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Sulle sponde del Mediterraneo

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E’ appena stato pubblicato l’ultimo libro della collana ‘Sul confine’ promossa dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ di Pistoia. L’edizione è stata curata dalla casa editrice Nerbini di Firenze.

I saggi del volume affrontano da diversi punti di vista la domanda su quanto sta accadendo sulle sponde del Mediterraneo, mare di mezzo che è divenuto nel tempo delle migrazioni luogo dove tanti migranti hanno trovato la morte. Il Mediterraneo è così luogo simbolo di passaggi, di ponti tra popoli e culture ma anche di barriere, di fili spinati e respingimenti. Le sue sponde toccano l’Europa, il Nordafrica, il Medio Oriente e guardano ai paesi dell’area orientale in un tempo segnato da un disordine globale e da processi di chiusura, violenza, guerre e innalzamento di muri. Geopolitica, guerre e religioni si intrecciano, suscitano domande per pensare e per agire in questo tempo.

I contributi sono il frutto di lavori condotti in sede di convegni e seminari organizzati dal Centro Espaces di Pistoia in collaborazione con l’associazione PoieinLab negli anni 2015 e 2016.

Qui di seguito l’indice del volume che vede contributi dal punto di vista storico, economico, sociale, letterario.

In particolare segnalo uno tra i saggi curato da Francesca Paci, giornalista del quotidiano ‘La Stampa’, attenta osservatrice dei processi sociali e politici del mondo medio orientale che ha un’esperienza diretta di conoscenza delle vicende di quest’area.  (ac)

Chi fosse interessato può richiedere copia del volume a: info@domenicanipistoia.it

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Natale del Signore 2015

Natale essenziale

(Lc 2,1-14)

In questo Natale è sempre più faticoso scambiarsi auguri che non siano vuota retorica. Scambi entusiastici di ‘buone feste’ fanno emergere ancor più il contrasto tra una religiosità disincarnata e fondamentalmente indifferente verso le sorti degli altri, dei poveri, e la realtà fatta di emarginazione, di iniquità e privilegi, dove poggiano i nostri piedi. Tre pensieri si fanno strada a partire dall’ascolto della pagina del vangelo.

migrantiserbia(migranti, Serbia 2015)

“… per loro non c’era posto nell’alloggio”: è questa la condizione che Gesù ha condiviso con l’umanità ferita di chi non ha posto e non trova accoglienza: è nei volti di questa umanità che Gesù si fa incontrare oggi.

Il primo pensiero è per i bambini morti nel Mediterraneo nei viaggi dei migranti di quest’ultimo anno: le statistiche della Fondazione Migrantes parlano di oltre 700 bambini. Di ieri è la notizia ormai senza più eco di sette bambini morti nelle acque dell’Egeo per il rovesciamento di un gommone davanti all’isola di Leros. E’ la strage silenziosa a cui stiamo assistendo in questi anni che continuamente giunge davanti ai nostri occhi. Suscita reazioni immediate, emotive, passeggere ma non genera reazioni e movimenti di popolo e opinione che smuovano i governi a decisioni per trovare vie per offrire protezione e per dare diritto di asilo ai rifugiati. Viviamo una paralisi e un indurimento cinico delle società europee di fronte alla vita di uomini e donne privati della loro libertà e dei diritti umani e un’insensibilità a lasciarsi muovere e commuovere. Oltre 3600 è il freddo numero del conto dei morti di quest’anno in mare (3500 secondo fonti dell’UNHCR quelli del 2014), ma dietro alla contabilità senza voce ci sono storie talvolta lontane, ma talaltra troppo simili alle nostre e volti di uomini e donne che affrontano ogni rischio perché non c’è alternativa per loro. Un milione di persone in fuga da situazioni di dittature e violazione di diritti umani come Eritrea, Gambia, Sierra Leone e di guerre e violenze come Siria, Afghanistan, Irak, Somalia, Mali, Nigeria, Niger hanno raggiunto l’Europa via mare. Che cosa sta producendo il nostro modo di vivere? Come reagire di fronte a queste chiamate?

Fare memoria della nascita di Gesù è motivo per pensare oggi a tutti questi bambini, quelli morti e quelli che fanno parte della folla di coloro che si mettono in viaggio. Quel viaggio si ripete, così come l’esclusione. La nascita di Gesù ci dice che la salvezza giunge dai piccoli, dall’accoglienza del volto di un bambino fragile e messo da parte.image

Un secondo pensiero: “alcuni pastori … vegliavano tutta la notte … la gloria del Signore li avvolse di luce”.

