la parola cresceva

commenti alla Parola della domenica e riflessioni

XXXI domenica tempo ordinario – anno C – 2019

Zaccheo+e+GesùSap 11,22-12,2; 2Tess 1,11-2,2; Lc 19,1-10

L’incontro di Gesù con Zaccheo è sintesi di un itinerario di incontro e conversione: in Gesù si rende vicina la compassione di Dio, la sua misericordia; Zaccheo anticipato dallo sguardo e dalla voce di Gesù che chiede di entrare nella sua casa cambia il suo stile di vita e lo accoglie.

‘Entrato in Gerico attraversava la città’. Gesù passa. Nel suo cammino verso Gerusalemme attraversa la città di Gerico. Lì lo attende una folla ma anche Zaccheo che sta ai margini. Una serie di motivi lo costringono a stare distante: è capo degli esattori delle imposte, malvisto dai suoi concittadini, temuto per il suo potere e nel contempo emarginato; è poi ricco sulla base della sua attività. Oltre a tutto ciò per la sua statura non riesce a sovrastare gli altri. Così impedimenti fisici e interiori lo tengono lontano: la folla gli impedisce di vedere Gesù.

C’è un’insistenza su questo verbo, ‘vedere’: “Zaccheo cercava di vedere quale fosse Gesù… corse avanti per poterlo vedere”. Zaccheo, nonostante gli ostacoli, è mosso da curiosità, da una ricerca interiore e da una domanda. Con abilità cerca di superare ciò che gli impedisce di vedere e sale su un albero: ‘allora corse avanti e per poterlo vedere salì su un sicomoro, perché doveva passare di là’.

Corre, sale e attende: sono tre movimenti significativi. C’è una curiosità che spinge a scavalcare ostacoli; c’è un salire che conduce ad uscire e andare oltre orizzonti consueti; c’è l’attesa di un dono. Forse l’attesa di un cambiamento della sua vita in cui avvertiva un vuoto.

Ma è Gesù che, passando, fa il primo passo: alzò lo sguardo e disse a Zaccheo ‘scendi subito perché…’: Gesù passa e chiede di fermarsi nella casa. L’incontro con Gesù è sempre personale ed implica la relazione con un ‘tu’, non con le folle come una massa indistinta. Gesù chiama per nome Zaccheo, lo guarda nella sua singolarità. E lo fa dal basso. Per primo prende l’iniziativa. Zaccheo si trova spiazzato: era solo incuriosito ma scopre un ‘tu’ che lo chiama e invita, senza forzature, ad un incontro e lo coinvolge: ‘Oggi devo fermarmi a casa tua’.

C’è un’urgenza e l’indicazione di un tempo che viene trasformato. L’oggi uguale a tanti altri diventa un tempo nuovo, una svolta che investe l’ambito della strada e quello della casa. La casa di Zaccheo è il luogo dell’intimità della sua vita.

La risposta di Zaccheo è pronta: scese in fretta e lo accolse pieno di gioia. Scopre di non essere forzato ma invitato. Non giudicato ma accolto. Gesù per primo ha superato le barriere, è salito con lo sguardo a scorgere Zaccheo: le parti si rovesciano. Zaccheo cercava di vedere Gesù: è invece Gesù che lo vede e invita. Lo precede e va oltre ogni attesa. Gesù oltrepassa anche l’ostacolo della folla che commenta: ‘è andato ad alloggiare da un peccatore’. Contro il perbenismo e il disprezzo per gli altri, lo sguardo di chi pensa che nulla e nessuno può mai cambiare Gesù entra nella casa di chi sta ai margini e tenuto lontano.

In quella casa si compie il miracolo dell’accoglienza. Gesù è accolto nella casa di Zaccheo ma è Zaccheo che si scopre accolto da Gesù. E scorge un volto di Dio che non giudica e rende liberi. Quell’‘oggi’ diviene per lui inizio di un rapporto con gli altri, scoperta di nuove relazioni di giustizia e solidarietà. Dallo scoprirsi guardato e accolto senza condizioni nasce un cambiamento: ‘io do la metà dei miei beni ai poveri, e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto’. Nell’accogliere il regno prende le distanze da tutto ciò che è anti-regno, ossia la ricchezza come potere e idolatria, non solo smette di rubare e di vivere il ripiegamento sul possesso che lo allontana dagli altri, ma apprende a donare.

In quella casa, in quell’oggi si compie la salvezza che inizia sin d’ora. La salvezza per Zaccheo significa una vita che diviene ‘buona’ e giusta per lui. Si scopre accolto nella sua casa, e concepisce la sua vita non come possesso ma come servizio per gli altri scegliendo Gesù e rifiutando Mammona. ‘Anch’egli è figlio di Abramo’ sono le parole conclusive dell’episodio. Gesù rivela il volto di Dio che cerca e salva ciò che era perduto.

Alessandro Cortesi op

Pachamama

Conversione

Si è concluso il 27 ottobre il Sinodo dei vescovi per l’Amazzonia. Un documento finale ha raccolto l’esito dell’ascolto e del dialogo svoltisi in questa assemblea sotto il titolo: “Amazzonia: Nuovi cammini per la chiesa e per una ecologia integrale”. La parola conversione è al centro di questo documento, lungo e articolato in cinque capitoli, con una introduzione conclusione, che indicano nuovi cammini di conversione, pastorale, culturale, ecologica e sinodale.

“L’ascolto del grido della terra e del grido dei poveri e dei popoli dell’Amazzonia con cui camminiamo ci chiama ad una autentica conversione integrale, con una vita semplice e sobria” (17) … una conversione personale e comunitaria che impegna a relazioni armoniche con l’opera creatrice di Dio che è la ‘casa comune’.

