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Epifania del Signore – anno C – 2019

IMG_2475Is 60,1-6; Ef 3,2-6; Mt 2,1-12

“alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»”

La grande pagina di Matteo propone all’inizio i profili di uomini in ricerca. Vengono da lontano e si interrogano. Sono uomini che si lasciano smuovere dalle loro domande e dalle loro ricerche e si mettono in cammino. Seguono le stelle e inseguono una stella che fa riferimento ad un volto. E’ un incontro il segreto nascosto al cuore della loro ricerca di segni.

“All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme”. Alla ricerca e al cammino dei magi fa riscontro e contrasto il turbamento e la paura del re Erode e di una città che attorno a lui si chiude. Erode che teme per il suo potere rimane bloccato e a differenza dei magi il suo rimanere fermo è indicazione della sua durezza e indisponibilità a cambiare.

“Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta”. Il racconto nel suo dipanarsi svela un’altra contraddizione: da un lato i magi, soggetti di ricerca e di domanda. Dall’altro gli scribi che avevano le chiavi della Scrittura ed hanno elementi per partire verso gli orizzonti che la Scrittura indica. Ma la loro è una lettura di padroni, di immobili funzionari. Il loro rimane un sapere che coinvolge solo la testa e non il cuore, non si fa cammino né scelta che cambia la vita.

Dietro alla richiesta di Erode ai magi di informarlo sul bambino non sta la sincera apertura ma l’ipocrisia di chi trama per non perdere i suoi privilegi.

“Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima” Matteo dipinge il viaggio dei magi con i termini del sentimento di gioia. Hanno inseguito un segno sin dal suo sorgere e sono stati capaci di rimanere in cammino nonostante la fatica e il venir meno di luce. E la stella si ferma sopra il luogo del bambino, indica una presenza.

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”.

Nella casa si situa il punto di arrivo del cammino dei magi, inseguitori di stelle e capaci di ricerca. Il segno ha guidato il loro sogno. La casa è luogo dell’ordinario e delle vicende umane. Nella casa il bambino e sua madre: una scena di quotidianità. I magi portano i loro doni. Manifestano in quei segni – che riflettono dal basso il dono della stellaaccolto e inseguito – il profilo di quel bambino. Gesù, volto del Dio umanissimo, porta la vicinanza di Dio stesso in quel volto piccolo, di bambino. E’ lui stella dono di luce: il suo cammino sino al dono di sè come uomo-per-gli-altri è risposta alla ricerca di senso che ha guidato il cammino dei saggi dal’oriente.

Questo racconto di Matteo apre lo sguardo alla vita di Gesù come riferimento di ogni cammino che cerca il volto di Dio, la luce della vita, a partire da lui. Nella casa, nel volto umano di un bambino. Non si potrà giungere a Dio se non per la via dell’incontro con l’umano. Prostrandosi e adorando.

I magi recano i doni, e ricevono il dono di una presenza, per fare ritorno per un’altra strada, lontano dagli intrighi e dalle chiusure della città di Erode.

… per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. E’ un’altra strada quella da intraprendere, una volta vissuta la gioia di un incontro che illumina la vita in modo nuovo e ne svela il senso: piegarsi di fronte a chi è piccolo per riconoscervi una presenza che apre l’esistenza ed è risposta alle attese più profonde.