Nella notte la luce di stelle avvolge i pastori. Nella notte di questo tempo c’è qualcosa che nasce ed illumina ed è linguaggio non di parole, ma del movimento del creato. Natale parla di fiorire della vita, di nascita. Nel buio una luce vince la notte. E’ il messaggio che proviene da una natura che vediamo deturpata e sfigurata dalle scelte umane ma anche portatrice di energie di vita, di luce che sorge. I cambiamenti climatici, il riscaldamento globale, il venir meno della biodiversità sono gli esiti sotto i nostri occhi di un modo di vivere che degrada la natura e insieme degrada soprattutto le popolazioni dei paesi poveri. Eppure l’energia della vita si riaffaccia ed è quasi grido di implorazione: il grido della terra, il gemito della terra nel suo fiorire è eco del gemito dei poveri. Natale è memoria di germogli, della forza della vita che nasce, pur dimenticata. Nella lettera Laudato si, di Francesco, alcune righe aiutano a scorgere un appello proveniente dalla stessa natura (n. 205): “eppure non tutto è perduto, perché gli esseri umani, capaci di degradarsi fino all’estremo, possono anche superarsi, ritornare a scegliere il bene e rigenerarsi, al di là di qualsiasi condizionamento psicologico e sociale che venga loro imposto. Sono capaci di guardare a se stessi con onestà, di far emergere il proprio disgusto e di intraprendere nuove strade verso la vera libertà. Non esistono sistemi che annullino completamente l’apertura al bene, alla verità e alla bellezza, né la capacità di reagire, che Dio continua a incoraggiare dal profondo dei nostri cuori. A ogni persona di questo mondo chiedo di non dimenticare questa sua dignità che nessuno ha diritto di toglierle”.

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Il germogliare della natura che reca in sé la forza della vita, il nascere di una vita nuova, fragile affidata alla attenzione e alla cura è domanda aperta. Lì dentro sta l’invito a riprendere coraggio per “far emergere il proprio disgusto e… intraprendere nuove strade verso la vera libertà” per trasformare l’economia, per cambiare stili di vita. La natura che nasce, i germogli, la luce che illumina ricordano questa dignità che può essere recuperata. Ma ciò implica coraggio per provare disgusto e apertura a cambiare.

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Un terzo pensiero “Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce, adagiato in una mangiatoia”. Anche in questo periodo di Natale la scena del bambino in fasce in una mangiatoia è stato motivo di polemiche basate sulla rivendicazione di una identità culturale pensata contro l’altro. Il presepe sbandierato come tradizione di una religione identificata come dato culturale contro altre religioni, l’identità cristiana identificata con l’occidente in contrasto con l’Islam identificato con gruppi di fondamentalisti violenti. Altre polemiche di tipo diverso hanno contrapposto al presepe letto come segno identitario portatore di divisione e di intolleranza, una visione che tende ad eliminare i riferimenti religiosi dalla vita sociale, anziche accoglierli, mettendo in relazione le differenze in un mondo plurale. Il bambino avvolto in fasce deposto sulla mangiatoia è rinvio al volto del crocifisso, deposto nel sepolcro. Tutta la sua vita, e la sua nascita ne è simbolo sintetico, è stata spesa per rompere barriere, per accogliere e dare liberazione e riconoscimento tutti, senza distinzioni, scegliendo le vie dell’incontro, della mitezza, della nonviolenza. Il segno del bambino avvolto in fasce è segno scomodo e provocatorio, che rivoluziona tranquille certezze e sdolcinate tradizioni. Rinvia a scorgere nella fragilità di un essere che ha bisogno di cure il volto di un Dio che si ritrae e sceglie la debolezza. Natale è festa che destruttura le identità che si contrappongono e disprezzano l’altro. È chiamata ad un cambiamento radicale nello spogliarsi di tutto ciò che fa sentire ricchi, superiori, privilegiati, dominatori. E’ sfida all’accoglienza e a riconoscere che Dio si dà ad incontrare nei volti degli esclusi.

Alessandro Cortesi op

Bugiani cartoni 2(Pietro Bugiani, 1905-1992 – adorazione dei pastori, cartone, part.)

XXVII domenica del tempo ordinario B – 2015

DSCN0967Gn 2,18-24; Eb 2,9-11; Mc 10,2-16

Il racconto di Genesi, con un linguaggio composto di elementi simbolici e narrativi, cerca di presentare il senso della vita degli esseri umani sulla terra: più che un racconto delle origini può essere letto e accostato come una grande pagina di riflessione sapienziale che pensa al futuro: la domanda che sta al cuore di queste pagine è: come potrebbe e dovrebbe essere la vita degli esseri umani? Quale il loro rapporto con la realtà in cui sono posti? Quale il senso profondo della loro esistenza nella relazione con Dio scoperto come liberatore e insieme creatore di ogni cosa? Il racconto ha alcuni aspetti momenti di concentrazione su aspetti particolari, una serie di messe a fuoco.

Una prima messa a fuoco è sulla condizione dell’essere umano nel rapporto alle cose, alla realtà del mondo in cui è situato. Nel ‘giardino’ dove è posto gli è affidato il compito di dare un nome agli esseri viventi. Ha un compito di parola, che proprio per questo è anche di custodia nel pronunciare e dare un nome. Dare il nome significa un rapporto fatto di conoscenza delle cose, della loro natura, delle loro potenzialità, della loro preziosità. E’ riconoscimento delle altre creature come dono con cui entrare in relazione. All’essere umano in tale quadro sta il compito di aprirsi alla consapevolezza di essere parte: partecipe di un mondo in cui non può e non deve fare da padrone. E’ invece responsabile, soggetto di una chiamata che proviene da Dio ad essere depositario di un affidamento, custode e pastore di un mondo affidato, a cui rispondere con l’impegno della vita. Non un dominatore, ma un custode chiamato a coltivare e custodire.

