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Epifania del Signore – anno C – 2019

IMG_2475Is 60,1-6; Ef 3,2-6; Mt 2,1-12

“alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo»”

La grande pagina di Matteo propone all’inizio i profili di uomini in ricerca. Vengono da lontano e si interrogano. Sono uomini che si lasciano smuovere dalle loro domande e dalle loro ricerche e si mettono in cammino. Seguono le stelle e inseguono una stella che fa riferimento ad un volto. E’ un incontro il segreto nascosto al cuore della loro ricerca di segni.

“All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme”. Alla ricerca e al cammino dei magi fa riscontro e contrasto il turbamento e la paura del re Erode e di una città che attorno a lui si chiude. Erode che teme per il suo potere rimane bloccato e a differenza dei magi il suo rimanere fermo è indicazione della sua durezza e indisponibilità a cambiare.

“Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta”. Il racconto nel suo dipanarsi svela un’altra contraddizione: da un lato i magi, soggetti di ricerca e di domanda. Dall’altro gli scribi che avevano le chiavi della Scrittura ed hanno elementi per partire verso gli orizzonti che la Scrittura indica. Ma la loro è una lettura di padroni, di immobili funzionari. Il loro rimane un sapere che coinvolge solo la testa e non il cuore, non si fa cammino né scelta che cambia la vita.

Dietro alla richiesta di Erode ai magi di informarlo sul bambino non sta la sincera apertura ma l’ipocrisia di chi trama per non perdere i suoi privilegi.

“Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima” Matteo dipinge il viaggio dei magi con i termini del sentimento di gioia. Hanno inseguito un segno sin dal suo sorgere e sono stati capaci di rimanere in cammino nonostante la fatica e il venir meno di luce. E la stella si ferma sopra il luogo del bambino, indica una presenza.

“Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra”.

Nella casa si situa il punto di arrivo del cammino dei magi, inseguitori di stelle e capaci di ricerca. Il segno ha guidato il loro sogno. La casa è luogo dell’ordinario e delle vicende umane. Nella casa il bambino e sua madre: una scena di quotidianità. I magi portano i loro doni. Manifestano in quei segni – che riflettono dal basso il dono della stellaaccolto e inseguito – il profilo di quel bambino. Gesù, volto del Dio umanissimo, porta la vicinanza di Dio stesso in quel volto piccolo, di bambino. E’ lui stella dono di luce: il suo cammino sino al dono di sè come uomo-per-gli-altri è risposta alla ricerca di senso che ha guidato il cammino dei saggi dal’oriente.

Questo racconto di Matteo apre lo sguardo alla vita di Gesù come riferimento di ogni cammino che cerca il volto di Dio, la luce della vita, a partire da lui. Nella casa, nel volto umano di un bambino. Non si potrà giungere a Dio se non per la via dell’incontro con l’umano. Prostrandosi e adorando.

I magi recano i doni, e ricevono il dono di una presenza, per fare ritorno per un’altra strada, lontano dagli intrighi e dalle chiusure della città di Erode.

… per un’altra strada fecero ritorno al loro paese. E’ un’altra strada quella da intraprendere, una volta vissuta la gioia di un incontro che illumina la vita in modo nuovo e ne svela il senso: piegarsi di fronte a chi è piccolo per riconoscervi una presenza che apre l’esistenza ed è risposta alle attese più profonde.

Alessandro Cortesi op

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Cammini e porti chiusi  

Da 13 giorni nel Mediterraneo stanno navigando due navi la Sea-watch3 e la Sea-eye. Sono navi di Organizzazioni Non Governative che nonostante la criminalizzazione attuata contro di loro, operano ancora tra mille difficoltà per offrire aiuto ai naufraghi nel mare. Queste navi hanno offerto il loro aiuto a persone che sarebbero certamente affogate nel mare di questo inverno. A bordo hanno accolto 49 persone, tra cui donne e bambini piccoli. 32 persone sono state salvate dalla Seawatch3 il 22 dicembre, altre 17 sono state salvate dalla Sea-Eye il 29 dicembre. Sono persone provate, non solo per le sofferenze nel tragitto che li ha visti ad un certo punto in balia delle onde a chiedere aiuto, ma anche dalle precedenti esperienze in Libia, dove una recente missione condotta da UNHCR ha descritto la situazione come luogo di ‘orrori indescrivibili’. Queste due navi da giorni vagano nel mare senza avere ottenuto il permesso di poter attraccare in un porto sicuro. Malta, Italia, Francia, Spagna, Germania hanno negato loro approdo. Trenta comuni tedeschi si sono offerti per accogliere i migranti, ma prima essi devono poter sbarcare, così pur l’Olanda si è dichiarata disponibile ad accogliere una parte di essi. L’Agenzia Dell’ONU per i rifugiati ha reiterato richiesta agli Stati europei di offrire un porto sicuro di sbarco escludendo la possibilità di chiedere collaborazione alla Libia che con fondati motivi è ritenuta un luogo non sicuro. Al momento la Commissione europea sta faticosamente cercando di condurre negoziati.

E’ scandaloso che sulla pelle di questi poveri si stia giocando un rimpallo di responsabilità e un braccio di ferro tra i Paesi europei. Questo rifiuto di accoglienza e chiusura costituisce un fallimento dell’umanità, un segno del degrado a cui si è giunti nel non tener fede a principi e diritti riconosciuti in trattati e costituzioni. L’affermazione dei sovranismi e delle chiusure autarchiche è un processo che la storia ha già presentato proprio in Europa nei tempi bui delle leggi razziali e delle discriminazioni e oggi si sta rinnovando. In Italia la disumanità di scelte e dichiarazioni del ministro dell’interno e il seguito vociante di tanti è specchio di un degrado che contagia le coscienze nel disprezzo dei diritti umani. E’ riproposizione del turbamento di Erode e di una città impaurita, incapace di scorgere nei volti fragili di un bambino con sua madre una promessa di vita e non una minaccia, incapace di anteporre altro alla brama di una mal compresa sicurezza e di un successo vacuo e che presto rivelerà la sua vanità.

Oggi il cammino dei magi è vissuto da tutti coloro che nei loro viaggi alla ricerca di luce per l’esistenza, luce che è pane, dignità, pace, vita buona, denunciano la disumanità di Erode, l’arroganza vuota del potere, l’ipocrisia di chi calpesta i piccoli. La stella indica che solo percorrendo cammini capace di andare incontro all’altro e nutriti di ricerca si potrà giungere a riconoscere la presenza di Dio nel volto dei piccoli, e a vivere quella gioia che è anticipo di salvezza donata e accolta.

Alessandro Cortesi op

 

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