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Al di là dei muri e oltre – Islam in fermento

12376638_1018181734923196_6843895927558752452_n.jpgSecondo incontro seminariale del ciclo “Al di là dei muri ed oltre”

Programma della giornata: Islam in fermento

9.30 apertura

9.40 Giovanni Capecchi (docente letteratura italiana – Università per stranieri di Perugia)
Introduzione alla lettura di alcune pagine

10.15 Adel Jabbar (sociologo dei processi migratori – RES Trento)
Area arabo-islamica: cambiamenti, conflitti e percorsi di riforma

11.00 Tania Groppi (docente Istituzioni di diritto pubblico – Università di Siena)
La Costituzione tunisina del 2014: un segno di speranza dalla sponda sud del Mediterraneo

12.00 discussione

13.00 pausa

16.00 Tavola rotonda Tra Occidente e Oriente: un mondo interrelato, modera Giovanni Paci

Interventi di:
Pietro Giovannoni (docente storia – ISSR beato Ippolito Galantini Firenze)
Guerre occidentali e situazione del Medio oriente: uno sguardo storico
Sebastiano Nerozzi (docente storia dell’economia – Università di Palermo)
Aspetti economici
Maurizio Certini (pedagogista – direttore Centro internazionale studenti ‘Giorgio La Pira’ Firenze)
Aspetti interculturali

Convento san Domenico – Cappella dei magi – ingresso da via delle Logge 6

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Al di là dei muri e oltre

CdGYLo5WAAAhOOl.jpg(migranti a Idomeni -Macedonia confine – 9 marzo 2016)

c/o Convento dei domenicani – ingresso via delle Logge 6

12 Marzo – 11 Giugno 2016

Pochi mesi e il paesaggio dell’Europa è profondamente, drammaticamente, cambiato. Ovunque – dopo decenni nei quali, anche se con fatica, si sono gradualmente abbattuti muri e barriere – si torna oggi a costruire argini, divisioni, difese di armi e di filo spinato. Il nostro Continente, le democrazie occidentali in genere, si trovano confrontate con una diversità che sembra aver rotto improvvisamente gli argini e che, spinta dalla povertà e dalle guerre che affliggono le sue “terre remote”, si accalca ora ai nostri confini, in cerca di un futuro e di un’esistenza dignitosa da vivere.

È un’alterità che ha tante facce: quella di uomini, donne, bambini in fuga dalla distruzione in Medioriente e dal Nord Africa, quella di giovani silenti che seminano inaspettatamente il terrore nelle nostre città o che combattono con furore distruttivo alle porte del nostro mondo, ma anche quella altrettanto misteriosa – e tutta interna alle nostre esperienze, collettive, private e personali – rappresentata, al di sotto della crosta razionale del nostro agire e del nostro relazionarsi – dalla forze profonde della nostra corporeità, del nostro substrato emotivo, del nostro spessore di sensazioni, sentimenti ed immaginazioni.

Di fronte a questo sommovimento epocale, le risposte paiono in prima battuta di paura, di ripiegamento, di diffidenza e di chiusura. Dai confini dell’Ungheria a quelli serbi sino, oltreoceano, a quelli statunitensi, dalle coste britanniche a quelle dei pur aperti e accoglienti Paesi del Nord Europa, si levano grida, minacce, ostacoli, respingimenti. Si edificano divisori che non di meno sono destinati ad essere sopraffatti, come sacchi di sabbia fortuiti di fronte a fiumi in piena che hanno rotto irrimediabilmente gli argini. E si scavano vuoti di incomunicabilità fra identità individuali e di gruppo che tornano a percepirsi distanti ed ideologicamente incompatibili (si pensi ad esempio all’attuale dibattito sul riconoscimento di diritti e doveri alle coppie di fatto, omossessuali e non).

Quest’anno – continuando il loro tradizionale lavoro su queste tematiche – PoieinLab e il Centro Studi Espaces “Giorgio La Pira” propongono alla cittadinanza un percorso di riflessione articolato, da Marzo a Giugno prossimi, in una serie di giornate seminariali, che vedranno il coinvolgimento di accademici, ricercatori, esperti, operatori, responsabili di organizzazioni e di associazioni della società civile impegnati su tali questioni.

