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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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Al di là dei muri e oltre – Islam in fermento

12376638_1018181734923196_6843895927558752452_n.jpgSecondo incontro seminariale del ciclo “Al di là dei muri ed oltre”

Programma della giornata: Islam in fermento

9.30 apertura

9.40 Giovanni Capecchi (docente letteratura italiana – Università per stranieri di Perugia)
Introduzione alla lettura di alcune pagine

10.15 Adel Jabbar (sociologo dei processi migratori – RES Trento)
Area arabo-islamica: cambiamenti, conflitti e percorsi di riforma

11.00 Tania Groppi (docente Istituzioni di diritto pubblico – Università di Siena)
La Costituzione tunisina del 2014: un segno di speranza dalla sponda sud del Mediterraneo

12.00 discussione

13.00 pausa

16.00 Tavola rotonda Tra Occidente e Oriente: un mondo interrelato, modera Giovanni Paci

Interventi di:
Pietro Giovannoni (docente storia – ISSR beato Ippolito Galantini Firenze)
Guerre occidentali e situazione del Medio oriente: uno sguardo storico
Sebastiano Nerozzi (docente storia dell’economia – Università di Palermo)
Aspetti economici
Maurizio Certini (pedagogista – direttore Centro internazionale studenti ‘Giorgio La Pira’ Firenze)
Aspetti interculturali

Convento san Domenico – Cappella dei magi – ingresso da via delle Logge 6

Documento finale – Incontro domenicani europei (Rete Espaces) Istanbul – luglio 2015

11666069_10152979065147286_156345579053508750_nDocumento finale – incontro Istanbul – Rete Espaces

Dal 6 al 9 luglio 2015 un gruppo di domenicani della rete ‘Espaces’ appartenenti a diversi Centri di studio in Europa (Istituto Marie-Dominique Chenu Berlino, Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ Pistoia, Dominican Study Centre Istanbul, Bruxelles) si è incontrato presso il convento domenicano di Istanbul. Finalità dell’incontro era un confronto sulla relazione tra religione e società con interlocutori competenti residenti in Turchia.

A conclusione di queste giornate desideriamo condividere alcuni punti del nostro incontro ed inviare un messaggio alle nostre comunità e all’Ordine domenicano. E’ una breve riflessione che intende continuare nel nostro impegno in futuro.

Viviamo un tempo in cui molti legami di relazione divengono sempre più deboli, in contrasto con le accresciute possibilità di viaggio e conoscenza. Le interconnessioni divengono più deboli tra i popoli in Europa, tra le persone nelle nostre città e comunità, tra le persone di diverse culture e religioni nel contesto internazionale. Così pure si affievoliscono i legami tra gli esseri umani e l’ambiente. Ci siamo incontrati in questi giorni per dare un segno che è possibile condividere le nostre esperienze e le nostre ricerche. Facendo ciò intendiamo vivere la nostra missione come chiamata a comunicare e a tradurre le nostre speranze. Siamo consapevoli che oggi il vangelo ci chiama a costruire ponti, ad aprire vie per vivere l’esperienza di comunità come apertura all’altro. Siamo anche coscienti che ci potrà essere futuro per gli individui e le società solamente se intendiamo condividere la nostra responsabilità per gli altri.

Ci siamo incontrati in qualità di frati domenicani chiamati a predicare. Predicare richiede capacità di ascolto e di parola: ascoltare la parola di Dio e le parole di chi vive la sofferenza. Parlare implica entrare in un dialogo di salvezza. Nell’imparare a parlare insieme e a condividere i nostri progetti e desideri possiamo costruire qualcosa di nuovo e diverso per un futuro comune. Ci siamo incontrati a discutere insieme perché temiamo che quando le persone non comunicano si chiudono e generano situazioni di conflitto ed esclusione.

