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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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XXII domenica tempo ordinario – anno A – 2017

IMG_0774Ger 20,7-9; Sal 62,2-6.8-9; Rm 12,1-2; Mt 16,21-27

Leggendo la sua storia in un momento di difficoltà, Geremia apre uno squarcio sull’interiorità della sua vicenda di uomo chiamato ad essere profeta. Propone una confessione dal tono intimo e appassionato. La sua vita è stata segnata da un incontro con Dio che l’ha cambiato. E’ chiamata che lo ha portato ad essere sentinella ma ciò ha sconvolto le sue attese e i suoi progetti umani fino ad affrontare il rifiuto e lo scherno. Vive così la tentazione di abbandonare tutto e di fuggire lontano; eppure avverte contemporaneamente il senso di una presenza che lo ha afferrato e a cui è legato. Non vi sono solo ostacoli dall’esterno, ma ora egli vive anche il rifiuto e si affaccia il pensiero di non parlare più nel nome del Signore. Nonostante la ritrosia a vivere ciò a cui è inviato, la Parola di Dio è come fuoco che brucia dentro di lui e lo spinge.

Gesù affida a Pietro un compito e Pietro non comprende. Gesù inizia a parlare della sua via su cui incontra il rifiuto, e l’ostilità. Non è tolta la sofferenza, ma questa è affrontata nella libertà. Le parole di Gesù a Pietro sono con probabilità una esplicitazione opera dalla comunità dopo l’evento della Pasqua. Gesù aveva preparato i suoi alla via che lo avrebbe condotto alla croce non tanto con predizioni, quanto con il suo atteggiamento, con alcune parole che i discepoli compresero solamente dopo, con la decisione della sua scelta nel vivere sino in fondo la scelta del servizio e l’annuncio di liberazione. La figura del figlio dell’uomo fa intravedere l’orizzonte della risurrezione e della gloria ricevuta da Gesù da parte del Dio fedele. La sua esistenza – ci dice Matteo – va letta alla luce della vicenda del figlio dell’uomo.

Matteo vede qui l’inizio di una fase particolare della vita di Gesù. Il suo insegnamento viene riservato alla cerchia dei discepoli chiamati a seguirlo. Le folle sono rimaste deluse perché quanto Gesù propone non corrisponde ad un’idea di messia vittorioso e potente. Gesù si concentra sulla comunità dei discepoli e indica la via. Il suo orientamento si pone in fedeltà al disegno di Dio, all’agire di liberazione e di vicinanza presente in tutta la storia della salvezza. Matteo richiama come Gesù vive la sua obbedienza al Padre in riferimento e compimento delle Scritture. Non si tratta però di adempiere una sorta di predizione, ma Gesù nella sua libertà vive in coerenza al disegno di salvezza di Dio. Gesù è presentato da Matteo come ‘figlio di Dio’ che va incontro alla sofferenza alla morte e alla risurrezione (l’espressione ‘il terzo giorno’ è richiamo al primitivo annuncio della risurrezione).

Pietro, il primo dei Dodici, reagisce con forza a questo insegnamento e lo rifiuta. Deve vivere un difficile passaggio: lasciarsi coinvolgere nel seguire Gesù è una sfida difficile. Stare dietro a lui è quanto Gesù gli aveva chiesto sin dall’inizio: ‘venite dietro a me’. C’è un cammino da compiere e un’autentica conversione: dalla fede nel ‘figlio di Dio’ alla fede nel ‘figlio dell’uomo’ che affronta la sofferenza per la fedeltà all’amore. Ci può essere una accoglienza teorica della presenza di Gesù come figlio di Dio, come messia, ma si tratta di andare oltre. Ciò implica andare al di là di un ‘pensare secondo gli uomini’. Nel dialogo con Pietro c’è l’opposizione di due modi di pensare il messia. Pietro rappresenta l’attesa di un messianismo di gloria e di affermazione. L’apparente buon senso e saggezza di Pietro, che si rifiuta di accettare la via della sofferenza e della morte è stoltezza per Dio. Il ruolo di Pietro è proprio quello di ricordare con la sua stessa presenza, come primo dei dodici, questo cammino della fede.

Seguire Gesù implica un cambiamento radicale: inoltre Matteo nel suo vangelo è attento al fatto che Gesù chiama a seguirlo come comunità. La comunità che Gesù desidera è una comunità che vive innanzitutto un rapporto profondo con lui, lo segue, non si lascia distrarre da altri criteri di riferimento. Questa comunità è capace di lasciarsi mettere in discussione dal rimprovero di Gesù, e lasciarsi cambiare da lui. Inoltre condivide la via di Gesù, ne fa il nucleo dell’annuncio e lo stile della sua vita, anche se questo va contro modelli dominanti e diffusi.

Alessandro Cortesi op

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Seguire

In un tempo di muri seguire Gesù significa scegliere di percorrere ponti, di sognare ponti. Una bella preghiera proposta nel Natale 2016 dalla comunità di san Niccolò all’Arena di Verona può aiutare ed essere traccia di cammino:

Ponti, non muri tra la testa e il cuore perché non ci sia un amore senza pensiero e un pensiero senza amore.

Ponti, non muri tra giovani e vecchi perché non ci sia un futuro senza memoria e una memoria senza futuro.

Ponti non muri tra religioni diverse perché non esista violenza in nome di Dio e la terra trovi il suo cuore pensante.

Ponti, non muri tra chiesa e mondo perché non ci sia una chiesa fuori dal mondo, chiusa nelle sue paure, e un mondo senza gioia.