Alessandro Cortesi op

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Cammini e porti chiusi  

Da 13 giorni nel Mediterraneo stanno navigando due navi la Sea-watch3 e la Sea-eye. Sono navi di Organizzazioni Non Governative che nonostante la criminalizzazione attuata contro di loro, operano ancora tra mille difficoltà per offrire aiuto ai naufraghi nel mare. Queste navi hanno offerto il loro aiuto a persone che sarebbero certamente affogate nel mare di questo inverno. A bordo hanno accolto 49 persone, tra cui donne e bambini piccoli. 32 persone sono state salvate dalla Seawatch3 il 22 dicembre, altre 17 sono state salvate dalla Sea-Eye il 29 dicembre. Sono persone provate, non solo per le sofferenze nel tragitto che li ha visti ad un certo punto in balia delle onde a chiedere aiuto, ma anche dalle precedenti esperienze in Libia, dove una recente missione condotta da UNHCR ha descritto la situazione come luogo di ‘orrori indescrivibili’. Queste due navi da giorni vagano nel mare senza avere ottenuto il permesso di poter attraccare in un porto sicuro. Malta, Italia, Francia, Spagna, Germania hanno negato loro approdo. Trenta comuni tedeschi si sono offerti per accogliere i migranti, ma prima essi devono poter sbarcare, così pur l’Olanda si è dichiarata disponibile ad accogliere una parte di essi. L’Agenzia Dell’ONU per i rifugiati ha reiterato richiesta agli Stati europei di offrire un porto sicuro di sbarco escludendo la possibilità di chiedere collaborazione alla Libia che con fondati motivi è ritenuta un luogo non sicuro. Al momento la Commissione europea sta faticosamente cercando di condurre negoziati.

E’ scandaloso che sulla pelle di questi poveri si stia giocando un rimpallo di responsabilità e un braccio di ferro tra i Paesi europei. Questo rifiuto di accoglienza e chiusura costituisce un fallimento dell’umanità, un segno del degrado a cui si è giunti nel non tener fede a principi e diritti riconosciuti in trattati e costituzioni. L’affermazione dei sovranismi e delle chiusure autarchiche è un processo che la storia ha già presentato proprio in Europa nei tempi bui delle leggi razziali e delle discriminazioni e oggi si sta rinnovando. In Italia la disumanità di scelte e dichiarazioni del ministro dell’interno e il seguito vociante di tanti è specchio di un degrado che contagia le coscienze nel disprezzo dei diritti umani. E’ riproposizione del turbamento di Erode e di una città impaurita, incapace di scorgere nei volti fragili di un bambino con sua madre una promessa di vita e non una minaccia, incapace di anteporre altro alla brama di una mal compresa sicurezza e di un successo vacuo e che presto rivelerà la sua vanità.

Oggi il cammino dei magi è vissuto da tutti coloro che nei loro viaggi alla ricerca di luce per l’esistenza, luce che è pane, dignità, pace, vita buona, denunciano la disumanità di Erode, l’arroganza vuota del potere, l’ipocrisia di chi calpesta i piccoli. La stella indica che solo percorrendo cammini capace di andare incontro all’altro e nutriti di ricerca si potrà giungere a riconoscere la presenza di Dio nel volto dei piccoli, e a vivere quella gioia che è anticipo di salvezza donata e accolta.

Alessandro Cortesi op

 

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Epifania del Signore – 2018

Balthasar

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Epifania del Signore – 2017

Epifania del Signore – 2016

Epifania del Signore – 2015

Epifania del Signore – 2013

Epifania del Signore – anno A – 2017

adorazione-museo-pio-cristiano(museo Pio cristiano Roma – sarcofago IV sec.)

Is 60,1-6; Sal 71; Efes 3,2-6; Mt 2,1-12

Epifania è parola di manifestazione e di apertura: qualcosa si manifesta. Per questo è festa di illuminazioni e di luce. C’è una presenza di Dio che illumina ma non abbacina e si cela nelle piccole luci che illuminano la vita.

I magi, sono presentati nel vangelo di Matteo come sapienti provenienti da lontano, dall’Oriente dove la luce sorge. Hanno occhi capaci di scrutare. Nel cuore lasciano spazio ad una tensione che li pone in ricerca di luce e li spinge ad interrogarsi sulle luci. Luci del cuore, luci delle stelle. Sono queste i segnali di luce, di senso della vita, di apertura, presenti e nascosti nella realtà del cosmo e nei percorsi umani.

