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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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XX domenica tempo ordinario – anno A – 2020

suor Elena Manganelli, monaca agostiniana guarigione della figlia della donna sirofenicia(Icona realizzata da suor Elena Manganelli, monaca agostiniana, sul brano evangelico della guarigione della figlia della donna sirofenicia)

Is 56,1.6-7; Rom 11,13-15.29-32; Mt 15,21-28

“Gli stranieri, che hanno aderito al Signore per servirlo e per amare il nome del Signore… li condurrò sul mio monte santo e li colmerò di gioia nella mia casa di preghiera …il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli”

All’incontro con il Dio dell’alleanza sono accolti gli stranieri. Questa apertura è fondamentale nel percorso della fede d’Israele: se da un lato non si deve confondere la propria fede con i culti degli stranieri venendo meno alla fedeltà al Dio dell’esodo e dell’alleanza, dall’altro la presenza dello straniero in Israele costituisce un segno importante. Il popolo d’Israele è stato straniero e schiavo in Egitto ed è chiamato a continuare il cammino, non come possessore della terra, ma nella gratitudine a Dio.

L’elezione non è privilegio da conservare, ma è invio ad essere un segno tra tutti i popoli in vista di una convocazione dei popoli nella pace che è il disegno di Dio sulla storia umana. Lo straniero ricorda anche che Dio è ‘straniero’ lui stesso. Il Dio straniero, diverso da ogni creatura, si fa incontrare in chi chiede accoglienza.

Anche nella pagina del vangelo compare una straniera: è una donna di Canaan che si avvicina mentre Gesù è nel territorio dei pagani. Gli chiede con insistenza un gesto di liberazione. Chiede la liberazione di sua figlia. Di fronte all’insistenza dei discepoli che lo invitano ad esaudirla per farla smettere di gridare, Gesù risponde: ‘non sono stato inviato che alle pecore perdute della casa di Israele’.

Il testo riflette le difficoltà presenti nella comunità di Matteo nel vivere l’apertura ad accogliere i cristiani che provenivano dal paganesimo ma fa anche riferimento alla missione di Gesù che non ha inteso fondare un’altra religione ma raccogliere i perduti della casa d’Israele (Mt 10,5) come anche tutte le pecore perdute e senza pastore (Mt 9,36). La donna osserva che anche i pagani (i cagnolini) si cibano delle briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni.Tutto si gioca sul ‘gusto delle briciole’.

Gesù legge nel cuore di questa donna una fede che la spinge a rivolgersi con coraggio, a  superare tante barriere. E lo ‘costringe’ ad oltrepassare confini ed esclusioni. La donna non pretende nulla, ma chiede ciò che non può essere negato nemmeno a chi è estraneo: non pr4tende di essere tra i figli ma si accontenta delle briciole: non chiede il pane dei figli ma si accontenta delle briciole per color che erano considerati esclusi, senza salvezza. Gesù scorge in questa donna una apertura inedita. E’ capace di oltrepassare i muri di tipo religioso e culturale.

La supplica della donna è portatrice di vita, apre strade nuove. Costringe Gesù ad un gesto che dice accoglienza dei pagani. Gesù loda la fede presente nel cuore di questa donna e legge in questa fede ‘davvero grande’ una forza che opera la salvezza. Questo brano è indizio della scelta presente nelle prime comunità di annunciare il vangelo a tutti, senza esclusione e senza restrizioni.

Queste letture sono un invito ad essere attenti alla forza nascosta della fede presente nei cuori e a vivere l’accoglienza dello straniero come esperienza della fede in Gesù Cristo.

Alessandro Cortesi op

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Lo straniero respinto e rifiutato