Ponti, non muri tra politica ed economia perché ci sia una politica bella e una economia che guardi dalla parte dei poveri.

Ponti, non muri tra scuola e lavoro perché la cultura sia il pane quotidiano, il linguaggio della non esclusione.

Ponti, non muri tra educazione e libertà perché educare sia liberare dalla dipendenza e dalla rassegnazione.

Ponti, non muri tra confine e confine perché il mondo sia la casa di tutti e le porte siano aperte al vento.

Ponti, non muri tra mare e mare, tra oceano e oceano perché donne e bambini non sprofondino nell’abisso ma danzino il girotondo della vita.

Ponti, non muri tra Natale e Pasqua perché tutti possano rinascere e risorgere ogni giorno.

Ponti, non muri tra Dio e le persone perché tutti possano gustare l’abbraccio della tenerezza di Dio.

Ponti, solo ponti tra sguardo e sguardo, tra città e città.

Ponti, solo ponti! Un grande arcobaleno che congiunge terra e cielo, perché non ci può essere allegria nel cielo se non c’è amore sulla terra! Amen

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Al di là dei muri e oltre

CdGYLo5WAAAhOOl.jpg(migranti a Idomeni -Macedonia confine – 9 marzo 2016)

c/o Convento dei domenicani – ingresso via delle Logge 6

12 Marzo – 11 Giugno 2016

Pochi mesi e il paesaggio dell’Europa è profondamente, drammaticamente, cambiato. Ovunque – dopo decenni nei quali, anche se con fatica, si sono gradualmente abbattuti muri e barriere – si torna oggi a costruire argini, divisioni, difese di armi e di filo spinato. Il nostro Continente, le democrazie occidentali in genere, si trovano confrontate con una diversità che sembra aver rotto improvvisamente gli argini e che, spinta dalla povertà e dalle guerre che affliggono le sue “terre remote”, si accalca ora ai nostri confini, in cerca di un futuro e di un’esistenza dignitosa da vivere.

È un’alterità che ha tante facce: quella di uomini, donne, bambini in fuga dalla distruzione in Medioriente e dal Nord Africa, quella di giovani silenti che seminano inaspettatamente il terrore nelle nostre città o che combattono con furore distruttivo alle porte del nostro mondo, ma anche quella altrettanto misteriosa – e tutta interna alle nostre esperienze, collettive, private e personali – rappresentata, al di sotto della crosta razionale del nostro agire e del nostro relazionarsi – dalla forze profonde della nostra corporeità, del nostro substrato emotivo, del nostro spessore di sensazioni, sentimenti ed immaginazioni.

Di fronte a questo sommovimento epocale, le risposte paiono in prima battuta di paura, di ripiegamento, di diffidenza e di chiusura. Dai confini dell’Ungheria a quelli serbi sino, oltreoceano, a quelli statunitensi, dalle coste britanniche a quelle dei pur aperti e accoglienti Paesi del Nord Europa, si levano grida, minacce, ostacoli, respingimenti. Si edificano divisori che non di meno sono destinati ad essere sopraffatti, come sacchi di sabbia fortuiti di fronte a fiumi in piena che hanno rotto irrimediabilmente gli argini. E si scavano vuoti di incomunicabilità fra identità individuali e di gruppo che tornano a percepirsi distanti ed ideologicamente incompatibili (si pensi ad esempio all’attuale dibattito sul riconoscimento di diritti e doveri alle coppie di fatto, omossessuali e non).

Quest’anno – continuando il loro tradizionale lavoro su queste tematiche – PoieinLab e il Centro Studi Espaces “Giorgio La Pira” propongono alla cittadinanza un percorso di riflessione articolato, da Marzo a Giugno prossimi, in una serie di giornate seminariali, che vedranno il coinvolgimento di accademici, ricercatori, esperti, operatori, responsabili di organizzazioni e di associazioni della società civile impegnati su tali questioni.

Il primo, che si svolgerà Sabato 12 Marzo 2016, a partire dalle ore 9.30, sarà dedicato – secondo un’impostazione che tenterà come sempre di coniugare analisi sociale e espressività artistica – alle grandi sfide che i recenti enormi flussi migratori pongono alla democrazia ed alle politiche di accoglienza e di integrazione europee ed italiane.    

Sabato 12 marzo 2016

Il mondo in cammino: speranze, paure, nuove regole di accoglienza

9.30     Alessandro Cortesi: Saluti di benvenuto e presentazione del Ciclo di seminari

10.00   Giovanni Capecchi (Università di Perugia): Pagine di viaggio: brecce di pace nel filo spinato

11.00   Cosa sta accadendo? Migrazioni, mutamenti sociali, paure e identità

Dimitri D’Andrea (Università di Firenze)

La grammatica dell’incontro: diritti, doveri, politiche di inclusione

Filippo Buccarelli (Università di Firenze)

Tra investimento e solidarietà: migrazioni, territori, metamorfosi sociali

12.00    Discussione

16.00   Tavola rotondaFra vincoli e opportunità: migranti, rifugiati, reti di accoglienza in Toscana

Coordina Giovanni Paci (Vicepresidente PoieinLab)

Federico Silvestri (Responsabile progetti di accoglienza)

Kaaj Tshikalandand (Studentessa Università di Firenze)

Hamdan Al-Zeqri (Rappresentante Comunità Islamica di Firenze e mediatore culturale)

 

A questo link un articolo di Franceso Lauria pubblicato su Reportpistoia 11 marzo 2016.

 

 

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