Il primo, che si svolgerà Sabato 12 Marzo 2016, a partire dalle ore 9.30, sarà dedicato – secondo un’impostazione che tenterà come sempre di coniugare analisi sociale e espressività artistica – alle grandi sfide che i recenti enormi flussi migratori pongono alla democrazia ed alle politiche di accoglienza e di integrazione europee ed italiane.    

Sabato 12 marzo 2016

Il mondo in cammino: speranze, paure, nuove regole di accoglienza

9.30     Alessandro Cortesi: Saluti di benvenuto e presentazione del Ciclo di seminari

10.00   Giovanni Capecchi (Università di Perugia): Pagine di viaggio: brecce di pace nel filo spinato

11.00   Cosa sta accadendo? Migrazioni, mutamenti sociali, paure e identità

Dimitri D’Andrea (Università di Firenze)

La grammatica dell’incontro: diritti, doveri, politiche di inclusione

Filippo Buccarelli (Università di Firenze)

Tra investimento e solidarietà: migrazioni, territori, metamorfosi sociali

12.00    Discussione

16.00   Tavola rotondaFra vincoli e opportunità: migranti, rifugiati, reti di accoglienza in Toscana

Coordina Giovanni Paci (Vicepresidente PoieinLab)

Federico Silvestri (Responsabile progetti di accoglienza)

Kaaj Tshikalandand (Studentessa Università di Firenze)

Hamdan Al-Zeqri (Rappresentante Comunità Islamica di Firenze e mediatore culturale)

 

A questo link un articolo di Franceso Lauria pubblicato su Reportpistoia 11 marzo 2016.

 

 

Documento finale – Incontro domenicani europei (Rete Espaces) Istanbul – luglio 2015

11666069_10152979065147286_156345579053508750_nDocumento finale – incontro Istanbul – Rete Espaces

Dal 6 al 9 luglio 2015 un gruppo di domenicani della rete ‘Espaces’ appartenenti a diversi Centri di studio in Europa (Istituto Marie-Dominique Chenu Berlino, Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ Pistoia, Dominican Study Centre Istanbul, Bruxelles) si è incontrato presso il convento domenicano di Istanbul. Finalità dell’incontro era un confronto sulla relazione tra religione e società con interlocutori competenti residenti in Turchia.

A conclusione di queste giornate desideriamo condividere alcuni punti del nostro incontro ed inviare un messaggio alle nostre comunità e all’Ordine domenicano. E’ una breve riflessione che intende continuare nel nostro impegno in futuro.

Viviamo un tempo in cui molti legami di relazione divengono sempre più deboli, in contrasto con le accresciute possibilità di viaggio e conoscenza. Le interconnessioni divengono più deboli tra i popoli in Europa, tra le persone nelle nostre città e comunità, tra le persone di diverse culture e religioni nel contesto internazionale. Così pure si affievoliscono i legami tra gli esseri umani e l’ambiente. Ci siamo incontrati in questi giorni per dare un segno che è possibile condividere le nostre esperienze e le nostre ricerche. Facendo ciò intendiamo vivere la nostra missione come chiamata a comunicare e a tradurre le nostre speranze. Siamo consapevoli che oggi il vangelo ci chiama a costruire ponti, ad aprire vie per vivere l’esperienza di comunità come apertura all’altro. Siamo anche coscienti che ci potrà essere futuro per gli individui e le società solamente se intendiamo condividere la nostra responsabilità per gli altri.

Ci siamo incontrati in qualità di frati domenicani chiamati a predicare. Predicare richiede capacità di ascolto e di parola: ascoltare la parola di Dio e le parole di chi vive la sofferenza. Parlare implica entrare in un dialogo di salvezza. Nell’imparare a parlare insieme e a condividere i nostri progetti e desideri possiamo costruire qualcosa di nuovo e diverso per un futuro comune. Ci siamo incontrati a discutere insieme perché temiamo che quando le persone non comunicano si chiudono e generano situazioni di conflitto ed esclusione.

