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Solennità della ss.Trinità – anno A – 2020

img_8393Es 34,4b-6.8-9; 2Cor 13,11-13; Gv 3,16-28

Nel colloquio con Nicodemo, un uomo saggio in sincera ricerca, Gesù parla di Dio come un volto amante: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna.”

Al cuore di Dio sta un movimento di donare, di consegnare: così anche è indicato il ‘consegnarsi’ di Cristo. C’è un dono del Padre e il dono del Figlio e tutti sono per la vita e la salvezza dell’uomo. Vivere questo incontro, dice Gesù a Nicodemo, non è questione di capacità o di sapienza umana, ma è una nascita ‘di nuovo’ e ‘dall’alto’. Non è esito di uno sforzo umano ma frutto dello Spirito da accogliere con gratitudine.

Gesù dice anche ‘io e il Padre siamo una sola cosa’ (Gv 10,30): tutta la vita di Gesù sta sotto il segno del dono per farci entrare nella comunione di amicizia con il Padre.

Il quarto vangelo parla così del ‘Figlio’, colui che da sempre sta in rapporto di accoglienza e di dono nei confronti di Dio, il Padre, sorgente della vita e dell’amore.

Gesù ha vissuto la sua esistenza come dono e servizio agli altri: il IV vangelo espriem tuto questo con un gesto, il lavare i piedi. La sua vita è umanizzazione del Dio vicino e compassionevole, affonda le sue radici nel mistero dell’amore di Dio il Padre che nessuno ha mai visto. Gesù è così presentato come il Figlio, l’interprete del Padre per noi, colui che nella sua vita ha raccontato il Padre: ‘Nessuno ha mai visto Dio: il Figlio unico di Dio, quello che è sempre vicino al Padre, ce l’ha fatto conoscere’ (Gv 1,18).

Gesù ci ha reso vicino il volto di Dio comunione: il suo progetto non è giudicare il mondo, ma che il mondo si salvi. E’ un volto affascinante e nuovo: ha i caratteri dell’amore personale, della cura e della passione perché ogni persona, il mondo – quel ‘mondo’ che nel linguaggio del IV vangelo è la realtà segnata dal peccato e dal male – anch’esso trovi cambiamento, apertura, salvezza.

Gesù aveva annunciato un modo nuovo di essere presente e aveva parlato dello Spirito di verità che avrebbe guidato i suoi alla verità tutta intera, ad un incontro con lui, nuovo, nell’assenza. Nel dono di Gesù hanno potuto scorgere l’umanizzarsi di Dio amore che si dona.

Paolo esprime questo dicendo che lo Spirito è la presenza Dono che sta all’origine di ogni regalo, colui che suscita i servizi diversi nella comunità ed ogni gesto di fraternità e comunione. La pace è dono che ci raggiunge per mezzo di Gesù: per mezzo suo possiamo accostarci con la fede a Dio; “Dio ha messo il suo amore nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci ha dato” (Rom 5,1-5).

Noi tutti siamo come bambini che sono stati adottati e sono autentici figli: “Dio ha inviato nei vostri cuori lo Spirito di suo Figlio che esclama. Abbà, Padre. Non siete più schiavi ma figli. E se siete figli siete anche eredi. Così vuole Dio” (Gal 4,6-7).

A conclusione della seconda lettera ai Corinzi, Paolo fa scorgere il profondo legame tra il volto del Dio trinitario e una vita aperta alla pace, a rapporti nuovi tra di noi:

“… vivete nella gioia, correggetevi, incoraggiatevi, andate d’accordo, vivete in pace. E Dio che dà amore e pace sarà con voi. Salutatevi tra di voi con un fraterno abbraccio. … La grazia del Signore Gesù Cristo, l’amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con voi tutti” (2Cor 13,11-13).

Alessandro Cortesi op

img_8441Volto di Dio e ecologia

George Monbiot giornalista britannico in un recente articolo (Insegniamo l’ecologia a  scuola, “Internazionale” 31 maggio 2020) osserva come nelle teorie economiche convenzionali la considerazione dell’uomo al centro dell’universo sia fattore generativo di un modo di intendere i rapporti nel senso della competizione e del dominio sul pianeta e parla di una sua esperienza nel tempo del lockdown:

“Durante il lockdown ho fatto una cosa che sognavo da tempo: ho sperimentato l’educazione ecologica. Non è stato facile, e non penso di aver fatto tutto nel modo giusto. Ed è difficile convincere un bambino a vederti ora come genitore, ora come insegnante. Però, lavorando con una bambina di otto anni e una di nove (mia figlia piccola e la sua migliore amica) sto scoprendo che quel sogno non è ridicolo. Non parlo di ecologia come materia isolata, ma di una cosa ancor più sostanziale, cioè l’ecologia e le scienze della Terra messe al cuore dell’istruzione, visto che sono al cuore della vita. Abbiamo cominciato costruendo un quadro gigantesco formato da quindici pannelli formato A4. Ciascun pannello rappresenta un habitat, dalle montagne all’oceano profondo, e su ognuno abbiamo attaccato immagini della flora e della fauna che lo abitano. Il quadro diventa così la piattaforma da cui partiamo per esplorare i processi di ogni ecosistema e della Terra nel suo complesso. Gli ecosistemi a loro volta sono come chiavi per aprire altre porte. Un esempio: l’ecologia della foresta pluviale ti spinge ad approfondire la fotosintesi, la chimica organica, gli atomi e le molecole, e da qui il ciclo del carbonio, i combustibili fossili, l’energia e l’elettricità”.