Gli occhi dei Magi, dice Matteo, si lasciavano interrogare dal loro scrutare le stelle: sapevano alzarsi verso l’alto, inseguire mondi nuovi e diversi oltre l’orizzonte quotidiano, oltre i ristretti confini di vedute limitate. Erano forse dei saggi, uomini aperti all’interrogazione. Ma sapevano anche guardare in basso, dare valore alle cose; sapevano fermarsi non su sapienze indifferenti rispetto all’andamento dei tempi e delle stagioni, ma erano sensibili ai movimenti del mondo, della natura. Erano occhi aperti alla domanda che proviene dal volgere lo sguardo in alto e in basso, capaci di lasciarsi prendere dal fascino di un sapere come scoperta del mondo e incontro con gli altri, al di là dei percorsi usuali e riconosciuti.

Erano occhi sensibili alla luce e ai suoi messaggi.:. “Abbiamo visto sorgere la stella e siamo venuti per adorarlo”. Quegli occhi hanno saputo scorgere in una luce flebile la chiamata per un cammino insieme, per un uscire e andare. Si sono lasciati provocare e si sono messi in viaggio.

Nel viaggio dei magi Matteo rinvia a tutti i viaggi di chi intraprende un cammino dando spazio ad una spinta di ricerca, ascoltando la chiamata di quella luce che giunge da fuori, da lontano, ma è presente nel cuore come luce che illumina ogni uomo e donna che viene al mondo.

I magi vengono a proporre nel loro profilo i tratti di ogni persona in ricerca, che da territori lontani, non considerati, scorge una luce da incontrare, da cui lasciarsi toccare.

Per Matteo sono coloro che fuori da ogni appartenenza religiosa non hanno accettato le risposte già date, ma hanno affrontato l’avventura della vita come un viaggio con tutti i rischi e le difficoltà.

In radicale contrasto a questo cammino vissuto insieme, nell’aprirsi all’interrogazione sta invece la figura di chi detiene il potere religioso, e vive nei palazzi dei re. Il sentimento di questi è la paura, il terrore di perdere ed essere deprivati di potere o ricchezze, di quelle sicurezze che mantengono immobili, ripetitivi nei propri luoghi di stabilità. Il re Erode e con lui tutta Gerusalemme sono turbati. Eppure gli scribi interrogati da Erode, proprio loro che dovrebbero essere gli scrutatori della parola del Signore, capaci di coglierne la luce ed indicarla, sono ciechi e incapaci di lasciarsi mettere in movimento.

Il cammino dei magi vive di uno stile diverso. Per Matteo è indice del capovolgimento che Gesù ha portato: non sono i primi, i sapienti, i ricchi, e nemmeno i detentori del sistema religioso, delle teologie ad incontrarlo con le loro sicurezze, piuttosto sono coloro che giungono da lontano, inattesi, guidati da luci che attraversano mondi in cui si pensa che Dio sia assente. Il loro presentarsi è nell’attitudine di chi domanda, nel chiedere senza arroganza. Questo fa vacillare certezze acquisite, genera paura e turbamento perché il potere può essere scalfito e la vita di Erode e di tutta la città viene minacciata di cambiamenti inediti.

Gli occhi dei Magi sono occhi capaci di brillare con quella contentezza semplice di chi si apre all’incontro e conosce l’importanza dei volti. Sono contenti di ritrovare la luce della stella: sono aperti a scorgere i segni. Non sono chiusi all’interno delle mura ben salde delle loro certezze e dei loro territori.

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(Salterio di St. Albans – XII sec.)

Accolgono ancora l’invito a camminare nel ritrovare nuova luce. Ed è ancora la stella piccola luce nel buio del cielo a guidarli sino ad un bambino in braccio a sua madre. La luce conduce sino ad un volto indifeso. E’ volto che esprime la vita umana come cammino per scoprire di essere figli. Nella nonviolenza di un lattante. E si chinano davanti a quel bambino. Matteo nel suo vangelo dice che questo è il punto di approdo, ed è il momento di una grande, anzi, grandissima gioia. Il volto di un bambino indifeso e inerme, tenuto in braccio a sua madre è il luogo in cui la luce della stella lascia spazio alla luce di un volto, all’incrocio di sguardi in cui la luce si fa volto.

