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Riflessione e preghiera per l’Europa in vista delle prossime elezioni europee

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A questo link una lettera del Maestro dell’Ordine fr. Bruno Cadoré e una iniziativa di preghiera per l’Europa con santa Caterina in vista delle elezioni europee del prossimo 26 maggio p.v.

Qui di seguito la lettera dei promotori di Giustizia, pace e salvaguardia del creato in vista delle elezioni europee.

Lettera alla Famiglia Domenicana in vista delle elezioni europee del 26 maggio 2019

In una recente riunione dei Promotori europei di ‘giustizia, pace e salvaguardia del creato’, abbiamo discusso insieme – come altre commissioni di Giustizia e Pace di Europa – sull’importanza delle prossime elezioni del Parlamento europeo. Abbiamo deciso di condividere la nostra preoccupazione con tutti i promotori di Giustizia Pace e Salvaguardia del Creato della nostra regione. Per questo abbiamo scritto un testo che è stato inviato a tutti per raccogliere opinioni: il risultato finale è questa lettera che raccoglie le sfide indicate dalla maggioranza dei promotori.

Le circostanze del tempo presente richiamano la nostra Famiglia Domenicana alla responsabilità di leggere i segni dei tempi in vista della costruzione del bene comune. Desideriamo indicare alcuni temi fondamentali, sui quali avviare una ricerca e un confronto nelle nostre comunità e nel nostro apostolato. Li presentiamo brevemente secondo la metodologia “vedere – giudicare – agire” e suggerendo infine il riferimento ad alcuni testimoni della Famiglia Domenicana.

Migrazioni, xenofobia e razzismo

Le migrazioni costituiscono un fenomeno epocale complesso. Esso ci invita innanzitutto ad una presa di coscienza riguardo alle cause profonde che ne stanno alla radice: le ingiustizie, la violenza e lo sfruttamento economico dei paesi di provenienza. La migrazione volontaria, sicura, regolare e ben gestita contribuisce allo sviluppo e all’arricchimento culturale.

Il fenomeno delle migrazioni richiama ad accogliere il messaggio evangelico di ospitalità, responsabilità verso i più vulnerabili e di apertura all’incontro.

La fedeltà al Vangelo esige un cambiamento di mentalità e stili di vita rifuggendo xenofobia, ostilità e varie forme di razzismo che individuano nei migranti il capro espiatorio dei malesseri delle società europee.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di Dominique Pire.

Diseguaglianze socio-economiche e giusta distribuzione dei beni

Anche nelle società europee sta crescendo la disuguaglianza a livello sociale ed economico e l’esclusione. Il dominio del capitalismo finanziario neoliberista fondato sull’idolatria del denaro (cfr. Evangelii Gaudium 55) favorisce la cultura dello scarto e genera condizioni precarie di vita e mancanza di lavoro dignitoso. La condizione delle donne è segnata da sfruttamento, discriminazioni e violenza.

Tale situazione ci richiama ad accogliere la predicazione dei profeti raccolta nell’insegnamento sociale della chiesa riguardo a rapporti giusti e a condizioni di lavoro dignitose per ogni persona.

Siamo perciò invitati ad essere solidali con chi soffre, a proporre modelli alternativi di economia e lavoro che salvaguardino i diritti sociali, e a promuovere riconoscimenti legislativi di tali diritti.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di Giorgio La Pira.

Politiche familiari e cura della vita

Riscontriamo una generale insufficienza nelle politiche familiari riguardo alla promozione della natalità, all’educazione dei bambini, all’assistenza dei malati e degli anziani, alla possibilità di conciliare lavoro e famiglia.

Tale situazione ci richiama allo stile di Gesù che ha guardato ogni persona non come “oggetto” ma come “soggetto” e ha saputo accogliere e donarsi.

Invita a promuovere politiche orientate alla cura, al dono, alla solidarietà e alla promozione della vita in tutte le sue fasi.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza di tante comunità di suore domenicane nel mondo impegnate nella cura dei più deboli.

Crisi della democrazia e populismi

Constatiamo una crisi generale della democrazia costituzionale. I populismi promuovono forme di nazionalismo escludenti, talvolta strumentalizzando la fede cristiana o i diritti umani, e propongono soluzioni semplicistiche per problemi complessi.

Tale situazione ci richiama a porre in atto l’appello di Gesù alla fraternità universale.