Scrive Filippo Miraglia, responsabile immigrazione dell’Arci ne “Il manifesto” del 9 agosto 2020: “…per rassicurare gli italiani e le italiane, in realtà alimentando l’allarme e i sentimenti anti immigrati, che tanto comodo fanno alla destra razzista, il governo ha deciso di concentrare, ricorrendo alle navi quarantena che sono il simbolo dell’isolamento di massa, della separazione forzata, della logica concentrazionaria. Richiamano vecchie ma sempre verdi soluzioni contro le minoranze, in questo modo moltiplicando, nel dibattito pubblico, i numeri reali e quindi anche la percezione di essere di fronte ad una emergenza. In realtà non sta accadendo nulla di straordinario o imprevedibile. I governi sanno cosa succede in Libia e quante sono le persone in mano alle milizie, da noi finanziate e sostenute. Poche migliaia, rinchiuse nei centri di detenzione governativi o “privati” che basterebbe evacuare, come ha chiesto l’Unhcr. Ma si preferisce puntare su respingimenti delegati alla cosiddetta guardia costiera e alla retorica vittimistica dell’Italia lasciata sola dall’Europa. D’altra parte sulla Tunisia grava una crisi economica pesantissima e i giovani, come nel 2011, vogliono sottrarsi ad un destino senza prospettive. Si tratta di poche migliaia di ragazzi che, se potessero partire per l’ Europa legalmente e in sicurezza, non rischierebbero la loro vita pagando per una soluzione incerta e pericolosa, come quella via mare. Se il governo, rompendo con l’ideologia proibizionista che impedisce agli stranieri di rivolgersi agli Stati per emigrare, emanasse un decreto flussi con una quota d’ingressi dalla Tunisia, si ridurrebbe al minimo il flusso irregolare, dando ai trafficanti un colpo mortale. Si tenta invece di replicare il modello libico, investendo sulla guardia costiera tunisina, alla quale delegare i respingimenti di massa, proibiti dalle norme nazionali e internazionali. (…) Il governo è di fronte ad una scelta tutta politica: continuare a sostenere che deve fronteggiare un’emergenza, alimentando le paure e favorendo la campagna razzista delle destre, o scegliere la strada dell’accoglienza diffusa e integrata sul territorio, intervenendo con le procedure sanitarie usate per tutti i cittadini. Temiamo però che si sceglierà la strada di alimentare la paura, come sta già avvenendo, amplificando con essa anche i problemi”.

La questione stranieri è divenuta ormai motivo principe da sfruttare nelle campagne elettorali. Anche quando non vi è emergenza, anche quando è ormai chiaro che politiche appiattite sulla dimensione della sicurezza e della discriminazione non producono nemmeno i risultati attesi da chi le propone ma coltivano degenerazioni e fenomeni criminali.

Nel frattempo il rapporto con gli stranieri, con coloro che hanno diverso colore della pelle anche se stranieri non sono, con tutti coloro che costituiscono minoranze e diversità, con gli stranieri poveri in particolare, cioè i migranti, si sta approfondendo una attitudine diffusa di sospetto, esclusione, razzismo.

Sinora un argine a tale barbarie sono state le determinazioni del diritto internazionale. Ma la situazione si sta deteriorando in modo preoccupante. L’Italia è triste esempio della delega ad altri nell’attuare pratiche che vanno contro i trattati internazionali, atti di discriminazione e disumanità. E’ ben nota la politica perseguita dall’Italia in Libia dove si mantengono carceri in cui si praticano orrori indicibili su uomini donne e bambini e dove le milizie che hanno il controllo della guardia costiera possono usufruire di soldi e attrezzature procurate dall’Italia per attuare respingimenti e deportazioni.

Meno conosciuta è la situazione sulla frontiera est dell’Italia da cui provengono un numero maggiore di migranti per la rotta che attraversa via terra i Balcani, anch’essi tra enormi difficoltà e sofferenze. Nell’ultimo periodo alcune inchieste giornalistiche ed alcune prese di posizione dell’ASGI hanno denunciato una situazione di respingimenti e deportazioni attuate in modo sistematico violando il diritto fondamentale dei migranti a richiedere asilo.

Migranti fermati alla stazione di Trieste o vicino al confine vengono riportati oltre il confine senza permettere loro di chiedere protezione internazionale. Numerose testimonianze raccolte da Amnesty International attestano maltrattamenti e torture perché il viaggio non termina nemmeno in Slovenia ma al di là dei confini europei in Bosnia, con interventi violenti della polizia croata e senza che sia consegnato a queste persone alcuna documentazione in modo tale che non rimanga alcuna traccia del respngimento. “Un accordo di “riammissione informale” viene abusato dall’Italia per respingere i migranti in Slovenia, da dove vengono poi rimandati con respingimenti a catena in Bosnia-Erzegovina o in Serbia” (Respingimenti illegali e violenze ai confini: un rapporto di Border Violence Monitoring Network Balcani, giugno 2020).

Su “L’Espresso” di domenica 2 agosto è stato pubblicato un dossier su questa vicenda di violenza ed illegalità che sorprende e indigna. Si tratta di autentiche deportazioni attuate su base di accordi tra Italia Slovenia e Croazia nei confronti di migranti che vengono espulsi fuori dai confini dell’unione, in Bosnia senza alcuna notifica.