Siamo giunti a Istanbul da diversi paesi in Europa. Ci siamo ritrovati il giorno dopo il referendum in Grecia. Abbiamo fatto esperienza delle nostre differenze come opportunità. Sappiamo che il progetto europeo è sorto all’indomani della tragedia di una guerra globale, dopo la Shoah, per condividere progetti di solidarietà e per difendere i diritti umani. Pensiamo che questa crisi possa essere un tempo di transizione che ci conduca a scegliere una relazione più profonda tra gli Stati dell’Unione con un nuovo progetto politico condiviso basato sulla solidarietà e la responsabilità dei singoli Paesi.

Ci siamo incontrati a Istanbul e abbiamo discusso in questi giorni sulla situazione nella regione del Mare Mediterraneo: la crisi del Medio Oriente, la guerra in Siria, la situazione politica del Nord-Africa e della Turchia, lo sviluppo dello ‘Stato Islamico’ con il suo terrorismo violento globale. Discutendo con docenti musulmani e turchi abbiamo approfondito il tema delle relazioni tra religione e società in diversi contesti. Abbiamo maturato una consapevolezza dei dibattiti e ricerche presenti anche nel contesto musulmano. Abbiamo approfondito in particolar modo la questione di come sia possibile partecipare al bene comune, vivendo esperienze religiose in modo da contribuire ad uno sviluppo pacifico delle società.

DSCF5889Siamo preoccupati per l’attitudine negativa crescente nei confronti degli stranieri, soprattutto verso gli immigrati musulmani e i loro figli nei nostri Paesi europei. E’ in atto una identificazione pervasiva e superficiale dell’Islam con il terrorismo e la violenza. Crescono anche paure irrazionali sul fatto che l’Europa possa in futuro divenire un continente musulmano come pure cresce la convinzione che i musulmani non siano in grado di integrarsi in una società democratica a motivo della loro cultura. Pensiamo che si debba operare una chiara distinzione tra coloro che praticano la violenza e coloro che sono credenti. Dobbiamo condannare la violenza e opporci, insieme a tutti i musulmani che desiderano la pace, a coloro che la praticano. Nel medesimo tempo siamo chiamati ad un dialogo nell’ospitalità con tutte le persone che ricercano dignità, libertà, giustizia.

Crediamo che sia importante l’esistenza di comunità domenicane in regioni di tradizione islamica e speriamo che in futuro siano mantenute con la solidarietà delle province.

Pensiamo che il fenomeno delle migrazioni dai paesi poveri della terra verso l’Europa sia uno dei segni del nostro tempo. Queste migrazioni sono causate da profonde radici, spesso nascoste o non conosciute. I paesi occidentali hanno particolari responsabilità per guerre locali, violenze, oppressioni, ingiustizie e devastazione delle terre. In tale prospettiva le migrazioni sono conseguenze di un sistema economico iniquo, di ingiustizie e indifferenze. Dobbiamo ricordare che i migranti sono esseri umani e come esseri umani condividiamo la medesima origine, costituiti tutti ad immagine di Dio. Pensiamo che le sofferenze dei migranti siano un grido nel quale noi siamo rinviati alle parole di Gesù: ‘ero straniero e mi avete accolto’ (Mt 25,35). La nostra responsabilità sta nel trovare vie per condividere le loro speranze e poter offrire loro una visione di futuro.

Pensiamo che le loro vite e speranze sono invito per noi ad ascoltare ciò che il vangelo ci chiama a fare. Essi ci provocano a far teologia in relazione alle loro sofferenze, a leggere i segni dei tempi. Siamo anche chiamati a promuovere prassi di ospitalità a diversi livelli della nostra vita come testimonianza della salvezza per tutti. Come domenicani abbiamo una particolare responsabilità nell’attuare tutto ciò.

