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L’importanza dell’Europa

elezioni europa giovaniEUROPA: QUALE FUTURO?

INCONTRI DI APPROFONDIMENTO SULLE QUESTIONI EUROPEE

promossi da Giustizia pace e custodia creato – Provincia domenicana di s.Caterina e Centro Espaces Giorgio La PIra – Pistoia

presso Convento san Domenico – ingresso via delle Logge 6 – 51100 Pistoia

MERCOLEDI’ 15 MAGGIO 2019 ORE 21.00 Una lettura dal punto di vista economico GIORGIO RICCHIUTI, Professore associato – Dipartimento di Scienze per l’Economia e l’Impresa – Università di Firenze

MERCOLEDI’ 22 MAGGIO 2019 ORE 21.00 Una lettura dal punto di vista costituzionale  GIOVANNI TARLI BARBIERI, Professore ordinario – Dipartimento di studi giuridici – Università di Firenze

La scadenza delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo, domenica 26 maggio, giunge in un momento di crisi. 

Da un lato sono proposti modelli che tendono a ridurre l’Europa ad un semplice mercato economico, in cui gli Stati nazionali dovrebbero occupare spazi di potere guardando ai propri interessi particolari. È la linea propria delle forze sovraniste che pur in modi diversi pensano un’Europa di nazioni, dove i singoli Stati decidono in autonomia sulla politica estera e di sicurezza.  

Dall’altro lato chi si situa in senso europeista intende confermare il progetto europeo ma guarda anche ad un miglioramento e ad un cambiamento dell’attuale assetto istituzionale. Nel rispetto delle diversità dei vari popoli dell’Unione, si auspica una nuova centralità del Parlamento ed un ampliamento delle competenze delle Istituzioni comunitarie, per rendere l’Europa un soggetto politico solidale capace di situarsi con autorevolezza nello scenario mondiale e di orientare alla pace e alla giustizia.  

In questa crisi stanno venendo meno quei principi di riferimento che sono stati riconosciuti ed affermati alla base dei trattati e convenzioni che hanno configurato il progetto europeo soprattutto per quanto riguarda l’accoglienza e la protezione dei migranti e richiedenti asilo, il diritto al lavoro e l’effettivo rispetto dei diritti umani.  

La crisi che l’Unione sta attraversando può essere oggi un’opportunità per ripensare in modo rinnovato un progetto politico che dopo gli orrori delle guerre e delle dittature del secolo scorso ha garantito anni di pace e attuazione di processi democratici. Peraltro in anni recenti la guerra è scoppiata con i suoi orrori al cuore dell’Europa nella ex Jugoslavia negli anni ’90 e tanti scenari di guerra sono presenti nel mondo oggi e nell’area mediterranea anche con responsabilità dei governi europei.

Il quadro internazionale attuale risente dell’assenza di soggetti politici in grado di favorire una gestione pacifica dei conflitti e processi di incontro tra i popoli. La crisi ambientale e le disuguaglianze economiche manifestano l’insostenibilità di un modello economico mondiale che genera iniquità.

Si avverte l’urgenza di umanizzare i rapporti economici e quelli sociali. I padri fondatori dell’Europa coltivavano un sogno di convivenza nella diversità fondato sul riconoscimento della dignità di ogni persona umana e dei diritti inalienabili, sulla democrazia rappresentativa, sulla responsabilità e sull’equilibrio tra diversi poteri. Solo la costruzione di una convivenza solidale tra popoli e cittadini può aprire un futuro possibile nella pace.

Oggi percepiamo come il senso di appartenenza ad una medesima famiglia umana e la solidarietà fraterna siano orizzonti da riscoprire e porre al centro di un progetto in cui insieme al riconoscimento dei diritti di libertà e uguaglianza, possa crescere la democrazia in un quadro di responsabilità comune.

