Al insistir en la necesidad de reconocer y proteger los derechos de los pueblos originarios del “Nuevo Mundo”, Vitoria, con sus hermanos, puso los fundamentos del Derecho Internacional y mostró la necesidad de una comunidad y cooperación globales, que ha inspirado a los fundadores de las Naciones Unidas, el principal foro existente en la actualidad para la promoción de la justicia y la paz globales.

Al recorrer la historia de nuestra Familia Dominicana, reconocemos que en muchas ocasiones no hemos promovido ni defendido los derechos de todos. Sin embargo, en las distintas épocas y también hoy, reconocemos a muchos hermanos y hermanas que son testigos brillantes de la compasión y defensores de los empobrecidos, los marginados, los oprimidos y defensores de la Tierra.

Reconocemos que aún tenemos un largo camino por delante para llegar a ser verdaderos defensores de lo que sufren, por eso, reunidos en este congreso, nos comprometemos con las siguientes acciones:

  1. Acoger como parte integral de nuestro carisma dominicano la misión de justicia y paz como constitutiva de la predicación del Evangelio.
  1. Integrar la Doctrina Social de la Iglesia y la defensa de los derechos humanos en todos los aspectos de la formación de la Familia Dominicana –hermanos, hermanas, monjas, laicos, asociados, fraternidades sacerdotales, jóvenes y otros movimientos y asociaciones.
  1. Promover el estudio de Laudato Si como medio para enseñar una ecología integral que combine el bienestar de los seres humanos y el de toda la creación.
  1. Adoptar y promover el Proceso Salamanca, que llama a la Familia Dominicana, a nuestras instituciones educativas y programas de apostolado, a orientar nuestro estudio, investigación, análisis y acción para abordar los desafíos que afronta nuestro mundo, y a crear una sinergia entre nuestra vida intelectual y nuestra vida apostólica.
  1. Crear y fortalecer redes que permitan la colaboración en todos los niveles de nuestra misión.
  1. Mejorar nuestras estructuras de comunicación, haciendo uso de las tecnologías modernas de modo eficaz y buscando alternativas cuando sea necesario.
  1. Desarrollar y fortalecer, a todos los niveles, estructuras que faciliten que la Familia Dominicana trabaje unida para abordar las causas que están en la raíz de la injusticia.
  1. Fortalecer la presencia dominicana en las Naciones Unidas, asegurando que las voces de quienes sufren abusos en sus derechos humanos sean escuchadas en los niveles más altos, mediante la comunicación de los miembros de la Familia Dominicana que trabajan sobre el terreno, y aumentando los recursos dedicados a esa misión tanto como para proyectos concretos de justicia y paz.
  1. Ser solidarios con nuestros hermanos y hermanas cuya experiencia de misión es difícil y peligrosa, debido a factores políticos, religiosos o económicos.
  1. Apoyar, como hicieron nuestros primeros hermanos y hermanas, a quienes asumen posturas proféticas contra las estructuras pecaminosas de poder que oprimen a las personas y violentan la totalidad de la creación.

Al adentrarnos en esta nueva etapa de nuestra historia, pedimos perdón por nuestras muchas omisiones, actitudes y acciones en contra de los derechos humanos que han impedido que la Buena Nueva se difundiese. Confiamos en la gracia de Dios y la efusión del Espíritu Santo para que, inspirados solo por la compasión de Jesús, podamos llegar a ser mensajeros de la Verdad y nuestra predicación pueda llevar esperanza a los millones de víctimas de las violaciones de los derechos humanos y de la Tierra que claman por una Buena Noticia y por un nuevo futuro.

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LES DOMINICAINS DANS LA PROMOTION ET LA DÉFENSE DES DROITS HUMAINS : PASSÉ, PRÉSENT, FUTUR

Salamanque, Espagne 1 – 5 Septembre 2016

Déclaration Finale

Il y a 800 ans l’Église confiait à l’Ordre des Dominicains la mission de prêcher l’Évangile. A l’occasion de ce Jubilé, 200 frères, sœurs, laïcs, moniales, prêtres associés et jeunes dominicains, œuvrant dans 50 pays, se sont rassemblés à Salamanque en Espagne, du 1er au 5 septembre 2016, pour réfléchir sur la façon dont la Famille Dominicaine peut renouveler sa mission à travers la promotion et la défense des droits humains.