Invita ad affrontare i conflitti in verità nella ricerca di vie di riconciliazione, a vivere la misericordia, a scoprire l’identità non contrapposta all’altro.

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza del beato Pierre Claverie.

Emergenza ecologica

Siamo consapevoli di vivere una emergenza ecologica che minaccia il futuro del pianeta e delle prossime generazioni. L’inquinamento ambientale, i cambiamenti climatici, lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali hanno conseguenze profonde sulla salute delle popolazioni e l’integrità del creato.

Tale situazione ci richiama ad accogliere il messaggio biblico sulla creazione e ad approfondire le sollecitazioni dell’enciclica Laudato si’, in particolare la chiamata ad una conversione ecologica ed alla cura della casa comune.

Essa ci invita a rivedere modalità di consumo e ad attuare pratiche concrete in relazione ai temi dell’Agenda 2030 dell’ONU (17 Obiettivi per lo sviluppo sostenibile).

Suggeriamo di lasciarci ispirare dalla testimonianza della delegazione dalla Famiglia domenicana presso l’ONU a Ginevra e New York e dal lavoro dei nostri fratelli e sorelle in Amazzonia e in altre regioni del mondo.

Invitiamo ad approfondire le riflessioni su questi punti, per il rinnovamento di “un’Europa capace di dare alla luce un nuovo umanesimo basato su tre capacità: la capacità di integrare, la capacità di dialogare e la capacità di generare” (Papa Francesco, Discorso al conferimento del premio Carlomagno, 6 maggio 2016).

Fr. Xabier Gómez op, Promotore Regionale di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato-Europa

Fr. Alessandro Cortesi op, Promotore di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato, Provincia Romana di S. Caterina da Siena (Italia)

Fr. Ivan Attard op, Promotore di Giustizia Pace Salvaguardia del Creato, Provincia di Malta

Madrid, 1 febbraio 2019

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Labirinto della pace – san Domenico Pistoia avvento 2018

IMG_1912Chiesa di san Domenico Pistoia – Labirinto della pace

Nel periodo di Avvento di quest’anno 2018 l’Ordine domenicano invita ad un mese di preghiera per la pace. La nascita di Gesù è dono di pace e richiama tutti ad un impegno di preghiera e solidarietà soprattutto con chi vive in situazioni di guerre e violenza e attende giustizia e liberazione.

In questo mese siamo invitati a pregare in particolare per la Repubblica Democratica del Congo, un Paese segnato dallo sfruttamento che impoverisce la popolazione e nel quale moltissime persone sono costrette a fuggire dalle loro terre e dalle loro case a causa di violenza e conflitti.

Il labirinto da percorrere al centro della chiesa è un segno che richiama al cammino, al silenzio, alla preghiera, alla ricerca di una strada per la pace. Siamo invitati ad entrare nel labirinto e a percorrerlo con il pensiero rivolto a tanti che soffrono nella Repubblica Democratica del Congo e in altre parti del mondo.

Il labirinto conduce davanti ad una composizione, creata per l’occasione dall’artista pistoiese Adriano Veldorale che richiama al mistero dell’incontro. I due alberi che si intrecciano evocano il venire incontro di Dio all’umanità ferita e l’incontro possibile dei popoli nella riconciliazione e nella giustizia.

Nel volto di Gesù che è nostra pace, che ha abbattuto i muri di separazione, siamo chiamati a scorgere, come in uno specchio, il volto più autentico di noi stessi. Siamo chiamati alla comunione e a fare scelte concrete di accoglienza e di giustizia.

Vi invitiamo a percorrere questo labirinto, tenendo in mano un lumino, coltivando l’attesa di una rinascita e di un rinnovamento della nostra vita pregando per la pace. Al termine potrete scrivere un pensiero e depositarlo ai piedi della composizione. (ac)

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IMG_1872(Adriano Veldorale – Incontro)

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1. La condizione dei diritti umani nella Repubblica Democratica del Congo

Con una superficie di più di due milioni di km2, quattro volte la Francia, la Repubblica Democratica del Congo è sfortunatamente caratterizzata da un’amministrazione povera di giustizia, massicce e sistematiche violazioni dei diritti umani, e un’economia fatiscente che porta povertà, miseria, un alto tasso di disoccupazione, sfruttamento illegale delle sue risorse e specialmente conflitti armati di ogni tipo.