Siamo giunti a Istanbul da diversi paesi in Europa. Ci siamo ritrovati il giorno dopo il referendum in Grecia. Abbiamo fatto esperienza delle nostre differenze come opportunità. Sappiamo che il progetto europeo è sorto all’indomani della tragedia di una guerra globale, dopo la Shoah, per condividere progetti di solidarietà e per difendere i diritti umani. Pensiamo che questa crisi possa essere un tempo di transizione che ci conduca a scegliere una relazione più profonda tra gli Stati dell’Unione con un nuovo progetto politico condiviso basato sulla solidarietà e la responsabilità dei singoli Paesi.

Ci siamo incontrati a Istanbul e abbiamo discusso in questi giorni sulla situazione nella regione del Mare Mediterraneo: la crisi del Medio Oriente, la guerra in Siria, la situazione politica del Nord-Africa e della Turchia, lo sviluppo dello ‘Stato Islamico’ con il suo terrorismo violento globale. Discutendo con docenti musulmani e turchi abbiamo approfondito il tema delle relazioni tra religione e società in diversi contesti. Abbiamo maturato una consapevolezza dei dibattiti e ricerche presenti anche nel contesto musulmano. Abbiamo approfondito in particolar modo la questione di come sia possibile partecipare al bene comune, vivendo esperienze religiose in modo da contribuire ad uno sviluppo pacifico delle società.

DSCF5889Siamo preoccupati per l’attitudine negativa crescente nei confronti degli stranieri, soprattutto verso gli immigrati musulmani e i loro figli nei nostri Paesi europei. E’ in atto una identificazione pervasiva e superficiale dell’Islam con il terrorismo e la violenza. Crescono anche paure irrazionali sul fatto che l’Europa possa in futuro divenire un continente musulmano come pure cresce la convinzione che i musulmani non siano in grado di integrarsi in una società democratica a motivo della loro cultura. Pensiamo che si debba operare una chiara distinzione tra coloro che praticano la violenza e coloro che sono credenti. Dobbiamo condannare la violenza e opporci, insieme a tutti i musulmani che desiderano la pace, a coloro che la praticano. Nel medesimo tempo siamo chiamati ad un dialogo nell’ospitalità con tutte le persone che ricercano dignità, libertà, giustizia.

Crediamo che sia importante l’esistenza di comunità domenicane in regioni di tradizione islamica e speriamo che in futuro siano mantenute con la solidarietà delle province.

Pensiamo che il fenomeno delle migrazioni dai paesi poveri della terra verso l’Europa sia uno dei segni del nostro tempo. Queste migrazioni sono causate da profonde radici, spesso nascoste o non conosciute. I paesi occidentali hanno particolari responsabilità per guerre locali, violenze, oppressioni, ingiustizie e devastazione delle terre. In tale prospettiva le migrazioni sono conseguenze di un sistema economico iniquo, di ingiustizie e indifferenze. Dobbiamo ricordare che i migranti sono esseri umani e come esseri umani condividiamo la medesima origine, costituiti tutti ad immagine di Dio. Pensiamo che le sofferenze dei migranti siano un grido nel quale noi siamo rinviati alle parole di Gesù: ‘ero straniero e mi avete accolto’ (Mt 25,35). La nostra responsabilità sta nel trovare vie per condividere le loro speranze e poter offrire loro una visione di futuro.

Pensiamo che le loro vite e speranze sono invito per noi ad ascoltare ciò che il vangelo ci chiama a fare. Essi ci provocano a far teologia in relazione alle loro sofferenze, a leggere i segni dei tempi. Siamo anche chiamati a promuovere prassi di ospitalità a diversi livelli della nostra vita come testimonianza della salvezza per tutti. Come domenicani abbiamo una particolare responsabilità nell’attuare tutto ciò.

Istanbul 8 luglio 2015

Thomas Eggensperger, Ulrich Engel, Bernhard Kohl, Ignace Berten, Claudio Monge, Luca Refatti, Alessandro Cortesi

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Islam, popoli in movimento, democrazia

E’ appena uscito il volume dal titolo Islam, popoli in movimento, democrazia. Mediterraneo mare di confini, ed. Nerbini 2015.

