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commenti alla Parola della domenica e riflessioni

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XVII domenica tempo ordinario – anno A – 2017

IMG_0068.JPG1Re 3,5.7-12; Rom 8,28-30; Mt 13,44-52

“Concedi al tuo servo un cuore docile perché sappia rendere giustizia al tuo popolo e sappia distinguere il bene dal male…”

Salomone nella tradizione di Israele è il re sapiente, esempio di equità nel giudizio e nell’arte del governo. Nel suo profilo si riflettono i tratti di una profonda consapevolezza: il ruolo di guida del popolo è incarico ricevuto da Dio. Va condotto ponendosi di fronte a Lui. La concezione della regalità in Israele si basa sulla convinzione che il re è portavoce e luogotenente di Dio stesso. Per questo Salomone nello svolgimento di tale responsabilità non chiede potenza, ricchezze né gloria personale. E’ consapevole del limite e chiede solamente saggezza nel distinguere il bene dal male, chiede di farsi operatore di giustizia. La sua azione è in rapporto ad altri.

Al cuore della sua preghiera sta perciò la richiesta a Dio di un cuore docile. Il cuore è sede delle scelte in cui vengono soppesati bene e male per determinare gli orientamenti dell’esistenza. In questa richiesta è racchiusa la chiarezza del suo stare davanti al Signore e del suo impegno nei confronti di tutto un popolo: Salomone si affida a colui che conosce i cuori e si rende disponibile ad assumere su su di sé un compito ingente. La fedeltà a Dio stesso si attuerà per lui nel governare il suo popolo: ad esso dovrà rispondere. Il suo regnare non dovrà essere secondo le logiche del dominio, dello sfruttamento, della corruzione ma sarà chiamata a testimoniare la cura di Dio per il suo popolo.

Gesù parla del regno dei cieli e indica innanzitutto l’atteggiamento fondamentale per accoglierlo. Invita chi lo ascolta a mettersi in stato di ricerca. Senza soluzioni in mano, senza presunzioni vuote. Il regno dei cieli è scoperta di un dono e chi lo trova gioisce perché è realtà bella e preziosa che coinvolge la vita. E’ come un tesoro scoperto nel campo per cui vale la pena di vendere i propri beni per poter acquisirlo. Lasciare tutto il resto è scelta nell’orizzonte di una conquista più grande. E’ come la scoperta di un mercante che ha rincorso il sogno di trovare una perla di grande valore. Non smette di cercarla finché la trova. La perla, oggetto della sua attesa, è anche motivo della sua dedizione.

Cercare il regno di Dio innanzitutto: è quanto Matteo vede come essenziale della predicazione di Gesù. E parla dello stile con cui accogliere il regno: ‘con gioia’. E’ la gioia dell’uomo che “va, pieno di gioia, vende tutti i suoi averi e compra quel campo”. In questo passaggio di gioia sta il segreto di una vita che ha scoperto la proposta di Gesù.

Matteo raccoglie anche un’altra parabola di Gesù, quella della rete gettata: è un altro tratto del ‘regno dei cieli’ che va composto raccogliendone i tratti che le parabole ognuna a suo modo, offrono. Qui il regno è paragonato ad una rete gettata. Quanto si sta realizzando è raccolta e raduno. E’ impegno che esige pazienza, attesa: la selezione di pesci buoni e cattivi nella pesca si compie al ritorno a riva. Così la scelta di quanto è buono sarà alla fine e non spetta a noi. Nel presente l’impegno non è per eliminare ma per raccogliere, per radunare. Gettare la rete nel mare per raccogliere è gesto di affidamento e attesa.

Gesù vede in atto il processo di crescita del regno. Solo nel futuro, nelle mani di Dio si potrà vederlo compiuto. E propone a suoi di lasciarsi prendere da tale fiducia, per vivere ricerca, gioia, e impegno di chi sa resistere, nel presente.

Alessandro Cortesi op

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Governare

E’ di questi giorni un accorato appello di Alex Zanotelli, missionario comboniano, già direttore della rivista ‘Nigrizia’, tra i fondatori del movimento “Beati i costruttori di pace“, e missionario a Korogocho, la baraccopoli alla periferia di Nairobi capitale del Kenya. E’ un appello a rompere la coltre di silenzio che non permette che le sofferenze del continente africano giungano a conoscenza di un’opinione pubblica italiana distratta e indifferente, incapace di scorgere nella questione delle migrazioni l’esito di problemi da affrontare con lungimiranza e chiarezza delle cause. Così si legge nell’appello ‘Rompiamo il silenzio sull’Africa’:

“È inaccettabile per me il silenzio sulla drammatica situazione nel Sud Sudan (il più giovane stato dell’Africa), ingarbugliato in una paurosa guerra civile che ha già causato almeno trecentomila morti e milioni di persone in fuga. È inaccettabile il silenzio sul Sudan, retto da un regime dittatoriale in guerra contro il popolo sui monti del Kordofan, i Nuba, il popolo martire dell’Africa e contro le etnie del Darfur.

È inaccettabile il silenzio sulla Somalia in guerra civile da oltre trent’anni con milioni di rifugiati interni ed esterni. È inaccettabile il silenzio sull’Eritrea, retta da uno dei regimi più oppressivi al mondo, con centinaia di migliaia di giovani in fuga verso l’Europa. È inaccettabile il silenzio sul Centrafrica che continua ad essere dilaniato da una guerra civile che non sembra finire mai. È inaccettabile il silenzio sulla grave situazione della zona saheliana dal Ciad al Mali dove i potenti gruppi jihadisti potrebbero costituirsi in un nuovo Califfato dell’Africa nera.