Tutto ciò è posto nel quadro di un disegno di Dio che va contro la solitudine: ‘Non è bene che l’essere umano sia solo’. E’ posta così in risalto una ricerca profonda: ‘l’uomo non trovò un aiuto che gli fosse simile’. Sta qui una seconda messa a fuoco di questa pagina. La solitudine dell’essere umano è ferita che implica apertura a rapportarsi a qualcuno simile a lui, in una relazione di parola e di libertà.

Nel mondo bello a lui affidato l’essere tratto dalla terra (adam da adamah), partecipe della terra che è sorella e madre, vive il desiderio di qualcuno che ‘gli stia di fronte’. Tutti gli altri esseri viventi sono importanti, ma c’è una relazione unica possibile con una presenza altra e simile: una presenza che sola sta nella parità con lui, di fronte a lui, capace di dialogo, di accoglienza, di intesa. A questo punto è narrato il dono dell’altra persona: anch’essa creatura, uguale in tutto, simile, ma radicalmente diversa, proveniente da un dono insondabile di Dio. Opera di Dio mentre l’Adam, il partecipe della terra, dormiva. Il sonno di Adam è il modo poetico per indicare come l’altra creatura come lui non sia qualcosa proveniente dall’uomo, ma può essere solo presenza accolta come dono, non programmabile e vicina. Il narratore non parla di uomo e donna ma dell’umano.

Il sonno di Adam indica un agire libero e gratuito di Dio e un non sapere: il dono che egli si trova di fronte al suo risveglio implica l’accettazione di un non comprendere (che è rinuncia al possesso). La presenza nuova rimane mistero di gratuità. La isha’ (donna in ebraico) di fronte a ish (uomo) – uguale e diverso essere umano – è presenza scoperta, ritrovata accanto, inattesa e insperata. Anch’essa tratta dalla terra ma che condivide – cioè uguale e non dipendente – l’interiorità e la corporeità di Adam. Adam così reca in sè un mistero di privazione e di completamento. L’uomo tratto dalla terra, dovrà ricercare e ritrovare in isha’ una parte di sé al di fuori di sè per costituire insieme una umanità più grande. Dovrà accettare di non essere completo se non nella relazione e insieme a chi è volto di alterità. Per ricevere un dono dovrà accettare una mancanza e riconoscere un limite.

Isha’ è tratta dalla costola di ish, cioè partecipa della medesima vita, dalla, stessa terra: la ricerca e il desiderio di ish in rapporto a isha’ sarà d’ora in poi ricerca di divenire se stesso, possibile solo nell’apertura all’altra. Isha’ nello stesso tempo è anche diversa da ish: sta di fronte. E’ possibile specchiarsi, riconoscere un volto, ma è impossibile identificarsi perché è presenza altra, il suo volto implora ‘non uccidere’.

E’ simile, ‘carne della mia carne, osso dalle mie ossa’ canta l’uomo, nell’inno di gioia dopo il risveglio dinanzi ad una scoperta meravigliosa che spalanca l’esistenza. Ma quest’inno nasconde anche un profondo malinteso. L’uomo parla a se stesso, non si rivolge a chi gli sta di fronte. ‘Carne della mia carne’, nell’esteriorità nella dimensione corporea, ‘osso delle mie ossa’ simile nell’interiorità. Sono parole che racchiudono la bellezza e la fatica della comunicazione. Tuttavia in queste parole di meraviglia dell’uomo si può cogliere un’incapacità a comprendere il dono ricevuto. Intende infatti questa presenza altra come tutta funzionale a se stesso: ‘carne della mia carne’ nega la alterità, sottolinea soprattutto la somiglianza, il ‘mio’, non riconosce la diversità. Si pone come centro e vede la donna come prolungamento di sé e quasi una parte. Ed è questo un errore che segna la vicenda dei rapporti tra uomo e donna. L’uomo non accetta di non sapere, pretende di essere capace di comprendere sino in fondo e non si mantiene nel limite di quel sonno in cui ha ricevuto l’altra in dono.

Da questo dono e disegno che sta al principio sorge la vocazione all’incontro a cercare nel cammino della vita di vivere una relazione fragile (la fragilità sta dietro al termine ‘carne’), nello starsi di fronte come ‘diversi’ e come ‘simili’: ‘Per questo l’uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno una carne sola’. ‘Per questo’ è annotazione che riconosce la consuetudine della vita. E’ traducibile nell’espressione ‘Poiché le cose stanno così’. ‘Poiché le cose stanno così’, continua l’autore, è necessario abbandonare le relazioni che sino a questo momento aveva dato rifugio e sicurezza. lasciare il padre e la madre, presenze rassicuranti, implica anche evitare che l’altro sostituisca le presenze conosciute. Congiungersi all’altro apre ad un cammino nuovo, diventare allora una carne sola. ‘Carne’ rinvia alle diverse dimensioni della corporeità, dell’interiorità, dell’affettività, ma anche al limite e fragilità di questo cammino. L’uomo e la donna si ricercheranno per formare insieme una vita in tensione a scorgere continuamente la chiamata di Dio sulla relazione.