Infatti, tra le 26 province del Paese, 6 sono particolarmente afflitte e rovinate dall’attività di questi gruppi armati. Le province interessate sono quelle del Kivu del Nord, Kivu del Sud, ManiemaIturi, Basso  Uélé e Alto Uélé. Più di 140 gruppi armati sono operativi nel Congo orientale.Alcuni hanno preso parte a conflitti di paesi stranieri che hanno imperversato nella Repubblica Democratica del Congo per molti decenni. Secondo diversi rapporti concordanti, i fattori che causano la proliferazione di questi gruppi armati sono la frammentazione di alcuni gruppi chiave nella lotta alla leadership, la persistenza di conflitti interetnici, tensioni con i paesi confinanti, le crisi politiche alla stregua del traffico illegale di minerali provocate particolarmente dall’estensione del mandato del presidente in carica, dal posporsi delle elezioni, dalla duplicazione dei partiti politici, dalla chiusura degli spazi di libera espressione.

Fattori aggiuntivi sono le crisi nel Kasai (nel Centro del Paese) dove il conflitto ha causato più di 5000 morti (2013-2016) e il conflitto Bantu/Pigmei nel Tanganika (nel Sud-Est). Migliaia di bambini sono reclutati e impiegati ogni anno da questi gruppi armati. Stando ai rapporti dell’UNICEF e della Missione delle Nazioni Unite nel Congo (MONUSCO), nel 2017, le violazioni nei confronti dei bambini hanno raggiunto proporzioni allarmanti. Infatti i bambini erano uccisi, o reclutati e usati come feticci, soldati, spie, messaggeri, scudi umani, schiavi sessuali ecc. 

Stando all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR) e il Consiglio Norvegese per i rifugiati, tutti questi gruppi armati hanno istigato una violenza che tra 2016 e 2017 ha portato al più grande spostamento interno di persone nel mondo. nella Repubblica Democratica del Congo attualmente hanno trovato riparo 4 milioni di persone, con un incremento di 1,7 milioni nel 2018. Inoltre, l’agenzia delle Nazioni Unite, FAO (Food and Agriculture Organization), dopo un’analisi condotta nel 2017 in 138 su 145 territori (distretti rurali), ha concluso che l’11% della popolazione rurale del Congo ha sofferto un’acuta crisi alimentare, con un incremento del 30% dal 2016.

Perciò, secondo l’Organizzazione Internazionale per la Migrazione (IOM), tutti i segnali portano verso la più grande crisi umanitaria della Repubblica Democratica del Congo nel 2018 e negli anni a venire: “La situazione nella Repubblica Democratica del Congo è ignorata e sta per diventare la più urgente emergenza del 2018” ha detto Mohammed Abdiker, capo esecutivo dell’IOM, dopo un viaggio nel Paese la cui instabilità minaccia il cuore del continente. 

2. Cosa stanno facendo i Domenicani?

Alla luce del contesto descritto sopra, alcuni membri della famiglia Domenicana sono coinvolti a fianco dei più vulnerabili e svantaggiati per accompagnarli sia nella promozione dei diritti umani sia nell’educazione civica e elettorale. Esiste anche un Osservatorio per lo Sfruttamento delle Risorse Naturali e gli Investimenti nell’Uélé Basin (OBERIUELE) dell’Università di Uélé (gestito in larga misura da membri della famiglia Domenicana) al fine di aiutare non soltanto i piccoli minatori, ma anche per assicurare i benefici sociali derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali da parte di multinazionali che stanno aumentando notevolmente la loro presenza nella regione di Uélé.

 

 

Linee di frattura

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E’ stato pubblicato il libro Linee di frattura: sfide e frontiere, ed. Nerbini 2017, a cura di Claudio Monge e A.Cortesi.