L’Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione (Asgi) ha denunciato tali operazioni come riammissioni con carattere illegali ed ha inviato una lettera al Ministero dell’Interno, con la richiesta di “non eseguire le riammissioni senza un previo esame delle situazioni individuali ed un effettivo coinvolgimento delle persone interessate, tenuto conto, comunque, dei trattamenti inumani e degradanti ai quali, in violazione del divieto inderogabile previsto dall’art. 3 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo, le persone respinte vanno incontro lunga la rotta balcanica”.

Ad una precisa interrogazione su tale drammatica situazione il ministero dell’interno ha dichiarato ufficialmente che si possono respingere i richiedenti asilo. Un preoccupante segnale del venir meno di riconoscimento di diritti fondamentali.

Sono questi segni preoccupanti e drammatici della deriva culturale ed etica in cui stiamo vivendo ma anche dell’incapacità e della non volontà politica ad affrontare la questione epocale delle migrazioni e del rapporto con lo straniero. L’accoglienza dei migranti che fuggono da guerre, miseria e disastri ambientali – conseguenze di scelte politiche ed economiche globali – costituisce una delle linee di faglia del nostro tempo in cui si potrebbe impostare un nuovo modo di intendere i rapporti tra i popoli e individuare l’orientamento per la formazione di un nuovo mondo plurale, aperto, solidale.

Proprio per questo sono da ammirare e sostenere tutti coloro che si impegnano per difendere i diritti dei migranti, per aprire strade nuove e diverse. All’ultima udienza generale papa Francesco ha detto: “Mentre lavoriamo per la cura da un virus che colpisce tutti in maniera indistinta, la fede ci esorta a impegnarci seriamente e attivamente per contrastare l’indifferenza davanti alle violazioni della dignità umana” (udienza 12.08.20). Nel buio del presente va alimentata la speranza: ‘il mio tempio si chiamerà casa di preghiera per tutti i popoli’.

Alessandro Cortesi op

Letture e pensieri nella giornata del rifugiato

IMG_0129.jpg(Kamal Birmos, Omaggio alle donne – Illustrazione tratta da Il diritto d’asilo. Report 2018)

Forse in giorni come quelli che stiamo vivendo dovremmo scoprire l’urgenza di resistere, attraverso i piccoli gesti possibili e quotidiani all’ondata di disinformazione, di semplificazione volgare, di barbarie e cattiveria che sta diffondendosi nel nostro Paese e oltre: uno di questi gesti può essere la diffusione di voci che riflettono, ragionano, come quella di Annalisa Camilli, che scrive per “Internazionale” che smonta alcuni autentici miti che vengono ripetuti senza fondamento nel suo articolo Non è vero che c’è un’invasione di migranti in Italia :

“l’ostilità verso i migranti è stata alimentata da discorsi che incitano all’odio, notizie false, luoghi comuni e stereotipi che in alcuni casi si sono trasformati in veri e propri miti.(…) Nonostante la riduzione degli arrivi, in Italia si continua a parlare di un’invasione. Ma in termini assoluti non è l’Italia il paese che ospita più rifugiati e richiedenti asilo: è la Germania, che nel 2017 ha concesso lo status di rifugiato a 325.370 persone, dieci volte di più delle 35.130 dell’Italia (che pure è il terzo paese per numero di rifugiati accolti, dopo la Francia). (…) Non sappiamo esattamente quanti migranti irregolari risiedono al momento sul territorio italiano, ma se si sommano le richieste d’asilo respinte dalle commissioni territoriali dal 2014 a oggi si arriva a una cifra di poco superiore alle centomila persone (…) I dati mostrano che tra il 2015 e oggi le attività delle ong non hanno fatto da pull factor (cioè non sono un fattore di attrazione) e non sono correlate con l’aumento dei flussi. Che le ong operassero in mare o meno i flussi non ne erano influenzati (…) Gli stranieri non riducono l’occupazione degli italiani, ma assumono progressivamente le posizioni meno qualificate abbandonate dagli italiani, soprattutto nei servizi alla persona, nell’edilizia e in agricoltura: settori in cui il lavoro è prevalentemente manuale, più pesante, con paghe basse e contratti che non offrono nessuna stabilità”.

O come la voce di chi di richiama a riconoscere diritti senza pensare ad essere ‘buoni’ ma rimanendo capaci di osservare i diritti del’altro come questa intervista a Domenico Quirico.

