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Giovedì santo – Cena del Signore – 2018

IMG_2704.JPGEs 12,1-14; 1Cor 11,23-26; Gv 13,1-15

Segni, parole, silenzi, musica in questo ritrovarsi del giovedì santo accompagnano e introducono nel mistero della pasqua.

E’ il centro da cui trae origine la vita dei credenti. Il giovedì santo ci fa rivivere il gesto della lavanda dei piedi di Gesù la sera dell’ultima cena, ma di più ci fa cogliere due lavande: nella messa crismale del mattino, la messa celebrata dal vescovo con tutta la chiesa locale nella cattedrale, al centro sta il segno dell’olio profumato: sono consacrati l’olio dei catecumeni, il crisma e l’olio degli infermi e si legge la pagina dell’unzione di Betania (Gv 12,1-11). Nella cena del Signore, la sera, riviviamo il gesto di Gesù che lava i piedi ai suoi. Al mattino il gesto dell’unzione dei piedi con olio profumato da parte di Maria a Gesù, alla sera la lavanda dei piedi da parte di Gesù ai suoi discepoli con l’acqua.

Gesù era a Betania, ad un banchetto in cui anche Lazzaro era uno dei commensali. Il IV vangelo narra che Maria prese trecento grammi di profumo assai prezioso e cosparsi i piedi di Gesù. E’ una prima lavanda dei piedi, nei confronti di Gesù. Marco nel suo vangelo – dopo aver presentato questo gesto, di una donna senza nome, che unge il capo di Gesù – vi aggiunge una parola di Gesù stesso: “In verità vi dico che dovunque, in tutto il mondo, sarà annunziato il vangelo, si racconterà pure in suo ricordo ciò che ella ha fatto” (Mc 14,9). L’annuncio del vangelo sarà per sempre connesso alla memoria di questo gesto di gratuità, di cura, di tenerezza. Un gesto di donna. E’ un gesto che rinvia alla morte di Gesù, ma anche alla speranza connessa al suo corpo che non resterà prigioniero della morte.

I gesti di Maria portano le caratteristiche di quelli dell’amata del Cantico dei cantici: “Mentre il re è sul suo divano, il mio nardo spande il suo profumo” e l’accoglienza di Gesù è presentata come la risposta dell’amore: “un re è stato preso dalle tue trecce” (Ct 7,6).

Maria conosce l’amore e ama vivendo la gratuità, la mancanza di misura propria dell’amore. Non teme di perdere, né di mettere in gioco tutta la vita nei confronti di Gesù. Offre qualcosa di bello, di prezioso. Quell’olio è indicazione di un dono, del suo amore versato, che non segue la logica del dare e dell’avere, ma si offre, spendendosi. E’ anche simbolo del rivolgersi a Cristo nell’abbandono pieno di fiducia. Ma è anche un segno profetico, che racchiude la vita stessa di Gesù, una vita donata. Proprio la delicatezza del gesto dell’unzione esprime anche l’attesa di una novità, l’evento del primo giorno dopo il sabato: Gesù, il crocifisso è rialzato da Dio. L’unzione del suo corpo è promessa e attesa che quel corpo non verrà abbandonato nel buio della morte ma sarà il corpo glorioso del Risorto.

Maria di Betania si affida oltre ogni speranza a Cristo nel suo amore. La lavanda dei piedi di quel giorno è segno della libertà nuova di poter ‘sprecare’ le cose più preziose nel rapporto con Gesù, è segno del suo saper vedere oltre, della custodia di una promessa. Maria coltiva la speranza che la vita e l’amore non possono essere sconfitti.

Questo gesto di spreco e perdita, diviene movimento che si effonde e che porta profumo a tutta la casa: ‘tutta la casa si riempì del profumo d’unguento’. E’ la comunione che nasce da un incontro di amore, di dono senza riserve, in questo clima di affetto profondo per Gesù. Ed è la bellezza di un modo nuovo di vivere insieme, per tutta la casa, un modo di vivere nella fraternità, centro del messaggio stesso di Gesù che parlava del ‘regno’.

Alla sera del giovedì il vangelo propone la lavanda dei piedi, il gesto di Gesù rivolto ai suoi, a Pietro e agli altri. E’ gesto che racchiude tutta l’esistenza di Gesù. E’ la chiave per comprendere la sua morte. Questa è conseguenza di ostilità e complotto del potere politico e religioso. Ma Gesù anche di fronte all’ingiustizia e al male non viene meno alla fedeltà nel fare della sua vita un dono, per dare liberazione e vita a tutti: una vita donata nell’amore.