Versione in italiano – inglese – francese – spagnolo (Chi desidera averne copia può scrivere a: info@domenicanipistoia.it)

Dalla introduzione

“Ottocento anni di vita sono davvero tanti, possono costituire uno straordinario patrimonio di esperienze e di tradizione ma possono diventare anche un peso nella misura in cui non si rinnova quell’imperativo dell’annuncio della Buona Novella profondamente ispirato e orientato dai grandi interrogativi che la storia propone, costantemente ma anche in modo sempre diverso, a ogni sua epoca. L’Ordine domenicano in quest’anno celebra l’anniversario dei suoi inizi con l’approvazione per opera di papa Onorio III in due bolle del dicembre 1216 e del gennaio 2017. (…)

E’ questo il frutto del lavoro e del confronto sincero e prolungato dei membri di un gruppo composto da frati appartenenti a diverse province dell’Ordine, che vivono in diverse regioni dell’Europa, dal Belgio alla Turchia, dalla Germania all’Italia. (…)

Scopo di questo lavoro è offrire un contributo nell’individuare alcuni ambiti in cui oggi l’Ordine domenicano, ma non solo, è chiamato a vivere un ripensamento della sua missione. Predicare è annuncio del vangelo, accogliendo le inquietudini che provengono dalla storia e dalla vita di uomini e donne. Vi sono nel nostro tempo linee di frattura che spingono ad uscire da modelli usuali di pensare per assumere il rischio di stare responsabilmente nel presente accogliendo le chiamate dello Spirito che da esso provengono.

Non abbiamo così elaborato una ennesima trattazione teorica su tematiche oggetto di studio spesso settoriale e specialistico ma abbiamo cercato di indicare percorsi per individuare i segni dei tempi e provocare ulteriori riflessioni che possano in qualche modo rimettere in questione l’attuale predicazione e insegnamento nell’Ordine e nella chiesa. (…)

I temi affrontati sono: 1. La salvaguardia del creato come nuova frontiera; 2. Identità, soggettività e corporeità; 3. La comunità; 4. Migranti in Europa; 5. L’esperienza di Dio in un contesto multireligioso ; 6. Gli Ordini religiosi e la Chiesa.

Nell’Ordine domenicano in questo 800 anniversario – occasione di ripensamento della propria storia e di sguardo al futuro – è stata sottolineata la creatività particolare di alcuni momenti della sua storia. Sono stati i passaggi nei quali si è attuata una circolarità feconda tra il coinvolgimento diretto in situazioni di vita ed una riflessione teologica che si è lasciata interrogare dalle inquietudini del tempo. E’ quanto è avvenuto alle origini, con l’opera di Domenico, e subito dopo con Alberto Magno e Tommaso d’Aquino. Poi nel XVI secolo quando l’esperienza dei missionari nel nuovo mondo si è incontrata con la riflessione dei teologi di Salamanca che inaugurarono un pensiero nuovo sui diritti dei popoli e sul senso dell’evangelizzazione. Più vicino a noi nel corso del XX secolo questo movimento si è attuato nel decisivo contributo dei nostri confratelli, in particolare Marie-Dominique Chenu e Yves Congar al Concilio Vaticano II e in coloro che hanno continuato il servizio teologico al popolo di Dio nella recezione del Concilio.

Scopo del nostro lavoro non è quindi offrire un discorso chiuso e ben delineato, quanto piuttosto fornire spunti di analisi, suggerire elementi per giudicare e delineare tracce di riflessione teologica in vista di scelte operative e di un impegno nella prassi. Abbiamo seguito così il metodo di vedere – giudicare – agire nel tentativo di cogliere le sfide del tempo presente per una teologia segnata da uno stile pastorale. (…)”

Claudio Monge op – Alessandro Cortesi op

La Biblioteca dei domenicani di Pistoia: ottocento anni di storia

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E’ appena uscito il volume di Alberto Coco*, La biblioteca dei domenicani di Pistoia, (Collana Approfondimenti) ed. Nerbini, Firenze 2016. Pubblicazione curata in occasione dell’800° anniversario dell’Ordine domenicano.

Si può consultare l’indice del volume e leggere qui l’introduzione di Alessandro Cortesi.

dalla IV di copertina: “La storia della Biblioteca di san Domenico a Pistoia può essere appassionante per questo: può essere guardata come frammento di uno specchio in cui si rifrange non solo la storia di una comunità dell’Ordine presente a Pistoia dalla prima metà del XIII secolo e giunta dopo tante peripezie ai primi decenni del XXI, ma anche la storia della città, in un intreccio tra vita sociale e vita religiosa, e in uno svolgersi di stagioni con caratteristiche diverse. I libri recano con la loro presenza – e anche con la loro assenza, nel loro essere portati via magari in modo affrettato e avventuroso – la testimonianza di vicende travagliate che costituiscono il tessuto della storia umana” (AC).