Istanbul 8 luglio 2015

Thomas Eggensperger, Ulrich Engel, Bernhard Kohl, Ignace Berten, Claudio Monge, Luca Refatti, Alessandro Cortesi

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Cibo, ambiente, lavoro, Europa

Una serie di incontri promossi da Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ e ACLI circolo di Montemagno (Pt) aprile – giugno 2015

 

Espaces ACLI 2015 - 1Espaces ACLI 2015 - 2

XIV domenica del tempo ordinario – anno A – 2014

DSCF5184Zac 9,9-10; Sal 144; Rom 8,9.11-13; Mt 11,25-30

“l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti”. L’interruzione della spirale di guerra, l’abbandono di un arco ormai inutilizzabile e rotto e lo spazio dato ad una voce, disarmata, forte solo della fidcuia in Dio, che parla di pace. Lo sguardo dei profeti non si ferma a constatare l’evidenza, non è atttiudine di indifferenza o giustficazione di irresponsabilità. Come i profeti del passato e del presente Zaccaria, in un’epoca di difficoltà – per Isreale era il ritorno dopo la fine della prova dell’esilio – sa scorgere orizzonti invisibili. Non è illusione ma lettura del tessuto più profondo che sta sotto il visibile e che indica direzione. E’ sguardo al futuro che non costituisce fuga e rifugio consolatorio, ma rinvia ad una provocazione e ad un’esigenza di deidizione per il cambiamento nel presente. Dopo il tempo duro dell’esilio si apre un tempo di cose nuove. Il Tempio sta per essere ricostruito, Gerusalemme e altre città sono in via di riedificazione: si capovolgono le sorti di chi aveva disprezzato e oppresso il popolo d’Israele. Zaccaria vede però nella situazione di chi sta restaurando le antiche rovine la necessità di una ricostruzione interiore, spirituale. E’ tempo della benevolenza del Signore ma si deve guardare più lontano, ad un futuro legato alle promesse di Dio, il futuro che vedrà la venuta del messia.

Annuncia così la figura di un re legato all’eredità di Davide, che apre nuova speranza. Israele è indicato come la ‘figlia di Sion’ e la ‘ figlia di Gerusalemme’ che può vivere l’esperienza di una gioia nuova, di un entusiasmo che si fonda non sulla forza delle armi, ma sulla fiducia. La figura di questo re ha caratteri paradossali, e fa riferimento al cammino dell’intero popolo: non si impone con la forza ma è umile. Non trae la sua forza dalle sue imprese ma dalla fiducia in Dio e attua così la parola di Isaia “nell’abbandono confidente sta la vostra forza” (Is 30,15). La sua politica consisterà nella eliminazione delle armi. “Farà sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme, l’arco di guerra sarà spezzato…”. Con questo abbandono dei mezzi di potenza in modo paradossale si aprirà a possibilità di un dominio nuovo: si estenderà sino ai confini della terra. Si tratta di un dominio non di oppressione ma di pace: ‘grande sarà il suo dominio e la pace non avrà fine’ (cfr. Is 9,6); cfr. Is. 11,6-9). Egli è indicato come ‘giusto’; sarà anche vittorioso perché la sua forza è quella di Jahwè. La sua figura appare piuttosto una ripresentazione del servo di Jahwè di Is 42,1-4. E’ una figura paradossale: un ‘re umile’, guida e riferimento di un popolo di poveri, chiamati a seguire Jahwè in un affidamento radicale.

Gesù, in una preghiera di lode riportata dal vangelo di Matteo ringrazia il Padre perché “ha rivelato queste cose ai piccoli e ai poveri”. E’ importante il contesto in cui questa preghiera è posta. Poco prima Matteo ha presentato le parole di Gesù di fronte a coloro che per motivi diversi si opponevano sia a Giovanni Battista sia a lui stesso non accogliendo alcun tipo di provocazione ad essere messi in crisi. Ed evidenzia poi il rifiuto da parte di coloro che si ritenevano fedeli esecutori della legge religiosa. Gesù legge questo fallimento della sua predicazione come occasione di benedizione. Gesù è stato uomo capace di preghiera, e di una preghiera impastata di vita. Pregare per Gesù è esperienza di di gratitudine e gioia, nel riconoscere l’agire e la presenza del Padre. Chi pretende con atteggiamento di autosufficienza e di orgoglio di incontrare Dio sulla base della propria capacità è fuori strada. Sono invece i piccoli ad essere veramente accoglienti, coloro che si aprono a ‘conoscere’ il dono del Padre come dono. Gesù gioisce nel vedere che il Padre sceglie chi da un punto di vista umano è escluso e non considerato. Gesù benedice il Padre per questo.