È inaccettabile il silenzio sulla situazione caotica in Libia dov’è in atto uno scontro di tutti contro tutti, causato da quella nostra maledetta guerra contro Gheddafi. È inaccettabile il silenzio su quanto avviene nel cuore dell’Africa, soprattutto in Congo, da dove arrivano i nostri minerali più preziosi. È inaccettabile il silenzio su trenta milioni di persone a rischio fame in Etiopia, Somalia, Sud Sudan, nord del Kenya e attorno al Lago Ciad, la peggior crisi alimentare degli ultimi 50 anni secondo l’Onu.

È inaccettabile il silenzio sui cambiamenti climatici in Africa che rischia a fine secolo di avere tre quarti del suo territorio non abitabile. È inaccettabile il silenzio sulla vendita italiana di armi pesanti e leggere a questi paesi che non fanno che incrementare guerre sempre più feroci da cui sono costretti a fuggire milioni di profughi (lo scorso anno l’Italia ha esportato armi per un valore di 14 miliardi di euro!!).

Non conoscendo tutto questo è chiaro che il popolo italiano non può capire perché così tanta gente stia fuggendo dalle loro terre rischiando la propria vita per arrivare da noi. Questo crea la paranoia dell’ ‘invasione’, furbescamente alimentata anche da partiti xenofobi”.

L’appello si conclude con parole dure che richiamano alla tragedia della Shoah non lontana nel tempo e che ha visto la superficialità, l’assuefazione ad ignoranza e a forme di discriminazione, l’indifferenza, l’assenza di indignazione quali elementi che hanno lasciato spazio e alimentato il sorgere e svilupparsi della malvagità e della disumanizzazione. Non rimanere indifferenti e in silenzio è un primo passo:    

“Davanti a tutto questo non possiamo rimane in silenzio (i nostri nipoti non diranno forse quello che noi oggi diciamo dei nazisti?). Non possiamo rimanere in silenzio davanti a un’altra Shoah che si sta svolgendo sotto i nostri occhi».

A questa lettura può essere accostata l’analisi e la proposta di un grande progetto di sviluppo per il continente africano, che si fa urgente a fronte dei fenomeni in atto. Ne parla in un recente articolo Romano Prodi, ex commissario ONU per l’Africa (Senza un progetto europeo per l’Africa la tragedia sarà inevitabile, “Il Messaggero” 16 luglio 2017):

“L’emergenza si chiama Libia e, purtroppo, tale emergenza si può gestire solo con la pace in  questa nazione e con un’azione europea solidale. Entrambe sono ben lontane non solo dall’essere raggiunte ma anche dall’essere avvicinate. (…) In questi giorni è stato tuttavia messo in evidenza da tutti i media il fatto che l’Africa subsahariana aumenterà di oltre un miliardo di abitanti in poco più di una generazione,  mentre l’Europa ne perderà parecchie decine di milioni.

Al problema dell’immigrazione si deve perciò aggiungere la necessità di preparare un grande progetto di sviluppo per l’intero continente africano: è chiaro infatti che non siamo in ogni caso in grado di gestire le centinaia di milioni di potenziali immigranti.

L’attuale modello degli aiuti non riesce a rispondere allo scopo (…) La cancelliera tedesca ha recentemente posto sul tavolo questo problema ma non sono seguite ancora azioni concrete per mettere insieme, in una comune strategia, i fondi dell’Unione Europea con quelli delle strutture di cooperazione internazionale dei diversi paesi. È questo il solo modo per dar vita a un piano di intervento con i mezzi e le capacità sufficienti per promuovere il decollo di un continente che possiede tutte le risorse naturali ma non le capacità tecniche e politiche per provvedere al proprio sviluppo.

La necessità di un intervento unitario emerge dal fatto che nel continente africano esistono ben 54 diverse nazioni e che, senza un coordinamento delle loro politiche e senza la creazione di un mercato di vaste dimensioni, non si può nemmeno parlare di sviluppo. Il piano europeo deve prima di tutto apprestare le infrastrutture necessarie a costruire una moderna economia. Non solo strade e ferrovie ma nuove reti di telecomunicazione, di produzione e distribuzione dell’energia oltre a moderni e capillari sistemi scolastici e sanitari. (…) Stiamo andando in modo incosciente di fronte ad una tragedia che inevitabilmente renderà più insicuro e drammatico il futuro del nostro continente”.

Un cuore docile è proprio di chi si pone in ascolto, non inseguendo facili slogan e risposte precostituite, ma nella pazienza di affrontare con competenza le domande difficili e complesse che la vita presenta. Scegliere è difficile; implica ricerca, conoscenza delle situazioni, comprensione, capacità di distinguere ciò che è bene da ciò che è male, giungere a decisioni e poi attuarle. Non è facile attuare questo percorso.

Oggi nella complessità che caratterizza questo tempo più che mai si preferiscono le scorciatoie. Abbiamo tanti strumenti ma siamo incapaci di distinguere bene e male. Tanti mezzi non bastano per saper scegliere. Fare scelte di giustizia è difficile e faticoso. Alcune voci ci ricordano l’orizzonte e le scelte possibili che implicano anche a ripensare e modificare stili di vita quotidiani.

Alessandro Cortesi op

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