Raccoglie i contributi del seminario di studi promosso dall’associazione di ricerca sociale Poiein-Lab e dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ di Pistoia nel novembre 2014. Tra gli autori Marco Giovannoni, Filippo Buccarelli, Marco Bontempi, Claudio Monge op. L’introduzione al volume curata da Giovanni Paci, rilegge i contributi del seminario alla luce dei recenti avvenimenti dopo la strage di Parigi del gennaio 2015.

E’ un libro che offre materiale per pensare e per leggere il presente. Qui le pagine iniziali dell’introduzione.

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Qui di seguito l’indice del volume 

Si può richiedere copie all’indirizzo espacespistoia@gmail.com

In rotta per la cittadinanza – Laying up for citizenship

10407461_742969535777752_6585592668112394699_nIn rotta per la cittadinanza – 24-30 novembre 2014 – san Domenico – Pistoia – programma

 

10696400_746012845473421_7233364092224301139_n1517396_10205496775918361_7443381869903774948_n10801685_748320671909305_3070273578925450648_n-1

 

In rotta per la cittadinanza – Laying up for citizenship

LogoEspaces Logo

PoieinLab-Ricerca Sociale e il Centro Studi Espaces ”Giorgio la Pira” promuovono una settimana di incontri, dibattiti, esposizioni artistiche, cibo e narrative sul tema della migrazione e della cittadinanza.

 

La storia dell’Europa è sempre stata legata al mare. Sul mare, nei secoli, sono sorte le prime città, i primi nuclei di prosperità, sulle coste della Grecia e poi, nel tempo, su quelle della nostra Penisola. Verso il mare hanno teso spesso a costo di guerre e di violenza – tutti gli Stati interni del nostro Continente. E se si risale indietro nel ventre profondo della mitologia, è sulle coste di Sidone, sul mare, che Zeus rapì, stregato dalla sua bellezza, Europa, la giovane principessa fenicia che diede poi il nome alle nostre terre.

Oggi il mare – il Mediterraneo è il luogo dove ribollono i diritti del futuro, quel “mare di mezzo” che divide, unendole, Asia, Africa ed Europa, e quello spazio prossemico, all’incrocio delle diverse Civiltà, nel quale le antiche prerogative sfumano nel dolore dei tanti migranti che vi trovano la morte cercando di raggiungere la loro terra promessa, le nuove hanno invece gli occhi, le lacrime ed i sorrisi dei tanti che ce la fanno, e che si alzano in piedi a sfidare le nostre convenzioni acquisite.

Quest’anno PoieinLab-Ricerca Sociale e il Centro Studi “Espaces-Giorgio la Pira” promuovono, dal 24 al 30 Novembre 2014 una settimana di incontri, dibattiti, esposizioni artistiche, narrative, durante i quali comunità ed identità diverse avranno l’occasione di conoscersi, di raccontarsi, di dialogare e di ri-conoscersi, per cominciare a fare di Pistoia, così come di qualunque altra città italiana, una “città sul Mediterraneo”.

Un contributo alla costruzione dal basso, anche nella nostra città, di un reale percorso di confronto e di quelli che saranno i futuri confini della cittadinanza italiana ed europea.

L’iniziativa è resa possibile grazie a:

logo_ZONA_cash&carry Farmacia Di Candeglia del Dott. Buccarelli

Logo Papyrus-01 bv2015

LUNEDI 24 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30 -19.00 | PISTOIA SUL MEDITERRANEO: MIGRAZIONI – TERRITORI – DEMOCRAZIA

Filippo Buccarelli, Università di Firenze, Claudio Monge, Università di Friburgo. Modera: Giovanni Paci, Vice Presidente PoieinLab

MARTEDI’ 25 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30-19.00 | DEMOCRAZIA E MOVIMENTI ISLAMICI: VIE DI FUGA E PUNTI DI INCONTRO

Claudio Monge, Università di Friburgo, Marco Bontempi, Università di Firenze

MARTEDI’ 25 NOVEMBRE 2014

CINEMA ROMA, V. LAUDESI 6, PISTOIA ORE 21:00 (ingresso euro 5)

Proiezione del film IO STO CON LA SPOSA

di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khales Soliman Al Nassiry (Italia, Palestina 2014)