* Alberto Coco, laureato in scienze politiche e in storia contemporanea, diplomato in biblioteconomia, lavora come bibliotecario della Biblioteca dei domenicani di Pistoia.

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Per richieste di copie del volume ci si può rivolgere alla segreteria del Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’: info@domenicanipistoia.it

A Salamanca riflettendo sui diritti umani

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Circa duecento partecipanti tra frati suore, monache e laici domenicani. Cinquanta i paesi del mondo rappresentati. Quattro giorni di convegno a Salamanca, nel convento che vide il fiorire della scuola di teologi che nel secolo XVI diedero inizio alla riflessione sul diritto delle genti ed ebbero intuizioni fondamentali premessa al riconoscimento dei diritti umani fondamentali.

Il Congresso svoltosi a Salamanca dal 1 al 4 settembre 2016 ha radunato domenicani impegnati a vario titolo nella difesa dei diritti umani nelle varie regioni, promotori di giustizia e pace, docenti di teologia e scienze sociali in varie università e centri di studio. A 800 anni dalla fondazione dell’Ordine il Congresso convocato da fr. Mike Deeb, promotore di giustizia e pace dell’Ordine, è stata un’occasione particolare per riflettere sull’impegno dell’Ordine nella difesa e promozione dei diritti umani quale elemento costitutivo nell’opera di evangelizzazione a cui l’Ordine è chiamato.

Abbiamo partecipato al Congresso e a poche ore dalla sua fine desideriamo condividere alcune impressioni e alcune idee emerse negli incontri e nella discussione assembleare.

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Innanzitutto il Congresso è stata un’occasione per venire a contatto diretto con tante persone e attraverso di loro con tante situazioni in cui nel mondo tantissimi esseri umani soffrono profondamente: in Irak, in Cina, in Burundi, in Congo, in Colombia, in Cina, nei paesi degli USA e dell’Europa segnato dalle migrazioni. Poter parlare con testimoni diretti di situazioni di ingiustizia, di violenza e di sofferenza di tanti uomini e donne e poter conoscere le attività, l’impegno e la dedizione di molti in situazioni che sono le ‘linee di frattura’ del nostro mondo è stato motivo per assumere consapevolezza e per riflettere sulla nostra chiamata oggi in questa situazione ad ascoltare le voci di chi soffre come chiamata di Dio per noi.

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Il Congresso si è svolto a Salamanca, luogo simbolico nella storia dell’Ordine, luogo in cui nel XVI secolo è fiorita una collaborazione ed una sinergia unica tra i missionari spagnoli – tra di essi Bartolomé de Las Casas e Antonio de Montesinos – che reagirono di fronte agli abusi compiuti dai colonizzatori spagnoli nella schiavitù e nello sfruttamento degli indios e l’opera di riflessione di teologia come Francisco De Vitoria e Domingo De Soto tra tanti altri, che ponendosi in ascolto dell’esperienza e di tale testimonianza attuarono una riflessione teologica legata profondamente alle sfide del tempo, base per l’elaborazione successiva dei diritti umani.

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Una tra le linee guida del Congresso è stata la ricerca di vie per porre in atto il processo di Salamanca oggi, un’idea che richiama l’Ordine nelle sue varie componenti a porre in relazione in modo nuovo l’esperienza diretta di tanti che lavorano e s’impegnano nel contatto diretto con i poveri e gli esclusi in molte parti del mondo e la riflessione teologica vissuta in ascolto delle vittime di tante violazioni e della testimonianza di coloro che vivono una concreta solidarietà e vicinanza. L’impegno per promuovere giustizia e costruire pace se da un lato richiede scelte di impegno ed un operare solidale dall’altro esige una ricerca delle cause delle ingiustizie e di individuare vie per eliminare le radici strutturali delle povertà e iniquità. Richiede anche perciò uno stile di fare teologia in rapporto alla storia e alla realtà sociale e all’interrelazione della vita umana con la vita del cosmo.

L’atmosfera di dialogo e l’impegno a scorgere nuove vie per rispondere alle sfide poste dalla situazione mondiale in cui il sistema economico dominante genera ingiustizia hanno così caratterizzato il congresso.