“Li amò sino alla fine”: l’acqua e l’asciugatoio sono un altro genere di unzione. Ora è Gesù colui che lava i piedi ai suoi, vi versa acqua e li asciuga sollevando ogni stanchezza. E mostra la sua pazienza di fronte all’incomprensione e all’incapacità: “Quello che io faccio tu ora non lo capisci, ma lo capirai dopo… se io, il Signore e il maestro, ho lavato i vostri piedi, anche voi dovete lavarvi i piedi gli uni gli altri. Vi ho dato infatti l’esempio, perché come ho fatto io, facciate anche voi.” Il gesto di lavare i piedi è unito ad un invito alla felicità: “Sapendo queste cose, sarete beati se le metterete in pratica”. Gesù indica uno stile di vita per la sua comunità: solamente nel chinarsi si potrà ‘aver parte a Gesù’. L’incontro con lui passerà per questo incontro con l’altro.

Camminiamo così in questi giorni verso la Pasqua, respirando del profumo che si effonde per tutta la casa e lasciandoci lavare i piedi per accogliere l’invito ‘come ho fatto io fate anche voi’.

Alessandro Cortesi op

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Letture di Pasqua

Buona Pasqua!

(Pasqua 2017 – celebrazione della chiesa copta etiope – Atene)

“…. Alla spicciolata Stella, io e gli altri amici prendemmo la via del ritorno. Quando fui a casa mantenni la promessa e in quei fogli che Marco mi aveva consegnato al termine della mia visita all’eremo trovai una bellissima sorpresa. Un tentativo di riscrivere la messa, ardito e rigoroso, in un linguaggio capace, almeno a me così sembrò, di dare freschezza a messaggi spesso coperti da uno strato di polvere insopportabile.

Lessi d’un fiato il Credo:

“Credo in Dio onnipotente nell’amore, che ha dato vita all’Universo, che ci ha messo nel cuore la nostalgia delle cose invisibili.

Credo in Gesù Cristo figlio di Dio, cresciuto nella casa di Maria e di Giuseppe, per mezzo di Lui tutti gli uomini, gli animali e le cose sono redenti.

Per essere compagno nella sofferenza e nella gioia e santificare la vita ha posto la sua tenda in mezzo a noi, nascendo da Maria di Nazareth, sorella nel silenzio e nella fede. Fu appeso alla croce e divenne fratello fino alla morte, caricandosi di tutti i peccati e dell’immenso dolore del mondo.

Al tempo di Pilato e di Caifa, infatti morì e fu sepolto. Ma il terzo giorno è risuscitato: lo testimoniano Maria di Magdala, le donne che lo accompagnarono e lo amarono nella vita e poi i suoi discepoli.

E i viandanti di Emmaus lo riconobbero quando divise il pane con loro.

Oggi lo sentiamo presente nella nostra vita e condividiamo con tutti l’attesa del ritorno; quando verrà a portare la pace ai vivi e ai morti. E tergerà le lacrime dai loro occhi. Non ci sarà più la morte, né lutto, né lamento, né affanno perché le cose di prima sono passate.

Credo nello spirito creatore e creativo che ci comunica la vita del Padre e del Figlio, che apre la bocca dei Profeti, dà speranza ai poveri, coraggio ai sofferenti, lo Spirito d’amore che soffia dove vuole e chiama ad essere le cose che non sono.

Vivo nella comunità dei credenti, cattolica nella santità e nel peccato, che cammina nella storia, insieme ai messaggeri della resurrezione che in ogni angolo della terra ti raccontano con la preghiera e con la carità. Fedeli alla terra e allo stesso tempo pellegrini.

Professo il battesimo della Tua grazia e della Tua compagnia per il superamento e il perdono dei peccati. Ed attendo il ritorno del Signore, la risurrezione dei morti e la vita sel mondo che verrà. Amen”

Lo rileggo ancora, con calma, dentro il silenzio ormai pieno di questa notte in questo strano paese sospeso tra realtà e immaginazione. E’ bello, è proprio bello, caro Marco!”

(da Mariano Borgognoni, Le primavere nascono d’inverno, ed.Cittadella 2016, 52-53)

“la radice di quella passione era mia madre. Dovunque vivessimo c’erano sempre fiori, era come un segno di eleganza e dignità, nella povertà della nostra esistenza girovaga. Se c’è qualcosa di regale su questa terra è proprio la sobrietà e la misura. Almeno io la penso così. La mancanza di ricchezza non mi è mai pesata.