Bien que la terminologie de « droits humains » soit relativement récente, nous assistons dans l’Église à cette prise de conscience croissante : en portant notre attention sur les droits humains nous rejoignons et unifions tous les aspects de notre travail pour la défense de la dignité et de la liberté inhérentes à toute personne humaine, qui sont au cœur de la Bonne Nouvelle que Jésus, Verbe Incarné, est venu prêcher :

  • Personnes et Création. Le respect de la dignité humaine et la promotion des droits humains sont inséparables du respect et de la protection de la Création dans toute son intégrité. Il ne peut y avoir une espèce humaine épanouie, jouissant de l’exercice de tous ses droits, si les écosystèmes de la terre sont épuisés et si on ne les protège pas. Le respect intégral de toute la Création s’intègre dans ce que l’Église entend par « bien commun ».
  • Justice et Paix. Les Droits Humains nous permettent de traduire le principe de la justice dans des engagements concrets et exigeants. La communauté internationale les reconnaît comme partie intégrante d’un ordre pacifique et démocratique. Toutes les personnes ont des droits, des libertés et des responsabilités, ce qui permet à tout un chacun de construire un monde juste et de promouvoir la paix.
  • Les multiples dimensions des droits et des responsabilités des personnes. Lorsque l’on parle des droits humains, on distingue maintenant les droits civils, politiques, économiques, sociaux et culturels. Ils sont universels, indivisibles et interdépendants, dans le respect de la diversité culturelle. Ces principes, même s’ils ne sont pas facilement appliqués dans notre monde, constituent pourtant le nœud de l’Enseignement Social de l’Église sur la personne humaine.
  • La vie intellectuelle et l’expérience. Chacun de ces droits humains nous lance le défi de reconsidérer le but de notre étude et de notre recherche. Notre travail intellectuel est appelé à analyser la signification et les causes structurelles des violations de dignité et de liberté. Ceci ne peut se faire que si nous prêtons sans cesse une oreille respectueuse et compatissante aux témoignages de ceux qui souffrent.

Ainsi, à la suite de Jésus et de Dominique, nous sommes appelés à prêcher cette Bonne Nouvelle de telle manière qu’elle puisse toucher les cœurs de toutes les personnes : celles qui souffrent, celles qui les assistent, celles qui sont indifférentes à leurs souffrances, celles qui les oppriment, et celles qui violent ce don de Dieu qu’est la Création.

Ce n’est donc pas par hasard que nous nous sommes réunis à Salamanque. Nous avons voulu nous imprégner de l’esprit qui animait nos frères, Pedro de Cordoba, Antonio de Montesinos, Francisco de Vitoria, Bartolomé de Las Casas et autres Dominicains du XVIème siècle formés à l’École de Salamanque. En étroite collaboration les uns avec les autres, ils ont affirmé le sens de la communauté humaine. En insistant sur la nécessité de reconnaître et protéger les droits des peuples indigènes du « Nouveau Monde », Vitoria et ses frères ont posé les fondements du Droit International et ont témoigné de la nécessité d’une communauté et d’une coopération mondiales, ce qui inspira les fondateurs des Nations Unies, devenues aujourd’hui la principale institution pour la promotion de la Justice et de la Paix au niveau mondial.

En relisant l’histoire de notre Famille Dominicaine, nous reconnaissons que nous avons souvent omis de promouvoir et défendre les droits universels. Toutefois, tout au long de notre histoire – et c’est encore le cas aujourd’hui – beaucoup de frères et de sœurs ont été des témoins lumineux de la compassion et se sont faits les défenseurs des pauvres, des marginalisés, des opprimés et de la planète.