I magi con i loro gesti riconoscono in lui il re, il messia, il servo che consegna la sua vita: l’oro destinato ai sovrani, l’incenso segno del messia, e il profumo di mirra memoria della morte e sepoltura indicano l’identità di questo bambino. I suoi tratti sono quelli del messia che ha annunciato la vicinanza di Dio ai poveri, una misericordia possibile per tutti, ha scelto la via della nonviolenza ed è stato crocifisso.

Sul volto del bambino conducono le luci che hanno guidato la ricerca dei magi. Ma ciò significa anche che ogni luce è in qualche modo riflesso del suo sguardo. Matteo in questo racconto invita a scorgere come sin nei segni della creazione, nelle stelle e nella luce che apriva e chiudeva le giornate del cammino dei saggi dall’Oriente era presente già un riflesso della luce di Gesù, il messia crocifisso. E così nela luce della loro coscienza che s’interrogava nel cammino e del loro discorrere insieme. I magi nel loro studio appassionato hanno saputo accogliere la chiamata nella loro vita di essere cercatori di stelle a differenza di chi pur avendo tra le mani la luce della Parola pretende di possederla e di chiudere cammini agli altri.

Forse sperduti, forse con più interrogativi che risposte dentro al cuore, forse spaesati di fronte alle certezze ed alla immobilità dei diversi poteri i magi – dice Matteo – si rimisero in cammino ma seguendo i suggerimenti di messaggeri che indicarono loro altre strade, fuori da quelle stabilite.

I magi sono amici delle stelle, disponibili ad ascoltare i sogni. Scrutatori di segni e sensibili ai momenti in cui Dio si comunica e apre strade di vitaoltre ogni schema, al di là dei confini di chiese che diventano sistemi chiusi e di potere. Gli occhi dei magi, sono capaci di percorrere vie per incontrare l’umanità fragile, un semplice bambino con sua madre. Sono capaci di chinarsi, il gesto non dei sottomessi, ma di chi sa di essere piccolo. Si chinano davanti ad un bambino, segno di un’umanità vulnerabile: lì scorgono il volto del Dio umanissimo. A questo ci invita la festa dell’epifania: accogliere la luce, accogliere le luci di ogni ricerca, aprirsi ad incrociare sguardi di tutti i piccoli con cui Gesù si identifica.

Alessandro Cortesi op

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Epifania del Signore – 2016

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“Alzati rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te… cammineranno i popoli alla tua luce…”.

La pagina di Isaia apre uno squarcio sul nostro presente: movimenti di popoli, gente che cammina portando in braccio i propri figli, fiumane di volti che arrivano da lontano. Ma in questa pagina questo movimento è visto con gioia: è il disegno di Dio nella storia l’incontro di popoli e questo è luce che viene, è segno della gloria di Dio che si chiama pace. Nel nostro presente c’è una chiamata nascosta che invita ad un cambiamento profondo nel concepire la vita e nella scelta di stili diversi. Con occhi nuovi…

Gli occhi dei Magi erano occhi che scrutavano le stelle: occhi aperti all’interrogazione che proviene dal volgere lo sguardo in alto, oltre il proprio orizzonte e al di là dei percorsi soliti e riconosciuti, oltre le inferriate. Occhi curiosi e che danno peso alle cose, ai percorsi dell’interrogarsi umano, alla ricerca in tutti i campi del sapere che è sempre apertura di luce. Occhi sensibili alla luce e ai suoi messaggi.

