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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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IV domenica di Pasqua anno A – 2020

IMG_8125At 2,14.36-41; 1Pt 2,20-25; Gv 10,1-10

L’immagine del pastore è una figura di relazione: la sua esistenza è legata al gregge in una condivisione di destino. Nella memoria di Israele la stessa origine del popolo affondava le sue radici nell’esperienza di tribù nomadi di pastori: nella sua più antica tradizione la pasqua stessa, centro della spiritualità di Israele, era festa che inaugurava lo spostamento di pastori e greggi all’inizio della primavera nella ricerca di nuovi pascoli. Così nei Salmi Dio stesso è invocato come pastore: ‘Il Signore è il mio pastore… mi rinfranca mi guida per il giusto cammino’ (Sal 23,1.3). Ed anche i profeti parlano dello sguardo di Dio come quello di un pastore che si prende cura, e nel contempo rivolgono una critica radicale ai capi religiosi del popolo che si approfittano del gregge e cercano solo il proprio potere. “Ecco io stesso cercherò le mie pecore e ne avrò cura. Come un pastore passa in rassegna il suo gregge quando si trova in mezzo alle sue pecore che erano state disperse, così io passerò in rassegna le mie pecore e le radunerò da tutti i luoghi dove erano disperse nei giorni nuvolosi e di caligine.” (Ez 34,11-13) L’autentico pastore di Israele è Dio stesso: va alla ricerca della pecora perduta e riconduce all’ovile quella smarrita, fascia quella ferita e cura quella malata (cfr. Ez 34,16).

Gesù nel IV vangelo presenta se stesso come pastore e richiama la contrapposizione tra chi ha cura del gregge e i pastori mercenari che sfruttano il gregge come ladri e briganti. Il vero pastore è riconosciuto nella sua voce dalle pecore. La grande immagine del pastore e delle pecore rinvia così al rapporto personale di ognuno nel popolo di Dio con Gesù stesso che conosce per nome tutte e tutti coloro che il Padre gli ha dato. L’immagine richiama così alla profondità unica di questa relazione. Gesù chiama i suoi ‘piccolo gregge’ (Mt 25,31-32) e tuttavia la sua missione sta nell’aprire percorsi nuovi per far uscire da chiusure e orizzonti limitati, per scorgere accoglienza e apertura ad altri, fuori e oltre confini e ovili, secondo l’orizzonte di una comunione che si allarga: un solo gregge e un solo pastore.

Gesù presenta se stesso anche come porta delle pecore. La porta è il luogo di passaggio, di attraversamento per entrare e uscire. Sottostà forse un riferimento alla ‘porta delle pecore’ nel tempio di Gerusalemme, un passaggio per entrare nel tempio. Gesù testimonia di essere lui stesso luogo di passaggio, per un incontro con Dio che si attua nel suo corpo: “Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere… egli parlava del tempio del suo corpo” (Gv 2,19-22). E’ Gesù il nuovo tempio non fatto da mani d’uomo (cfr. Mc 14,58). Dà la vita per le sue pecore, ha cura per ognuna, soprattutto per le più deboli e stanche e guarda anche quelle che non sono di quest’ovile: “E ho altre pecore che non sono di quest’ovile…” (Gv 10,16).

Alessandro Cortesi op

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Le attese dell’umanità, gregge abbandonato…

Vorrei riprendere e porre all’attenzione oggi l’appello lanciato il 30 aprile dalla Commissione Giustizia e Pace dei Missionari Comboniani in questo momento.

“In questo tempo dolorosissimo per l’umanità intera afflitta dalla pandemia, come missionari, portiamo nel cuore il grido dei tantissimi impoveriti che sale a Dio da ogni angolo del mondo. Dall’Amazzonia alle baraccopoli africane, dai fratelli e sorelle migranti nei lager libici e nei campi profughi delle isole greche che cercano di scappare in mare rifiutati dall’Italia e dall’Europa, a quelli che tentano la rotta balcanica.

In questi giorni sono in corso vere e proprie lotte per il cibo a Nairobi, Ougadougou, Johannesburg. Ma anche qui in Italia, molte più persone sentono i crampi della fame e bussano alle nostre Caritas. Come non riconoscere in questi crocifissi il volto di Gesù di Nazaret? (Mt 25,31-46)

Abbiamo notato la tempestività del comunicato con cui avete rivendicato la libertà di culto nei confronti del governo e vi chiediamo la stessa determinazione e prontezza di intervento laddove la carne di Cristo è trafitta nei più poveri e abbandonati.