Caro dottore, deve sapere che l’inverno offre la possibilità di avere degli straordinari fiori profumati. Perché non mette a dimora il calicanto o qualche tipo di dafne o i viburni che le daranno dei fiori di un rosa confetto molto delicati e resistenti? O anche tutte queste specie assieme, spazio ne ha a sufficienza. E se vuole allungare la stagione mescoli dei bulbi di bucaneve con perenni dai fiori precoci come l’alliboro. Avrà una fioritura rigogliosa e profumata. Niente di meglio per iniziare bene la giornata. La cosa affascinante del giardinaggio è questa santa alleanza tra uomo e natura, bisogna saper assecondare la natura, prenderla per il verso giusto, saperla ascoltare. E’ un’arte complessa quella del giardinaggio, gli impazienti non la possono mai praticare né all’opposto i pigri. Chiede capacità di attendere e perseveranza, conoscenza di un linguaggio diverso e rispetto. Fiducia nella forza della vita e speranza, con solo un piccolo spolvero di ottimismo, che il troppo addormenta, ma quel poco è come se fosse avvertito dalla natura come un far credito alle sue forze e perfino a qualche sorpresa e a un po’ di fantasia. Nel giardinaggio non tutto può essere previsto, c’è un imponderabile che ci insegna a non sentirci onnipotenti. Chi pratica questo vizio velenoso prima o poi ne paga il prezzo. Ma forse le ho rivelato troppi segreti, dottore, non pretendo che faccia altrettanto con la medicina!”

Sabato Felici aveva preso una paginata di appunti. Faceva così per tutte le cose che lo interessavano. Tornammo in salotto per un caffè forte fatto con la macchinetta napoletana.”

(da Mariano Borgognoni, Le primavere nascono d’inverno, ed.Cittadella 2016, 102-103)

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“Le donne del vangelo, invece, sono guidate dalla consolazione del Signore a entrare davvero nel mistero ed è quindi il loro atteggiamento che dobbiamo attentamente considerare (…)

… Gesù aggiunge ancora una frase: ‘Versando quest’olio sul mio corpo lo ha fatto in vista della mia sepoltura’. Maria di Betania rappresenta, mi sembra, il sì dell’umanità alla morte di Gesù. Non è Pietro che dice a Gesù: ‘Tu non farai questo’, ma è l’umanità che dice a Gesù: ‘Ti ringrazio Signore, e ti lodo e ti onoro per l’amore con il quale darai la vita per noi’. E’ la partecipazione dell’umanità alla morte del Signore. Partecipazione che è passiva e umiliante, se volete, per chi desidera essere sempre al primo posto. Umiliante per Pietro e per Giuda, umiliante per tutti noi, che vorremmo sempre fare qualcosa per il Signore, ma a cui il Signore dice in realtà: voi credete di fare qualcosa per me, ma se aveste il cuore illuminato dall’amore, come questa donna, capireste che sono io che sto facendo qualcosa per voi. Questa donna sta accettando il mio amore di salvatore: è l’unica che ha capito il Vangelo. Il Vangelo è l’amore di salvezza, è per questo che sarà predicato.

La buona novella appare quindi, qui, in una persona che è riuscita a capire che il Vangelo non è gloriarsi di far qualche cosa per il Signore, ma ringraziare perché il Signore fa qualcosa per noi poveri. I primi poveri da aiutare siamo noi. Questa donna, dunque, è il simbolo dell’umanità che si è lasciata amare da Gesù nella sua passione. E’ il simbolo della realtà di Maria: questa donna compie in maniera ‘intuitiva’ questo gesto, ma chi lo compie pienamente – lo sappiamo da Giovanni – è Maria, la quale come madre accetta l’assurdo che suo figlio soffra per lei (…) E’ lei che dice il suo ‘sì’, non un ‘sì’ per fare qualcosa, ma un ‘sì’ per lasciarsi fare…”

(da C.M.Martini, I vangeli. Esercizi spirituali per la vita cristiana, ed. Bompiani 2017, 297-307)

“E allora ho preso a dire, forse balbettando: “la mia fede? E’ ben povera cosa la mia fede. E’ una fede semplice, povera, elementare. Quello che posso dire è che non potrei mai vivere senza sentirmi legato a Gesù Cristo. Credo in tutto quello che ha detto, trovo stupendo tutto quello che ha fatto, è per me motivo di profonda pace quello che ha promesso. Mi sembra che le sue parole sulla croce: ‘Nelle tua mani consegno la mia vita’ siano le parole più belle che uno possa ritrovarsi sulle labbra. C’è il consegnarsi di chi si sente piccolo nelle mani buone di qualcuno che è soltanto amore”

(da Luigi Pozzoli, Quel poco di fede che mi porto dentro. Il sacerdote e lo scrittore. Pagine scelte, ed Paoline 2010)

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