Gli occhi dei Magi hanno saputo scorgere nella luce della stella un invito, si sono lasciati provocare dall’intraprendere un cammino nuovo, si sono messi in viaggio. L’oriente il luogo in cui si leva il sole non è tanto un luogo geografico, quanto un atteggiamento interiore di chi si leva, si lascia alzare da una luce accolta e inseguita. Sono immagine di tutti coloro che nella storia non hanno accettato le risposte già date, ma hanno preso sul serio l’avventura della responsabilità. Per contrasto il re Erode e con lui tutta Gerusalemme sono turbati: è terribile pensare che sono turbati color che hanno in mano le Scritture, che studiano e possono guidare i popoli. Il cammino dei magi, il loro presentarsi a chiedere senza arroganza è uno stile diverso, fa vacillare certezze acquisite, genera paura e turbamento perché il potere può essere scalfito, perché la vita di Erode e di tutta la città con lui viene minacciata di cambiamenti senza previsione.

Gli occhi dei Magi vivono la contentezza di ritrovare la luce della stella: sono aperti a cogliere i segni all’interno di una ricerca che li mantiene aperti e in ascolto, non chiusi all’interno di mura ben salde delle loro certezze e del loro potere. Il loro accogliere il cammino è l’atmosfera per poter ritrovare sempre nuova luce. E la luce li guida a chinarsi davanti ad un bambino, in braccio a sua madre. Matteo nel suo vangelo ci dice che questo è il punto di approdo, luogo di una grandissima gioia.

Aprendo i loro scrigni si scoprono essi stessi accolti e guardati. Il dono non è quello che fanno ma quello che ricevono: perché quel bambino dice loro che il volto di Dio si rende vicino nei piccoli, in un’umanità fragile e dimenticata, bisognosa di tutto, come un bambino. E’ il volto di un bambino indifeso e inerme, tenuto in braccio a sua madre il luogo dove la luce si fa volto. Ma quella luce è dentro ogni ricerca e spinge per altre strade a ripartire a tornare al quotidiano.

Vitrail dans l'Église de la Réconciliation, Taizé

Vitrail dans l’Église de la Réconciliation, Taizé

I magi incontrano così il volto di un re, di un messia, del servo che da’ la sua vita: l’oro regale, l’incenso, e la mirra profumo della sepoltura già indicano i tratti del volto di questo bambino, che rimarrà ‘piccolo’, emarginato e trattato senza pietà anche quando sarà grande. Ma anche indicano le caratteristiche di re sacerdoti e sposa (la mirra del Cantico de Cantici profumo della sposa) che non appartengono come esclusiva a nessun popolo e a nessuna chiesa, ma sono doni per i lontani, portati da loro che si scoprono riconosciuti come preziosi.

Il volto del bambino è luce di uno sguardo che riprende ogni luce del cielo, Ma anche forse ogni luce è in qualche modo riflesso di questo suo sguardo. E’ il suo sguardo, luce che fa uno con tutti i piccoli segni di luce che hanno guidato il cammino di questi cercatori di stelle che Matteo ricorda nel suo vangelo, ma che guidano anche i cercatori di stelle che sono le persone in ricerca oggi. Forse sperduti, forse con più interrogativi che risposte dentro al cuore, forse spaesati di fronte alle certezze ed alla immobilità dei diversi poteri.

mantegna-adorazione-dei-magiAndrea Mantegna, adorazione dei magi

Gli occhi dei magi, sono occhi che si sono fatti riflesso di quello sguardo innamorato, che spia attraverso le inferriate, sguardo di pietas: giungono ad un bambino, ma quel bambino è Gesù, come anche la luce che proviene da tutte le luci, da tutti gli sguardi che attendono di essere incrociati con sguardo capace di attenzione, di ascolto di riconoscimento.  La provocazione per noi sta nell’accogliere: accogliere le luci di ogni ricerca, accogliere i volti feriti manifestazione, farsi vicino del Deus humanissimus: “avevo fame e mi avete dato da mangiare, ero forestiero e mi avete ospitato…”.