Ribadiamo convintamente che l’Eucarestia rappresenta la fonte e il culmine della vita cristiana e sentiamo l’urgenza di ritrovarci insieme come comunità attorno all’altare della parola e del pane spezzato. Proprio per questo siamo convinti che la celebrazione eucaristica continua nell’accoglienza dei migranti, nella pratica della giustizia sociale, nella promozione della pace e dei diritti umani, nell’impegno con gli ultimi.

Ci uniamo alle parole profetiche di Papa Francesco il quale ci ricorda che il virus peggiore da combattere è quello dell’indifferenza e durante l’omelia della seconda domenica di Pasqua afferma: «Mentre pensiamo a una lenta e faticosa ripresa dalla pandemia, si insinua il vero pericolo: dimenticare chi è rimasto indietro. Il rischio è che ci colpisca un virus ancora peggiore, quello dell’egoismo indifferente… quel che sta accadendo ci scuota dentro: è tempo di rimuovere le disuguaglianze, di risanare l’ingiustizia che mina alla radice la salute dell’intera umanità!».

Questa pandemia ci insegna che è tempo propizio per iniziare una nuova storia e avere lo stesso coraggio e la stessa parresia degli apostoli che hanno abbandonato il cenacolo, dove erano rinchiusi per paura, per uscire ad annunciare il Vangelo della vita.

Cari Vescovi, non rimanete in silenzio e gridate insieme a tanti uomini e donne:

– lo scandalo della strage di Pasquetta quando morivano nel Mediterraneo 12 migranti dimenticati dall’Italia e dall’Europa;

– lo scandalo dell’aumento della produzione di armi nel mondo (i dati di questa settimana del SIPRI, l’Istituto Internazionale di Ricerca sulla Pace di Stoccolma, parlano di spese di 1.900 miliardi di dollari, il valore assoluto più alto dalla fine della Guerra Fredda) che continuano ad alimentare guerre in Libia, Yemen, Camerun, Siria e affamano intere popolazioni togliendo risorse da investire nel settore sanitario per lottare contro il coronavirus;

– lo scandalo della crisi alimentare mondiale (gli ultimi dati del rapporto FAO della scorsa settimana parlano di 135 milioni di persone nel mondo alla fine del 2019 in situazione di insicurezza alimentare acuta) che si aggrava oggi a causa del Covid-19 ma che non sente salire con determinazione l’appello alle autorità politiche ed economiche per un intervento eccezionale in soccorso agli ultimi”. (…)

Riguardo alla strage di Pasquetta rinvio alle coraggiose inchieste di Nello Scavo, giornalista di “Avvenire”, negli articoli di mercoledì 22 aprile sui primi risultati dell’inchiesta sulla strage di Pasquetta nel Mediterraneo , di mercoledì 29 aprile sulla ricostruzione dei nomi e volti delle vittime della strage di Pasquetta, di giovedì 30 aprile sui respingimenti segreti di migranti verso la Libia operati da Malta in violazione di norme fondamentali del diritto internazionale.

Mentre in prima pagina su “La Repubblica” del 1 maggio si dà ampio risalto alla notizia  di un nuovo maxi-contratto per Fincantieri per realizzare le nuove fregate della Marina militare USA, indicandolo come un fattore di sviluppo dell’economia italiana, suggerisco di cogliere come tale commessa non porterà nessun posto di lavoro in Italia, ma è in continuità con accordi che dal 2009 hanno sottratto all’Italia fondi e investimenti possibili. Ma ancor più rattrista, proprio in questo momento storico, l’esaltazione dell’industria militare. Riguardo all’urgenza di riconversione a fini civili della industria militare italiana indico questa riflessione di Giorgio Beretta: G.Beretta, Difesa e sanità: due modelli da rivedere, “Il Mulino” 1/20.

Il Rapporto Globale sulle Crisi Alimentari della FAO, pubblicato il 21 aprile 2020, riporta che “alla fine del 2019, 135 milioni di persone in 55 paesi e territori sono state esposte a insicurezza alimentare acuta* (fase IPC/CH 3 o superiore). Inoltre, nei 55 paesi in crisi alimentare esaminati nel rapporto, nel 2019 75 milioni di bambini sono risultati affetti da rachitismo e 17 milioni da deperimento”.

Alessandro Cortesi op

 

Un sostare nei giorni dell’epidemia – 42

IMG_8132Cliccando sul link qui sotto si apre un file con proposta per un momento di preghiera e riflessione (ved. i post precedenti per gli altri giorni).

Giorno 42 – pianto

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