La sua preghiera, questo inno definito da qualche esegeta un meteorite del IV vangelo finito nel vangelo di Matteo (per il rivnio al tema della ‘conoscenza’ del Padre e del Figlio), e da altri indicato piuttosto come ‘la perla preziosa di grande valore di Matteo’ si compone di tre parti: dapprima un inno di benedizione e un ringraziamento al Padre perché ha rivelato ai poveri e ai semplici i misteri del regno dei cieli; nella seconda parte il riconoscimento di un rapporto unico, di ‘conoscenza piena’ tra il Padre e il Figlio; la conclusione è l’invito di Gesù a seguirlo nel suo cammino di messia mite e povero. A differenza dei maestri che imponevano al popolo una serie innumerevole di precetti e prescrizioni, Gesù si presenta con i tratti di un maestro diverso. L’immagine del giogo era utilizzata dai maestri ebrei per parlare della legge e delle osservanze (Sof 3,9; Lam 3,27, Ger 2,20; 5,5). Gesù chiede ai piccoli: ‘prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me che sono mite e umile di cuore’. E’ Gesù il ‘piccolo’ che vive nell’abbandono fiducioso al Padre: riprende l’immagine del giogo la libera da ogni senso di pesantezza e di insopportabilità: ‘il mio giogo infatti è dolce e il mio carico leggero’. Gesù conosce la nostra debolezza e la nostra incapacità. Ma più profondamente apre a considerare che la vita di fede si connota per un rapporto con lui, per vivere una relazione in cui affidarsi a lui libera da pesi inutili imposti da tutti i sapienti. Si possono ritrovare così richiami e differenze ad immagini presenti in un testo del del Siracide (cap. 51) quasi una confessione del cammino di un cercatore della sapienza che ha dedicato le sue forze migliori per inseguirla e metterla in pratica.: “Avvicinatevi a me, voi che siete senza istruzione, prendete dimora nella mia scuola. Perché volete privarvi di queste cose, mentre le vostre anime sono tanto assetate? Ho aperto la bocca e ho parlato: ‘Acquistatela per voi senza denaro. Sottoponete il collo al suo giogo e la vostra anima accolga l’istruzione: essa è vicina a chi la cerca. Con i vostri occhi vedete che ho faticato poco e ho trovato per me un grande tesoro (…) L’anima vosra si dieltti della misreicordia di lui, non vergognatevi di lodarlo” (Sir 51,23-30). Nel testo di Matteo appare come Gesù prenda il posto della sapienza (cfr. Mt 11,19).

Gesù invita non coloro che sono senza istruzione ad assumere spaienza con lo sforzo di uno studio, ma coloro che sono appesantiti a liberarsi per trovare in lui riposo. E’ invito ad una via nuova, una ia in cui seguire lui e portare con lui la passione di Dio per il mondo, una via da percorrere come cammino, nell’affidamento e nello scoprire Gesù come sapienza della vita nell’esperienza della misericordia. E’ la via un seguire Gesù uscendo da tutti i pesi di una religione che si è stabilizzata come sistema di potere, che vive nel compromesso e nella paura, che è preoccupata della opposizione all’esterno contro i nemici e di stipulare patti con i potenti per garantirsi privilegi di tipo culturale e materiale. E’ una provocazione a uscire dalla ‘cristianità’ in cui la religione è costruzione stabilizzata e chiusa, e in cui la chiesa stessa pretende essere modello di superiorità e separatezza nei confronti degli ‘altri’. Seguire Gesù è vivere un incontro con il Padre e una scoperta del proprio volto di uomini e donne nella libertà e nell’apertura del cuore. Gesù invita ad un’esperienza di fede che viva la dimensione della misericordia e in cui la chiesa allora si rende presente laddove c’è condivisione con coloro che sono respinti, condannati, poveri. Al centro dev’esserci il rapporto di amore e di fiducia vissuto nella figliolanza, nello scoprirsi responsabili di fraternità da custodire e costruire e non da schiavi.

