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XVII domenica tempo ordinario – anno B – 2018

IMG_0382.JPG2Re 4,42-44; Ef 4,1-6; Gv 6,1-15

Il segno del pane è al centro della prima lettura: è narrata una distribuzione dei pani, per opera del profeta: Eliseo invita un uomo che si è recato a lui riconoscendolo profeta con primizie a distribuire i pani alla gente. “Dallo da mangiare alla gente. Poiché così dice il Signore. Ne mangeranno e ne avanzerà anche.’ Lo pose davanti a quelli, che mangiarono, e ne avanzò, secondo la parola del Signore”.

I venti pani d’orzo e farro, cibo dei poveri, sono distribuiti ad un gran numero di persone e per tutti ce n’è abbastanza: non solo tutti ne mangiarono ma anche ne avanzarono. E questo compie la parola del Signore. Con pochi pani il profeta sfama tanta gente.

Gesù ebbe compassione delle folle ‘perché erano come pecore senza pastore’, Marco testimonia lo sguardo di Gesù e subito dopo racconta l’episodio della moltiplicazione dei pani. Il segno del pane sta al centro della sezione che da qui ha inizio (Mc 6,6-8,26). E’ la memoria di un pasto che Gesù visse con i suoi, aperto ad altri, che diviene racconto di miracolo: si rievoca così il gesto dell’ultima cena e il miracolo del pane di Elia.

La liturgia per cinque domeniche fa sostare sul segno dei pani e sospende la lettura di Marco per seguire il capitolo 6 del IV vangelo che riprende il segno del pane fa seguire il lungo discorso di Gesù sul ‘pane di vita’.

Davanti a tante persone che attendono di mangiare Filippo osserva che il denaro non può bastare, nemmeno per procurare solamente un pezzetto di pane a testa. Anche Andrea l’altro discepolo nota quanto pochi siano i pani e i pesci a fronte di tante persone. I cinque pani d’orzo e due pesci sono presi e distribuiti da Gesù e ce n’è per tutti.

Il IV vangelo conduce così a ricordare il gesto di Eliseo e fa riferimento anche alla manna e alle quaglie nel deserto (Es 16; Num 11). L’attesa giudaica guardava a Mosè che venendo avrebbe rinnovato il miracolo della manna. L’episodio dei pani avviene nel vangelo di Giovanni in un luogo distante deserto e in riferimento alla Pasqua vicina. Le persone sfamate sono moltissime: cinquemila. Gesù stesso distribuisce il pane e alla fine chiese di raccogliere gli avanzi perché nulla vada perduto.

La manna deperiva se era raccolta in quantità superiore al bisogno. I pani invece sono abbondanti e ne avanzano. I dodici canestri in cui i pani sono raccolti diventano simbolo del popolo d’Israele che si allarga a comprendere l’intera umanità. Il IV vangelo accentua inoltre alcuni riferimenti all’eucaristia: Giovanni non riporta infatti le parole di Gesù nell’ultima cena, ma qui al capitolo 6 offre una catechesi sull’Eucaristia. In particolare con la sottolineatura del verbo ‘rendere grazie’ che esprime il gesto di Gesù “Allora Gesù prese i pani e dopo aver reso grazie (eucharistesas), li distribuì a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, finché ne vollero”.

Giovanni vede in questo uno dei ‘segni’, che determinano la prima parte del suo vangelo: tuttavia le folle non comprendono. Ne sorge un equivoco. Riconoscono in Gesù un profeta e vogliono prenderlo per farlo re ma Gesù prende le distanze da tale ricerca: “Ma Gesù, sapendo che stavano per venire a prenderlo per farlo re, si ritirò sulla montagna tutto solo”.

Gesù fugge coloro che lo seguono solo per essere saziati: non corrisponde alla ricerca di un messia che asseconda i bisogni ed offre soluzioni ai problemi immediati. Il segno dei pani per Gesù invece è indicazione di un modo diverso di intendere il rapporto con Dio e chiede un coinvolgimento della vita: Gesù stesso distribuisce i pani.