Nella pagina del vangelo i farisei si accostano a Gesù e gli pongono una questione: ‘È lecito ad un marito ripudiare la propria moglie?’. La Torah prevedeva solamente per il marito la possibilità di allontanare la moglie nei casi in cui avesse riscontrato in lei «qualcosa di vergognoso» (lett. «un atto di nudità»); in tale situazione doveva però darle un atto di divorzio (secondo la normativa di Dt 24,1-4) che le consentiva di unirsi ad un altro uomo senza dover essere tacciata di adulterio. Nel dibattito al tempo di Gesù sono conosciuti diversi orientamenti d’interpretazione di tale questione. Per una tra le autorità del tempo, Shammai, questo ‘qualcosa di vergognoso’ doveva riguardare solo un atto di adulterio della donna, per Hillel poteva riferirsi a qualsiasi cosa che nella donna risultasse sgradita al marito.

Il dibattito sollevato di farisei con Gesù non verteva quindi sulla questione del ripudio, ma sulle cause che permettevano al marito di allontanare la donna. Ciò può trovare conferma nel testo parallelo di Matteo, dove i farisei chiedono a Gesù: ‘È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?’ (Mt 19,3).

Gesù risponde solamente rinviando a Mosè: ‘che cosa vi ha ordinato Mosè?’ i farisei controbattono: ‘Mosè ha permesso di scrivere un atto di ripudio e di rimandarla’. A questo punto Gesù osserva: ‘Per la durezza del vostro cuore egli scrisse per voi questa norma’. La norma allora viene da Mosè non per una sua iniziativa, ma a causa della ‘durezza del cuore’: è la sklêrokardia, la causa di tale prescrizione. Mosè per adattarsi al cuore duro che esprime mancanza di amore, conseguenza del peccato (Ez 36,26) ha proposto quella norma.

Le parole di Gesù rinviano ad un ‘principio’. Riprende la Scrittura: ‘Ma all’inizio della creazione Dio li fece maschio e femmina; per questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una carne sola’. In questa risposta compare il riferimento a due passi di Genesi – due testi della Torah quindi – posti insieme. Il primo è tratto dal racconto sacerdotale della creazione, il secondo da quello jahwista. Dio ha creato l’uomo e la donna come due esseri uguali e complementari (Gen 1,27) e li ha chiamati ad unirsi in modo tale da formare quasi un’unica carne (Gen 2,24). Da qui la conclusione: ‘Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l’uomo non divida quello che Dio ha congiunto’. Nel disegno del principio uomo e donna sono chiamati ad intendere la propria vita nell’orizzonte dell’unione e l’uomo non può separare ciò che Dio ha unito in tale modo.

Nella spiegazione poi data in privato ai discepoli, l’evangelista introduce un altro detto: ‘Chi ripudia la propria moglie e ne sposa un’altra, commette adulterio verso di lei; se la donna, ripudiato il marito, ne sposa un altro, commette adulterio’. Queste parole pongono in primo piano non tanto la separazione quanto la seconda unione che costituisce l’adulterio. E’ anche sottolineato che la medesima regola è rivolta all’uomo e alla donna. Uomo e donna sono visti in una prospettiva di parità. Una precisazione che si scontrava con il privilegio nella tradizione ebraica di un ripudio da attuare dalla parte maschile e forse opportuna in un contesto (come quello romano), in cui anche le donne avevano la facoltà di divorziare.

La discussione sul divorzio infine si chiude con una scena in cui compare la presenza di bambini: Gesù chiede ai discepoli di non impedire ai bambini di andare da lui e propone questi piccoli come modello per chi vuole entrare nel regno di Dio.

Gesù rinvia a quel progetto del principio e richiama ognuno alla responsabilità del cuore che è lo stare della coscienza di fronte a Dio. Ciò implica aprirsi all’azione del ‘Dio che congiunge’, che ha un progetto di alleanza per ogni uomo e donna. Gesù invita a vivere la fedeltà verso ciò che Dio ha congiunto nello scoprire la propria responsabilità in questo incontro con Dio e con gli altri.

Questa parola di Gesù va letta nel quadro progressivo della sua presa di posizione  con una serie di passaggi: innanzitutto richiama la Sacra Scrittura, in particolare in rapporto alla storia della creazione (Gen 1,26 e 2,24) che parla del matrimonio come di una alleanza con Dio. Evidenzia il comandamento per cui l’uomo non deve disfare ciò che Dio ha unito. Nella casa infine, con i suoi discepoli, affronta la questione dell’adulterio: è da tener conto che il contesto in cui questi testi sorgono è quello di una tradizione in cui solamente l’uomo poteva attuare il divorzio e non la donna. La parola di Gesù esige di essere interpretata non nel quadro di un diritto che chiude e si pone come giogo insopportabile (cf. Mt 11,9; At 15,10), ma come parola di salvezza che apre all’esperienza della misericordia e al futuro. Al cuore del suo messaggio sta la bella notizia del regno di Dio e tutte le sue parole vanno lette in questo orizzonte.

