la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXVII domenica tempo ordinario – anno C – 2022

Abacuc – icona russa XVIII sec.

Ab 1,2-3; 2,2-4; 2Tim 1,6-8.13-14; Lc 17,5-10

“Fino a quando Signore implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido ‘Violenza!’ e non soccorri? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione?”

Dimande sospese esprimono il grido del profeta, rivolto verso Dio. La legge stravolta, i giudizi tramutati in truffa, l’egemonia dei corrotti e dominatori avidi di potere è esperienza drammatica che pone in crisi la fede. Fino a quando Signore? Abacuc esprime una sofferenza ed una sete di giustizia non solo del singolo ma a livello collettivo. Il profeta ha il coraggio di formulare domande autentiche che sono sfida ad una fede acquietata e sicura.

La risposta di Dio indica un termine: l’ingiustizia e l’oppressione non sono l’ultima parola e non prevarranno. “…certo verrà e non tarderà”.  Nel tempo della prova è richiesto al giusto l’affidamento dell’attesa anche nel non comprendere: ‘soccombe colui che non ha l’animo retto, mentre il giusto vivrà per la sua fede’.

Senza facili risposte al male al giusto è indicata la via di mantenersi nell’attesa del Dio fedele. Credere non esime dalla domanda, dalla crisi, dal dubbio. La fede rimane sospesa e aggrappata alla fedeltà di colui che non verrà meno alle sue promesse. Ed è promessa di vita.

‘Accresci in noi fede’ è preghiera rivolta dagli apostoli a Gesù. Se aveste fede quanto un granello di senape… L’immagine che Gesù usa per indicare la fede è quella del più piccolo tra i semi. Il seme racchiude qualcosa che sarà ma ancora non si vede, è promessa ed è piccolo elemento che esige cura e coltivazione. L’esempio del servo che si accosta al seme delinea l’attitudine del credente. E’ da ricordare che nel vangelo servo è Gesù stesso che ha inteso la sua vita nell’ascolto del Padre e nel dono agli altri.

Riconoscere di essere ‘semplice servo’ (non ‘inutile’, ma unicamente servo), è passaggio per intendere la vita non nella dialettica servo-padrone, ma in una relazione che pone al centro l’ascolto, l’attenzione, la cura, il dono.

“quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dire: siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”. Vivere al seguito di Gesù la via del servizio è orizzonte che libera.

Alessandro Cortesi op

Fino a quando?

Ci sono situazioni dimenticate e che invece dovrebbero avere attenzione e suscitare l’indignazione e la domanda del profeta: fino a quando?

La regione del Tigray è situata al Nord dell’Etiopia nell’area del Corno d’Africa e confina con l’Eritrea. Nel 2018, il Fronte Popolare di Liberazione del Tigray (TPLF), primo partito tra la popolazione si rifiutò di confluire in un partito unico nazionale secondo la proposta del Primo Ministro Abiy Ahmed. La situazione di tensione creatasi si è aggravata con il rinvio delle elezioni nazionali al sopraggiungere della pandemia. Il primo ministro ha continuato il suo governo e per contrasto il Fronte Popolare TPLF ha organizzato elezioni nella regione in modo indipendente. La reazione del governo centrale è stata quella di dichiarare illegali le elezioni di interrompere i finanziamenti al Tigray, costringendo ad uno stato di isolamento.

Da qui l’inizio di un conflitto armato agli inizi di novembre 2020 che ha provocato la morte di decine di migliaia di persone con violenze perpetrate contro la popolazione civile e crimini contro l’umanità attuati da entrambi le parti. Da allora si è aggravata la crisi umanitaria che si è protratta nel tempo del Covid-19 con conseguenze devastanti per la popolazione. Difficoltà di accesso alle risorse, mancanza di alimenti, mancanza di servizi igienici e sanitari in una realtà di sovrappopolamento di alcune aree. Anche le regioni confinanti di Amhara e Afar son state colpite perché sono stati interrotti i collegamenti e chiusi i confini con conseguenze che hanno colpito soprattutto le popolazioni più fragili. Con la situazione di guerra e di pandemia sono anche state chiuse le scuole: i bambini e le bambine sono stati così esposti alle forme diverse di sfruttamento e violenza. 2.1 milioni di bambini e bambine sono in stato di bisogno. Migliaia di persone hanno cercato riparo uscendo dalle zone del conflitto: si calcolano due milioni di sfollati e, nonostante la chiusure dei confini, più di 60.000 persone hanno cercato rifugio in Sudan.