Da tempo è in atto una riflessione che sollecita a ripensare le modalità di impostare la didattica e con essa un’impostazione di fondo del nostro vivere il rapporto con la creazione. Queste osservazioni che richiamano ad un ripensamento dell’insegnamento partire dalla conoscenza della natura, suggerendo anche di sfruttare le possibilità della didattica all’aperto, si collegano ad un approfondimento dello stesso modo di pensare il volto di Dio.

“Noi… abbiamo incominciato a comprendere Dio, nella coscienza del suo spirito per amore di Cristo, come il Dio Uni-Trino, come quel Dio che rappresenta in se stesso la comunione singolare e perfetta di Padre, Figlio e Spirito santo. Ma se comprendiamo Dio non più in modo monoteistico come il soggetto unico e assoluto, bensì in modo trinitario, come l’unità del Padre, Figlio e Spirito, il suo rapporto con il mondo da Lui creato verrà concepito non più come unilateralmente basato sulla signoria, bensì come rapporto, variegato e complesso, di comunione. E’ appunto questa l’idea di fondo che troviamo in una teologia non-gerarchica, decentralizzata, comunionale (J.Moltmann, Dio nella creazione. Dottrina ecologica della creazione, Queriniana Brescia 1992 2 ed., 13)

Così scrive Jürgen Moltmann uno tra i più grandi teologi contemporanei che ha approfondito il tema del rapporto tra volto di Dio comunicato da Gesù e creazione.

E’ un’impostazione che implica un cambiamento radicale nel considerare il rapporto tra esseri umani e creazione.

“Stando alle tradizioni bibliche tutto l’agire divino, nei suoi effetti, è pneumatico. E’ lo Spirito Colui che porta a compimento l’opera del Padre e del Figlio. Per cui il Dio Uno e Trino ispira incessantemente anche la sua creazione. Tutto ciò che è, esiste e vive per il continuo afflusso di energie e possibilità derivanti dallo spirito cosmico. (…) egli non si oppone ad essa in modo soltanto trascendentale, ma le è anche immanente. Il fondamento biblico su cui poggia questo modo di intendere la creazione nello Spirto ci è dato dal Salmo 104,29-30: Se nascondi il tuo volto, vengono meno, togli loro il respiro muoiono e ritornano nella loro polvere. Mandi il tuo spirito sono creati e rinnovi la faccia della terra” (ibid. 21-22)

“ (…) La dottrina trinitaria della creazione non parte quindi da una contrapposizione tra Dio e mondo, per definire poi Dio e mondo, Dio come non mondano e il mondo come non divino. Parte invece da una tensione immanente in Dio stesso: Dio crea il mondo e al tempo stesso lo compenetra. Lo chiama all’esistenza e al tempo stesso, mediante il mondo, manifesta la propria esistenza. Il mondo vive della e nella forza creatrice di Dio” (ibid 26-27).

E’ una linea di pensiero che ha portato ad un approfondmento nella teologia e nella vita delle chiese e ha visto un momento fondamentale la riflessione dell’enciclica Laudato sì, pubblicata cinque anni fa. Questo documento unisce insieme la considerazione della ingiustizia e l’emergenza ecologica come due facce di una medesima fondamentale sfida che l’umanità oggi si trova ad affrontare nell’ascolto del grido della terra insieme al grido dei poveri provocati dall’ingiustizia globale.

E viene altresì sottolineato come la stessa spiritualità cristiana dovrebbe respirare di una nuova apertura relazionale proprio a partire da un rapporto nuovo con la creazione in cui scorgere la presenza stessa di Dio che è relazione (LS 240):

“Le Persone divine sono relazioni sussistenti, e il mondo, creato secondo il modello divino, è una trama di relazioni. Le creature tendono verso Dio, e a sua volta è proprio di ogni essere vivente tendere verso un’altra cosa, in modo tale che in seno all’universo possiamo incontrare innumerevoli relazioni costanti che si intrecciano segretamente (Cfr. Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae I, q. 11, art. 3; q. 21, art. 1, ad 3; q. 47, art. 3). Questo non solo ci invita ad ammirare i molteplici legami che esistono tra le creature, ma ci porta anche a scoprire una chiave della nostra propria realizzazione. Infatti la persona umana tanto più cresce, matura e si santifica quanto più entra in relazione, quando esce da sé stessa per vivere in comunione con Dio, con gli altri e con tutte le creature. Così assume nella propria esistenza quel dinamismo trinitario che Dio ha impresso in lei fin dalla sua creazione. Tutto è collegato, e questo ci invita a maturare una spiritualità della solidarietà globale che sgorga dal mistero della Trinità”.

Alessandro Cortesi op

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