Alessandro Cortesi op

Epifania

briefmarke_10Mt 2,1-12

Luca aveva parlato dei pastori, indicando che l’annuncio della nascita di Gesù aveva messo in cammino chi era impuro ed emarginato al suo tempo, ed aveva trovato accoglienza da parte di persone estranee alla cerchia dei religiosi. Matteo nei suoi racconti dell’infanzia indica presenze di maghi, lontani, presenze malviste e considerate con sospetto. Sono gli inseguitori di stelle, ricercatori; certamente sapienti che nel cuore coltivavano una domanda ed un desiderio. Matteo sottolinea che sono uomini che si mettono in cammino, da lontano.

Inseguono una luce, una stella e si interrogano su una nascita. Provengono da oriente là dove sorge la luce e recano con sé l’interrogativo che la luce che sorge fa nascere nei cuori. La loro identità è di stranieri, di presenze da ‘oltre i confini’, provenienti da territori pagani. Uomini del desiderio e della tensione, non appagati da risposte facili. Matteo con questa indicazione intende proporre che l’incontro con Gesù è possibile a chi si mette in cammino, a chi segue l’inquietudine della ricerca e reca nel cuore una domanda: ‘dov’è?’.

Provengono dall’oriente… luogo dove sorge il sole, e nasce la luce. L’oriente reca in sé proprio questa spinta verso un luogo un ‘dove’ desiderato. Un ‘dove’ che alla fine non è un luogo ma un volto. La loro ricerca giunge all’inchinarsi paradossale davanti ad un bambino in braccio a sua madre. Una adorazione davanti al bambino, con i doni che lo riconoscono come re. Un volto di Dio che si lascia incontrare da occhi che sanno guardare lontano, che sanno nutrire attese.

I ‘maghi’ (resi poi dalla devozione popolare re e magi) sono presenze insolite, lontane dai palazzi. Nei palazzi siede Erode accanto agli scribi. In quei palazzi non c’è ricerca e non c’è interrogativo. Qualcosa di drammatico avviene nell’incontro a Gerusalemme. Gli scribi custodiscono una conoscenza sacra, detengono le Scritture, ma non si pongono in cammino, anzi chiudono con il loro sapere le indicazioni della Scrittura. I capi dei sacerdoti e gli scribi, insieme a tutta Gerusalemme restano scossi profondamente, turbati dal cammino e dalla domanda dei magi. E’ la paura di ogni potere di perdere i controllo, paura di dover porsi in questione, di rivedere la propria dottrina acquisita senza rimanere in ascolto.

C’è nel testo una contrapposizione radicale: c’è chi ha la luce della Scrittura ma la legge nel clima della paura, legato e sottomesso ad un potere timoroso di essere detronizzato. Tutta Gerusalemme,: la città luogo del potere politico e del potere religioso arroccati nella difesa di un sistema, è turbata. Gli scribi i capi dei sacerdoti che dovrebbero essere guide del popolo nella città del tempio sono i custodi della scrittura ma la leggono senza lasciarsi smuovere. Sono anch’essi prigionieri della paura.

I magi invece inseguono la luce della stella: visono la libertà del ricercare, si lasciano sorprendere dal vedere la stella e provano una grandissima gioia. La stella può essere indicazione quella luce presente nel cuore di ogni uomo e donna che apre alle domande e ai desideri più profondi, chiamate di Dio stesso e soffio dello Spirito. E’ la luce della coscienza presente in ogni uomo e donna e che esige ascolto, attenzione.