DSCN1227(Andrea Roggi, L’amore apre i cuori e la nostra mente – 2015 – Spello)

Alcune riflessioni per noi oggi

La recente enciclica di Francesco, ‘Laudato si’, ha pagine di grande intensità sul progetto di Dio per l’umanità all’interno della creazione. In un passo, riprendendo riflessioni provenienti da varie regioni del mondo afferma (n.85): “Dio ha scritto un libro stupendo, «le cui lettere sono la moltitudine di creature presenti nell’universo». I Vescovi del Canada hanno espresso bene che nessuna creatura resta fuori da questa manifestazione di Dio: «Dai più ampi panorami alla più esili forme di vita, la natura è una continua sorgente di meraviglia e di reverenza. Essa è, inoltre, una rivelazione continua del divino». I vescovi del Giappone, da parte loro, hanno detto qualcosa di molto suggestivo: «Percepire ogni creatura che canta l’inno della sua esistenza è vivere con gioia nell’amore di Dio e nella speranza». Questa contemplazione del creato ci permette di scoprire attraverso ogni cosa qualche insegnamento che Dio ci vuole comunicare, perché «per il credente contemplare il creato è anche ascoltare un messaggio, udire una voce paradossale e silenziosa». Possiamo dire che «accanto alla rivelazione propriamente detta contenuta nelle Sacre Scritture c’è, quindi, una manifestazione divina nello sfolgorare del sole e nel calare della notte». Prestando attenzione a questa manifestazione, l’essere umano impara a riconoscere sé stesso in relazione alle altre creature: «Io mi esprimo esprimendo il mondo; io esploro la mia sacralità decifrando quella del mondo» (Paul Ricoeur)”.

Può essere d’aiuto la lettura di una poesia di Elisabeth Green, teologa battista (da Il filo tradito. Vent’anni di teologia femminista, Torino, Claudiana 2011), con uno sguardo femminile al volto di Dio stesso:

Dio è seduta e piange. / la meravigliosa tappezzeria della creazione / che aveva tessuto con tanta gioia è mutilata, / è strappata a brandelli, ridotta a cenci: / la sua bellezza è saccheggiata dalla violenza

[…] guardate! / tutto ritesse con il filo d’oro della gioia, / dà vita a un nuovo arazzo, / una creazione ancora più ricca, ancora più bella / di quanto fosse l’antica! / Dio è seduta, tesse con pazienza, con perseveranza / e con il sorriso che sprigiona come un arcobaleno / sul volto bagnato dalle lacrime.

E ci invita a non offrirle soltanto i cenci / e i brandelli delle nostre sofferenze / e del nostro lavoro./ ci domanda molto di più; / di restarle accanto al telaio della gioia, / e a tessere con lei l’arazzo / della nuova creazione.

Inizia in questi giorni il Sinodo dei vescovi sulla famiglia. La speranza di molti è che da questo momento sgorghi un messaggio di apertura, di comprensione e di misericordia per poter intendere l’esperienza delle relazioni affettive come un cammino in cui è sempre presente una speranza e una parola di bene da parte di Dio, nella complessità dei percorsi esistenziali e biografici nella loro gioia e bellezza ed anche nelle loro ferite, ritardi, fallimenti. In una recente intervista il card. Walter Kasper ha ribadito l’importanza di leggere anche le Scritture con attitudine che sappia interpretarle nel senso della misericordia e del perdono. Sono queste le chiavi per leggere ogni parola di Gesù donata non come norma che opprime e rinchiude ma come notizia di vita e speranza per la vita e per intendere la vicinanza del regno di Dio:

“Personalmente ritengo che prendere una parola del Vangelo per difendere una propria tesi è una sorta di fondamentalismo, un nuovo fondamentalismo che si fa con una parola. Che non si può sciogliere il matrimonio è cosa chiara e assodata, eppure ci sono passi biblici che menzionano una qualche “eccezione” alla parola del Signore sulla indissolubilità del matrimonio, e cioè nel caso di pornèia (il capitolo 19 di Matteo) e nel caso di separazione a motivo della fede (la prima lettera ai Corinzi, capitolo sette). Tali testi indicano che i cristiani in situazioni difficili hanno conosciuto già nel tempo apostolico un’applicazione flessibile della parola di Gesù”. (Ma le eccezioni sono previste anche nei passi del Vangelo, intervista a Walter Kasper, a cura di Paolo Rodari, La repubblica 1 ottobre 2015).

Siamo chiamati a cogliere la bellezza della proposta di Gesù che richiama il disegno originario di Dio e nel contempo vivere la responsabilità del cuore di fronte a Dio, per comprendere le sue chiamate anche nelle vicende talvolta faticose e difficili della nostra vita nella consapevolezza che “nella vita coniugale sono disseminati molti più ostacoli di quanti non ne ammetta la teologia del matrimonio oggi facilmente idealizzante” (Anne-Marie Pelletier)

La seconda lettura ha al suo centro la condiscendenza di Gesù: pur essendo figlio si è chinato su di noi, ha condiviso in tutto la nostra vita e le nostre fatiche. In questo senso è divenuto il fratello di ogni uomo e donna. Nel suo farsi servo rende possibile scoprire orizzonti nuovi di fraternità: è lui il bambino/servo di Dio che prende la condizione dei bambini, i senza dignità che egli abbraccia e pone al centro della comunità. Se lui è nostro fratello allora l’esperienza di famiglia diviene possibile in un orizzonte che allarga lo sguardo alla famiglia di Dio al suo disegno di relazioni nuove per tutta l’umanità.