MERCOLEDI’ 26 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30 -19.00 | “ALI’ DAGLI OCCHI AZZURRI”: VERSO UNA CONVIVENZA PLURALE

Claudio Monge, Università di Friburgo, Alessandro Cortesi, Centro Espaces “Giorgo La Pira”

SABATO 29 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEINLAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI), ORE 17.00-22.00

DIARIO DI BORDO: DOLCI SPERANZE Documenti, discussioni e riflessioni sui viaggi della speranza

a cura di Pamela Barberi

29.11.2014 – 31.12.2014

INAUGURAZIONE Ore 17.30

Jonida Xherri, Barca di cioccolato, talk, resoconto, documentazione.

CCDS CONTROCARRETTADELLASPERANZA, un progetto di Simone Ialongo    

e con:

Gabriele Abbruzzese, Low Africa (Video)

Andrea d’Amore, Clandestino – la lunghezza della porta (morso di clandestino su carta carbone, porta)

Massimo Nannucci, Sogno (___)

Caterina Pecchioli, Neverland – L’isola che non c’è (Video)

Andreas Schwarzkopf, Fremdwasser (Video)

ORARI MOSTRA: dal Lunedì al Venerdì su appuntamento | Sabato e Domenica ore 11:00 -13:00

info: 3914790284 – m.landucci@poiein-lab.eu  

SABATO 29 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEINLAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI)

Ore 20.30 I SAPORI DELLE CIVILTÀ: CIBI, AROMI, RACCONTI… “IN VOLO PER IL MONDO”
Descrizione presentazione dei piatti, degli autori e loro provenienza. I piatti saranno introdotti e presentati da cittadine/i dei paesi d’origine delle pietanze. Per info e prenotazioni: eventi@poiein-lab.eu

DOMENICA 30 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEIN-LAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI), ORE 17:30 – 20:30

LA CITTA’ IN ASCOLTO: RACCONTARE, RACCONTARSI, RICONOSCERSI
Storie, racconti dei migranti, riflessioni, stimoli da parte di letterati e poeti pistoiesi.

MARTEDÌ 2 DICEMBRE 2014

CINEMA “ROMA”, V. LAUDESI 6, ORE 21 (ingresso: euro 5)
Proiezione del film LA MIA CLASSE, di Daniele Gaglianone, con Valerio Mastandrea (2013)

MARTEDÌ 9 DICEMBRE 2014

CINEMA “ROMA, VIA LAUDESI 6, ORE 21 (ingresso: euro 5)
Proiezione film LA NAVE DOLCE, di Daniele Vicari (2012)

DURANTE GLI EVENTI

LE FORME DELL’ALTERITÀ E DELL’INCONTRO

Paolo Beneforti, Fughe senza fine – Street art in movimento

Cooperativa Manusa, Abbigliamenti e tessuti dai quattro angoli della Terra

Photo Credits: Marco Muratori

Marocco è… (2)

“Eterna scia verso il tempo, ardente passione silenziosa, la spiritualità è il ricorso e il rifugio delle persone semplici, spesso analfabete ma profondamente religiose, nel senso di una comunione con lo Spirito che continua a restare anche quando non esiste più niente. In questo sta la distinzione fra i popoli che non sanno a chi votarsi e gli altri, quelli che hanno ripudiato tutto ciò che non possono capire e toccare con mano. Così accade nei paesi in cui la spiritualità è presente nella vita quotidiana, presente ovunque e celebrata con il rituale dell’amore. Potremmo dire che questa relazione con la santità è in un certo senso un palliativo di fronte alle mancanze e le ingiustizie che si accaniscono sugli indigenti. Ma c’è anche un mistero, un legame indefettibile con esseri morti la cui memoria diviene fonte di Bene” (Tahar Ben Jalloun, Maroccco romanzo, 183).

Marocco è … la presenza dei luoghi dei marabutti. Persone buone che hanno avuto una presenza positiva nella comunità, la cui vita è riconosciuta come luogo di presenza dello Spirito e del Bene.