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Un ulteriore elemento può essere indicato come frutto delle discussioni: si tratta della rilevanza che assume oggi la questione della giustizia e della pace come ambiti in cui scoprire la via per un rinnovamento della vita in questo passaggio degli 800 anni dell’Ordine in una consapevolezza nuova del modo in cui questioni di giustizia e questioni riguardanti l’ambiente naturale siano correlate. Si tratta di ascoltare insieme il grido della terra minacciata da devastazione e da sfruttamento insieme al grido dei poveri, scorgendo l’interrelazione profonda tra giustizia e impegno per la custodia del creato.

Aver partecipato a queste intense giornate è stata per noi occasione per conoscere tanti testimoni, persone spesso umili e forti che operano in realtà difficili e sconosciute ai più, e per trovare motivazione ad un rinnovamento nel nostro stile di vita. Pensiamo che anche le nostre comunità possono orientarsi più decisamente – sia nel servizio intellettuale sia in scelte concrete – nel vivere solidarietà con chi soffre e nel promuovere giustizia e pace nel contesto in cui sono situate.

Alessandro Cortesi op – Gian Matteo Serra op

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(Antica Università di Salamanca – aula fra Luis de Leon).

Qui insegnò il frate agostiniano Luis de Leon (1527-1591) accusato di eresia e condannato dall’inquisizione. Dopo quattro anni di carcere tornò ad insegnare e iniziò la lezione con le parole: ‘come dicevamo ieri…’

800 anniversario fondazione dell’Ordine domenicano (1216-2016)

2-1.jpgCONVENTO SAN DOMENICO – PISTOIA

PROGRAMMA CONFERENZE

Venerdì 8 aprile ore 18  Fr. Gian Matteo Serra – domenicano, promotore per le comunicazioni

Un profilo di san Domenico, predicatore della grazia

Venerdì 15 aprile ore 18.00  Elettra Giaconi – docente di storia, ricercatrice

Predicazione e congregazioni laicali nella storia di san Domenico a Pistoia

Venerdì 22 aprile ore 18.00  Alberto Coco – bibliotecario san Domenico

Libri e predicazione: la storia della biblioteca di san Domenico

 

Venerdì 13 maggio ore 18.00 Fr. Aldo Tarquini – domenicano, padre provinciale

Predicare per la giustizia: Bartolomé de Las Casas

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Le conferenze si terranno in Cappella dei magi con ingresso da via delle Logge 6 – Ingresso libero

1893Tommaso da Modena, Chiesa di san Niccolò, Treviso – Sala del Capitolo

Documento finale – Incontro domenicani europei (Rete Espaces) Istanbul – luglio 2015

11666069_10152979065147286_156345579053508750_nDocumento finale – incontro Istanbul – Rete Espaces

Dal 6 al 9 luglio 2015 un gruppo di domenicani della rete ‘Espaces’ appartenenti a diversi Centri di studio in Europa (Istituto Marie-Dominique Chenu Berlino, Centro Espaces ‘Giorgio La Pira’ Pistoia, Dominican Study Centre Istanbul, Bruxelles) si è incontrato presso il convento domenicano di Istanbul. Finalità dell’incontro era un confronto sulla relazione tra religione e società con interlocutori competenti residenti in Turchia.

A conclusione di queste giornate desideriamo condividere alcuni punti del nostro incontro ed inviare un messaggio alle nostre comunità e all’Ordine domenicano. E’ una breve riflessione che intende continuare nel nostro impegno in futuro.

Viviamo un tempo in cui molti legami di relazione divengono sempre più deboli, in contrasto con le accresciute possibilità di viaggio e conoscenza. Le interconnessioni divengono più deboli tra i popoli in Europa, tra le persone nelle nostre città e comunità, tra le persone di diverse culture e religioni nel contesto internazionale. Così pure si affievoliscono i legami tra gli esseri umani e l’ambiente. Ci siamo incontrati in questi giorni per dare un segno che è possibile condividere le nostre esperienze e le nostre ricerche. Facendo ciò intendiamo vivere la nostra missione come chiamata a comunicare e a tradurre le nostre speranze. Siamo consapevoli che oggi il vangelo ci chiama a costruire ponti, ad aprire vie per vivere l’esperienza di comunità come apertura all’altro. Siamo anche coscienti che ci potrà essere futuro per gli individui e le società solamente se intendiamo condividere la nostra responsabilità per gli altri.