Alessandro Cortesi op

Documento finale – Incontro domenicani europei (Rete Espaces) Istanbul – luglio 2015

11666069_10152979065147286_156345579053508750_nDocumento finale – incontro Istanbul – Rete Espaces

Dal 6 al 9 luglio 2015 un gruppo di domenicani della rete ‘Espaces’ appartenenti a diversi Centri di studio in Europa (Istituto Marie-Dominique Chenu Berlino, Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ Pistoia, Dominican Study Centre Istanbul, Bruxelles) si è incontrato presso il convento domenicano di Istanbul. Finalità dell’incontro era un confronto sulla relazione tra religione e società con interlocutori competenti residenti in Turchia.

A conclusione di queste giornate desideriamo condividere alcuni punti del nostro incontro ed inviare un messaggio alle nostre comunità e all’Ordine domenicano. E’ una breve riflessione che intende continuare nel nostro impegno in futuro.

Viviamo un tempo in cui molti legami di relazione divengono sempre più deboli, in contrasto con le accresciute possibilità di viaggio e conoscenza. Le interconnessioni divengono più deboli tra i popoli in Europa, tra le persone nelle nostre città e comunità, tra le persone di diverse culture e religioni nel contesto internazionale. Così pure si affievoliscono i legami tra gli esseri umani e l’ambiente. Ci siamo incontrati in questi giorni per dare un segno che è possibile condividere le nostre esperienze e le nostre ricerche. Facendo ciò intendiamo vivere la nostra missione come chiamata a comunicare e a tradurre le nostre speranze. Siamo consapevoli che oggi il vangelo ci chiama a costruire ponti, ad aprire vie per vivere l’esperienza di comunità come apertura all’altro. Siamo anche coscienti che ci potrà essere futuro per gli individui e le società solamente se intendiamo condividere la nostra responsabilità per gli altri.

Ci siamo incontrati in qualità di frati domenicani chiamati a predicare. Predicare richiede capacità di ascolto e di parola: ascoltare la parola di Dio e le parole di chi vive la sofferenza. Parlare implica entrare in un dialogo di salvezza. Nell’imparare a parlare insieme e a condividere i nostri progetti e desideri possiamo costruire qualcosa di nuovo e diverso per un futuro comune. Ci siamo incontrati a discutere insieme perché temiamo che quando le persone non comunicano si chiudono e generano situazioni di conflitto ed esclusione.

Siamo giunti a Istanbul da diversi paesi in Europa. Ci siamo ritrovati il giorno dopo il referendum in Grecia. Abbiamo fatto esperienza delle nostre differenze come opportunità. Sappiamo che il progetto europeo è sorto all’indomani della tragedia di una guerra globale, dopo la Shoah, per condividere progetti di solidarietà e per difendere i diritti umani. Pensiamo che questa crisi possa essere un tempo di transizione che ci conduca a scegliere una relazione più profonda tra gli Stati dell’Unione con un nuovo progetto politico condiviso basato sulla solidarietà e la responsabilità dei singoli Paesi.

Ci siamo incontrati a Istanbul e abbiamo discusso in questi giorni sulla situazione nella regione del Mare Mediterraneo: la crisi del Medio Oriente, la guerra in Siria, la situazione politica del Nord-Africa e della Turchia, lo sviluppo dello ‘Stato Islamico’ con il suo terrorismo violento globale. Discutendo con docenti musulmani e turchi abbiamo approfondito il tema delle relazioni tra religione e società in diversi contesti. Abbiamo maturato una consapevolezza dei dibattiti e ricerche presenti anche nel contesto musulmano. Abbiamo approfondito in particolar modo la questione di come sia possibile partecipare al bene comune, vivendo esperienze religiose in modo da contribuire ad uno sviluppo pacifico delle società.

DSCF5889Siamo preoccupati per l’attitudine negativa crescente nei confronti degli stranieri, soprattutto verso gli immigrati musulmani e i loro figli nei nostri Paesi europei. E’ in atto una identificazione pervasiva e superficiale dell’Islam con il terrorismo e la violenza. Crescono anche paure irrazionali sul fatto che l’Europa possa in futuro divenire un continente musulmano come pure cresce la convinzione che i musulmani non siano in grado di integrarsi in una società democratica a motivo della loro cultura. Pensiamo che si debba operare una chiara distinzione tra coloro che praticano la violenza e coloro che sono credenti. Dobbiamo condannare la violenza e opporci, insieme a tutti i musulmani che desiderano la pace, a coloro che la praticano. Nel medesimo tempo siamo chiamati ad un dialogo nell’ospitalità con tutte le persone che ricercano dignità, libertà, giustizia.

Crediamo che sia importante l’esistenza di comunità domenicane in regioni di tradizione islamica e speriamo che in futuro siano mantenute con la solidarietà delle province.

Pensiamo che il fenomeno delle migrazioni dai paesi poveri della terra verso l’Europa sia uno dei segni del nostro tempo. Queste migrazioni sono causate da profonde radici, spesso nascoste o non conosciute. I paesi occidentali hanno particolari responsabilità per guerre locali, violenze, oppressioni, ingiustizie e devastazione delle terre. In tale prospettiva le migrazioni sono conseguenze di un sistema economico iniquo, di ingiustizie e indifferenze. Dobbiamo ricordare che i migranti sono esseri umani e come esseri umani condividiamo la medesima origine, costituiti tutti ad immagine di Dio. Pensiamo che le sofferenze dei migranti siano un grido nel quale noi siamo rinviati alle parole di Gesù: ‘ero straniero e mi avete accolto’ (Mt 25,35). La nostra responsabilità sta nel trovare vie per condividere le loro speranze e poter offrire loro una visione di futuro.