“In arabo, nel termine muràbit c’è la nozione di legame e, per estensione, quella di attaccamento, fissità.  (…) A ben guardare la santificazione degli esseri eccezionali è un pratica estranea allo spirito dell’islam. Semplicemente perché questa religione , a differenza delle altre due che l’hanno preceduta, non ammette intermediari fra il credente e il suo creatore, rifiuta la gerarchia e semplifica la relazione fra il temporale e lo spirituale. (…) Il casod el Marcco è diverso. Di rito sunnita malikita, il Marocco è il paese della moderazione. L’islam vi ha vissuto in modo tranquillo e aperto. Da sempre questo paese è stato il luogo in cui hanno prosperato confraternite e associazioni che discutono sulle diverse interpretazioni dell’islam senza mai rimettere in discussione il titolo di Comandante dei credenti, che fa parte delle funzioni del re, né voler applicare sul territorio marocchino la sharia come ai tempi della nascita e del consolidamento del messaggio di Dio” (Maroccco romanzo, 184).

“Il dizionario ci dice che ‘il marabutto è una sorta di eremita musulmano che ha avuto una vita contemplativa’. In realtà è più semplice: il ‘santo’ non è né un prete né un monaco, e la sua vita non è contemplativa, ma dedita all’azione. Si preoccupa di agire per compiere il bene e di essere utile a chi lo circonda. Innanzitutto è un uomo fra gli altri uomini e si distingue per la conoscenza del Corano e dell’islam, per la sua forte relazione con la spiritualità. Non fa miracoli e soprattutto non fa profezie, è un uomo di qualità la cui vita è stata integralmente consacrata allo Spirito e al Bene. Alcuni hanno qualche dote, non ultima quella di saper parlare alle persone in difficoltà, di insegnare agli altri la pazienza e di metterli sul cammino della virtù. Non sono mai persone che agiscono per interesse o per calcolo; predicano la semplicità, l’umiltà, la solidarietà e illustrano i benefici della fede. Non sono né veggenti né ciarlatani” (Maroccco romanzo, 185).

Marocco è… scoprire, accanto alla tomba del marabutto, il cimitero contrassegnato da pietre poste in modo disordinato. Senza nome, senza costruzioni, senza lapidi, date e frasi di ricordo. Anche nel cammino il credente ha l’essenziale per poter essere sepolto: il turbante bianco – lungo undici metri – diviene il lenzuolo per la sepoltura, anche nel deserto. Due pietre, una alla testa e una ai piedi, per gli uomini. Tre pietre, una in corrispondenza del ventre, fonte della vita, per le donne. Un basso muretto a circondare e custodire questa terra santa. Nessuno ha un segno particolare perché accostandosi al cimitero tutti i defunti possano essere ricordati  insieme e senza differenze, nella misericordia del Dio fedele e misericordioso…

“La santità non si limita alla consacrazione di una persona che ha dedicato la vita al bene e alla virtù, è anche l’elogio della scienza e del sapere. Questo vale per la mèdersa di Ben Youssef, un istituto superiore per l’insegnamento religioso e giuridico, che risale al XVI secolo. Scuol,a università, città universitaria, la mèdersaè un luogo che coniuga la ricerca spirituale e quella conoscitiva. sull’architrave di legno c’è scritto: ‘Sono stato edificato per le scienze e la preghiera dal Principe delle scienze, il discendente che porta l’impronta dei profeti, Abdallah, il più glorioso dei creatori. Prega per lui, o tu che varchi questa porta, affinché le sue più alte speranze siano realizzate” (Marocco romanzo, 195)

Marocco è… il contrasto di colori e profumi. Il color terra, la monocromia che regna nel deserto – tra l’ocra della terra e l’azzurro del cielo – e in certi paesaggi di montagna…

ed improvvisamente la varietà di colori e odori che scoppia negli angoli dei suk… colori di vesti, di veli, colori di cibi e di prodotti delle mani dell’uomo…

Marocco è anche varietà di colori laddove un artista contemporaneo con la sua vernice ha mutato aspetto alle pietre erose dal vento…

Marocco è il segreto di porte chiuse che nascondono l’intimità di una vita che cerca di proteggersi dal caldo ma anche da una invasione che non permette più di custodire le semplici cose della casa e i sussurri comprensibili solamente a chi vi entra non da colonizzatore e sfruttatore, ma da ospite e mendicante…

Marocco è… occasione di formulare nuove domande, di uscire dal consueto, di lasciarsi sorprendere dalla profondità di una vita che rivela culture tanto diverse.