Ci siamo incontrati in qualità di frati domenicani chiamati a predicare. Predicare richiede capacità di ascolto e di parola: ascoltare la parola di Dio e le parole di chi vive la sofferenza. Parlare implica entrare in un dialogo di salvezza. Nell’imparare a parlare insieme e a condividere i nostri progetti e desideri possiamo costruire qualcosa di nuovo e diverso per un futuro comune. Ci siamo incontrati a discutere insieme perché temiamo che quando le persone non comunicano si chiudono e generano situazioni di conflitto ed esclusione.

Siamo giunti a Istanbul da diversi paesi in Europa. Ci siamo ritrovati il giorno dopo il referendum in Grecia. Abbiamo fatto esperienza delle nostre differenze come opportunità. Sappiamo che il progetto europeo è sorto all’indomani della tragedia di una guerra globale, dopo la Shoah, per condividere progetti di solidarietà e per difendere i diritti umani. Pensiamo che questa crisi possa essere un tempo di transizione che ci conduca a scegliere una relazione più profonda tra gli Stati dell’Unione con un nuovo progetto politico condiviso basato sulla solidarietà e la responsabilità dei singoli Paesi.

Ci siamo incontrati a Istanbul e abbiamo discusso in questi giorni sulla situazione nella regione del Mare Mediterraneo: la crisi del Medio Oriente, la guerra in Siria, la situazione politica del Nord-Africa e della Turchia, lo sviluppo dello ‘Stato Islamico’ con il suo terrorismo violento globale. Discutendo con docenti musulmani e turchi abbiamo approfondito il tema delle relazioni tra religione e società in diversi contesti. Abbiamo maturato una consapevolezza dei dibattiti e ricerche presenti anche nel contesto musulmano. Abbiamo approfondito in particolar modo la questione di come sia possibile partecipare al bene comune, vivendo esperienze religiose in modo da contribuire ad uno sviluppo pacifico delle società.

DSCF5889Siamo preoccupati per l’attitudine negativa crescente nei confronti degli stranieri, soprattutto verso gli immigrati musulmani e i loro figli nei nostri Paesi europei. E’ in atto una identificazione pervasiva e superficiale dell’Islam con il terrorismo e la violenza. Crescono anche paure irrazionali sul fatto che l’Europa possa in futuro divenire un continente musulmano come pure cresce la convinzione che i musulmani non siano in grado di integrarsi in una società democratica a motivo della loro cultura. Pensiamo che si debba operare una chiara distinzione tra coloro che praticano la violenza e coloro che sono credenti. Dobbiamo condannare la violenza e opporci, insieme a tutti i musulmani che desiderano la pace, a coloro che la praticano. Nel medesimo tempo siamo chiamati ad un dialogo nell’ospitalità con tutte le persone che ricercano dignità, libertà, giustizia.

Crediamo che sia importante l’esistenza di comunità domenicane in regioni di tradizione islamica e speriamo che in futuro siano mantenute con la solidarietà delle province.

Pensiamo che il fenomeno delle migrazioni dai paesi poveri della terra verso l’Europa sia uno dei segni del nostro tempo. Queste migrazioni sono causate da profonde radici, spesso nascoste o non conosciute. I paesi occidentali hanno particolari responsabilità per guerre locali, violenze, oppressioni, ingiustizie e devastazione delle terre. In tale prospettiva le migrazioni sono conseguenze di un sistema economico iniquo, di ingiustizie e indifferenze. Dobbiamo ricordare che i migranti sono esseri umani e come esseri umani condividiamo la medesima origine, costituiti tutti ad immagine di Dio. Pensiamo che le sofferenze dei migranti siano un grido nel quale noi siamo rinviati alle parole di Gesù: ‘ero straniero e mi avete accolto’ (Mt 25,35). La nostra responsabilità sta nel trovare vie per condividere le loro speranze e poter offrire loro una visione di futuro.

Pensiamo che le loro vite e speranze sono invito per noi ad ascoltare ciò che il vangelo ci chiama a fare. Essi ci provocano a far teologia in relazione alle loro sofferenze, a leggere i segni dei tempi. Siamo anche chiamati a promuovere prassi di ospitalità a diversi livelli della nostra vita come testimonianza della salvezza per tutti. Come domenicani abbiamo una particolare responsabilità nell’attuare tutto ciò.

Istanbul 8 luglio 2015

Thomas Eggensperger, Ulrich Engel, Bernhard Kohl, Ignace Berten, Claudio Monge, Luca Refatti, Alessandro Cortesi

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