Paolo nella lettera ai Romani riprende quanto aveva sviluppato nella lettera ai Galati riflettendo sulla libertà dell’esistenza cristiana (Gal cap. 5). Lì aveva sintetizzato la sua riflessione nell’espressione ‘camminate secondo lo Spirito’. Due logiche sono contrapposte, quella del vivere secondo l’egoismo che fa ripiegare su di sé (il dominio della carne), e quella del lasciarsi cambiare nella cura e nell’attenzione mite agli altri (il dominio dello Spirito). Vivere secondo lo Spirito è stare immersi nella realtà del quotidiano, scegliendo la via del servizio e della nonviolenza.

Alessandro Cortesi op

Alla ricerca del lavoro perduto

IMG_3076E’ appena uscito l’ultimo volume della collana ‘Sul confine’ curata dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ di Pistoia, sul tema del lavoro, presso la casa editrice Nerbini di Firenze. Il libro dal titolo Alla ricerca del lavoro perduto. Idee sul lavoro che cambia a cura di Giovanni Paci e Alessandro Cortesi, ed. Nerbini Firenze 2014, pp.280 (ISBN 9 788864 340890) raccoglie una serie di saggi sulla questione del lavoro oggi ponendo insieme diverse letture in modo interdisciplinare.

Qui di seguito l’indice del volume: chi fosse interessato ad averne copia può richiederlo all’indirizzo: info@domenicanipistoia.it

Alla ricerca del lavoro perduto

Introduzione di Giovanni Paci

Parte I – Lavoro oggi: il contesto

Il lavoro tra crisi e sviluppo. Appunti per una riflessione di Renzo Innocenti

Rimettere al centro il lavoro. Rimettere al centro i giovani di Franca Alacevich

La crisi e le imprese manifatturiere: l’impatto sul territorio pistoiese di Carlo Stilli

Il lavoro nel tempo della crisi: analisi e domande etiche di Alessandro Cortesi

Parte II – Lavoro oggi: letture e proposte

Europa e lavoro nella globalizzazione di Antonio Miniutti

Flessibilità, occupazione e produttività: che cosa non ha funzionato? di Sebastiano Nerozzi e Giorgio Ricchiuti

Welfare at work: flessibilità, sicurezza sociale, cittadinanza di Filippo Buccarelli

Note per una spiritualità del lavoro di Alessandro Cortesi

Ritorno al lavoro. La narrativa italiana tra deindustrializzazione e precariato (2002-2013) di Giovanni Capecchi

Copertina

Primavere arabe

 

E’ appena uscito per i tipi della casa editrice Nerbini un volume curato da Giovanni Paci e da me sul tema delle Primavere arabe. Si tratta di una riflessione a più voci con saggi di Antonio Miniutti – giornalista di Firenze – sugli antecedenti storici,  di Giovanni Paci – studioso di fenomeni sociali di Pistoia – sul ruolo dei social network nelle rivoluzioni arabe del 2011, di Claudio Monge – domenicano di Istanbul – sul ruolo della Turchia all’interno del quadro del Mediterraneo e del Medio Oriente, di Jean-Jacques Pérennès – domenicano del Cairo – nell’analisi della situazione dell’Egitto paese guida  del mondo arabo, e di Alessandro Cortesi su alcune linee di interpretazione secondo un’ottica teologica di questo processo come ‘segno dei tempi’. E’ l’esito di un lavoro condotto in forma di dialogo nell’interrogarsi sul nostro tempo e sulle implicazioni di processi storici e culturali a cui guardare facendo interagire diverse sensibilità e punti di vista. (a.c.)

Sono disponibili alcune copie per chi fosse interessato scrivendo a: info@domenicanipistoia.it

 

 

Annuncio Convegno Espaces – 6 e 7 luglio 2012



Si terrà presso il Convento di san Domenico a Pistoia nei giorni venerdì 6 e sabato 7 luglio 2012 un convegno promosso dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ – Pistoia in collaborazione con la Rete Espaces Europa sul tema ‘Politica e spiritualità oggi’.