Nous reconnaissons que le chemin à parcourir pour être de véritables défenseurs des droits de ceux et celles qui souffrent est encore long. Aussi, ressemblés dans ce Congrès, nous nous engageons aux mesures suivantes :

  1. Assumer comme partie intégrante de notre charisme dominicain la mission de Justice et Paix. Elle est constitutive de la prédication de l’Évangile.
  1. Intégrer l’Enseignement Social de l’Église et la défense des droits humains dans tous les aspects de la formation de la Famille Dominicaine – frères, sœurs, moniales, laïcs, associés, fraternités de prêtres, jeunes et autres mouvements membres de la Famille.
  1. Promouvoir l’étude de Laudato Si comme un instrument d’enseignement d’une écologie intégrale qui combine le bien-être des personnes humaines et celui de toute la création.
  1. Adopter et promouvoir le « Processus de Salamanque » qui invite les Dominicains, nos Institutions académiques et nos programmes d’apostolat à diriger notre étude, nos recherches, nos analyses et nos actions vers la recherche de réponses aux questions que le monde actuel nous pose, et créer ainsi une synergie passionnée entre notre vie intellectuelle et notre vie apostolique.
  1. Créer et renforcer les réseaux qui permettent la collaboration dans notre mission à tous les niveaux.
  1. Améliorer nos structures de communication, utiliser efficacement les technologies modernes et chercher des alternatives, si nécessaire.
  1. Développer et renforcer des structures à tous les niveaux pour permettre à la Famille Dominicaine de mieux s’en prendre ensemble aux causes profondes de l’injustice.
  1. Renforcer la présence dominicaine aux Nations Unies en s’assurant que les voix de ceux dont les droits humains sont violés soient entendues au plus haut niveau, d’une part grâce aux rapports de la Famille Dominicaine présente sur le terrain, et d’autre part en augmentant les ressources nécessaires à cette mission et aux projets concrets de Justice et Paix.
  1. Être solidaires de nos frères et sœurs dont l’expérience de mission est rendue difficile et dangereuse par des facteurs politiques, religieux ou économiques.
  1. Soutenir les prophètes d’aujourd’hui qui dénoncent, comme nos premiers frères et sœurs, les structures de péché d’un pouvoir qui opprime les gens et viole l’intégrité de la création.

Alors que nous inaugurons une nouvelle étape de notre histoire, nous demandons pardon pour nos omissions, nos attitudes et nos actions contre les droits humains, qui ont fait obstacle à la diffusion de la Bonne Nouvelle. Nous implorons la Grâce divine et l’effusion de l’Esprit Saint afin qu’’inspirés par la compassion de Jésus, nous devenions des messagers de la Vérité : que par notre prédication nous puissions rendre espoir aux millions de victimes violées dans leurs droits humains et dans ceux de la Terre, qui aspirent à une Bonne Nouvelle et à un futur nouveau.

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A Salamanca riflettendo sui diritti umani

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Circa duecento partecipanti tra frati suore, monache e laici domenicani. Cinquanta i paesi del mondo rappresentati. Quattro giorni di convegno a Salamanca, nel convento che vide il fiorire della scuola di teologi che nel secolo XVI diedero inizio alla riflessione sul diritto delle genti ed ebbero intuizioni fondamentali premessa al riconoscimento dei diritti umani fondamentali.

Il Congresso svoltosi a Salamanca dal 1 al 4 settembre 2016 ha radunato domenicani impegnati a vario titolo nella difesa dei diritti umani nelle varie regioni, promotori di giustizia e pace, docenti di teologia e scienze sociali in varie università e centri di studio. A 800 anni dalla fondazione dell’Ordine il Congresso convocato da fr. Mike Deeb, promotore di giustizia e pace dell’Ordine, è stata un’occasione particolare per riflettere sull’impegno dell’Ordine nella difesa e promozione dei diritti umani quale elemento costitutivo nell’opera di evangelizzazione a cui l’Ordine è chiamato.

Abbiamo partecipato al Congresso e a poche ore dalla sua fine desideriamo condividere alcune impressioni e alcune idee emerse negli incontri e nella discussione assembleare.