Il secondo capitolo parla di una conversione pastorale e indica i tratti di una chiesa che coinvolge tutti i battezzati: una chiesa missionaria e, dunque, samaritana, misericordiosa solidale. Una Chiesa in attitudine di dialogo ecumenico e interreligioso con volto e cuore indigeno, contadino, afrodiscendente.

“L’azione pastorale trae forza da una spiritualità che si basa sull’ascolto della parola di Dio e del grido del suo popolo, per poi poter annunciare con spirito profetico la buona notizia” (38)

La seconda conversione indicata è di tipo culturale: è un’apertura sincera in una linea di fraternità, si sviluppa come alleanza e inculturazione della fede.

“tutti siamo invitati ad accostarci ai popolo dell’Amazzonia da pari a pari, rispettando la loro storia, le loro culture, il loro stile di buen vivir. Il colonialismo è l’imposizione di determinati modi di viere di alcuni popoli sugli altri, sia dal punto di vista economico, culturale e religioso. Rifiutiamo una evangelizzazione con stile colonialista. Annunciare la buona notizia di Gesù implica riconoscere i semi del Verbo presenti nelle culture. L’evangelizzazione che oggi proponiamo per l’Amazzonia è l’annuncio inculturato che genera processi di interculturalità, processi che promuovano la vita della chiesa con una identità e un volto amazzonico” (55)

La terza conversione è di tipo ecologico: a fronte della crisi socio ambientale si scorge l’urgenza di una conversione ispirata dalla proposta della ecologia integrale.

“E’ urgente affrontare lo sfruttamento illimitato della ‘casa comune e dei suoi abitanti. Una delle cause principali della distruzione nell’Amazzonia è l’estrattivismo predatorio che corrisponde alla logica dell’avarizia, propria del paradigma tecnocratico dominante” (67)

“Proponiamo di promuovere alternative di sviluppo ecologico integrale a partire dalle cosmovisioni che siano costruite con le comunità, salvando la saggezza ancestrale. Sosteniamo progetti che propongono un’economia solidale e sostenibile” (73). Viene indicato il peccato ecologico come “azione o omissione contro Dio, il prossimo la comunità e l’ambiente” (82) e contro le generazioni future.

Una quarta conversione è delineata e riguarda il volto di una chiesa sinodale edè svolta nel capitolo V. Per la chiesa amazzonica è urgente che si promuovano e si conferiscano ministeri per uomini e donne su un piano di parità. “Il tessuto della chiesa locale anche in Amazzonia è garantito da piccole comunità ecclesiali missionarie che coltivano la fede, ascoltano la Parola e celebrano insieme vicino alla vita della gente. Promuovendo la ministerialità dobbiamo consolidare la chiesa di uomini e donne battezzati e soprattutto la consapevolezza della dignità battesimale” (95).

In particolare è proposta una conversione nel dare ascolto alla presenza e azione delle donne: “La sapienza dei popoli ancestrali afferma che la madre terra ha un volto femminile. Nel mondo indigeno e occidentale la donna è colei che lavora in molti modi, nell’istruzione dei figli, nella trasmissione della fede e del vangelo. Le donne sono presenza di testimonianza e responsabilità nella promozione umana e per questo si richiede che la voce delle donne sia ascoltata, che le donne siano consultate e prendano parte nei luoghi in cui si prendono decisioni. In tal modo possano contribuire con la loro propria sensibilità alla sinodalità ecclesiale” (101)

Molte comunità in Amazzonia sono già guidate da donne. Il sinodo chiede che, in ascolto dei nuovi contesti e di attenzione alle comunità, sia creato il ministero istituito della ‘donna dirigente della comunità’, e ricorda come nelle commissioni del sinodo sia stato sollecitato il diaconato permanente per le donne (102).

Al n. 110 si dice: “Esiste un diritto della comunità alla celebrazione dell’Eucaristia che deriva dall’essenza dell’Eucaristia e della sua importanza nell’economia della salvezza”. In rapporto a questa centralità dell’eucaristia per la vita delle comunità cristiane il sinodo propone, sulla linea di quanto indicato in Lumen Gentium 26 di stabilite criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti dalla comunità che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo tenere famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita dela comunità cristiana con la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più lontane della regione amazzonica. A tal proposito alcuni si sono pronunciati per una considerazione universale del tema” (111).

E’ stata anche proposta la costituzione di un organismo episcopale per la regione con il compito di promuovere la sinodalità tra le chiese della regione e di aprire nuovi cammini per la missione di evangelizzazione (115) e così pure di dare una risposta alle comunità dell’Amazzonia di adattare la liturgia valorizzando la cosmovisione le tradizioni i simboli e i riti originari che includano le dimensioni trascendenti comunitarie e ecologiche (116) in modo tale che la fede possa essere celebrata nelle lingue proprie dei popoli amazzonici.

Il documento indica nuovi cammini ed usa anche una particolare immagine per la vita della chiesa, quella del navigare. L’Amazzonia, che si estende in una immensa area che interessa nove Paesi dell’America del Sud, è segnata e attraversata da immensi fiumi e da innumerevoli corsi d’acqua. Anche la chiesa è chiamata a navigare “promuovendo uno stile di vita in armonia con il territorio e con il buen vivir di coloro che lì vi abitano” (75).

Alessandro Cortesi op

N.B. Il documento può essere letto nella sua versione originale spagnola a questo link. La traduzione delle parti citate è mia.

 

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