Politica e spiritualità in un tempo di crisi.

Riflessioni ed esperienze per una convivenza da costruire

di seguito una riflessione introduttiva e il programma del convegno

Una riflessione introduttiva

Nel tempo caratterizzato dal venir meno delle ideologie e dal nuovo dominio del mercato come regola dei rapporti sociali, i progetti che fanno riferimento ad un ideale, ispirati a speranze di giustizia e solidarietà oggi vengono sommersi o emarginati da una politica intesa come gestione del potere sotto il controllo di un’economia neoliberista e del dominio della finanza.

Nuove separazioni si fanno strada, evidenziate dalla crisi che attraversa la vita politica e le forme della democrazia oggi. Si allarga infatti la separazione tra la politica intesa come campo di gestione di interessi particolari, terreno di malaffare e corruzione, e l’impegno sociale ispirato da una forte carica etica. Così pure si avverte una separazione tra ambito dello spirituale e dimensione civile. La città può essere solamente luogo di gestione di interessi e di scontro di poteri forti oppure è possibile un incontro tra politica come costruzione del bene comune e dimensione spirituale intesa come apertura alle dimensioni che vanno oltre la produttività, l’efficienza, l’abbondanza materiale e la capacità di consumo?

La politica è tale in quanto è costruzione di città, compaginazione di comunità in cui i rapporti sociali sono valorizzati non nel senso della competizione e dell’ostilità ma divengono rete di relazioni e legami che lasciano spazio per l’espressione delle persone nella loro libertà e responsabilità. E tale impegno per la costruzione della città, che sempre più oggi ha i connotati della città plurale e della città multiforme, non è solamente ambito d’impegno del singolo ma implica una responsabilità collettiva.

“E se la vita spirituale fosse una delle condizioni fondamentali di un’intensa vita sociale e politica?” si chiede Paul Valadier nel suo libro “Lo spirituale e la politica”, ed. Lindau.

 Ma lo spirituale non è l’ambito del consolatorio e del privato. E tuttavia come osservava Giuseppe Dossetti, anni fa, in una intervista  a proposito del rapporto tra fede cristiana e impegno politico: “Io non dico che ci sia una incompatibilità assoluta tra la fede cristiana vissuta con impegno e con lealtà e l’impegno politico. Non c’è una contraddizione a priori. Sono convinto di questo. Ma sono anche convinto che ci sono mille e una ragione  di cautela e di condizioni difficilissime” (Intervista a G.Dossetti, “Bailamme” 18/19, 1993). E Dossetti aggiungeva: “Una prima condizione sarebbe proprio questa: che non ci sia un proposito  di impegno politico e questo non sia in conse­guenza di un progetto o nella convinzione di una missione a fare. Nego la missione a fare. Nella politica non c’è. Mentre abitualmente, e soprattutto nella esperienza concreta, la politica è stata pensata come una missione a fare. Secondo me questo avvelena tutto. La seconda condizione è la gratuità, la  non professionalità dell’impegno. Dove incomincia una professionalità dell’impegno cessa anche la parvenza di una missione e la possibilità stessa di avere realmente qualcosa da fare. Sono allora  possibili tutte le degenerazioni.”

La spiritualità per non rimanere sogno distaccato dal reale implica una immersione ed un prendere forma in percorsi storici nella sfera pubblica. E per converso l’impegno politico vissuto come passione di costruire la polis, impegno per ritrovare il senso profondo delle attività umane  nell’orizzonte dell’umanizzazione e della costruzione  della pace è già esperienza spirituale.