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Innanzitutto il Congresso è stata un’occasione per venire a contatto diretto con tante persone e attraverso di loro con tante situazioni in cui nel mondo tantissimi esseri umani soffrono profondamente: in Irak, in Cina, in Burundi, in Congo, in Colombia, in Cina, nei paesi degli USA e dell’Europa segnato dalle migrazioni. Poter parlare con testimoni diretti di situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza di tanti uomini e donne e poter conoscere le attività, l’impegno e la dedizione di molti in situazioni che sono le ‘linee di frattura’ del nostro mondo è stato motivo per assumere consapevolezza e per riflettere sulla nostra chiamata oggi in questa situazione ad ascoltare le voci di chi soffre come chiamata di Dio per noi.

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Il Congresso si è svolto a Salamanca, luogo simbolico nella storia dell’Ordine, luogo in cui nel XVI secolo è fiorita una collaborazione ed una sinergia unica tra i missionari spagnoli – tra di essi Bartolomé de Las Casas e Antonio de Montesinos – che reagirono di fronte agli abusi compiuti dai colonizzatori spagnoli nella schiavitù e nello sfruttamento degli indios e l’opera di riflessione di teologia come Francisco De Vitoria e Domingo De Soto tra tanti altri, che ponendosi in ascolto dell’esperienza e di tale testimonianza attuarono una riflessione teologica legata profondamente alle sfide del tempo, base per l’elaborazione successiva dei diritti umani.

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Una tra le linee guida del Congresso è stata la ricerca di vie per porre in atto il processo di Salamanca oggi, un’idea che richiama l’Ordine nelle sue varie componenti a porre in relazione in modo nuovo l’esperienza diretta di tanti che lavorano e s’impegnano nel contatto diretto con i poveri e gli esclusi in molte parti del mondo e la riflessione teologica vissuta in ascolto delle vittime di tante violazioni e della testimonianza di coloro che vivono una concreta solidarietà e vicinanza. L’impegno per promuovere giustizia e costruire pace se da un lato richiede scelte di impegno ed un operare solidale dall’altro esige una ricerca delle cause delle ingiustizie e di individuare vie per eliminare le radici strutturali delle povertà e iniquità. Richiede anche perciò uno stile di fare teologia in rapporto alla storia e alla realtà sociale e all’interrelazione della vita umana con la vita del cosmo.

L’atmosfera di dialogo e l’impegno a scorgere nuove vie per rispondere alle sfide poste dalla situazione mondiale in cui il sistema economico dominante genera ingiustizia hanno così caratterizzato il congresso.

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Un ulteriore elemento può essere indicato come frutto delle discussioni: si tratta della rilevanza che assume oggi la questione della giustizia e della pace come ambiti in cui scoprire la via per un rinnovamento della vita in questo passaggio degli 800 anni dell’Ordine in una consapevolezza nuova del modo in cui questioni di giustizia e questioni riguardanti l’ambiente naturale siano correlate. Si tratta di ascoltare insieme il grido della terra minacciata da devastazione e da sfruttamento insieme al grido dei poveri, scorgendo l’interrelazione profonda tra giustizia e impegno per la custodia del creato.

Aver partecipato a queste intense giornate è stata per noi occasione per conoscere tanti testimoni, persone spesso umili e forti che operano in realtà difficili e sconosciute ai più, e per trovare motivazione ad un rinnovamento nel nostro stile di vita. Pensiamo che anche le nostre comunità possono orientarsi più decisamente – sia nel servizio intellettuale sia in scelte concrete – nel vivere solidarietà con chi soffre e nel promuovere giustizia e pace nel contesto in cui sono situate.

Alessandro Cortesi op – Gian Matteo Serra op

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(Antica Università di Salamanca – aula fra Luis de Leon).

Qui insegnò il frate agostiniano Luis de Leon (1527-1591) accusato di eresia e condannato dall’inquisizione. Dopo quattro anni di carcere tornò ad insegnare e iniziò la lezione con le parole: ‘come dicevamo ieri…’

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