In questo contesto è urgente approfondire consapevolezza di cittadinanza responsabile per contribuire a far avanzare il progetto europeo di fronte alle sfide concrete del presente. (ac)

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Riporto qui di seguito un testo di Paolo Rumiz: Un’Europa migliore per i figli

È tempo di dire forte che l’Europa è un’anomalia democratica che intralcia assolutismi, mafie, fondamentalismi e le economie di rapina che saccheggiano il Pianeta.

Per mesi ho discusso di Europa con tante persone, in Italia e all’estero. Sul treno, per strada, in incontri pubblici, con gli amici più intimi, persino con bambini. Ovunque sentivo nella gente lo stesso bisogno che la parola fosse pronunciata diversamente, che ritrovasse il suo senso pieno di patria comune, e venisse strappata dalla nebbia in cui è caduta da anni.

Ne è nato un manifesto, che in parte ha preso spunto da un mio libro su Benedetto, il patrono del Continente, ma che vede la mia firma solo per scrupolo notarile. Perché l’abbiamo costruito in molti, e in molti lo abbiamo rivisto, limato e infine tradotto in più lingue perché fosse letto e sottoscritto un po’ ovunque, alla vigilia di un’elezione che segnerà il futuro dei nostri figli.

Esiste un’Europa di cui poco si parla. Un’Europa giovane e appassionata, che sogna, viaggia, lavora, resiste, combatte. Un’Europa che si fa carico del proprio destino e non scarica sugli Ultimi le colpe della crisi.

È venuto il tempo di darle voce e farla suonare con tutti i suoi strumenti per costruire una rete fra lingue e culture. Dai mari del Nord al Mediterraneo, dalle steppe all’Atlantico, che squilli una musica nuova. Una musica che dica davvero chi siamo, che esprima la forza di una storia comune e l’appartenenza a uno spazio unico al mondo, fertile e misurabile, ricco di storia, lingue, piazze, culture, paesaggi.

Coraggio e cuore, dunque. Come i monaci che rifondarono l’Europa sotto l’urto delle invasioni barbariche. Come i padri fondatori dell’Unione che dopo due guerre mondiali ridiedero dignità e ricchezza a un continente in ginocchio. Essi sapevano che l’Europa non è un dono gratuito, ma una conquista, e spesso un sogno che nasce dalla disperazione per la sua mancanza. Osarono sognarla nel momento in cui tutto sembrava perduto.

Essi stesero dei fili. Tesserono trame e relazioni. Imitiamoli. Costruiamo una rete di città in città con i fratelli degli altri Paesi per far sentire meno solo chi non si rassegna a un ritorno dei muri e al linguaggio della violenza.

Non importa quanti gomitoli, quanta pazienza e quanto ostinato lavoro servirà per smuovere il potere e abbattere le ruspe dell’intolleranza.

È tempo di dire forte che l’Europa è un’anomalia democratica che intralcia assolutismi, mafie, fondamentalismi e le economie di rapina che saccheggiano il Pianeta. Si dica che, di fronte a tutto questo, dividersi è follia, che smantellare le nostre conquiste farebbe il gioco di chi non ci ama.

Non possiamo permettere che il nostro mondo si sottometta ancora al delirio nazionalista, in nome del quale milioni di giovani furono mandati al fronte a spararsi tra loro.

Stendere un filo è un atto femminile. Come quello di Arianna, che mostrò a un greco la via d’uscita da un labirinto. Come il filo della rotta di Europa, la figlia di un re che per prima passò il Mediterraneo e diede il suo nome a questa terra.

La nostra dea-madre sbarcata dall’Asia ci ricorda che siamo sempre stati capolinea di popoli migranti e ci spinge a sciogliere altre matasse in silenzio, in un gesto d’amore e disobbedienza civile. Tante altre mani, ne siamo certi, sapranno ripeterlo.

Paolo Rumiz – 9 maggio 2019 (anniversario della dichiarazione di Robert Schuman al parlamento Francese)

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