Marocco è anche provocazione a sospendere formulazioni e giudizi affrettati, stereotipi antichi, è sfida a non farsi trascinare da quella forza che conduce sempre a catalogare il diverso e a ricondurlo a parametri già noti e definiti.

“Essere marocchino oggi significa appartenere a questo quadro in cui il Marocco e la sua immagine sono stati rovinati. Che fare adesso per pulire la Casa Marocco? (…) Certo il marocchino è ospitale, anch’io ho iniziato il mio libro parlando dell’ospitalità, ma non bisogna esagerare. spesso persegue i suoi interessi immediati. Introdurre uan dose di serietà in tutto ciò che intraprendiamo. In questo, le cose sono semplici e difficili insieme: non si diventa seri dall’oggi al domani: è un fatto di cultura, di pedagogia quotidiana. solo la serietà paga. Avevo un professore algerino – che Dio l’abbia in gloria! che ci diceva : ‘C’è un’espressione che deve sparire dal vostro vocabolario: kde haja! Il giorno in cui i marocchini non accetteranno più il kde haja – il lavoro raffazzonato -, il Marocco progredirà!” (Marocco romanzo, 212)

Marocco… è la lentezza e la grazia dei cammelli, ed è anche la fatica e la povertà di chi trascina carretti in mezzo a vie affollate…

“Malika è una piccola berbera di undici anni che ama la scuola. E’ felice quando la mattina si mette la cartella in spalla e segue il fratello in direzione della scuola del villaggio. si sistema il foulard appena prima di entrare nel cortile, raggiunge il gruppo delle ragazze e chiacchera ridendo. (…) Ha solo un timore, una paura che la tormenta da quando ha dieci anni: che il padre la ritiri da scuola. In effetti, non appena una bambina si avvicina alla pubertà, i genitori la tengono in casa nell’attesa di darla in sposa” (Marocco romanzo, 166)

Marocco è… la domanda che sorge osservando giovani generazioni così diverse dai loro padri. E’ l’interrogativo su un cammino di popoli che risente anche qui di vento di libertà. Un tassista nel viaggio di poche ore nel suo incerto francese faceva risuonare con insistenza questa parola ‘libertà’: le libertà concesse dal re venerato come colui che ha inaugurato uno stile di maggiore onestà nella vita pubblica e ha aperto novità soprattutto per le donne nella vita famigliare. Ma dietro alle concessioni del re conosciamo il soffio del vento che ha soffiato a partire dalla Tunisia dal dicembre 2010 e poi nel gennaio 2011 in Egitto… e poi le fatiche di passaggi i cui esiti non sono decifrabili. Ma un movimento profondo è in atto…

Marocco è il tagjine dove intingere insieme le mani prendendo la propria porzione con il pane rotondo spezzato dal padrone di casa che dice ospitalità nel distribuire il pane e i cibi più prelibati agli ospiti…

Marocco è … tradizione di tribù e villaggi, di orgoglio di abilità a cavalcare tenendo tra le mani il fucile per sparare all’unisono in omaggio al pascià. Tradizione interrogata da un presente in cui ripensare il senso dell’orgoglio e la sottomissione al signore – il Sid (Sidi è un toponimo assai diffuso a dire l’appartenenza di un territorio ad un signore). Si potranno trasformare le armi in strumenti di pace?

Marocco è… scoprire dimensioni inedite del tempo e dei volti, chiamati ad incontrarsi in una varietà che possa divenire riconoscimento reciproco e scambio di doni in un mondo in cui ai popoli che si mescolano sta la responsabilità di costruire percorsi di una pace multicolore.

(a.c.)

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