A fine 2021 si delineava un panorma desolante: ““Il grande paese, sede dell’Unione africana e oasi, fino a poco tempo fa, di stabilità e sviluppo in mezzo a un’immensa area di conflitti e tirannie che va dal Sudan allo Yemen, dalla Somalia al Sud Sudan passando per l’Eritrea,  è riuscito in poco più di dodici mesi a dilapidare un patrimonio geopolitico, economico, sociale e morale costruito a fatica negli ultimi decenni”. (L.Attanasio, Dopo un anno di atrocità nel Tigray ora l’Etiopia sogna finalmente la pace, “Domani” 26 dicembre 2021)

La situazione sanitaria conseguente al conflitto ha dimensioni catastrofiche. Secondo una testimonianza di Joseph Belliveau, Direttore Esecutivo di MSF Canada: “Oggi, la maggior parte del sistema sanitario del Tigray giace in rovina, vandalizzato e saccheggiato dai soldati. La distruzione è così completa che, durante il mio recente incarico di cinque settimane nel Tigray, non ho trovato una sola stanza in una singola struttura sanitaria al di fuori delle principali città che non fosse stata saccheggiata”. (D.Tommasin, Tigray. Resoconto della catastrofica situazione sanitaria, 20 agosto 2022).

Una tregua umanitaria di cinque mesi da marzo a agosto 2022 è da poco conclusa e il 20 settembre da parte degli eritrei è iniziata una offensiva che si connota come la più dura dall’inizio del conflitto. L’Agenzia Fides riportando una fonte locale riferisce: «L’esercito eritreo sta richiamando i riservisti e arruolando moltissimi giovani da mandare al fronte. Stanno cercando di conquistare Axum, Adigrat, Shire e di entrare a Macallè».

Un rapporto della commissione d’inchiesta dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu ha accusato le parti in conflitto di aver commesso «crimini di guerra» e «contro l’umanità». Kaari Betty Murungi, presidente della commissione, ha affermato anche che gli aiuti sarebbero stati usati dal governo di Addis Abeba (Etiopia) come arma di guerra contro i tigrini, che sono cittadini etiopici: «La diffusa negazione e l’ostruzione all’accesso ai servizi di base, al cibo, all’assistenza sanitaria e a quella umanitaria, stanno avendo un impatto devastante sulla popolazione civile. La crisi umanitaria nel Tigrai è scioccante, sia in termini di portata che di durata». (cfr. P.Lambruschi, Tigrai, l’Etiopia non si ferma «Anche la Francia coinvolta», “Avvenire” 25 settembre 2022).

I bombardamenti del territorio ad opera dell’esercito governativo sono condotti con droni che provengono da ditte francesi collegate al governo della Francia. Appare in tal modo l’ipocrisia degli stati occidentali che fomentano le guerre diffuse con il commercio di armi.

Il responsabile dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, Adhanom Gebreyesus, ha accusato i Paesi occidentali di trascurare la situazione nel Corno d’Africa nel considerare la crisi umanitaria del Tigray “meno importante di quella ucraina” (Eritrea, truppe di Asmara attaccano il Tigray , “Africa” 21 settembre 2022).

A fronte di queste situazioni di guerra, violenza e crisi umanitarie in cui in Tigray cinque milioni di persone sono in situazione di carestia di mancanza di cibo e di assistenza sanitaria essenziale, nell’indifferenza e nell’oblio dei Paesi occidentali interessati al commercio delle armi porta ancora a formulare la inquietante domanda: “fino a quando?”

Alessandro Cortesi op     

“Caro Abacuc… hai ragione tu di urlare verso un Dio che sembra dormire quando la violenza trafigge la terra e i suoi abitanti. Nel contempo urla un po’ anche al nostro indirizzo perché nessuno dimentichi di portare il suo mattone e di esprimere la propria fede nel giorno che verrà preparandolo con cura. Il domani è il raccolto del seme che abbiamo deposto oggi nel grembo della terra e della storia. Responsabilità, impegno, lotta, cura… in cui anche noi diveniamo umili partner di Dio nel costruire la pace. Caro Abacuc a tal punto sei sordo da non aver ascoltato la risposta di Dio? Egli dice infatti: “Fino a quando, uomo, implorerò e non ascolti, a te alzerò il grido: «Violenza!» e non soccorri? Perché mi fai vedere l’iniquità e resti spettatore dell’oppressione? Ho davanti rapina e violenza e ci sono liti e si muovono contese. Non ha più forza la legge, né mai si afferma il diritto. L’empio infatti raggira il giusto e il giudizio ne esce stravolto”. (tratto da T. Dall’Olio, Abacuc sentinella del silenzio di Dio, “Mosaico di pace” giugno 2005)

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