O come le espressioni che sgorgano da testimoninze da una vita trascorsa nell’incontro concreto con volti, nomi, storie come nell’intervista al medico di Lampedusa, Pietro Bartolo il cui impegno è stato narrato nel film Fuocammare e che ripensa al passato provando vergogna di quanto sta accadendo in Italia nel presente (“Oggi mi vergogno di essere italiano”):

“Vedo mari differenti, come ci sono in Europa, e purtroppo anche in Italia adesso. Mari accoglienti e non. La stessa Italia che nel passato ha fatto tanto, fino al 2011, (dal 1991 con l’operazione Mare Nostrum da Lampedusa) non ha mai creato un muro o un filo spinato. Ha fatto onore all’umanità intera. Ma oggi è diverso.

Gli italiani si sono incattiviti? No, è un popolo di brava gente ma che è stato cattivamente informato, gli hanno detto un sacco di bugie: che i migranti portano le malattie, che rubano il lavoro, che prendo 35 euro al giorno; tutte queste maldicenze creano paure. È diventata una guerra tra i poveri.

Cosa pensa della gestione dei migranti in Italia?  Io dico sempre che siamo campioni del mondo in accoglienza, ma per quanto riguarda la gestione facciamo pena. E quando il ministro Salvini dice “adesso è finita la pacchia”, ma quale pacchia è? Quella di andare a lavorare nei campi come schiavi a 2 euro l’ora? Quella di andare a vivere sotto i ponti? La pacchia deve finire per chi si è arricchito sulla pelle di questa povera gente. Salvini quelli deve andare a scovare, quelli che si prendono i soldi sulla pelle di queste persone. Hanno fatto capire che c’è l’invasione, che dobbiamo avere paura. Ma chi ci va a raccogliere le patate? Chi va nelle serre? Perché non provano a conoscerli? Sono persone dolcissime, straordinarie. Qualche giorno fa ho medicato 4 donne incinte trasportate da una nave militare che ha soccorso Aquarius. Erano povere donne distrutte dopo quello che hanno passato, ma erano sorridenti. Sono persone migliori di noi perché non si lamentano mai e ringraziano sempre.

(…)  Certo, siamo stati bravi a ridurre gli sbarchi del 70 per cento, come siamo stati bravi a far morire la gente in Libia andando a fare accordi con i delinquenti, siamo pure molto orgogliosi. È veramente vergognoso. Hanno fatto una campagna elettorale basata sull’odio, ci hanno vinto le elezioni. Per tutti è stato un cavallo di battaglia. Come se tutti i problemi dell’Italia fossero gli immigrati”.

O ancora come le voci e singhiozzi di persone che avvertono ancora sussulti di umanità, come la giornalista della MSNBC che si lascia prendere dal pianto mentre legge le determinazioni di Trump sui bambini migranti.

O come infine le parole e i dati che provengono da strumenti di informazione e aggiornamento elaborati da chi ha uno sguardo nutrito di competenza ed insieme di esprienza diretta nell’incontro e nel servizio accanto a persone vulnerabili e segnate dalla violenza e dalla miseria. Tra queste il Report 2018 dal titolo Il diritto d’asilo report 2018. Accogliere proteggere promuovere integrare (ed. Tau 2018), curato dalla Fondazione Migrantes  con contributi di Mariacrisina Molfetta, Ulrich Stege, Elena Rozzi, Maurizio Veglio, Chiara Marchetti, Gianfranco Schiavone e Giovanni De Robertis.

Il testo richiama i quattro verbi suggeriti da papa Francesco nel Messaggio per la 104 Giornata Mondiale del Migrante rifugiato 2018 (14 gennaio 2018). Così si legge nell’introduzione: “L’augurio è che questo testo possa contribuire a costruire un sapere fondato rispetto a chi è in fuga, a chi arriva nel nostro continente e nel nostro Paese, e che possa esserci d’aiuto a “restare umani”, ad aprire la mente e il cuore allontanando diffidenza e paura”.

Mariacristina Molfetta, antropologa culturale impegnata nel mondo della cooperazione internazionale ed ha vissuto nei campi profughi in Pakistan, Darfur e Kurdistan conclude così il suo studio su La protezione internazionale in Europa nel 2016-2017 con queste parole che fanno pensare: “Capiamo infatti che al momento né l’Europa né l’Italia stanno andando speditamente nella direzione di proteggere le persone in fuga nel mondo da situazioni di guerra, crisi, violazione dei diritti o attentati terroristici, mentre diventa urgente e imperativo cominciare a farlo. Sappiamo però che nell’incontro e nelle risposte che sapremo dare loro, anche in termini di azioni concrete e di riconoscimento di diritti, non si gioca soltanto quello che possiamo fare per chi è in difficoltà ma anche che tipo di persone siamo noi, in che cosa crediamo e quali sono i nostri valori” (p.37).

Alessandro Cortesi op

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