C’è un cammino da rispettare e da ascoltare, di chi vive nella sua vita una ricerca sincera a cui magari ancora non dà volto. Quel cammino è orientato all’incontro con Cristo. Lì in quell’inseguire quella voce e quella luce è presente già un incontro con Cristo. Perché allora tanta paura di fronte alla ricerca umana, di fronte all’interrogarsi che abbisognerebbe non di avvertimenti di chi detiene il potere ma di accompagnatori docili a condividere tratti di strada?autun42x

Oro incenso e mirra sono i doni dei magi. Sono indicazione dell’identità di Gesù riconosciuto come re in contrasto con i dominatori della terra: un re dal volto paradossale, senza armi, bambino. E’ riconosciuto poi nel suo essere messia non della potenza, ma del servizio, il figlio dell’uomo che vive la passione e la morte.

Epifania è festa di manifestazione. E’ manifestazione del Signore. La presenza di Gesù, il dono del vangelo è aperto a tutti i popoli. C’è una apertura universale che varca i confini di un ambiente, di un popolo, e coinvolge il cammino e la ricerca di tutti. Nessuno è escluso: sono i lontani i primi a riconoscere la novità della presenza di Gesù che racconta il volto di Dio.

Il cammino dei magi annuncia che una luce è dentro ai cammini delle persone e dei popoli. Il IV vangelo dirà: veniva nel mondo la luce vera quella che illumina ogni uomo (Gv 1,9). C’è una luce nel cuore di ogni uomo e donna. E’ questa luce quella di cui ci parla la stella. E’ luce che è già in riferimento a Cristo.

Il senso più profondo della missione da scoprire oggi sta nel dialogo, nell’ascolto e nel lasciare spazio alle domande più profonde. Ma questo è possibile solamente nel coltivare compagnia nel cammino, ambienti di amicizia, luoghi in cui ascoltare, spzi in cui lasdciarsi meravigliare dalla luce che viene da fuori di noi e ci chiama a partire. Una rivoluzione nei modi di pensare la missione.

Alessandro Cortesi op

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Epifania del Signore

DSCF3213Is 60,1-6; Sal 71; Ef 3,2-6; Mt 2,1-12

Epifania è festa di luce. C’è un aspetto che colpisce nel messaggio di speranza che un profeta del tempo dell’esilio annuncia ad un popolo piegato dalla fatica: “Alzati, rivestiti di luce, perché viene la tua luce, la gloria del Signore brilla su di te”.

La parola del profeta è invito a riconoscere che nella vita di un popolo oppresso la fedeltà del Signore non viene meno: da qui l’esortazione a non rimanere chiusi, immobili, ad alzarsi, a prepararsi, come nel vestirsi per un occasione importante. C’è nella vita una luce, la luce di un volto che viene. Se qualcuno viene la solitudine e la trsitezza dell’abbandono non sono l’ultima parola.

Ma c’è anche un altro movimento di venire che occupa questa pagina: “cammineranno le genti alla tua luce…”. La luce da accogliere permette di alzare lo sguardo e di vedere qualcosa di nuovo. La luce accolta si fa spazio di un cammino che allarga i confini: “alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te…”. I momenti della crisi e della sofferenza fanno abbassare lo sguardo, conducono a ripiegarsi, a rinchiudersi a tutto ciò che è altro. La ‘nebbia fitta’ che avvolge i popoli può essere immagine attualissima per indicare la situazione in cui vivamo oggi in una difficoltà e oscurità che avvolge e permea le dimensioni del vivere sociale ed anche di un vivere ecclesiale segnato da chiusure, irrigidimenti, incapacità di dialogo con questo tempo e di porre in atto gesti che infondono speranza. L’annuncio profetico indica un duplice alzarsi: ‘alzati e rivestiti di luce’ perché c’è una luce del Dio fedele, la sua presenza che non viene meno, che si fa accanto anche nel dolore. Ma c’è anche un venire di altri… ‘tutti verranno…’. E’ questa l’indicazione a scorgere una speranza che si compie nell’incontro. C’è questa dimensione importante del manifestarsi del Signore: si manifesta venendo incontro ed insieme generando incontro. E’ un incontro che si svolge nel cammino, si apre alle genti che vengono da lontano, in una luce che si rende presente e porta il cuore ad allargarsi – “si dilaterà il tuo cuore…” – per fare spazio a presenze nuove.