Nel contesto italiano ed europeo ci sono stati grandi testimoni che hanno interpretato questa sensibilità di una profonda vita spirituale, in rapporto alla propria fede, unita a passione civile in un’ottica non individualistica ma comunitaria. Si può pensare anche al percorso di costruzione dell’Europa – che pure sta oggi vivendo forse la più profonda crisi dal suo inizio – come ‘avventura spirituale’. Così Jacques Delors ne parla  ripercorrendone le tappe  richiamando il discorso di Robert Schumann del 9 maggio 1950 e il contributo di Hannah Arendt come grandi indirizzi di progettualità politica che affondavano radici proprio in una dimensione spirituale “… perché lo spirituale abita nelle istituzioni, nelle regole del gioco, nelle politiche e soprattutto nelle pratiche” (J.Delors, Europa: un’avventura spirituale nella nostra storia, “Il Regno attualità, 2,2012, 57-63). In quali modi la loro testimonianza può essere riferimento oggi, nel tempo della crisi della politica che si accompagna peraltro ad una esigenza di sguardo e di capacità che sia in grado di costruire una convivenza comune?

Parlare di spiritualità non indica solamente rinvio ad un’esperienza di fede religiosa, ma dice riferimento ad un orizzonte etico, di ricerca di umanizzazione della vita e dei rapporti nel campo sociale e ambientale. Nell’attuale contesto dell’incontro di diverse tradizioni religiose si richiede una attenzione nuova alla rilevanza di queste tradizioni e questo pone anche la domanda su come costruire convivenza civile attuando un dialogo nello spazio pubblico, spazio di riconoscimento della cittadinanza e della laicità.

Il Convegno desidera essere un’occasione di approfondimento di queste tematiche intrecciando riflessioni di carattere generale sulle sfide della politica e della spiritualità oggi in un tempo segnato dalla crisi e esperienze che ci conducono a cogliere percorsi di spiritualità capace di farsi carne, e di buone politiche che contrastando le logiche delle violenza e dell’esclusione recano in sé il respiro di progetti di incontro tra persone e popoli. (a.c.)

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PROGRAMMA

VENERDI’ 6 LUGLIO

ore 9.00

Modera: Daniele Aucone, Espaces Pistoia

Impegno politico e ricerca di beni comuni. Tra macerie e germogli quale futuro?

Interventi di:

Lino Prenna, docente di pedagogia generale e etica sociale, Università di Perugia 

Pietro Giovannoni, docente di storia della Chiesa, Istituto Superiore di Scienze Religiose, Firenze

Giovanni Capecchidocente di Letteratura italianaUniversità per stranieri di Perugia 

ore 15.00

Modera: Vincenzo Caprara, Espaces Fiesole

Spiritualità e politica tra fratture e ambiguità. Quale possibile incontro?

Felicisimo Martinez Diez, docente di teologia Madrid/Caracas

Stefano Grossi, docente di  filosofia, Facoltà Teologica Italia centrale Firenze 

ore 21.00

Modera: Aldo Tarquini, Espaces, Fiesole

Pierre Claverie, testimone di riconciliazione sulle ‘linee di frattura’ della storia

Jean-Jacques Pérennès, Institut Dominicain d’Etudes Orientales (IDEO), Il Cairo 

SABATO 7 LUGLIO

ore 9.00

Tavola rotonda: Costruire cittadinanza e rapporti nella giustizia

Modera: Giovanni Paci, Espaces Pistoia

Interventi di:

Mickaël Vérité, consulente del sindaco di Parigi Bertrand Delanoë

Cristina Giachi, assessore Università ricerca, politiche giovanili Firenze

Luigi Marini, magistrato, Corte di cassazione

ore 15.00

La sfida delle relazioni nella città plurale

Modera: Alessandro Cortesi, Espaces Pistoia

Interventi di:

Tonio Dell’Olio, responsabile di ‘Libera internazionale’

Annachiara Valle, giornalista ‘Famiglia cristiana’ e ‘Jesus’

Paolo Santachiara, assessore alla cultura comune di Novellara (RE), responsabile del progetto ‘Nessuno escluso’

ore 18.30 Conclusioni

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Si prevede la possibilità di vitto e alloggio presso il convento san Domenico previa iscrizione e prenotazione.

Per l’iscrizione si prega di inviare comunicazione ai seguenti recapiti:

e-mail: info@domenicanipistoia.it

tel. 0573.50.93.82

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