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90 anni di Gustavo Gutierrez

Gustavo_Gutirrez_Merino_OP_Photo_courtesy_of_Notre_Dame_Matt_Cashore_CNA_5_8_15Gustavo Gutierrez, teologo domenicano, uno dei padri della teologia della liberazione in America Latina, ha compiuto 90 anni il 8 giugno u.s. Qui di seguito il suo saluto ai presenti alla concelebrazione  e un suo testo tratto dalla discussione della sua tesi di dottorato:

“Certamente conoscete una piccola storia che si svolge al corteo di un funerale. Durante il funerale gli amici fanno così tanti elogi al defunto che la vedova dice a suo figlio: vai a vedere se non stiamo seguendo il feretro sbagliato… In questo momento mi sento un po’ quel defunto…

Stasera vari testi dell’Antico Testamento si sono incrociati nella mia testa: sono quelle piccole cose che si trattengono nella lettura e segnano la vita. Sto pensando a Michea 6,8 “ti ha detto” – è veramente questo testo è rivolto a tuta l’umanità – “ti ha detto come fare qualcosa di buono: rispettare la giustizia, amare gli altri e camminare umilmente con il tuo Dio”. Nelle parole di Jorge (P. Jorge Alvarez Calderon, amico d’infanzia di Gustavo che ha tenuto l’omelia ndr) l’altro testo, che si collega a Dio, ‘avere una lingua da discepolo’. Il desiderio di avere una lingua da discepolo: è chiara l’immagine.

Rispettare la giustizia è pienamente messaggio biblico, non è una questione sociale, è un questione cristiana teologica, l’amore per il proprio lavoro e il cammino, quando si raggiunge i 90 anni, uno si rende conto che ha camminato – io personalmente con qualche difficoltà, ma ho camminato -.   “Quella lingua di discepolo”. Vorrei dire un’altra cosa, che ho già detto altre volte: Jorge mi attribuisce il titolo di teologo. La teologia per me è come scrivere una lettera d’amore a Dio, alla Chiesa, di cui faccio parte, alle persone, al popolo di cui faccio parte. Lo avrò fatto bene, non lo so, in modo regolare, non lo so. Dio avrà misericordia, come ama dire Francesco. Sinceramente ho fatto uno sforzo per corrispondere nel camminare, a questa richiesta, a questa indicazione del testo di Michea.

E soprattutto avere una lingua di un discepolo, questo è ciò che siamo tutti noi qui presenti.  Desidero ringraziarvi per la vostra presenza, la mia famiglia qui presente, e tutti voi. L’essere umano non è mai solo, e se è solo non sa più chi è, noi siamo quello che siamo, ci arricchiamo gli uni gli altri nello scambio. Senza amicizia non c’è vita. Questo è un incontro di amicizia davvero. Vorrei ringraziare le persone che hanno inviato molti testi, anche se, come ha detto il padre provinciale, sono troppo lunghi per leggerli tutti e in questo momento, so che andrò a trovare nutrimento da essi. Amici, perché uno è così testardo? Nello sforzo della riflessione teologica, perché questa è amore. Grazie!

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“Seguire Gesù è ciò che definisce il cristiano. Stando alle fonti bibliche, questo itinerario è un’esperienza comunitaria, poiché è veramente un popolo a mettersi in marcia. I poveri dell’America Latina hanno cominciato a portare avanti la lotta per l’affermazione della loro dignità umana e della loro condizione di figli e figlie di Dio. In tale movimento si realizza un’esperienza spirituale, in altre parole, si presenta qui il luogo e il momento di un incontro col Signore, delineandosi così un cammino al seguito di Gesù Cristo.
Il carattere fontale della sequela Christi è una preoccupazione ormai di vecchia data nella riflessione teologica che si compie in America Latina (perché essa ha coscienza di essere preceduta dall’esperienza spirituale dei cristiani impegnati nel processo di liberazione). Tale inquietudine si è però fatta più urgente e più ricca col precipitare degli avvenimenti di questi ultimi anni. Nel contesto della lotta per la liberazione in funzione dell’amore e della giustizia per tutti, si apre forse in America Latina una via nuova per seguire Gesù. Spiritualità in germe che, per questa stessa ragione, sfugge ancora a un disegno preciso, al tentativo di identificarla e imprigionarla in pochi tratti caratteristici, ma che non per questo è meno reale e promettente”. (Gustavo Gutierrez)

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