Pensiamo che le loro vite e speranze sono invito per noi ad ascoltare ciò che il vangelo ci chiama a fare. Essi ci provocano a far teologia in relazione alle loro sofferenze, a leggere i segni dei tempi. Siamo anche chiamati a promuovere prassi di ospitalità a diversi livelli della nostra vita come testimonianza della salvezza per tutti. Come domenicani abbiamo una particolare responsabilità nell’attuare tutto ciò.

Istanbul 8 luglio 2015

Thomas Eggensperger, Ulrich Engel, Bernhard Kohl, Ignace Berten, Claudio Monge, Luca Refatti, Alessandro Cortesi

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Islam, popoli in movimento, democrazia

E’ appena uscito il volume dal titolo Islam, popoli in movimento, democrazia. Mediterraneo mare di confini, ed. Nerbini 2015.

Raccoglie i contributi del seminario di studi promosso dall’associazione di ricerca sociale Poiein-Lab e dal Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ di Pistoia nel novembre 2014. Tra gli autori Marco Giovannoni, Filippo Buccarelli, Marco Bontempi, Claudio Monge op. L’introduzione al volume curata da Giovanni Paci, rilegge i contributi del seminario alla luce dei recenti avvenimenti dopo la strage di Parigi del gennaio 2015.

E’ un libro che offre materiale per pensare e per leggere il presente. Qui le pagine iniziali dell’introduzione.

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Qui di seguito l’indice del volume 

Si può richiedere copie all’indirizzo espacespistoia@gmail.com

Europa in discussione

 

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E’ appena uscito il volume

Europa in discussione (a cura di A.Cortesi), ed. Nerbini Firenze 2015

– pubblicazione promossa dal Centro Espaces Giorgio La Pira – Pistoia –

“Quando parliamo di Europa infatti non parliamo di qualcosa di altro dalla realtà in cui siamo ormai comunemente immersi, quotidianamente. Noi siamo Europa e non solo per ragioni di tipo storico, culturale o per i vincoli giuridici che abbiamo scelto nel corso dei decenni passati ma perché l’Europa è ormai il terreno coltivato dove crescono le vite di milioni di cittadini, i cui destini sono ormai intrecciati sia nel bene, le prospettive di un futuro migliore, sia nel male, la condivisione delle difficoltà presenti…” (dall’introduzione di Giovanni Paci)

INDICE DEL VOLUME

Giovanni Paci              Introduzione

Parte I – Unione europea: storia e diritti

Pietro Giovannoni      Introduzione storica

Vincenzo Caprara       Europa e diritti: tra diritti dichiarati e diritti negati

Parte II – Politica e quadro internazionale

Renzo Innocenti         Europa in discussione. Punti di crisi dell’Unione Europea e prospettive di uscita

Antonio Miniutti        Europa, quale destino?

Claudio Monge          Mediterraneo-Europa: uno sguardo al futuro nei rivolgimenti del presente dall’osservatorio turco

Parte III – Società, economia e lavoro

Filippo Buccarelli       Diritti, doveri, sfide per la cittadinanza europea

Sebastiano Nerozzi     Squilibri economici e unificazione politica: quale futuro per l’Europa?

Francesco Lauria        L’Europa e la scomparsa del futuro. Ritrovare il tempo nella crisi della rappresentanza sociale e della democrazia

Parte IV – Teologia

Alessandro Cortesi     Un’Europa diversa è possibile

Daniele Aucone            Antropologia del credere. Una sfida per la teologia in Europa

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chi desidera ricevere una o più copie può farne richiesta scrivendo all’indirizzo mail: espacespistoia@gmail.com

Giornata giustizia e pace

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In rotta per la cittadinanza – Laying up for citizenship

10407461_742969535777752_6585592668112394699_nIn rotta per la cittadinanza – 24-30 novembre 2014 – san Domenico – Pistoia – programma

 

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In rotta per la cittadinanza – Laying up for citizenship

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PoieinLab-Ricerca Sociale e il Centro Studi Espaces ”Giorgio la Pira” promuovono una settimana di incontri, dibattiti, esposizioni artistiche, cibo e narrative sul tema della migrazione e della cittadinanza.

 

La storia dell’Europa è sempre stata legata al mare. Sul mare, nei secoli, sono sorte le prime città, i primi nuclei di prosperità, sulle coste della Grecia e poi, nel tempo, su quelle della nostra Penisola. Verso il mare hanno teso spesso a costo di guerre e di violenza – tutti gli Stati interni del nostro Continente. E se si risale indietro nel ventre profondo della mitologia, è sulle coste di Sidone, sul mare, che Zeus rapì, stregato dalla sua bellezza, Europa, la giovane principessa fenicia che diede poi il nome alle nostre terre.