Si sta così attuando una rivelazione della sua persona e della sua identità, espressa nei termini del pane della vita (Gv 6,35): “Io sono il pane della vita: chi viene a me non avrà più fame e chi crede in me non avrà più sete”. E’ lui colui che invita al convivio annunciato dai gesti di Elia e di Eliseo, banchetto della fine dei tempi aperto a tutti, e sollecita tutti ad aprirsi ad un nuovo modo di intendere l’esistenza. C’è un riferimento nel racconto alla vicinanza della Pasqua: un rapido accenno ma significativo. Esso indica che l’intera vita di Gesù sta nel segno della Pasqua.

Il segno del pane raccoglie in sé tutta la vita di Gesù, e spinge ad intendere la nostra vita come pane da spezzare. Condividere il pane, distribuire il pane riceviamo come dono della presenza di Gesù. La sua vita pane spezzato è riferimento per porre i passi della nostra vita sul suo cammino. Nella condivisione si può vivere l’esperienza dell’incontro con Gesù vivente.

Alessandro Cortesi op

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Condividere il canto

Questa storia è riportata sulla pagina facebook dell’Alto Commissariato ONU per i rifugiati UNHCR ed è intitolata ‘viaggio di un quaderno’.

“L’ho pagato 5 dinari libici, me lo hanno dato assieme ad una biro. Avevo con me una memory card, comprata in un negozio di musica in Etiopia: l’idea era trasferire i salmi sul quaderno. Ma non avevo il cellulare e quindi ne ho trascritti pochi alla volta, quando incontravo qualcuno con il cellulare, a cui chiedevo di inserire la card per copiare un salmo, o alcune frasi. Sono stata nove mesi nelle prigioni dei trafficanti in Libia. Mi spostavano di continuo. In alcuni posti ci facevano cantare anche se piano, in altri invece ogni cosa era proibita. Le melodie le ho imparate dagli altri, le cantavamo insieme nei momenti in cui volevamo farci forza a vicenda. Alcuni mi chiedevano il libro dei canti per pregare da soli, poi me lo restituivano. Prima di imbarcarci, l’ho coperto con della plastica e me lo sono nascosto dietro la schiena, per non farmelo sequestrare. Ma in mare non ho cantato fino a quando non ho visto la nave dei soccorsi avvicinarsi: prima di allora ero impietrita dalla paura e non solo non cantavo, ma non riuscivo neanche a guardare l’acqua del mare”.

E’ la testimonianza di una ragazza di 16 anni, fuggita dall’Eritrea da sola, quando ne aveva 13. Il suo viaggio è stato segnato dal canto di salmi ricopiati in un canzoniere per trattenere quelle parole che sono risuonate e condivise negli spostamenti e nel buio dei luoghi di detenzione in Libia. La storia dell’esodo, cammino di liberazione, è vicina.

E’ storia che continua e come il canto di Maria dopo l’attraversamento del mare (Es 15) anche il canto di I. sulla riva di Pozzallo con lo sguardo rivolto finalmente alle acque del Mediterraneo è ancora memoria di attese di liberazione, di un doloroso passaggio, di lode nonostante tutto. Ed è anche denuncia di ogni ingiustizia, delle chiusure egoistiche e della disumanità di chi non sa ascoltare il canto di melodie lontane e la parola di Dio che si rende vicina nella diversità di armonie di lingue altre.

Condividere il libro che raccoglieva i salmi trattenuti come teosro prezioso, appiglio prezioso per continuare a resistere, è stato motivo di vita per continuare il cammino, anche nel buio della disperazione. Segno di condivisione di quel poco che nutre e fa andare avanti, e fa respirare la vita di un cibo che non perisce. Condividere quel poco (cinque pani due pesci… un canzoniere per cantare i salmi) che appare inutile e insufficiente per sfamare è gesto possibile nelle mani aperte dei poveri.

Alessandro Cortesi op

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