Epifania è festa di luce e festa di incontro: è andare incontro al Signore che viene, e lasciarsi incontrare dal suo venire nei volti di chi, da lontano, dai più perduti sentieri, è aperto alla ricerca, all’interrogarsi e al mettersi in viaggio verso orizzonti ignoti.

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I magi sono persone in ricerca: colpisce la loro limpidezza di attenzione – che la pagina del vangelo di Matteo sottolinea – nel confronto con le paure e con i sotterfugi di Erode. Rimase turbato lui, ed uno scotimento avvolse tutta Gerusalemme, luogo di un potere bloccato e irrigidito. Un re che ha il volto di un bambino può mettere in pericolo gli assetti del potere costituito. Lo mette in discussione anche perché smaschera un modo di gestire il potere preoccupato del proprio utile e del mantenimento dei privilegi e indifferente alla vita dei poveri. Ma anche gli scribi sono presentati nell’indisponibilità a mettersi in discussione. Per loro la lettura delle Scritture è fonte di un sapere che non trasforma la vita. Sanno tutto e rispondono ad importanti quesiti ma non vivono alcuna ricerca, sono anch’essi chiusi in un possesso in cui nulla c’è da ricevere e da donare.

Il cammino dei magi appare così nel contrasto come un cammino particolare, simbolo del percorso di ogni credente. E’ cammino al seguito di una luce. Anche il loro è un alzarsi, per inseguire una luce: può essere questa una luce interiore, oppure il simbolo della ricerca di un sapere che muove la vita e la fa andare oltre. La tensione ad una luce, percepita nell’interiorità o indagata nello studio, li conduce ad andare avanti, ad inseguire segni, anche a sognare insieme, ad interrogarsi e rimanere nella ricerca. I magi divengono così figura di tanti che da lontano, da oriente, dove la luce al mattino emette i suoi primi timidi raggi, si mettono in cammino alla ricerca di luce nella loro vita, a rintracciarne i percorsi suggeriti. Anch’essi camminano insieme e vivono nella attitudine non di qualcosa da trattenere ma di un dono da offrire. Recano con sé qualcosa che esprime la preziosità di ciò che veramente vale: il lasciarsi incontrare e lasciarsi trovare. Proprio loro che tanto hanno camminato e inseguito. Nessun tesoro può eguagliare la ricchezza dell’incontrare e del lasciarsi illuminare dall’incontro.

La pagina di Matteo al centro indica una grandissima gioia: la gioia di una luce che diviene volto. In qualche antico affresco la luce della stella racchiude un volto, il volto del bambino. Forse per i magi di ogni tempo la grande scoperta è che l’incontro con Gesù stava al cuore della luce che guidava le loro ricerche. Quel volto è meta di un incontro che non li fa rimanere lì, ma li fa tornare, tuttavia per altre strade, rispetto a quelle del potere di Erode. In tanti percorsi di persone che s’interrogano  sul senso della vita c’è già una luce: è la luce che illumina ogni uomo che viene nel mondo (Gv 1,9).

Forse dovremmo avere più fiducia nel venire di Dio che guida le ricerche e apre i cuori a camminare e in questa luce che sta al fondo di ogni cuore.

Forse dovremmo essere più capaci di testimoniare un annuncio di gioia e di rinviare ai piccoli segni: un bambino in braccio a sua madre.

Forse dovremmo scoprire il senso della vita nella logica non dell’immobilità della paura di perdere privilegi e sicurezze umane, ma nella direzione della gioia per l’incontro, e del dono da offrire.

Ci sono piccole e grandi epifanie nella vita di ognuno che dicono come il venire di Dio che si fa vicino nella inermità di un bambino in braccio a sua madre si nasconde sempre tra le pieghe di un cammino e di un incontro con l’altro…

Alessandro Cortesi op

 

 

 

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