Oggi il mare – il Mediterraneo è il luogo dove ribollono i diritti del futuro, quel “mare di mezzo” che divide, unendole, Asia, Africa ed Europa, e quello spazio prossemico, all’incrocio delle diverse Civiltà, nel quale le antiche prerogative sfumano nel dolore dei tanti migranti che vi trovano la morte cercando di raggiungere la loro terra promessa, le nuove hanno invece gli occhi, le lacrime ed i sorrisi dei tanti che ce la fanno, e che si alzano in piedi a sfidare le nostre convenzioni acquisite.

Quest’anno PoieinLab-Ricerca Sociale e il Centro Studi “Espaces-Giorgio la Pira” promuovono, dal 24 al 30 Novembre 2014 una settimana di incontri, dibattiti, esposizioni artistiche, narrative, durante i quali comunità ed identità diverse avranno l’occasione di conoscersi, di raccontarsi, di dialogare e di ri-conoscersi, per cominciare a fare di Pistoia, così come di qualunque altra città italiana, una “città sul Mediterraneo”.

Un contributo alla costruzione dal basso, anche nella nostra città, di un reale percorso di confronto e di quelli che saranno i futuri confini della cittadinanza italiana ed europea.

L’iniziativa è resa possibile grazie a:

logo_ZONA_cash&carry Farmacia Di Candeglia del Dott. Buccarelli

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LUNEDI 24 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30 -19.00 | PISTOIA SUL MEDITERRANEO: MIGRAZIONI – TERRITORI – DEMOCRAZIA

Filippo Buccarelli, Università di Firenze, Claudio Monge, Università di Friburgo. Modera: Giovanni Paci, Vice Presidente PoieinLab

MARTEDI’ 25 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30-19.00 | DEMOCRAZIA E MOVIMENTI ISLAMICI: VIE DI FUGA E PUNTI DI INCONTRO

Claudio Monge, Università di Friburgo, Marco Bontempi, Università di Firenze

MARTEDI’ 25 NOVEMBRE 2014

CINEMA ROMA, V. LAUDESI 6, PISTOIA ORE 21:00 (ingresso euro 5)

Proiezione del film IO STO CON LA SPOSA

di Antonio Augugliaro, Gabriele Del Grande, Khales Soliman Al Nassiry (Italia, Palestina 2014)

MERCOLEDI’ 26 NOVEMBRE 2014

PRESSO IL CONVENTO DEI DOMENICANI, VIA DELLE LOGGE 6, PISTOIA

ORE 16.30 -19.00 | “ALI’ DAGLI OCCHI AZZURRI”: VERSO UNA CONVIVENZA PLURALE

Claudio Monge, Università di Friburgo, Alessandro Cortesi, Centro Espaces “Giorgo La Pira”

SABATO 29 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEINLAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI), ORE 17.00-22.00

DIARIO DI BORDO: DOLCI SPERANZE Documenti, discussioni e riflessioni sui viaggi della speranza

a cura di Pamela Barberi

29.11.2014 – 31.12.2014

INAUGURAZIONE Ore 17.30

Jonida Xherri, Barca di cioccolato, talk, resoconto, documentazione.

CCDS CONTROCARRETTADELLASPERANZA, un progetto di Simone Ialongo    

e con:

Gabriele Abbruzzese, Low Africa (Video)

Andrea d’Amore, Clandestino – la lunghezza della porta (morso di clandestino su carta carbone, porta)

Massimo Nannucci, Sogno (___)

Caterina Pecchioli, Neverland – L’isola che non c’è (Video)

Andreas Schwarzkopf, Fremdwasser (Video)

ORARI MOSTRA: dal Lunedì al Venerdì su appuntamento | Sabato e Domenica ore 11:00 -13:00

info: 3914790284 – m.landucci@poiein-lab.eu  

SABATO 29 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEINLAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI)

Ore 20.30 I SAPORI DELLE CIVILTÀ: CIBI, AROMI, RACCONTI… “IN VOLO PER IL MONDO”
Descrizione presentazione dei piatti, degli autori e loro provenienza. I piatti saranno introdotti e presentati da cittadine/i dei paesi d’origine delle pietanze. Per info e prenotazioni: eventi@poiein-lab.eu

DOMENICA 30 NOVEMBRE 2014

SEDE POIEIN-LAB-RICERCA SOCIALE, VIA DEI MAGI 9, PISTOIA (C/O CONVENTO DEI DOMENICANI), ORE 17:30 – 20:30

LA CITTA’ IN ASCOLTO: RACCONTARE, RACCONTARSI, RICONOSCERSI
Storie, racconti dei migranti, riflessioni, stimoli da parte di letterati e poeti pistoiesi.

MARTEDÌ 2 DICEMBRE 2014

CINEMA “ROMA”, V. LAUDESI 6, ORE 21 (ingresso: euro 5)
Proiezione del film LA MIA CLASSE, di Daniele Gaglianone, con Valerio Mastandrea (2013)

MARTEDÌ 9 DICEMBRE 2014

CINEMA “ROMA, VIA LAUDESI 6, ORE 21 (ingresso: euro 5)
Proiezione film LA NAVE DOLCE, di Daniele Vicari (2012)

DURANTE GLI EVENTI

LE FORME DELL’ALTERITÀ E DELL’INCONTRO

Paolo Beneforti, Fughe senza fine – Street art in movimento

Cooperativa Manusa, Abbigliamenti e tessuti dai quattro angoli della Terra

Photo Credits: Marco Muratori

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